Giovanni Conso

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Giovanni Conso
Giovanni Conso.jpg

Presidente della Corte costituzionale
Durata mandato 23 ottobre 1990 –
3 febbraio 1991
Predecessore Francesco Saja
Successore Ettore Gallo

Ministro di grazia e giustizia
Durata mandato 12 febbraio 1993 –
10 maggio 1994
Presidente Giuliano Amato
Carlo Azeglio Ciampi
Predecessore Claudio Martelli
Successore Alfredo Biondi

Vicepresidente del CSM
Durata mandato 28 aprile 1981 –
23 luglio 1981
Predecessore Ugo Ziletti
Successore Giancarlo De Carolis

Giovanni Battista[1] Conso (Torino, 23 marzo 1922Roma, 2 agosto 2015[2]) è stato un giurista e accademico italiano, già presidente della Corte costituzionale nonché ministro di grazia e giustizia nel governo Amato I (12 febbraio - 28 aprile 1993) e del governo Ciampi (28 aprile 1993-16 aprile 1994).

È stato presidente dell'Accademia dei Lincei.

Attività accademica e giurisdizionale[modifica | modifica wikitesto]

Laureatosi in giurisprudenza a Torino nel 1945, è stato allievo di Francesco Antolisei. Avvocato, professore universitario, ha insegnato procedura penale nelle facoltà di giurisprudenza delle Università di Genova, Urbino, Torino, della "Sapienza" di Roma e della LUMSA di Roma. È stato professore emerito di Procedura penale presso l'Università di Torino.

Dal 1974 al 1976 è vice presidente della commissione guidata da Giandomenico Pisapia presso il Ministero di Grazia e Giustizia che ha redatto un progetto di codice di procedura penale mai giunto all'approvazione. Una parte del contenuto di questo testo è riversato nel codice di procedura penale redatto tra il 1987 e il 1988 da una seconda commissione presieduta sempre dal Pisapia. Il nuovo codice entra in vigore nel 1989 ed è tuttora vigente, ancorché notevolmente modificato.

Membro "laico" (perché eletto dal parlamento in seduta comune) del Consiglio superiore della magistratura dal 1976 al 1981, ne è vicepresidente nel corso degli ultimi mesi del suo mandato a seguito delle dimissioni di Ugo Zilletti.

Nominato giudice costituzionale dal presidente della Repubblica Italiana Sandro Pertini il 25 gennaio 1982, giura il 3 febbraio 1982. È eletto presidente della Corte costituzionale il 18 ottobre 1990, esercitando le funzioni dal 23 ottobre 1990. Cessa dalla carica per scadenza del mandato il 3 febbraio 1991.[3]

Attività politica[modifica | modifica wikitesto]

Candidato ufficiale del Pds al quattordicesimo scrutinio delle elezioni per il presidente della Repubblica del 1992. È ministro di grazia e giustizia dal 12 febbraio 1993 al 9 maggio 1994, come espressione dell'area cattolica ma senza appartenere ad alcun partito politico. È nominato nel governo Amato I al posto di Claudio Martelli, dimissionario, e riconfermato nel successivo governo Ciampi.

Il mancato decreto legge di depenalizzazione del finanziamento illecito dei partiti

Il 5 marzo 1993 il governo Amato vara un decreto legge che depenalizza il finanziamento illecito ai partiti e definito per questo il "colpo di spugna". Il decreto, che recepisce un testo già discusso e approvato dalla commissione affari costituzionali del Senato[4], contiene un controverso articolo che – depenalizzando il reato di finanziamento illecito di partito – ai sensi dell'articolo 2 del codice penale avrebbe avuto un valore retroattivo, e quindi avrebbe compreso anche gli inquisiti di Mani Pulite. Il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro non firma il decreto e il provvedimento viene così ritirato.

Il decreto-legge in questione fu chiamato "decreto Conso" dal nome del ministro della giustizia proponente, ma in realtà tenne i contatti col Quirinale – ai fini della sua emanazione – il presidente del consiglio dei ministri dell'epoca, Amato, che durante la riunione del governo era stato per questo anche criticato dalla delegazione del PLI (per essere stato prono alle indicazioni del Quirinale, che per la prima volta s'ingeriva così pesantemente nella redazione di un testo di competenza del governo). Ecco perché Conso offrì immediatamente le dimissioni all'indomani della scelta di Scalfaro di non firmare il decreto, dettata da esigenze sopravvenute in seguito alla protesta dei magistrati della procura di Milano. Consapevoli della sua totale estraneità alla vicenda, sia Amato che Scalfaro lo scagionarono agli occhi dell'opinione pubblica, inducendolo a recedere dalle dimissioni, e anzi confermandolo nel dicastero della giustizia anche nel successivo governo di quella legislatura.

Da ministro di grazia e giustizia, nel marzo 1993, non rinnova il regime carcerario speciale dell'articolo 41 bis dell'ordinamento penitenziario a 140 mafiosi sottoposti a carcere duro (che infatti decade nel novembre 1993). Conso - interrogato sulle motivazioni di tale provvedimento - affermerà in seguito: "Fu una scelta personale, non la comunicai a nessuno. La decisione non era un'offerta di tregua o per aprire una trattativa. Cercavo solo di fermare altre stragi"[5][6].

Durante il suo mandato come Guardasigilli, nel marzo del 1993, si aprì a Palermo l'indagine giudiziaria per associazione mafiosa nei confronti di Giulio Andreotti, eminente politico democristiano, sempre al potere dai tempi dell'Assemblea costituente e più volte presidente del Consiglio dei Ministri, sino all'anno precedente. Il processo ebbe enorme risonanza mediatica e da molti osservatori fu interpretato come un giudizio nei confronti dell'intera classe politica italiana e del sistema di potere democristiano. Alla fine di un lungo iter giudiziario terminato nel 2004 Andreotti fu prosciolto per prescrizione dal reato di associazione mafiosa, da lui commesso secondo la sentenza fino al 1980.

Il ritorno all'attività culturale e scientifica[modifica | modifica wikitesto]

Dal 15 giugno al 17 luglio 1998 presiede la Commissione dei plenipotenziari dell'ONU che ha approvato lo statuto istitutivo della Corte Penale Internazionale.

Dall'anno accademico 1995/1996 all'anno accademico 2002/2003, è docente di "Tutela internazionale dei diritti umani" presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Urbino.

Nel 1984 gli viene conferito il diploma di benemerito dell'istruzione, della cultura e dell'arte, con medaglia d'oro, e, nel 1985, il premio "Giuseppe Capograssi" per il diritto. Dal 1989, già socio nazionale dell'Accademia delle scienze di Torino e poi di quella di Modena, è pure membro dell'Accademia dei Lincei, della quale è stato presidente dal 1º agosto 2003 al 31 luglio 2009, per due mandati consecutivi.

È inoltre stato presidente del consiglio scientifico dell'istituto Giuseppe Toniolo dell'Azione Cattolica per il diritto internazionale e la pace e membro del consiglio scientifico dell'Istituto Treccani.

Autore di una copiosa produzione giuridica e curatore o collaboratore di numerose riviste specializzate. Tra i suoi allievi figurano gli avvocati Carlo Taormina e Ivano Iai.

Ha ricoperto l'incarico di vicepresidente della Società italiana per l'organizzazione internazionale (SIOI).

Muore a Roma il 2 agosto 2015.[7]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Compendio di procedura penale 2006, CEDAM
  • Commentario breve al codice di procedura penale 2005, CEDAM
  • Unità, diversità, dialogo. A venticinque anni dalla morte di Giorgio La Pira per una rinnovata lettura teologica della storia 2004, AVE
  • Genesi del diritto penale 2003, Ipsoa
  • Verso la corte penale internazionale permanente e statuto di Roma della corte penale internazionale 2002, Aracne
  • Codice dei diritti umani. Nazioni Unite, Consiglio d'Europa 2001, CEDAM
  • Codice di procedura penale e norme complementari 2001, Giuffrè
  • Essays on the Rome Statute of the International Criminal Court 1999 Editrice il Sirente
  • Nuovo codice di procedura penale e legislazione sui minori annotati con la giurisprudenza 1998, Edizioni Scientifiche Italiane
  • Glossario della nuova procedura penale 1992, Giuffrè
  • Il concetto e le specie d'invalidità. Introduzione alla teoria dei vizi degli atti processuali penali 1972, Giuffrè
  • I fatti giuridici processuali penali: perfezione ed efficacia, Giuffrè 1955

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— 25 febbraio 1982[8]
Medaglia d'oro ai benemeriti della scuola della cultura e dell'arte - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro ai benemeriti della scuola della cultura e dell'arte
— 2 giugno 1984[9]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Ministro di grazia e giustizia della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
Claudio Martelli 12 febbraio 1993 - 9 maggio 1994 Alfredo Biondi
Predecessore Vicepresidente del CSM Successore Emblem of Italy.svg
Ugo Ziletti 28 aprile 1981-23 luglio 1981 Giancarlo De Carolis


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