Giuseppe Lucchese

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Giuseppe Lucchese Miccichè detto "Occhi di ghiaccio" (Palermo, 25 aprile 1966[1]) è un mafioso ed ex kickboxer italiano.

Nasce nel quartiere Brancaccio di Palermo. Inizia la sua carriera criminale usando il cognome della madre. Solo al maxiprocesso viene utilizzato anche il cognome del padre.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Esperto in arti marziali, fu campione italiano di kickboxing negli anni 1982 e 1983. Secondo di cinque figli il padre era netturbino e la madre infermiera presso una delle cliniche più prestigiose di Palermo, Villa Serena, ma appartenente ad una delle famiglie mafiose più spietate. Essendo affiliato alla famiglia di Brancaccio, Lucchese era un fedelissimo dei Corleonesi di Totò Riina.

I pentiti lo indicano come uno dei più feroci killer degli anni 1981-1984: appena ventenne, aveva già un curriculum di tutto rispetto quando Totò Riina lo inserì nella squadra della morte, formata da killer spietati. Nel 1983 partecipò alla mega rapina da 15 miliardi di lire al Banco di Sicilia. Insieme a Vincenzo Puccio uccise nel 1985 il boss Giuseppe Greco, detto "Scarpuzzedda", alle dipendenze del quale era stato fino a quel momento. È sospettato di aver partecipato agli omicidi di Stefano Bontate e Salvatore Inzerillo. È l'esecutore materiale del duplice omicidio dei fratelli Di Piazza dopo un alterco avuto il giorno prima in merito al fratello Roberto, tossicodipendente. Li uccise in piazza Sant'Anna davanti a numerose persone, nel quartiere borgo vecchio con numerosi colpi di pistola; si evidenzia in questo efferato crimine la crudeltà del Lucchese Micciche' che dopo averli uccisi ha infierito sui cadaveri con calci e sputi.

Partecipò all'assassinio del vicebrigadiere Antonino Burrafato, del vice questore Ninni Cassarà e del commissario Beppe Montana. Il pentito Vincenzo Sinagra lo indica come esecutore materiale dell'omicidio del boss di Roccella Giuseppe Abbate.

È stato arrestato il 24 dicembre del 1990 [2][3]. È stato condannato all'ergastolo per pluriomicidio ed è stato detenuto al regime del 41 bis nelle carceri di massima sicurezza. Gli vengono imputati quasi 30 omicidi tra cui quello del generale Dalla Chiesa[4] e del politico Pio La Torre. Nella cantina sotto casa furono trovati 11 miliardi in contanti e numerose armi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

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