Tribuna politica

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Tribuna politica
Paese Italia
Anno 1961
Genere Dibattito politico
Presentatore Jader Jacobelli
Rete Rai 1 (all'epoca programma nazionale)

Tribuna politica è stata una rubrica televisiva dell'allora Programma Nazionale (oggi Rai 1) della Rai - Radiotelevisione italiana centrata sui temi della politica.

Fu creata per decisione del governo allora in carica guidato da Amintore Fanfani e andò in onda per la prima volta giovedì 26 aprile 1961 in orario di prima serata (ore 21). A favorirne la ideazione fu anche il gradimento ottenuto da una analoga trasmissione, Tribuna elettorale, che aveva preso l'avvio nell'ottobre del 1960 e che aveva avvicinato la popolazione alla politica e ai suoi esponenti.[1]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Come già per Tribuna elettorale, scopo della rubrica era infatti quello di consentire ai partiti politici rappresentati in Parlamento di utilizzare, attraverso la formula del dibattito in studio con conferenza stampa, il mezzo di comunicazione di massa costituito dalla televisione (all'epoca ancora molto giovane essendo stata varata solo sette anni prima) a fini di propaganda politica e per illustrare i propri programmi, le alleanze, le strategie e i temi di grande interesse nazionale.[1]

La direzione del programma era affidata al giornalista Jader Jacobelli (successivamente gli subentrerà Albino Longhi) mentre in funzione di moderatori si alternarono diversi giornalisti RAI fra cui Giorgio Vecchietti, Ugo Zatterin, Mario Pastore, Villy de Luca.[1]

Lo spirito della trasmissione fu illustrato nella prima puntata dal ministro delle Poste e Telecomunicazioni, il democristiano Lorenzo Spallino, e dal presidente della Commissione per la vigilanza sulle radiodiffusioni Onofrio Jannuzzi.[1]

Alcune cifre[modifica | modifica sorgente]

Il primo ciclo di Tribuna politica si articolò in ventinove puntate per un totale di oltre venticinque ore di trasmissione, con la partecipazione di 72 personaggi politici e 102 giornalisti impegnati a porre loro domande. Dal 1964 la rubrica assunse cadenza fissa al giovedì sera.

Trasformazioni[modifica | modifica sorgente]

La trasmissione subì nel tempo leggere modifiche formali. Fu presto introdotta la formula, più snella, del dibattito a cinque (già utilizzata sin dai primi anni cinquanta in radio da Il convegno dei cinque di Silvio D'Amico). Anche la scenografia ebbe trasformazioni tese a rendere lo studio più simile ad un salotto, con eliminazione dell'iniziale tavolo per le conferenze stampa.

Il declino[modifica | modifica sorgente]

Nonostante le operazioni di restyling, all'inizio degli anni settanta l'interesse per il programma ebbe un forte calo che ne determinò poi la soppressione, anche per il sopravanzare di nuovi format tesi all'approfondimento politico.[1]

Va ricordato infine che Tribuna politica, in ragione del successo ottenuto fin dalla sua prima edizione, fu oggetto di attenzione da parte dei media e della stessa (in questo caso autoreferenziale) RAI che inserì in una puntata di Studio Uno un gustoso sketch in cui veniva data una parodia del programma ad opera della cantante Mina e del Quartetto Cetra.[2]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e Fonte: Aldo Grasso (a cura di), Enciclopedia della televisione, Garzanti, 2008.
  2. ^ Vedi:  Mina & Quartetto Cetra - Tribuna politica. YouTube. URL consultato in data 14-03-2012.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]