Filippo Marchese

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

Filippo Marchese (Palermo, 11 settembre 1938Palermo, 1983) è stato un mafioso italiano, figura di spicco nella mafia siciliana, killer sospettato di decine di omicidi e boss della famiglia mafiosa del quartiere Corso Dei Mille di Palermo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La strategia del boss consisteva nell'attirare le sue vittime nella cosiddetta, Camera della Morte, un piccolo appartamento abbandonato situato in Piazza Sant'Erasmo, a Palermo.

Le vittime venivano uccise attraverso l'uso della garrota e i loro corpi sciolti nell'acido o tritati e gettati in mare. Marchese rappresentò per i corleonesi una risorsa preziosa, soprattutto durante la Seconda guerra di mafia, tra il 1981 ed il 1983. Il suo profilo criminale venne alla luce grazie ai collaboratori di giustizia, Stefano Calzetta e Vincenzo Sinagra[1][2].

Nell'estate del 1982 Filippo Marchese fu autore di vari omicidi nella provincia di Palermo, tra Altavilla Milicia, Casteldaccia e Bagheria, conosciuto come "Il triangolo della morte".

L'agosto 1982 fu il più sanguinario degli anni '80: il 5 agosto venne ucciso Giusto Parisi nei pressi del cimitero di Altavilla, fratello e braccio destro di Antonino Parisi. Lo stesso giorno, a Bagheria, vennero assassinati Cosimo Manzella, consigliere comunale ex democristiano e ora socialista, e Michelangelo Amato, suo portaborse. La mattina di venerdì 6 agosto, ad Altavilla, venne ucciso Pietro Martorana. Al tramonto, a Casteldaccia, fu il turno di Michele Carollo, fedelissimo di Giuseppe Panno, e Santo Grassadonia, vicino alla famiglia di Villabate. Il 7 agosto nella mattinata, a Bagheria ci fu l'omicidio di Francesco Pinello, amico di Giusto Parisi.

Intanto, Marchese continuava a cercare informazioni utili per capire chi avesse ucciso il cognato Gregorio Marchese e fece sequestrare l'ex operaio Fiat Cesare Peppuccio Manzella e Ignazio Pedone. I corpi dei due vennero ritrovati verso mezzanotte, davanti alla stazione dei carabinieri di Casteldaccia, in una Fiat 127 rossa. Martedì 9 agosto ci fu l'omicidio di Leonardo Rizzo, pregiudicato bagherese, che venne trovato morto nel suo appezzamento di terreno a Capo Zafferano.

Nonostante tutto, la sua natura violenta avrebbe potuto rappresentare una minaccia per i boss corleonesi Salvatore Riina e Bernardo Provenzano. Pertanto, nel gennaio del 1983 su ordine di Riina, Pino Greco venne incaricato di uccidere lo stesso Marchese e di scioglierlo nell'acido, così come lui stesso aveva fatto con molte delle sue vittime.

Marchese aveva due nipoti (entrambi fedelissimi di Riina): Antonino e Giuseppe Marchese; quest'ultimo, dal settembre 1992, iniziò a collaborare con la giustizia.

La nipote di Marchese, Vincenza, era sposata con Leoluca Bagarella.[3] Alcune voci sostengono che Bagarella uccise sua moglie Vincenza dopo che suo fratello Giuseppe Marchese collaborò con la giustizia. Altre voci, più attendibili, dicono che Vincenza si suicidò. Un'altra versione asserisce che era clinicamente depressa dopo una serie di aborti spontanei e si suicidò, lasciando una lettera dove dichiarava la sua vergogna ed in cui, tra l'altro, chiedeva al marito di perdonarla.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giuseppe Cerasa, Corso dei Mille, il più feroce dei clan, in La Repubblica, 20 ottobre 1984, p. 9. URL consultato il 30 settembre 2012.
  2. ^ Angelo Vecchio, con la collaborazione di Andrea Cottone, La mafia dalla A alla Z - Piccola enciclopedia di Cosa nostra, Palermo, Novantacento, 2012, pagina 51, ISBN 978-88-96499-30-6.
  3. ^ Fratello di Ninetta Bagarella, moglie di Totò Riina.
Biografie Portale Biografie: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di biografie