Gaetano Azzariti

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Gaetano Azzariti

Presidente della Corte costituzionale
Durata mandato 6 aprile 1957 –
5 gennaio 1961
Predecessore Enrico De Nicola
Successore Giuseppe Cappi

Gaetano Azzariti (Napoli, 23 marzo 1881Roma, 5 gennaio 1961) è stato un giurista italiano, presidente del tribunale della razza durante il regime fascista e presidente della Corte costituzionale repubblicana dal 1957 al 1961.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque nel Palazzo Spinelli di Fuscaldo, a Napoli. Il fratello maggiore Francesco Saverio Azzariti fu senatore del Regno.

Magistrato, fu tra i protagonisti della riforma dei codici, nonché Presidente della Corte costituzionale. Allievo della scuola napoletana, fu vicino a Ludovico Mortara (con cui collaborò alla redazione del volume Dell'esercizio delle azioni commerciali e della loro durata) e a Vittorio Scialoja.

La sua lunga carriera lo vide a soli venticinque anni, nel 1906, segretario della commissione per l'esame dei codici per la colonia eritrea. Nel 1908 partecipa alla commissione per la riforma degli altri codici, costituita da Vittorio Emanuele Orlando. Nel 1909 divenne segretario particolare del Ministro di grazia e giustizia Vittorio Scialoja. Nel 1918 fu nominato segretario della Commissione per il dopoguerra.

Gran parte della sua opera fu svolta presso l'Ufficio legislativo del Ministero di Grazia e Giustizia di cui fu responsabile dal 1927 sino al 1949, con una sola sospensione tra il 25 luglio e il 4 giugno 1944. All'interno di questo ministero percorse tutti i gradi della carriera: nel 1923 divenne consigliere di Corte d'appello, nel 1924 giudice di primo grado per le cause penali della Repubblica di San Marino, nel 1928 divenne consigliere della Corte di Cassazione, nel 1931 primo presidente di Corte d'Appello. Di particolare rilievo il suo ruolo nella preparazione dei testi del codice civile e di quello di procedura civile del 1942, della legge fallimentare del 1942 e di quella sull'ordinamento giudiziario del 1940. Oltre a coordinare i relativi lavori preparatori, fece parte di alcune delle commissioni incaricate della stesura materiale delle norme e redasse intere parti delle relazioni ministeriali di accompagnamento.

Nel 1938 aderì al "Manifesto della Razza", documento fondamentale, che ebbe un ruolo non indifferente nella promulgazione delle cosiddette leggi razziali (redatto da dieci scienziati italiani per conto del Ministero della Cultura Popolare) e divenne presidente del cosiddetto "tribunale della razza" presso il dipartimento di Demografia e razza del ministero dell'Interno. Il tribunale della razza poteva dichiarare la "non appartenenza alla razza ebraica anche in difformità delle risultanze degli atti dello stato civile" [1] e accolse 104 delle 143 domande sottoposte al riguardo.[2]

Il 25 luglio 1943 fu nominato Ministro di grazia e giustizia nel primo Governo Badoglio. Fuggito il Governo a Salerno, rimase a Roma e trovò rifugio nei conventi della capitale. Dopo la liberazione, nel giugno del 1944, riprese servizio presso l'ufficio legislativo del ministero di Grazia e Giustizia senza che – ovviamente – avesse alcun effetto il suo collocamento a riposo deciso d'autorità dal Governo della Repubblica Sociale Italiana il 22 dicembre 1944.

Nel dopoguerra oltre a collaborare con il Ministro di grazia e giustizia Palmiro Togliatti, fu membro delle due Commissioni per la riorganizzazione dello Stato e per la riforma dell'amministrazione (Commissioni Forti), nell'ambito del ministero per la Costituente. Diventato Presidente del Tribunale Superiore delle acque pubbliche, fu collocato a riposo per raggiunti limiti d'età nel 1951. Il 3 dicembre 1955 venne nominato giudice costituzionale dal Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi. Relatore della prima storica sentenza (che affermava la competenza della Corte a giudicare la legittimità costituzionale delle norme entrate in vigore prima della Costituzione repubblicana), divenne Presidente della Corte il 6 aprile 1957 rimanendo in carica sino al 5 gennaio 1961[3], giorno della sua morte.


Caso del suo busto nel palazzo della Consulta[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2013, il giudice costituzionale Paolo Maria Napolitano con una lettera chiese la rimozione del suo busto esposto nel corridoio nobile della Corte costituzionale, in quanto Azzariti fu il presidente del cosiddetto Tribunale della razza (l'istituto aveva tra i suoi compiti quello di sottrarre alle leggi razziali fasciste chi si appellava, "arianizzandolo"), sottolineando che fra l'altro «non vi sono i busti di tutti i presidenti». La richiesta di rimozione del busto è stata rigettata dalla corte[4].

Via Azzariti a Napoli[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1970, durante la giunta guidata da Giovanni Principe, gli fu dedicata una via sita nell'ordierna Municipalità 2 di Napoli, nei pressi dell'Università. Nel maggio 2015 il consiglio di municipalità ha approvato all'unanimità una mozione per re-intitolare la strada a Luciana Pacifici, nata il 28 maggio 1943 (non lontano dalla via che le è stata dedicata) e morta nel febbraio successivo, durante la deportazione da Milano ad Auschwitz.[5] Il 16 ottobre 2015 anche il Comune di Napoli deliberava la cancellazione dell'odonimo Gaetano Azzariti e la contestuale sostituzione con quello di Luciana Pacifici, la cui vicenda umana e familiare è stata ricostruita dal giornalista e storico della Shoah Nico Pirozzi nel libro Traditi. Una storia della Shoah napoletana.[6] Il 17 novembre, settantasettesimo anniversario della promulgazione delle leggi razziali, il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, e Leda Pacifici, cugina della bambina morta durante la deportazione ad Auschwitz, scoprivano la lapide della strada dedicata alla più piccola delle vittime napoletane della Shoah[7].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— Roma, 2 giugno 1953[8]

Opere principali[modifica | modifica wikitesto]

  • Dell'esercizio delle azioni commerciali e delle loro durata (1933, con Ludovico Mortara)
  • Problemi attuali di diritto costituzionale (1952).
  • Il sindacato di costituzionalità delle leggi (1950)
  • Gli effetti delle pronunzie sulla costituzionalità delle leggi (1950)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Legge 13 luglio 1939-XVII, n. 1024 Norme integrative del Regio decreto legge 17 novembre 1938-XVII, n. 1728, sulla difesa della razza italiana
  2. ^ .[citazione non completa; indicare pagina e articolo] N. Rondinone, Il "Tribunale della razza" e la magistratura, Il Diritto di fronte all'infamia nel diritto: a 70 anni dalle leggi razziali, a cura di L. Garlati e T. Vettor, Giuffrè, 2009.
  3. ^ Giudici costituzionali dal 1956, Corte costituzionale. URL consultato il 20 novembre 2012 (archiviato il 20 novembre 2012).
  4. ^ Gian Antonio Stella, [http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/15_marzo_29/corte-costituzionale-il-busto-presidente-antisemita-resta-qui-9ce777d8-d5d8-11e4-b0f7-93d578ddf348.shtml Corte costituzionale: «Il busto del presidente antisemita resta qui», in "Corriere della sera", 29 marzo 2015.
  5. ^ La Municipalità: "Intitoliamo via Azzariti a Luciana Pacifici" - Repubblica.it
  6. ^ Pirozzi, Nico. Traditi. Una storia della Shoah napoletana. Cento Autori, 2010 ISBN 978-88-95241-69-2.
  7. ^ "Napoli cambia strada" di Daniele Toscano e Carlo Zanframundo - RAI 2 "Sorgente di Vita" del 30 novembre 2015
  8. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Aldo Maria Sandulli, Gaetano Azzariti (in memoria), in "Rivista trimestrale di diritto pubblico", 1961, pp. 44 1 e segg.
  • Fulco Lanchester, voce Azzariti, Gaetano, in Dizionario bibliografico degli italiani, Roma, Enciclopedia Treccani, 1988, vol. 34.
  • Barbara Raggi, Baroni di razza. Come l'università nel dopoguerra ha riabilitato gli esecutori delle leggi razziali, introduzione di Pasquale Chessa, Editori riuniti, Milano, 2012[indicare pagine o capitolo riferite ad Azzariti].
  • Massimiliano Boni, Gaetano Azzariti : dal tribunale della razza alla Corte costituzionale, in "Contemporanea : rivista di storia dell'800 e del '900", Il Mulino, Bologna, anno XVII, n. 4 (ottobre-dicembre 2014), p. 577-607.
  • Gian Antonio Stella, Un antisemita alla Suprema Corte. L'incredibile caso di Gaetano Azzariti, in "Corriere della Sera", 4 novembre 2014 (recensione al precedente articolo).
Predecessore Ministro della Giustizia del Regno d'Italia Successore Flag of Italy (1861-1946).svg
Alfredo De Marsico 28 luglio 1943 - 15 febbraio 1944 Ettore Casati
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