Giorgio La Malfa

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Giorgio La Malfa
Giorgio La Malfa daticamera 2008.jpg

Ministro per le politiche europee
Durata mandato 23 aprile 2005 –
17 maggio 2006
Presidente Silvio Berlusconi
Predecessore Rocco Buttiglione
Successore Emma Bonino

Ministro del bilancio e della programmazione economica
Durata mandato 4 aprile 1980 –
1º dicembre 1982
Presidente Francesco Cossiga
Arnaldo Forlani
Giovanni Spadolini
Predecessore Beniamino Andreatta
Successore Guido Bodrato

Segretario nazionale del
Partito Repubblicano Italiano
Durata mandato 12 settembre 1987 –
26 febbraio 1993[1]
Predecessore Giovanni Spadolini
Successore Giorgio Bogi

Durata mandato gennaio 1994 –
6 ottobre 2001
Predecessore Giorgio Bogi
Successore Francesco Nucara

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature VI, VII, VIII, IX, X, XI, XIII, XIV, XV, XVI
Gruppo
parlamentare
Partito Repubblicano Italiano[2]
Circoscrizione VI - VII - VIII - IX - X:
Torino-Novara-Vercelli

XI:
Milano-Pavia

XIII:
Veneto 2

XIV:
Emilia-Romagna

XV - XVI:
Marche

Collegio XIII:
4 (Mirano)
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico PRI (1972-1994)
AD (1994-1996)
RI (1996-2001)
PRI (2001-2011)
Indipendente (2011-2019)
PRI (dal 2019)
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza; Laurea in economia politica
Università Università degli Studi di Pavia, University of Cambridge, MIT
Professione docente universitario

Giorgio La Malfa (Milano, 13 ottobre 1939) è un politico, accademico e saggista italiano.

Figlio di Ugo La Malfa, dal 1972 al 2013 è deputato nazionale (escluso la XII leg.) per il Partito Repubblicano Italiano, lo stesso di suo padre, e parlamentare europeo per due legislature.

Ministro del bilancio negli anni ottanta, è stato condannato per la tangente Enimont quando era segretario del suo partito; si dimise da tutti gli incarichi, ma li riprese dopo breve tempo. Ministro delle politiche comunitarie nel terzo governo Berlusconi, nel 2011 è stato espulso dal partito per aver votato contro la fiducia al quarto governo Berlusconi; è stato successivamente riammesso nel partito nel 2019.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Studi e inizi[modifica | modifica wikitesto]

Laureato in Giurisprudenza nel 1961 all'Università degli Studi di Pavia, ha studiato Economia politica al St John's College dell'Università di Cambridge, e si è laureato nuovamente nel 1964. Dal 1964 al 1966 ha frequentato corsi di specializzazione al Massachusetts Institute of Technology.

È stato professore ordinario di Politica economica all'Università degli Studi di Catania, ponendosi in aspettativa per mandato parlamentare. È stato deputato alla Camera sin dalla VI legislatura, dal 1972, riconfermato quasi ininterrottamente fino al 2013. È stato Ministro del bilancio e della programmazione economica nei primi anni ottanta.

Deputato del PRI e primo mandato europeo[modifica | modifica wikitesto]

Dirigente del Partito Repubblicano Italiano, viene eletto segretario nazionale il 12 settembre 1987, subentrando a Giovanni Spadolini, che nel frattempo era diventato presidente del Senato.

Nel 1989 si candida alle elezioni europee e viene eletto; aderisce al Gruppo Liberale e Democratico, ma si dimette nel 1992 per incompatibilità di incarichi.

Nel 1992 esce dal governo Andreotti VII, dando vita all'opposizione di centro e puntando a fare del PRI il "partito degli onesti", iniziative che portano i repubblicani ad ottenere il 4,4% alle elezioni politiche dello stesso anno, uno dei massimi risultati della loro storia.

L'esperienza di Alleanza Democratica e il secondo mandato parlamentare europeo[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso degli anni novanta La Malfa guida il partito all'interno della coalizione di Alleanza Democratica, promossa dallo stesso Partito Repubblicano Italiano per accelerare il cammino delle riforme istituzionali. Dal 1993 la parabola del leader repubblicano, condannato in via definitiva a 6 mesi e 20 giorni nel Processo ENIMONT per finanziamento illecito al partito, entra nella fase discendente. La Malfa si dimette da segretario, lasciando il posto per alcuni mesi alla reggenza di Giorgio Bogi.

Tornato alla segreteria, si schiera con il Patto per l'Italia, la coalizione di centro che si presenta alle elezioni politiche del 1994.

Alle europee del 1994 si candida e viene eletto; aderisce al gruppo del Partito Europeo dei Liberali, Democratici e Riformatori.

Deputato di Rinnovamento Italiano - Lista Dini[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1996 sostiene la candidatura di Romano Prodi a presidente del Consiglio, aderendo alla coalizione dell'Ulivo. Nel 1998 entra nel gruppo parlamentare di Rinnovamento Italiano, dal quale esce alla volta dei Federalisti Liberaldemocratici e Repubblicani, componente costituitasi all'interno del gruppo misto. Dal 1998 ha un atteggiamento critico nei confronti del centro-sinistra, astenendosi in occasione del voto di fiducia ai governi di Massimo D'Alema e Giuliano Amato.

Il ritorno al PRI e l'incarico di ministro nel terzo governo Berlusconi[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2001 passa quindi alla coalizione di centrodestra della Casa delle Libertà, guidata da Silvio Berlusconi. Dopo la svolta, una parte dei repubblicani fonda il partito Repubblicani Europei, che rimane nella coalizione di centro-sinistra. Alle elezioni politiche del 2001 è eletto alla Camera in quota proporzionale nella circoscrizione dell'Emilia-Romagna. All'indomani delle elezioni lascia la segreteria del partito e ne viene eletto presidente: al suo posto viene eletto Francesco Nucara.

La Malfa entra nel governo Berlusconi III (2005-2006) il 22 aprile 2005 come ministro per le politiche comunitarie, subentrando a Rocco Buttiglione. Alle elezioni politiche del 2006 viene eletto alla Camera nelle liste di Forza Italia. Nel marzo 2007, in seguito alla formazione della componente politica «Repubblicani, Liberali, Riformatori», diviene Vicepresidente del gruppo Misto.

Le elezioni anticipate del 2008 e l'espulsione dal partito[modifica | modifica wikitesto]

Rieletto alle elezioni politiche del 2008 nelle liste del Popolo della libertà nelle Marche, si iscrive a maggio al gruppo parlamentare PdL, ma il 5 settembre 2008 lascia il PdL e si iscrive al Gruppo Misto della Camera. Il 24 settembre 2009 annuncia pubblicamente il suo distacco dalla politica del governo Berlusconi IV tramite una lettera aperta al Corriere della Sera[3].

Il 22 ottobre 2008 forma la componente Misto: Liberal Democratici Repubblicani; il 5 maggio 2009 l'abbandona, costituendone una nuova, insieme a Nucara e Baccini, chiamata Misto-Repubblicani, Regionalisti, Popolari; con l'uscita di Baccini e l'adesione di Pionati, nel settembre 2010 diventa Misto-Repubblicani, Azionisti, Alleanza di Centro.

È espulso dal PRI l'8 giugno 2011 dal collegio dei probiviri per aver votato contro la fiducia al governo Berlusconi IV il 14 dicembre 2010.

Non si ricandida più in Parlamento alle elezioni politiche del 2013, abbandona la politica attiva. A marzo 2013, terminato il mandato parlamentare, torna all'insegnamento come ordinario di Politica Economica presso l'Università di Catania.[4]

Il rientro nel PRI[modifica | modifica wikitesto]

In occasione del XLIX Congresso, il Partito Repubblicano Italiano riammette La Malfa nel partito, considerando superate le divergenze politiche che avevano portato alla sua espulsione.[5]

Opere principali[modifica | modifica wikitesto]

  • G. La Malfa "Le innovazioni nella teoria dello sviluppo" ed. FrancoAngeli, 1970;
  • E. Grilli, G. La Malfa, P. Savona "L'Italia al bivio, ristagno o sviluppo" ed. Laterza, 1985;
  • G. La Malfa, G. Turani "Le ragioni di una svolta" ed. Sperling & Kupfler, 1992;
  • G. La Malfa "L'Europa legata: i rischi dell'euro", ed. Rizzoli, 2000.
  • G. La Malfa “Cuccia ed il segreto di Mediobanca”, ed. Feltrinelli, 2014

Provvedimenti giudiziari[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ambito del "processo ENIMONT", ha subito una condanna definitiva a 6 mesi e 20 giorni di carcerazione per finanziamento illecito. Dalle sentenze risulta che abbia incassato 300 milioni di lire in nero per il suo partito (il Partito Repubblicano) tramite Carlo Sama, dirigente di Montedison[6].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sospesosi dalle proprie funzioni.
  2. ^ VI-XI legislatura: PRI (1972-1994), XIII legislatura: Misto (1996-2001), XIV legislatura: Misto (5 giugno 2001-14 maggio 2002), Misto: Liberal-Democratici, Repubblicani, Nuovo Psi (14 maggio 2002-27 aprile 2006), XV legislatura: Misto: Repubblicani, Liberali, Riformatori (19 marzo 2007-10 marzo 2008), XVI legislatura: PdL (5 maggio 2008-2 settembre 2008), Misto: Liberal Democratici-MAIE (22 ottobre 2008-12 maggio 2009, 19 gennaio 2011-14 marzo 2013), Misto: Repubblicani, Azionisti, Alleanza di Centro (13 maggio 2009-19 gennaio 2011)
  3. ^ Giorgio La Malfa, «La Malfa: Berlusconi addio/Sono deluso da questo governo», Corriere della Sera, 24 settembre 2009, pag. 13.
  4. ^ Reload-Laboratorio Multimediale- Roma- Italy, La Malfa sul Mattino: Serve un piano del governo, il gap non si colma solo con i soldi Ue :: FULM - Fondazione Ugo La Malfa, su www.fulm.org. URL consultato l'8 marzo 2019.
  5. ^ Pri, sei cesenati eletti in Consiglio Nazionale. Rientra nel partito Giorgio la Malfa, su CesenaToday. URL consultato il 9 maggio 2019.
  6. ^ P. Gomez, M. Travaglio, Se li conosci li eviti, Chiarelettere, ISBN 9788861900547, p. 195

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