Lercara Friddi

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Lercara Friddi
comune
Lercara Friddi – Stemma Lercara Friddi – Bandiera
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Sicily.svg Sicilia
Città metropolitanaProvincia di Palermo-Stemma.png Palermo
Amministrazione
SindacoGiuseppe Ferrara (UniAMO Lercara - Ferrara Sindaco)
Territorio
Coordinate37°45′N 13°36′E / 37.75°N 13.6°E37.75; 13.6 (Lercara Friddi)Coordinate: 37°45′N 13°36′E / 37.75°N 13.6°E37.75; 13.6 (Lercara Friddi)
Altitudine650 m s.l.m.
Superficie37,43 km²
Abitanti6 794[1] (31-8-2017)
Densità181,51 ab./km²
Comuni confinantiCastronovo di Sicilia, Prizzi, Roccapalumba, Vicari
Altre informazioni
Cod. postale90025
Prefisso091
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT082045
Cod. catastaleE541
TargaPA
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Nome abitantilercaresi
PatronoMaria SS. Di Costantinopoli
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Lercara Friddi
Lercara Friddi
Lercara Friddi – Mappa
Posizione del comune di Lercara Friddi all'interno della città metropolitana di Palermo
Sito istituzionale

Lercara Friddi è un comune italiano di 6.794 abitanti della città metropolitana di Palermo in Sicilia.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Lercara Friddi.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Lercara Friddi sorge quasi alle falde di Colle Madore e del suo sito archeologico sicano, tra il vallone del Landro e la vallata di Fiumetorto e del Platani. Si trova sulla direttrice Palermo - Agrigento, ad un'altezza media di 670 metri s.l.m.

È stata fondata, nell'ambito delle nuove città istituite dall'amministrazione spagnola per ripopolare i feudi abbandonati, con la licenzia popolani del 22 settembre 1595 concessa a Baldassare Gómez de Amezcua che avendo sposato Francesca Lercaro, figlia di Leonello, gli portò in dote matrimoniale i feudi Friddi, Friddigrandi e Faverchi.

Leonello Lercaro era un imprenditore genovese di origine armena venuto in Sicilia in cerca di migliore fortuna e grazie alla cui intraprendenza il paese sorse[2]. La famiglia di costui era cattolica di rito greco, e in tale fatto si giustifica la presenza a Lercara dell'icona della Madonna di Costantinopoli ritrovata dall'undicenne Oliva Baccarella nel 1807: l'effigie graffita recante la data del 1734 presumibilmente proveniva da una chiesa lercarese che seguiva il rito dei Lercari; andata possibilmente smarrita per la rovina di dette chiese fu ritrovata all'aperto nei pressi di un vicino torrente: la tradizione popolare tramanda come miracoloso quell'evento, e da qui trassero origine la festività patronale e la chiesa di Maria Santissima di Costantinopoli (che conserva il graffito, dipinto alla fine del XIX secolo)[3].

Per lungo tempo le maggiori testimonianze urbanistiche di Lercara Friddi furono soprattutto luoghi di culto: dopo la chiesa di San Gregorio d'Armenia, edificata da Leonello Lercaro tra il 1573 e il 1580, ci furono la chiesa della Madonna del Rosario, edificata da Baldassarre Gomez de Amezcua tra il 1595 e il 1604; la chiesa di Sant'Anna, edificata da Francesca Lercaro tra il 1605 e il 1610; e la chiesa di San Gregorio Traumaturgo, inizialmente edificata da Raffaella Lercaro de Amezcua tra il 1627 e il 1640, e poi riedificata più volte sino ai primi dell'Ottocento (tutte scomparse nel tempo).

Nel libro Della Sicilia Nobile, scritto nel 1754 da Francesco Maria Emanuele Gaetani, "Lercara delli Friddi" risulta "Terra Baronale col mero e misto Impero (...) abitata da 1536 anime, per cui vi sono 483 case (...) sei Chiese".

Nel 1801 il poeta Giovanni Meli cita Lercara Friddi (col toponimo di Alcara de’ freddi), in un passaggio delle sue Riflessioni sullo stato presente del Regno di Sicilia intorno all'agricoltura e alla pastorizia[4]: "...Quei pochi, che restano ne’ villaggi, attaccati alle loro famigliole, trovandosi deboli, e mal nutriti, o cadono nella rafanìa[5] (morbo terribile, descritto prima dal cel. Linneo) che fra la debolezza, e contrazione lor toglie l’uso delli ginocchi, e delle gambe o non hanno la forza di resistere alle aeree vicissitudini dell’autunno, od ai rigori dell’inverno, quindi le frequenti epidemie, che spopolano i villaggi, e le campagne; come si è veduto in quest’anno che nella sola Alcara de’ freddi fra lo spazio di pochi mesi ne sono mancati mille, metà morti e metà fuggiti per la miseria, ed i debiti. Ed oh la gran perdita, che è questa per lo Stato!..."

Con la Costituzione siciliana del 1812 e l'abrogazione della feudalità, a Lercara Friddi viene anche attribuito titolo di "Libera Università". Ma è la scoperta dello zolfo a cambarne le sorti, rendendolo un importante centro minerario, l'unico in Provincia di Palermo per l'estrazione e la lavorazione dello zolfo siciliano, incentivandone la crescita a partire dal 1828. Nelle imprese estrattive furono coinvolti anche gli imprenditori angloamericani Rose-Gardner, imparentati con la famiglia Whitaker. Lo sviluppo portò a un boom demografico senza precedenti, e le valse l'appellativo di "Piccola Palermo".

Tuttavia, dopo l'Unità d'Italia le condizioni di gran parte della popolazione del Mezzogiorno (e in particolare della Sicilia), restavano ancora ampiamente insoddisfacenti. La questione meridionale vide l'impennata del brigantaggio che nel 1863 e nel 1876 interessò anche due membri dei Rose-Gardner, rapiti e liberati dietro pagamento di un riscatto. Nel 1893, anno d'inizio crisi dell'industria dello zolfo, diversi minatori lercaresi lamentarono gravi ritardi dei salari. E durante i Fasci siciliani, Lercara pagò un tributo di undici vittime nella protesta del giorno di Natale[6].

Nel 1951 Lercara Friddi salì nuovamente agli onori delle cronache nazionali a causa del prolungato sciopero dei minatori, scaturito da un tragico episodio documentato dallo scrittore Carlo Levi nel suo libro Le parole sono pietre:

"il 18 giugno, un ragazzo di diciassette anni, Michele Felice, un "caruso" che lavorava nella miniera, venne schiacciato da un masso caduto dalla volta di una galleria, e mori. È un fatto frequente: anche il padre del morto aveva avuto una gamba schiacciata da una frana. nella zolfara. Alla bustapaga del morto venne tolta una parte del salario, perché, per morire, non aveva finito la sua giornata; e ai cinquecento minatori venne tolta un'ora di paga, quella in cui avevano sospeso il lavoro per liberarlo dal masso e portarlo, dal fondo della zolfara, alla luce. Il senso antico della giustizia fu toccato, la disperazione secolare trovò, in quel fatto, un simbolo visibile, e lo sciopero cominciò."[7]

Anche il giornalista e poeta Mario Farinella nel suo "pamphlet" La zolfara accusa - lettera da Lercara Friddi, documentò coraggiosamente le lotte degli zolfatari contro i gretti ed avidi proprietari delle miniere. Le attività del bacino minerario chiusero definitivamente nel 1969. Nel 1993, la Regione Siciliana istituì il Parco archeologico-industriale e del Museo delle zolfare[8], che ha sede nella residenza dei Rose-Gardner – Villa Lisetta – in stile vittoriano, recentemente restaurata.

Lercara è ricca di aspetti artistici ed architettonici, e ospita diversi monumenti pubblici che, tra i vari, celebrano il ricordo di illustri personalità locali (alcuni sono opera di artisti di pregio del passato come Mario Rutelli, Antonio Ugo, Cosmo Sorgi e Domenico De Lisi.

La Biblioteca comunale “Giuseppe Mavaro” (insigne lercarese studioso di letteratura e storia municipale) ospita il “Costume nel pupo” di Vito Giangrasso ed il museo archeologico. La stagione dell'archeologia antica si aprì nel 1992 quando il cittadino Antonino Caruso consegnò al Comune un gruppo di pregevolissimi reperti – recuperati accidentalmente – provenienti da Colle Madore. Su questo Colle vicino all'abitato si trovava “il tempio di Afrodite / sepolcro di Minosse” secondo la tesi di Danilo Caruso[9], studioso che ha anche attribuito delle tele anonime, custodite al Duomo ed in San Matteo, allo “Zoppo di Gangi” (nome d'arte di due artisti siciliani di fine Cinquecento-inizio Seicento) ed al pittore ottocentesco Giuseppe Carta[10].

Sul Colle Croce, addossato all'abitato, si trovano pregevoli ottocentesche architetture: la “Santa Croce” ed il serbatoio idrico che alimentava le fontanelle pubbliche (“la vasca”). Meritevoli di attenzione sono i prospetti del Plesso Sartorio e della Matrice per via dello scontro semiotica tra Chiesa cattolica e massoneria locale nel periodo di fine Ottocento-inizio Novecento.

Uno spazio urbano è stato dedicato al servo di Dio Padre Pino Puglisi.

Lercara Friddi è nota anche per aver dato i natali al famigerato gangster Lucky Luciano, e per essere il paese d'origine del ramo paterno di Frank Sinatra.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architettura sacra[modifica | modifica wikitesto]

  • Duomo di Maria Santissima della Neve o Chiesa Madre (1702-1721)
  • Chiesa di Sant'Antonio (XVII secolo)
  • Chiesa di San Matteo (fine XVII sec.)
  • Chiesa di San Giuseppe (1756)
  • Chiesa di San Francesco Saverio (1800)
  • Chiesa di Maria Santissima di Costantinopoli (1840)

Architettura civile[modifica | modifica wikitesto]

  • Palazzo Miceli (XVII sec.)
  • Palazzo Palagonia
  • Palazzo Riso-Ferrara
  • Palazzo Sartorio
  • Palazzo Scammacca (XVII sec.)
  • Villa Lisetta / Villa Rose-Gardner (1840)

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[11]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
21 novembre 1988 4 giugno 1990 Salvatore Cangialosi Democrazia Cristiana Sindaco [12]
17 novembre 1990 8 maggio 1991 Rosario Lo Bue Democrazia Cristiana Sindaco [12]
23 luglio 1991 28 luglio 1991 Francesco Gioacchino Giacovelli Sindaco [12]
1º agosto 1991 14 novembre 1991 Biagio Antonio Favarò Democrazia Cristiana Sindaco [12]
14 novembre 1991 14 maggio 1993 Michelangelo Castronovo Partito Socialista Italiano Sindaco [12]
14 maggio 1993 23 novembre 1993 Giovanbattista Leone Comm. straordinario [12]
23 novembre 1993 11 dicembre 1997 Biagio Favarò - Sindaco [12]
11 dicembre 1997 25 maggio 1998 Pietro Tramuto Comm. straordinario [12]
25 maggio 1998 27 maggio 2003 Giuseppe Pasquale Ferrara lista civica Sindaco [12]
27 maggio 2003 17 giugno 2008 Gaetano Licata lista civica Sindaco [12]
17 giugno 2008 11 giugno 2013 Gaetano Licata lista civica Sindaco [12]
11 giugno 2013 in carica Giuseppe Pasquale Ferrara lista civica Sindaco [12]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 agosto 2017.
  2. ^ I Lercari - Fondatori di Lercara Friddi, su http://independent.academia.edu/DaniloCaruso/. URL consultato il 28 aprile 2018.
  3. ^ L'Odigitria a Lercara, su http://independent.academia.edu/DaniloCaruso/. URL consultato il 27 aprile 2018.
  4. ^ (IT) Pietro Castelli, Leone Rosalinda, Sferlazza Silvia, Nuccio Lucrezia, Angela Campanella, Antonino Nuccio, Giuseppe Lucania, Paride Disparti, Cenni Storici - Comune Lercara Friddi, su www.comune.lercarafriddi.pa.it. URL consultato il 12 febbraio 2018.
  5. ^ (IT) rafanìa in Vocabolario - Treccani, su www.treccani.it. URL consultato il 12 febbraio 2018.
  6. ^ Colajanni, Gli avvenimenti di Sicila e le loro cause, pp. 178-79
  7. ^ Carlo Levi, Le parole sono pietre, Einaudi, ISBN 9788806232900.
  8. ^ Regione Siciliana Assessorato Beni Culturali, su www.regione.sicilia.it. URL consultato il 12 febbraio 2018.
  9. ^ La morte di Minosse in Sicilia, su http://www.instoria.it/home/index.htm/. URL consultato il 27 aprile 2018.
  10. ^ Lo Zoppo di Gangi a Lercara Friddi, su http://independent.academia.edu/DaniloCaruso/. URL consultato il 27 aprile 2018.
  11. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  12. ^ a b c d e f g h i j k l http://amministratori.interno.it/

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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