Carcere dell'Asinara

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Coordinate: 41°05′05″N 8°20′02″E / 41.084722°N 8.333889°E41.084722; 8.333889 Il carcere dell'Asinara è stato un penitenziario attivo nell'isola sarda dell'Asinara, facente parte del comune di Porto Torres, in Provincia di Sassari, Italia. È stato dismesso nel 1998 e, nel 2002, l'intera isola è stata dichiarata Parco nazionale dell'Asinara.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il carcere di Fornelli[1] è stato la prima struttura carceraria costruita sull'isola. Altre ne sono state successivamente aperte e alcune furono adibite a colonie penali agricole. Questo carcere è stato utilizzato durante gli Anni di piombo per la reclusione di membri delle Brigate Rosse. In quell'occasione furono attrezzate le celle di massima sicurezza.

In seguito a un tentativo di insurrezione, avvenuto il 2 ottobre del 1979, la sorveglianza a Fornelli fu notevolmente rafforzata.

All'Asinara soggiornarono i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che trascorsero un breve periodo sull'isola per motivi di sicurezza personale (i due giudici dovettero pagare allo Stato le spese tenute da loro stessi sull'isola per il loro soggiorno nella foresteria nuova di Cala d'Oliva).[2][3]

Molti detenuti mafiosi sottoposti al regime del carcere duro (secondo l'articolo 41-bis della legge del 26 luglio 1975, n. 354) sono stati reclusi in questo carcere nel periodo compreso tra il 2 settembre del 1992 sino al 1995. Tra i reclusi vi fu anche Totò Riina. A cavallo degli anni ottanta e novanta vi è stato recluso anche il capo della nuova camorra organizzata Raffaele Cutolo.

Per la fruizione dell'ora d'aria, nel carcere di Fornelli e nel bunker di Cala d'Oliva (dov'erano incarcerati Riina, Cutolo e Leoluca Bagarella) furono ricavati dei piccoli cortili per far sì che i detenuti non avessero contatti diretti tra loro.

Il carcere dell'Asinara può considerarsi una sorta di seconda Alcatraz[4], in quanto anche qui solo un detenuto riuscì a fuggire (il primo settembre 1986)[5] nei suoi 112 anni di attività (contro i 14 tentativi di fuga da Alcatraz)[6]: si tratta di Matteo Boe, bandito sequestratore sardo, il suo complice, Salvatore Duras, fu catturato mentre Boe riuscì a fuggire a bordo di un gommone. Questo fece dell'Asinara il carcere con il minor numero di evasioni al mondo.

Il 5 novembre 2009 il Guardasigilli, Angelino Alfano, ha ipotizzato la riapertura del carcere dell'Asinara e di quello di Pianosa, penitenziari nei quali sono stati storicamente detenuti i boss mafiosi in regime di carcere duro[7].

La rivolta del 1979[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso degli anni '70 il carcere dell'Asinara era divenuto una delle carceri più idonee dove recludere i militanti delle Brigate Rosse[8]. Le condizioni di vita all'interno del carcere erano quantomai dure, con i detenuti in isolamento perenne e celle molto piccole. Il 2 Ottobre 1979 all'interno del carcere scoppiò una rivolta accuratamente organizzata dagli stessi brigatisti reclusi. Con l'aiuto dall'esterno, i detenuti erano riusciti ad introdurre in carcere pochi giorni prima un discreto quantitativo di esplosivo, principalmente C4.

Obbiettivo unico dei rivoltosi era quello di rendere inagibile la struttura, cosi da essere trasferiti altrove. Da tempo infatti le Brigate Rosse definivano il carcere dell'Asinara come un vero e proprio lager italiano[9].

Il piano scattò quando cinque agenti, poco dopo le 19:00, riaccomp:agnarono in una delle celle il brigatista cui spettava il compito di ‘distrarre’ la polizia penitenziaria. Le macchinette del caffè, le classiche Moka, riempite di esplosivo vennero tirate fuori dai nascondigli e utilizzate come ordigni.

Per diverse ore i brigatisti devastarono, usando brande e tavolini come arieti, l’ala del supercarcere di Fornelli, nella speranza di poter guadagnare l’uscita attraverso i tetti. Ma il controsoffitto che metteva in comunicazione le celle, una volta sfondato, rivelò un’altra insormontabile parete di cemento armato. Chiusi all’interno i brigatisti chiesero alla Procura di Sassari di parlare con il magistrato di turno, il sostituto Giovanni Mossa, e con l’allora direttore del supercarcere, Luigi Cardullo[10].

Seguirono ore di tensione e assalti, mentre sull’isola sbarcavano in forze carabinieri, poliziotti e finanzieri che circondarono l’intero perimetro di Fornelli. Dopo diversi assalti, respinti a suon di caffettiere esplosive, l’intero braccio del carcere di Fornelli venne inondato di gas lacrimogeni, sino alla resa dei rivoltosi. Molti detenuti vennero trasferiti all’ospedale di Sassari per essere curati dai sintomi di asfissia e dalle vesciche urticanti provocate dai lacrimogeni[11].

Il processo che ne seguì, davanti alla Corte d’Assise di Sassari, portò alla condanna a quattro anni di Maurizio Ferrari, Giorgio Panizzari, Arialdo Lintrami, Giorgio Semeria, Angelo Basone, Renato Curcio, Roberto Ognibene, Giuliano Isa, Francesco Bartolazzi, Alberto Franceschini, Tonino Paroli e Lauro Azzolini, riconosciuti responsabili dei reati di detenzione di esplosivo, lesioni e danneggiamento; vennero invece prosciolti dall’accusa più grave, ovvero il tentato omicidio degli agenti di custodia[12].

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

L'Asinara nell'immaginario artistico[modifica | modifica wikitesto]

La canzone di Daniele Silvestri "Aria" racconta di un detenuto nel carcere.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nome topografico della rada dirimpetto al littorale dell'Asinara.
  2. ^ Filmato audio DANIELE LA GRECA, Paolo Borsellino intervista dopo morte Giovanni Falcone, convinciamoci siamo cadaveri che camminano, su YouTube, 2 maggio 2012. URL consultato il 1º maggio 2013.
  3. ^ Paolo Borsellino intervista dopo morte Giovanni Falcone, convinciamoci siamo cadaveri che camminano - video dailymotion, su Dailymotion. URL consultato il 23 giugno 2019.
  4. ^ Gianmichele Lisai, Visitare l'Isola del Diavolo, Cayenna del Mediterraneo, Alcatraz italiana, in 101 cose da fare in Sardegna almeno una volta nella vita, Roma, Newton Compton, 2009, ISBN 978-88-541-1483-8.
  5. ^ Pier Giorgio Pinna, Vallanzasca bloccato a un passo dalla fuga, in la Repubblica.it, 31 dicembre 1995. URL consultato il 21 aprile 2018.
  6. ^ Gabriele Lippi, Alcatraz, 10 cose da sapere sul carcere, in lettera43.it, 15 febbraio 2016. URL consultato il 21 aprile 2018.
  7. ^ Alfano e Maroni: "Riapriremo Pianosa e l'Asinara", in la Repubblica.it, 5 novembre 2009. URL consultato il 25 settembre 2010.
  8. ^ I brigatisti all'Asinara, la rivolta del '79: l'esplosivo nelle caffettiere della moka, su Sardiniapost.it, 19 maggio 2019. URL consultato il 18 aprile 2020.
  9. ^ 2-3 ottobre 1979: la rivolta dell'Asinara nel racconto di uno dei protagonisti, su L'alter-Ugo, 3 ottobre 2018. URL consultato il 18 aprile 2020.
  10. ^ I brigatisti all'Asinara, la rivolta del '79: l'esplosivo nelle caffettiere della moka, su Sardiniapost.it, 19 maggio 2019. URL consultato il 18 aprile 2020.
  11. ^ www.infoaut.org, https://www.infoaut.org/storia-di-classe/2-ottobre-1979-rivolta-al-carcere-dellasinara. URL consultato il 18 aprile 2020.
  12. ^ www.infoaut.org, https://www.infoaut.org/storia-di-classe/2-ottobre-1979-rivolta-al-carcere-dellasinara. URL consultato il 18 aprile 2020.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]