Teatro di guerra

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Teatro di guerra
Titolo originale Teatro di guerra
Paese di produzione Italia
Anno 1998
Durata 112 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Mario Martone
Sceneggiatura Mario Martone
Fotografia Pasquale Mari
Montaggio Jacopo Quadri
Interpreti e personaggi

Teatro di guerra è un film del 1998 diretto da Mario Martone.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Una giovane compagnia teatrale napoletana intende rappresentare nella Sarajevo sotto assedio del 1994 la tragedia Sette contro Tebe di Eschilo, che tratta appunto di una guerra e un assedio fratricidi.

Tra mille difficoltà e ristrettezze economiche, nella degrata quotidianità dei quartieri Spagnoli si alternano prove teatrali e scorci privati degli appartenenti allo scalcinato gruppo di attori e figure di contorno. Silvano è una sorta di ras del quartiere che protegge il gruppo, Luisella, un'attrice in ascesa che, poco convinta dal progetto, abbandonerà il gruppo per partecipare a un film. Il regista Leo tiene i rapporti con il bosniaco Jasmin ed è l'anima del progetto, che però raccoglie solo indifferenza dai giornalisti. Parallelamente, e con tutt'altri mezzi, nel Teatro Stabile si svolgono le prove del La bisbetica domata di William Shakespeare, guidate da Franco. La grintosa Sara, attrice affermata in cerca di nuove motivazioni, passerà da questo secondo gruppo all'altro a causa dei contrasti con il regista, ma dichiarerà molte difficoltà ad adattarsi alla sperimentazione alla Living Theatre proposta da Leo.

Avvengono le prove generali, ma lo spettacolo eschiliano non andrà in scena: Jasmin è morto in un bombardamento e l'unica cosa di Sarajevo a comparire nel film sarà una pietra annerita della Vijećnica (la famosa biblioteca di Sarajevo distrutta nella guerra) spedita a Leo, che questi regalerà a una bosniaca che lavora alla biblioteca di Napoli. Il film si chiude con la cena dopo la prima dello spettacolo scespiriano, in cui Franco dichiara prosaicamente una visione del teatro completamente opposta da quella portata avanti da Leo, all'insegna della ricerca del mero successo di pubblico e del disimpegno politico ("A quella povera gente servono armi").

Critica e analisi[modifica | modifica wikitesto]

Il film è stato presentato nella sezione Un Certain Regard al 51º Festival di Cannes.[1] Secondo il Dizionario dei film di Morandini è il miglior film italiano degli anni novanta.[2]

Film interessante e inconsueto,[3] polimorfo già a partire dal titolo, infatti i teatri di guerra sono molti, da quelli ufficiali a quelli privati dei protagonisti. Grazie alla mancanza di cesure evidenti nella rappresentazione di realtà e piani diversi (cinematografia, teatro e realtà dei quartieri spagnoli) l'attenzione dello spettatore viene spostata impercettibilmente in modo magistrale. Malgrado si inserisca nella solida tradizione del "film nel film" (Truffaut, Godard) e del teatro nel cinema, lo fa in modo originale, riuscendo "alla fine a parlare d'altro mostrando un diverso oggetto".[4] Evidentemente aperto agli imprevisti e alle suggestioni forniti dai luoghi di ripresa,[2] lo stesso Martone afferma in Teatro di guerra. Un diario che vicende personali degli attori e accadimenti delle prove teatrali sono confluiti nel film, che però resta costruzione narrativa e non autobiografica.[2]

Girato in toni cupi, a evocare un clima di dolore e guerra, a spalla e in 16mm gonfiato a 35, finge il documentario e il tentativo di "rubare la realtà" nella parte fittizia (le scene di vita privata e quotidiana degli attori e del gruppo),[3] visto che le scene teatrali appartengono ad una messa in scena curata dallo stesso Martone nel dicembre 1996 al Teatro Nuovo di Napoli e ripresa il giugno successivo.[3]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Official Selection 1998, festival-cannes.fr. URL consultato il 3 luglio 2011.
  2. ^ a b c Il Morandini
  3. ^ a b c Irene Bignardi, 1998
  4. ^ Manfredo Bernardini, 2007

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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