Casino di caccia

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Il casino di caccia è un edificio residenziale rurale signorile di dimensioni variabili adibito all'attività venatoria, diverso però dalla residenza di caccia, la cui struttura architettonica è più vicina a quella della grande villa o del castello.

"Casino" è un termine la cui etimologia significa: "residenza signorile, rustica"[1]. Specialmente in Italia, il casino affiancava all'attività venatoria vera e propria quella più spiccatamente agricola. Tipica, nella proprietà dei casini, era la presenza di un vigneto d'estensione variabile. Talora venivano utilizzate, per designare ville di caccia, anche espressioni etimologicamente improprie, poi rimaste in uso, come casale di caccia, casina o cascina (termine erroneo questo, la "cascina" essendo un'azienda agricola a corte), casolare di caccia etc., sebbene le tipologie architettoniche d'ognuno di questi edifici differiscano fra loro. Si possono citare ad esempio il cosiddetto casale di caccia degli Orsini, detto "Vigna Grande", nella campagna romana presso Bracciano, risalente al XV secolo[2]; la Cascina Boscaiola nata come tenuta di caccia viscontea e poi sforzesca etc.

Con il XVIII secolo, il rifiorire dell'amore per la villeggiatura in campagna da parte delle classi agiate (nobiltà, borghesia e parte del clero), condusse all'edificazione o alla ristrutturazione dei casini, dove il proprietario (e la sua famiglia) risiedevano per parte dell'anno o - in casi più rari, dal secolo citato in poi - per tutto l'anno.[3][4]

Diverse e molto variabili sono le strutture dei casini di caccia dal nord al sud Italia. Alcuni casini erano adibiti in modo particolare all'aucupio, presentando in aree limitrofe specifiche reti per l'uccellagione (ad esempio le "passate" o gli "zimbelli") capanni d'appostamento o roccoli. Non di rado, specie nel Nord Italia, i casini di caccia venivano custoditi da un fittavolo o colono che si occupava della manutenzione della dimora, delle reti e del fondo relativo[5]. Come si può leggere alla voce "Caccia" dell'Enciclopedia Treccani: "[…] In Lombardia, specie nel Settecento, brescianelle e roccoli si costruirono dappertutto. [...] A Bergamo e Brescia non esisteva famiglia un po' agiata o nobile che non avesse l'uccellanda."

Piuttosto rari sono, infine, esempi di casini di caccia edificati nel XX secolo. Fra questi si cita il casino di caccia "La Rocchetta", progettato nel 1920-21 dall'architetto Aldo Andreani a Bosisio Parini (Lecco).[6]

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Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cfr. Cortelazzo, Manlio - Zolli, Paolo, Dizionario etimologico della lingua italiana, Zanichelli, Bologna 1983.
  2. ^ Casale di caccia degli Orsini, su digilander.libero.it. URL consultato il 4 settembre 2021.
  3. ^ Il casino di campagna, la dimora rurale del padrone, su perieghesis.it. URL consultato il 4 settembre 2021.
  4. ^ Per una comparazione europea, in letteratura: Adalbert Stifter, Tarda estate, Palermo, Novecento, 2005 e altri suoi romanzi e racconti; Hermann Broch, Il racconto della serva Zerlina, Milano, Adelphi, 2016 nonché Thomas Bernhard, Perturbamento, Il soccombente e L'imitatore di voci, Milano, Adelphi, 1981/1983/1987.
  5. ^ Cfr. Uccellagione e piccola caccia, a cura di un gruppo di agricoltori e uccellatori, Industrie Grafiche Italiane Stucchi, Milano, 1933, p. 197.
  6. ^ Ibidem.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Dario Agazzi, Una dimora boschiva del XVIII secolo: il casino di caccia "Canaletta" a Nembro, Bergamo, Lubrina Bramani, 2018, ISBN 9788877666741.
  • Kurt G. Blüchel (a cura di), Caccia, Santarcangelo di Romagna, Rusconi, 2013, ISBN 9788862621649.
  • Giuseppe Catalano, Fabio Morello, Filippo Mule, Il rilievo della Real Casina di caccia nel bosco della Ficuzza, Palermo, 1994.
  • Piero Pieroni (a cura di), Enciclopedia della caccia, Firenze, Sadea-Sansoni, 1969, ISBN 2560846113497.
  • Paola Venturelli - Stefania Ghioni, Due meraviglie di Oreno: Casino di Caccia Borromeo e Parco Gallarati Scotti, Monza, Circolo culturale orenese, Comitato permanente Sagra, 1993.
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