Salvatore Inzerillo

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Salvatore Inzerillo

Salvatore Inzerillo, soprannominato Totuccio (Palermo, 1944Palermo, 11 maggio 1981), è stato un criminale italiano, legato a Cosa Nostra.

Biografia[1][modifica | modifica sorgente]

Salvatore Inzerillo era parente del mafioso Rosario Spatola e cugino del boss Carlo Gambino, capo dell'omonima Famiglia di Brooklyn. Per queste ragioni, ancora giovanissimo, Inzerillo venne affiliato nella cosca di Passo di Rigano, di cui divenne capo nel 1978, succedendo allo zio Rosario Di Maggio e venendo nominato anche capomandamento della zona; fu in questo periodo che Inzerillo instaurò ottimi rapporti personali e d'affari con il boss Stefano Bontate, con cui approvvigionava morfina base e, dopo averla fatta raffinare, la mandava negli Stati Uniti, in collegamento con i cugini Gambino di Brooklyn[2][3].

Nel 1979, alla vigilia delle elezioni politiche, Inzerillo era stato ospite di spicco della cena elettorale in onore del ministro Attilio Ruffini organizzata dall'avvocato Francesco Reale, membro del comitato regionale della Democrazia Cristiana[4]. Nello stesso anno Inzerillo, insieme ai boss Bontate, John Gambino e Rosario Spatola, si occupò del finto rapimento del finanziere Michele Sindona, il quale si nascose in Sicilia in seguito alla bancarotta delle sue banche; il vero obiettivo del finto rapimento era quello di fare arrivare un avviso ricattatorio ai precedenti alleati politici di Sindona, tra cui l'onorevole Giulio Andreotti, per portare a buon fine il salvataggio delle sue banche e quindi del denaro investito da Inzerillo e dagli altri boss[5][6]. Nel 1980 Inzerillo ordinò l'omicidio del giudice Gaetano Costa, il quale aveva firmato personalmente sessanta mandati di cattura contro Inzerillo, Rosario Spatola, John Gambino e i loro associati per traffico di stupefacenti[7]; il delitto venne decretato da Inzerillo per mandare un segnale allo schieramento avversario dei Corleonesi, dimostrando che anche lui era capace di ordinare un omicidio "eccellente"[8][9].

Per queste ragioni, dopo l'uccisione di Bontate, i Corleonesi ordinarono anche quella di Inzerillo: l'11 maggio 1981 un gruppo di fuoco lo colse, appena uscito dall'abitazione della sua amante, in un'imboscata e lo uccise a colpi di kalashnikov prima che potesse salire sulla sua nuova auto blindata, sfigurandolo orribilmente[10].

Le conseguenze[modifica | modifica sorgente]

Subito dopo la morte di Inzerillo, furono uccisi il figlio 17enne Giuseppe (mutilato e ucciso perché voleva vendicare il padre) e anche i fratelli Santo (27 maggio) e Pietro (novembre 1981).[11] Gran parte della famiglia decise di scappare negli Stati Uniti dove ricevettero la protezione dei cugini Gambino. Restarono invece a Palermo la moglie di Salvatore Inzerillo Filippa Spatola e il figlio Giovanni. Alla fine della guerra i parenti di Inzerillo uccisi furono circa 21[senza fonte].

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ lacndb.com::Italian Mafia
  2. ^ Ordinanza di rinvio a giudizio contro Spatola Rosario ed altri - Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo.
  3. ^ Quando la 'pasta' li fece tutti ricchi - la Repubblica.it
  4. ^ Il Viandante - Sicilia 1981
  5. ^ 1970-1982:Banchieri,faccendieri e massoni
  6. ^ ' QUANDO SINDONA SBARCO' IN SICILIA' - la Repubblica.it
  7. ^ 1970-1982: Cosa Nostra attacca lo Stato
  8. ^ 'La Mattanza Dei Corleonesi' In Tre Anni Oltre Mille Morti - La Repubblica.It
  9. ^ Inzerillo Accusato Dell' Omicidio Costa - La Repubblica.It
  10. ^ 1981-1983: Esplode la seconda guerra di mafia
  11. ^ I Gambino e gli Inzerillo Famiglie tra stragi e potere repubblica.it
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