Articolo 41 bis

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Vista da una grata del carcere dell'Asinara

L'articolo 41-bis (comunemente chiamato carcere duro) fa riferimento a una disposizione normativa della Repubblica Italiana, previsto dall'ordinamento penitenziario italiano.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Legge Gozzini e Strage di Capaci.

La disposizione venne introdotta dalla legge Gozzini, che modificò la legge 26 luglio 1975, n. 354 (la legge sull'ordinamento penitenziario italiano) e riguardava inizialmente soltanto le situazioni di rivolta o altre gravi situazioni di emergenza interna alle carceri italiane.

A seguito della strage di Capaci del 23 maggio 1992, dove persero la vita Giovanni Falcone, la moglie e gli uomini della sua scorta, fu introdotto dal decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306 (cosiddetto Decreto antimafia Martelli-Scotti), convertito nella legge 7 agosto 1992, n. 356, un secondo comma all'articolo, che consentiva al Ministro della Giustizia di sospendere per gravi motivi di ordine e sicurezza pubblica le regole di trattamento e gli istituti dell'ordinamento penitenziario nei confronti dei detenuti facenti parti dell'organizzazione criminale mafiosa. Mentre si discuteva la proroga della legge, Leoluca Bagarella, in teleconferenza durante un processo a Trapani, legge un comunicato contro il 41 bis, in cui accusa i politici di non aver mantenuto le promesse (cfr. Papello di Totò Riina). Viene resa pubblica una lettera firmata da 31 boss mafiosi, con alcuni avvertimenti ai loro avvocati che, diventati parlamentari, li hanno dimenticati. In seguito, viene assegnata una scorta ad alcuni di questi avvocati e a Dell’Utri; quest'ultimo dopo alcuni mesi vi rinuncerà.

Nel 1995 il Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (C.P.T.) ha visitato le carceri italiane per verificare le condizioni di detenzione dei soggetti sottoposti al regime ex art. 41-bis. Ad avviso della delegazione, questa particolare fattispecie di regime detentivo era risultato il più duro tra tutti quelli presi in considerazione durante la visita ispettiva. La delegazione intravedeva nelle restrizioni gli estremi per definire i trattamenti come inumani e degradanti. I detenuti erano privati di tutti i programmi di attività e si trovavano, essenzialmente, tagliati fuori dal mondo esterno. La durata prolungata delle restrizioni provocava effetti dannosi che si traducevano in alterazioni delle facoltà sociali e mentali, spesso irreversibili[1][2].

La norma aveva carattere di temporaneità: la sua efficacia era limitata a un periodo di tre anni dall'entrata in vigore della legge di conversione. La sua efficacia è stata prorogata una prima volta fino al 31 dicembre 1999, una seconda volta fino al 31 dicembre 2000 e una terza volta fino al 31 dicembre 2002. Dopo 10 anni dalla strage di Capaci, il 24 maggio 2002 il Consiglio dei Ministri approvò un disegno di legge di modifica degli articoli 4-bis e 41-bis che fu poi approvato dal Parlamento come Legge 23 dicembre 2002, n. 279 Modifica degli articoli 4-bis e 41-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di trattamento penitenziario, prevedendo che il provvedimento ministeriale non poteva essere inferiore a un anno e non poteva superare i due e che le proroghe successive potessero essere di solo un anno ciascuna; il regime di carcere duro venne esteso anche ai condannati per terrorismo ed eversione[3].

La legge 15 luglio 2009, n. 94 Disposizioni in materia di sicurezza pubblica ha cambiato di nuovo i limiti temporali, tuttora in vigore: il provvedimento può durare quattro anni e le proroghe due anni ciascuna.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

La norma prevede la possibilità per il Ministro della Giustizia di sospendere l'applicazione delle normali regole di trattamento dei detenuti previste dalla stessa legge in casi eccezionali di rivolta o di altre gravi situazioni di emergenza per alcuni detenuti (anche in attesa di giudizio) incarcerati per reati di criminalità organizzata, terrorismo, eversione e altri tipi di reato.

Ambito di applicazione[modifica | modifica wikitesto]

Il regime si applica a singoli detenuti ed è volto a ostacolare le comunicazioni degli stessi con le organizzazioni criminali operanti all'esterno, i contatti tra appartenenti alla stessa organizzazione criminale all'interno del carcere e i contrasti tra gli appartenenti a diverse organizzazioni criminali, così da evitare il verificarsi di delitti e garantire la sicurezza e l'ordine pubblico anche fuori dalle carceri.

Misure applicabili[modifica | modifica wikitesto]

La legge specifica le misure applicabili, tra cui le principali sono il rafforzamento delle misure di sicurezza con riguardo alla necessità di prevenire contatti con l'organizzazione criminale di appartenenza, restrizioni nel numero e nella modalità di svolgimento dei colloqui, la limitazione della permanenza all'aperto (cosiddetta ora d'aria) e la censura della corrispondenza[1]. Inoltre, una circolare ministeriale del 2011 ha stabilito che i detenuti "41-bis" possono acquistare libri e periodici soltanto tramite la direzione dell'istituto o la c.d. impresa di mantenimento, non mediante pacco postale né con consegna diretta al momento del colloquio con i familiari. La Corte di cassazione, con ripetute sentenze, ha riconosciuto la legittimità della circolare del 2011 e della regolamentazione che essa prevede[4].

Soggetti destinatari[modifica | modifica wikitesto]

Il "carcere duro" è applicabile per taluno dei delitti indicati dall'articolo 41-bis della legge penitenziaria:

Casi di revoca del regime[modifica | modifica wikitesto]

Il Tribunale di sorveglianza ha revocato l'applicazione della misura nei confronti di Michele Aiello[5] e ad Antonino Troia.[6]. In entrambi i casi la presidente dell'Associazione familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili Giovanna Maggiani Chelli ha contestato la decisione.[7][8]

Le carceri italiane attrezzate[modifica | modifica wikitesto]

In data 5 novembre 2009 il Ministro della Giustizia Angelino Alfano ha reso pubblica la decisione del governo di riaprire le carceri di Pianosa e dell'Asinara, penitenziari nei quali sono stati storicamente detenuti i boss mafiosi in applicazione di tale misura.[9] Il ministro dell'ambiente Prestigiacomo ha detto che il carcere di Pianosa non riaprirà per motivi ambientali ma si studieranno soluzioni alternative.[10]

Occorre ricordare che il comma 2-quater dell'art. 41- bis prevede che «i detenuti sottoposti al regime speciale di detenzione» siano «ristretti all'interno di istituti a loro esclusivamente dedicati, collocati preferibilmente in aree insulari, ovvero comunque all'interno di sezioni speciali e logisticamente separate dal resto dell'istituto…». In tal modo è stata recepita dalla legge - e, soprattutto, resa assolutamente inderogabile - la prassi seguita in linea di massima dall'Amministrazione penitenziaria, sin dai primi anni novanta, di allocare in apposite e selezionate strutture penitenziarie i detenuti in questione[11].

Le prigioni italiane attrezzate per l'applicazione della misura sono:

Attuali[modifica | modifica wikitesto]

Precedenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Il regime di "carcere duro" ex art. 41-bis comma 2 o.p. Analisi degli aspetti giuridici ed applicativi. L'altro diritto. Centro di documentazione su carcere, devianza e marginalità
  2. ^ Parlamento Europeo. Relazione 24 febbraio 2004 recante una proposta di raccomandazione del Parlamento europeo destinata al Consiglio sui diritti dei detenuti nell'Unione europea (2003/2188(INI)). Commissione per le libertà e i diritti dei cittadini, la giustizia e gli affari interni.
  3. ^ Carcere duro: il 41 bis esteso ai terroristi - Corriere della Sera, Pagina 19 (25 maggio 2002)
  4. ^ F. Picozzi, Il controllo sulla circolazione e detenzione di pubblicazioni nelle sezioni 41-bis, in Cassazione penale, vol. 2015, nº 4.
  5. ^ Il menù del carcere ha soltanto piselli e fave Aiello intollerante, il giudice: “Ai domiciliari” – Il Fatto Quotidiano
  6. ^ Mafia: revocato 41 bis a boss Troia, condannato per Capaci | News Cronaca | La Repubblica.it
  7. ^ Il boss Aiello soffre di favismo: ai domiciliari I familiari delle vittime: per noi è un insulto - Cronaca - Tgcom24
  8. ^ La revoca del 41bis al boss Troia: "Segnale devastante" - La Nazione - Firenze
  9. ^ Iacopo Gori, Supercarceri, riaprirà Pianosa. È scontro tra Alfano e Matteoli, in Corriere della Sera.it, 5 novembre 2009. URL consultato il 25 settembre 2010.
  10. ^ Redazione, Pianosa, Prestigiacomo: "Il carcere non riaprirà" Ma Alfano non molla, in il giornale.it, 6 novembre 2009. URL consultato il 25 settembre 2010.
  11. ^ F. Falzone - F. Picozzi, L'organizzazione della vita penitenziaria delle sezioni speciali (art. 41-bis ord. penit.), in Archivio penale web, vol. 2016, nº 1.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Sergio D'Elia, Maurizio Turco, Tortura democratica, Inchiesta su "la comunità del 41bis reale", Prefazione di Marco Pannella, Marsilio Editore 2002, pp.339,
  • Claudio Defilippi, Debora Bosi, L'art. 41 bis Ord. Pen. e le garanzie del detenuto, Prefazione di Maurizio Turco, Torino, G. Giappichelli Editore, 2007, pp.281, ISBN 88-7524-104-X.
  • De Carolis Francesca (a cura di), "Urla a bassa voce. Dal buio del 41bis e del fine pena mai",ed Stampa alternativa,2012

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]