Sacco di Palermo

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Con l'espressione sacco di Palermo si intende descrivere il boom edilizio avvenuto tra gli anni cinquanta e sessanta del XX secolo, che ha stravolto la fisionomia architettonica della città di Palermo.

Durante tale periodo, alcune borgate vennero inglobate da un'espansione edilizia dissennata e abnorme, con l'abbattimento di numerose strutture architettoniche in stile Art Nouveau, detto anche stile Liberty.

I bombardamenti di Palermo durante la seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Premesso che vi erano stati i bombardamenti di Palermo nella seconda guerra mondiale, agli inizi del secondo dopoguerra, precisamente tra il 1947 e il 1955, trentacinquemila persone si trasferirono dalle campagne circostanti al centro abitato, mentre furono quarantamila i palermitani che, di fatti, avevano avuto le residenze danneggiate necessitando di nuove abitazioni[1].

Il dopoguerra e la pianificazione territoriale[modifica | modifica wikitesto]

Un tratto della via Libertà nel 1956. Sulla destra è visibile un edificio in costruzione.

Nel 1956, Salvo Lima e Vito Ciancimino, che aderirono alla corrente politica di Amintore Fanfani nella Democrazia Cristiana e divennero sostenitori di Giovanni Gioia, furono eletti consiglieri comunali a Palermo, in seguito alle elezioni amministrative di quello stesso anno, nella giunta comunale guidata dal neo-sindaco di Palermo Luciano Maugeri. Salvo Lima assunse il ruolo di assessore ai lavori pubblici, mantenendo tale carica fino a quando venne a mancare il primo cittadino Maugeri, nel maggio 1958. Lima, che sino a quel momento era stato anche vicesindaco, per una legge svolse la funzione di sindaco provvisorio, fino al successivo 7 giugno, per poi essere letteralmente proclamato primo cittadino, dopo delle consultazioni elettorali del consiglio comunale di allora. In quell'occasione, il consigliere comunale Ciancimino prese il suo posto da assessore ai lavori pubblici.[2][3]

Durante il periodo degli assessorati di Lima e Ciancimino, il piano regolatore generale comunale sembrò andare in porto, così vennero approvate dalla giunta cittadina due versioni provvisorie nel 1956 e nel 1959, a cui però furono apportati centinaia di emendamenti, in accoglimento di istanze di privati cittadini (molti dei quali in realtà erano uomini politici e mafiosi, a cui si aggiungevano parenti e associati)[4]; le varianti apportate al piano regolatore in base alle istanze permettevano di costruire nell'area di via Libertà, dove si concentravano le residenze private in stile Liberty costruite alla fine dell'Ottocento: per queste ragioni, nel 1959 vennero sottoposti al consiglio comunale i piani per demolire Villa Deliella - una residenza progettata dall'architetto Ernesto Basile nel 1898 - e vennero approvati in gran fretta in modo che la demolizione potesse cominciare nel pomeriggio stesso[5][6]. Nel 1960, con Salvo Lima che risulterà poi confermato sindaco, tramite le elezioni amministrative della stessa annata, le varianti del piano - derivate dalle istanze - permisero pure alla ditta del mafioso Nicolò Di Trapani (pregiudicato per associazione a delinquere) di vendere aree edificabili ad imprese edili[7].

La speculazione edilizia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Piano regolatore di Palermo del 1962.

In particolare, durante il periodo in cui Ciancimino fu assessore ai lavori pubblici, delle 4.000 licenze edilizie rilasciate, 1600 figurarono intestate a tre prestanome, uno dei quali era un muri-fabbro e un altro un venditore di carbone, che vivevano in modeste condizioni economiche e che non avevano nulla a che fare con l'edilizia, anche se figuravano in un albo di persone autorizzate a costruire tenuto dalla giunta comunale in base a vecchie norme regolamentari del 1889, che richiedevano l'intervento nelle licenze edilizie "di un capomastro od impresario capace ed abile" quando ancora non esistevano le moderne qualifiche nel campo dell'ingegneria civile[8][9][10].

Nel 1961, sempre durante l'assessorato di Ciancimino nella giunta del sindaco Lima, con assessore al patrimonio Ernesto Di Fresco, il costruttore Girolamo Moncada (legato al boss mafioso Michele Cavataio) aveva ottenuto in soli otto giorni licenze edilizie per numerosi edifici in viale Lazio e Via Cilea, mentre il fratello Salvatore (anch'egli costruttore e legato al boss Angelo La Barbera) riuscì ad ottenere licenze edilizie per costruire in terreni destinati a verde pubblico[7][11]; anche il costruttore Francesco Vassallo (genero di Giuseppe Messina, capomafia della borgata Tommaso Natale[10]) riuscì a costruire numerosi edifici nonostante violassero le clausole dei progetti e delle licenze edilizie, avvalendosi di prestiti di comodo rilasciati (dal 1957) senza garanzia dalla Cassa di Risparmio, presieduta (1958- 1962) da Gaspare Cusenza, suocero dell'onorevole Giovanni Gioia: la cronologia degli eventi esclude concessioni di favore al Vassallo. Le ragioni per cui numerosi appartamenti edificati da Vassallo vennero subito ceduti alle famiglie di Gioia e Cusenza[12] risiedono nella permuta al Vassallo di un terreno di sedime di proprietà Cusenza. Il Gen. Dus della Guardia Di Finanza, in una nota n.1/s/I , inviata in data 2 gennaio 1967 al Presidente della Commissione Antimafia, riferisce "che tra il Prof. Cusenza ed il Vassallo intercorsero normali rapporti d'affari nel settore del credito bancario, a cui rimasero estranee le pressioni dell'ambiente mafioso locale". A Ciancimino alla guida dell'assessorato successe Giovanni Matta, già segretario di Lima.

Nel 1962 venne approvato il piano regolatore definitivo, ma l'assessorato ai lavori pubblici di Ciancimino aveva già concesso un gran numero di licenze edilizie sulla base della versione del 1959: in un solo caso venne ordinata la demolizione di un complesso costruito illegalmente, ma nessun'azienda oserà chiedere la concessione del relativo appalto[4]. Nel 1969 l'ex sindaco Salvo Lima (nel frattempo eletto alla Camera dei deputati) verrà incriminato per aver consentito al costruttore Vassallo di poter costruire illegalmente[13].

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]