Domenico Balducci

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Domenico "Memmo" Balducci

Domenico "Memmo" Balducci (Roma, ... – Roma, 16 ottobre 1981) è stato un criminale italiano esponente della banda della Magliana, nonché punto di contatto e tramite fra la Banda e la mafia romana di Pippo Calò.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Imprenditore e titolare di un negozio di elettrodomestici in Campo de' Fiori, (dove aveva esposto il cartello Qui si vendono soldi) era dedito principalmente al racket dell'usura e a reinvestire, per conto dei Corleonesi di Pippo Calò, (conosciuto durante una detenzione nel carcere dell'Ucciardone di Palermo) i capitali mafiosi provenienti da attività varie.

Legato alla banda della Magliana attraverso Danilo Abbruciati, divenne altresì uno dei principali investitori dei proventi della stessa.

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Nell'estate del 1981 compì l'errore che gli sarà fatale, e cioè quello di trattenere per sé una parte del denaro (150 milioni) destinato a Calò, proveniente dalla cosiddetta operazione Siracusa e che avrebbe dovuto garantire alla mafia enormi proventi da una gigantesca speculazione edilizia, firmando così la sua condanna a morte.

La sera del 16 ottobre 1981, mentre stava rincasando in motorino, giunto davanti al grande cancello della sua lussuosa villa situata in via di villa Pepoli, all'Aventino, viene colpito a morte dai testaccini Abbruciati, De Pedis e Pernasetti, mandati da Pippo Calò a regolare definitivamente il conto con Memmo er cravattaro[1].

Il Cravattaro[modifica | modifica wikitesto]

La figura di Balducci ha ispirato il personaggio de Il Cravattaro nel libro Romanzo criminale, scritto nel 2002 da Giancarlo De Cataldo e riferito alle vicende realmente avvenute della Banda della Magliana.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]