Legge Gozzini

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La legge 10 ottobre 1986, n. 663 - conosciuta anche come legge Gozzini dal suo promotore Mario Gozzini - è una legge della Repubblica Italiana, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 241 del 16 ottobre 1986 (Suppl. Ordinario).[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La legge Gozzini venne approvata in Parlamento, con ampio consenso ed il voto contrario del MSI. La legge nasce nell'intento di valorizzare l'aspetto rieducativo della carcerazione rispetto a quello punitivo, normalmente prevalente nel regime di detenzione in assenza di misure specifiche.

In tal senso la legge dà attuazione all'art. 27 della Costituzione, che vieta una pena detentiva in violazione dei diritti umani e introduce una serie di possibilità volte a ridurre le restrizioni personali a cui è sottoposto un carcerato.

Negli anni successivi le misure introdotte vennero ampliate con nuove possibilità di pene alternative (legge Simeone), ma poi drasticamente ridotte con la legge ex Cirielli. Tuttavia, di fronte all'insostenibilità del numero dei detenuti, a partire dal 2010 vennero successivamente introdotte sia nuove misure alternative (detenzione domiciliare speciale), sia successivamente, di fronte alle condanne dell'Italia da parte della CEDU, nel 2013 in buona parte superate le restrizioni alle misure alternative alla detenzione in carcere derivanti dalla legge ex Cirielli sino a quando nel 2014 il Governo ha ricevuto delega per provvedere a futuri ampliamenti della possibilità di scontare le condanne minori tramite pene alternative.

Contenuto[modifica | modifica wikitesto]

In particolare, la norma introdusse l'articolo 41 bis nella legge sull'ordinamento penitenziario italiano, ovvero il regime di carcere duro, ma anche una serie di disposizioni in materia di detenzione, che possiamo così schematizzare:

  • permessi premio: il giudice di sorveglianza può autorizzare per un tempo non superiore a quarantacinque giorni all'anno il condannato a lasciare il carcere. Per l'applicabilità di questa misura è richiesto che il reo sia stato condannato a meno di tre anni di detenzione, o a più di tre anni ma ne abbia scontati almeno il 25%, oppure che abbia scontato almeno 10 anni se condannato all'ergastolo. Per l'applicazione della norma è in linea di principio sufficiente non nuocere agli altri detenuti o all'amministrazione della prigione.
  • affidamento al servizio sociale: il detenuto condannato a meno di tre anni di detenzione può subire alcune limitazioni alla sua libertà di circolazione o alle sue frequentazioni, essendo però inserito in un programma di riabilitazione che prevede fra le altre cose l'inserimento del mondo del lavoro e la disintossicazione da eventuali dipendenze.
  • detenzione domiciliare: applicabile quando restano non oltre due anni di reclusione da scontare (in alcuni casi anche di più), o quando la condanna è limitata all'arresto di qualsiasi durata. La legge prevede di scontare la pena in casa propria o altrui, o in altro luogo di dimora, anche pubblico. Questo beneficio si può ottenere nei casi seguenti:
  1. donna incinta o che allatta la propria prole ovvero madre di prole di età inferiore a tre anni con lei convivente;
  2. persona in condizioni di salute particolarmente gravi che richiedono costanti contatti con i presidi sanitari territoriali;
  3. persona di età superiore a 60 anni, se inabile anche parzialmente;
  4. persona di età minore di 21 anni, per comprovate esigenze di salute, di studio, di lavoro e di famiglia.
  • semilibertà: se non si è affidati ai servizi sociali, le pene detentive non superiori ai sei mesi possono essere scontate in regime di semilibertà, cioè con la concessione al beneficiario di passare parte della giornata all'esterno dell'istituto per svolgere attività lavorative, istruttive o comunque utili al reinserimento sociale. In caso di condanna all'ergastolo il carcerato deve aver scontato almeno 20 anni in carcere.
  • libertà condizionale: per quanto riguarda l'ergastolo, la legge prevede la possibile libertà condizionale dopo 22-26 anni.
  • estinzione della pena dell'ergastolo: dopo 5 anni di libertà condizionale, se il condannato non ha commesso altri reati, la pena può venire dichiarata estinta.
  • liberazione anticipata: la norma prevede che il condannato, in determinate circostanze, possa scontare la pena seguendo un calendario di 9 mesi invece che di 12, ovvero vedendosi scontati 45 giorni di pena ogni sei mesi di carcerazione. La normativa prevede di contare fra i sei mesi di carcerazione anche i momenti in cui il carcerato ha beneficiato di altre agevolazioni.
  • non-menzione: norma introdotta da emendamenti successivi. Prevede che il condannato che tiene una condotta esemplare e gode di uno sconto di pena possa uscire dal carcere con la fedina penale pulita. La fedina penale consultabile dai privati risulta quindi priva di tracce di reato, in modo da facilitare un reinserimento nella società civile e soprattutto nel mondo del lavoro.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Modifiche alla legge sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà (PDF), su interno.it. URL consultato il 25 settembre 2010 (archiviato dall'url originale il 14 giugno 2011).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]