Cose di Cosa Nostra (saggio)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Cose di Cosa Nostra
AutoreGiovanni Falcone, Marcelle Padovani
1ª ed. originale1991
Generesaggio
Lingua originale italiano

Cose di Cosa Nostra è un libro che raccoglie delle interviste a Giovanni Falcone fatte dalla giornalista francese Marcelle Padovani.

Struttura del libro[modifica | modifica wikitesto]

[modifica | modifica wikitesto]

Vengono dati alcuni cenni biografici di Giovanni Falcone e si parla delle sue indagini contro Cosa nostra.

Capitolo I: Violenze[modifica | modifica wikitesto]

Il capitolo parla delle nuove armi di cui dispone Cosa nostra, come gli AK-47 o i bazooka e non più la lupara. Poi passa al racconto dei metodi di assassinio dei mafiosi e i grandi omicidi dei boss durante la seconda guerra di mafia. Falcone parla anche dei suoi primi anni in magistratura, quando tutti dicevano che "la mafia non esiste".

Capitolo II: Messaggi e messaggeri[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Falcone parla del linguaggio e dei segni usati dai mafiosi. Poi passa a parlare del fenomeno del pentitismo.

Capitolo III: Contiguità[modifica | modifica wikitesto]

In questo terzo capitolo il giudice procuratore Falcone spiega come la Mafia e la società siciliana siano intrecciate l'un l'altra. Rilevante è una citazione del libro di Tomasi di Lampedusa, nel quale il principe di Salina definisce il popolo siciliano: stanco e vecchio, vecchissimo. Inoltre viene ridefinito il concetto di Cosa Nostra. "Il dialogo Stato/Mafia, con gli alti e bassi tra i due ordinamenti, dimostra chiaramente che Cosa Nostra non è un anti-stato, ma piuttosto un'organizzazione parallela che vuole approfittare delle storture dello sviluppo economico" [Citazione Necessaria] Sempre in questo capitolo emerge la differenza fra un normale magistrato e Falcone. Falcone nacque a Palermo, in Sicilia. Le origini di Falcone sono le stesse di molti altri uomini d'onore. Durante gli interrogatori, egli sa come affrontarli e come farli parlare mettendoli a proprio agio. Fa sì che l'interpretazione di Giovanni Falcone può arrivare fin dal principio.

Capitolo IV : Cosa Nostra[modifica | modifica wikitesto]

Il quarto capitolo espone le caratteristiche di questa istituzione. In Sicilia i mafiosi sono forse più di 5000. Questi però sono scelti dopo una durissima e accurata selezione. L'uomo d'onore, o meglio, il candidato a diventare uomo d'onore deve rispettare delle regole, delle leggi ferree. Alcune: essere violenti, valorosi, capaci di tenere in mano una calibro 38 e di usarla.

Capitolo V: Profitti e perdite[modifica | modifica wikitesto]

Nel capitolo "Profitti e perdite" Falcone parla dei commerci di droga tra Cosa Nostra residente in Sicilia e quella in America, specificandosi poi dei problemi che sorgevano tra queste due, che ormai erano diventate separate una dall'altra.

Capitolo VI: Potere e poteri[modifica | modifica wikitesto]

L'ultimo capitolo del saggio espone diversi atteggiamenti degli investigatori della mafia che lavoravano con Falcone e anche dei mafiosi. Secondo il giudice, lo Stato aveva le capacità di combattere i criminali mafiosi, ma non ci riusciva in quanto li vedeva più pericolosi. L'arresto e le confessioni di diversi mafiosi però convinse lo Stato a paragonarli a semplici criminali portando Falcone a dire "In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere".

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]