Sacco di Palermo

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La locuzione sacco di Palermo fu una espressione utilizzata per descrivere il boom edilizio avvenuto tra gli anni cinquanta e sessanta del XX secolo, che stravolse la fisionomia architettonica della città.

Durante tale periodo, alcune borgate vennero inglobate da un'espansione edilizia dissennata e abnorme, con la distruzione di numerose strutture architettoniche in stile Liberty.

I bombardamenti della seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1943 Palermo fu duramente colpita dai bombardamenti inglesi ed americani (essendo l'Italia alleata con la Germania) e tra il 1947 e il 1955 ben 35.000 persone si trasferirono in città dalle campagne circostanti, mentre furono ben 40.000 i palermitani che avevano avuto la casa distrutta e che richiedevano nuove abitazioni[1].

Il dopoguerra e la pianificazione territoriale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1956 Salvo Lima e Vito Ciancimino, che aderirono alla corrente politica di Amintore Fanfani nella Democrazia Cristiana e divennero sostenitori di Giovanni Gioia, vennero eletti consiglieri comunali a Palermo: Lima divenne assessore ai lavori pubblici e mantenne la carica fino al luglio 1959, quando venne eletto sindaco di Palermo e gli subentrò Ciancimino nella carica di assessore[2][3]. Durante il periodo degli assessorati di Lima e Ciancimino, il piano regolatore cittadino sembrò andare in porto e vennero approvate dal consiglio comunale due versioni provvisorie nel 1956 e nel 1959 a cui però furono apportati centinaia di emendamenti, in accoglimento di istanze di privati cittadini (molti dei quali in realtà erano uomini politici e mafiosi, a cui si aggiungevano parenti e associati)[4]; le varianti apportate al piano regolatore in base alle istanze permettevano di costruire nell'area di via Libertà, dove si concentravano le residenze private in stile Liberty costruite alla fine dell'Ottocento: per queste ragioni nel 1959 vennero sottoposti al consiglio comunale i piani per demolire Villa Deliella, una residenza progettata dall'architetto Ernesto Basile nel 1898, e vennero approvati in gran fretta in modo che la demolizione potesse cominciare nel pomeriggio stesso[5][6]. Nel 1960 le varianti del piano derivate dalle istanze permisero pure alla ditta del mafioso Nicolò Di Trapani (pregiudicato per associazione a delinquere) di vendere aree edificabili ad imprese edili[7].

La speculazione edilizia[modifica | modifica wikitesto]

In particolare durante il periodo in cui Ciancimino fu assessore ai lavori pubblici, delle 4.000 licenze edilizie rilasciate, 1600 figurarono intestate a tre prestanome, uno dei quali era un muri-fabbro, un altro un venditore di carbone che vivevano in modeste condizioni economiche e non avevano nulla a che fare con l'edilizia ma figuravano in un albo di persone autorizzate a costruire tenuto dalla giunta comunale in base a vecchie norme regolamentari del 1889, che richiedevano l'intervento nelle licenze edilizie "di un capomastro od impresario capace ed abile" quando ancora non esistevano le moderne qualifiche nel campo dell'ingegneria civile[8][9][10]. Nel 1961, sempre durante l'assessorato di Ciancimino nella giunta del sindaco Lima, il costruttore Girolamo Moncada (legato al boss mafioso Michele Cavataio) aveva ottenuto in soli otto giorni licenze edilizie per numerosi edifici in viale Lazio e Via Cilea mentre il fratello Salvatore (pure costruttore e legato al boss Angelo La Barbera) riuscì ad ottenere licenze edilizie per costruire in terreni destinati a verde pubblico[7][11]; anche il costruttore Francesco Vassallo (genero di Giuseppe Messina, capomafia della borgata Tommaso Natale[10]) riuscì a costruire numerosi edifici nonostante violassero le clausole dei progetti e delle licenze edilizie, avvalendosi di prestiti di comodo rilasciati senza garanzia dalla Cassa di Risparmio, presieduta da Gaspare Cusenza, suocero dell'onorevole Giovanni Gioia: per queste ragioni, numerosi appartamenti edificati da Vassallo vennero subito ceduti alle famiglie di Gioia e Cusenza[12].

Nel 1962 venne approvato il piano regolatore definitivo ma l'assessorato ai lavori pubblici di Ciancimino aveva già concesso un gran numero di licenze edilizie sulla base della versione del 1959: in un solo caso venne ordinata la demolizione di un complesso costruito illegalmente ma nessuna azienda oserà chiedere la concessione del relativo appalto[4]. Nel 1969 l'ex sindaco Salvo Lima (nel frattempo eletto alla Camera dei deputati) verrà incriminato per aver consentito al costruttore Vassallo di poter costruire illegalmente[13].

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]