Mafia italiana e appalti

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Mafia in Italia.

Il rapporto tra mafia italiana e appalti è stato fondamentale nella costruzione del potere della mafia in Italia; soprattutto per quanto riguarda la gestione illecita del sistema di aggiudicazione degli appalti pubblici in Sicilia e in altre regioni da parte di Cosa Nostra e delle altre mafie italiane.[1]

Le continue indagini giudiziarie, i processi quasi settimanali, l'arresto dei prestanome e le confische delle proprietà dei malfattori mettono in rilievo sia la grossa consistenza economica sia la sua espansione su tutto il territorio. Questa attività mafiosa è servita sia per l'accumulo di enorme ricchezza sia per esercitare il controllo prepotente e sovente violento sul territorio.

Il controllo degli appalti pubblici è utilizzato dai delinquenti mafiosi per fornire lavoro nero ai suoi affiliati, eludendo l'autoregolamentazione sindacale dei rapporti di lavoro. In questo modo viene messo sotto controllo non solo l'appalto ma anche la gestione del lavoro e la speculazione sull'acquisto delle materie prime. La gestione mafiosa degli appalti pubblici ha anche favorito la corruzione nelle pubbliche amministrazioni e ha accresciuto, con il voto di scambio, l'associazione mafiosa della classe politica con i gruppi criminali.

La corruzione perpetrata riguarda anche quelle persone che dovrebbero controllare la qualità delle opere pubbliche a fine lavori.[2] Il gettito di denaro pubblico di cui i criminali si sono appropriati attraverso gli appalti pubblici, ha contribuito sia a finanziare il sistema mafioso con denaro pulito, che a riciclare il denaro sporco.[3]

Metodo[modifica | modifica wikitesto]

Il capitale di base viene reperito tramite l'estorsione in cambio di protezione, la rapina, il sequestro di persona, la prostituzione.
I soldi vengono investiti nell'acquisto e spaccio di sostanze stupefacenti, che comporta l'accumulo di enormi capitali.
Il capitale così accumulato viene poi reinvestito in attività varie, possibilmente legali, come alberghi e ristoranti, dove è possibile spacciare più tranquillamente ma anche illegali come le case da gioco, investire nell'edilizia e negli appalti truccati.
La novità è che si ricorre alla violenza il meno possibile, per non destare indagini e si cerca un colloquio più corruttivo che prepotente o violento.
Poi, per mezzo della corruzione di uomini politici ed amministratori locali, si fanno ottenere gli appalti alle società controllate dai delinquenti, influenzando le relative gare d'appalto.

I fondi occulti destinati alle tangenti per i politici e gli amministratori e alla retribuzione dei membri della banda criminale vengono prodotti con l'emissione di fatture false per operazioni inesistenti. In particolare, le società riconducibili a soggetti esterni al sodalizio mafioso, a fronte dei pagamenti ricevuti, restituiscono all'organizzazione criminale denaro contante per la creazione di fondi occulti e utilizzati per i pagamenti illeciti.

Appalti in Sicilia[modifica | modifica wikitesto]

Sacco di Palermo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Sacco di Palermo.

Il sacco di Palermo descrive il boom edilizio avvenuto tra gli anni cinquanta e sessanta del XX secolo, a Palermo.[4] Nel 1956 Salvo Lima divenne assessore ai lavori pubblici e mantenne la carica fino al luglio 1959, quando venne eletto sindaco di Palermo e Vito Ciancimino, gli subentrò Ciancimino nella carica di assessore.[5] Durante il periodo degli assessorati di Lima e Ciancimino, il piano regolatore cittadino sembrò andare in porto e vennero approvate dal consiglio comunale due versioni provvisorie nel 1956 e nel 1959 a cui però furono apportati centinaia di emendamenti, in accoglimento di istanze di privati cittadini, molti dei quali in realtà erano uomini politici e mafiosi, a cui si aggiungevano parenti e associati.
Nel 1960 le varianti del piano derivate dalle istanze permisero pure alla ditta del mafioso Nicolò Di Trapani (pregiudicato per associazione a delinquere) di vendere aree edificabili ad imprese edili[6]. In particolare durante il periodo in cui Ciancimino fu assessore ai lavori pubblici, delle 4.000 licenze edilizie rilasciate, 1600 figurarono intestate a tre prestanome di boss mafiosi. [7][8][9].

Nel 1961, sempre durante l'assessorato di Ciancimino nella giunta del sindaco Lima, il costruttore Girolamo Moncada (legato al boss mafioso Michele Cavataio) aveva ottenuto in soli otto giorni licenze edilizie per numerosi edifici in viale Lazio e via Cilea mentre il fratello Salvatore (pure costruttore e legato al boss Angelo La Barbera) riuscì ad ottenere licenze edilizie per costruire in terreni destinati a verde pubblico[6][10]; anche il costruttore Francesco Vassallo (genero di Giuseppe Messina, capomafia della borgata Tommaso Natale[9]) riuscì a costruire numerosi edifici nonostante violassero le clausole dei progetti e delle licenze edilizie, avvalendosi di prestiti di comodo rilasciati senza garanzia dalla Cassa di Risparmio, presieduta da Gaspare Cusenza, suocero dell'onorevole Giovanni Gioia: per queste ragioni, numerosi appartamenti edificati da Vassallo vennero subito ceduti alle famiglie di Gioia e Cusenza[11].

Nel 1969 l'ex sindaco Salvo Lima (nel frattempo eletto alla Camera dei deputati) verrà incriminato per aver consentito al costruttore Vassallo di poter costruire illegalmente[12].

Informativa Mafia Appalti 1991[modifica | modifica wikitesto]

L'informativa Mafia Appalti[13] è stata la prima operazione che ha fatto luce sulle connessioni mafioso-politico-imprenditoriali, svolta in Sicilia.
L'informativa Mafia Appalti, nasce dalla collaborazione di Giovanni Falcone, del colonnello Mario Mori e del capitano Giuseppe De Donno ma era contrastata oltre che dai mafiosi, dai politici, dagli imprenditori, perfino da diversi elementi della procura stessa di Palermo: l'ordinanza fu congelata per 5 mesi, dal procuratore capo di Palermo, che sosteneva l'inutilità di una tale inchiesta, poi l'inchiesta fu inviata a tutte le procure della Sicilia, fu inviata a Roma, fu data per intero agli avvocati degli indagati, fu data sottobanco ai politici e mafiosi[14], in modo da avvisare i delinquenti mafiosi interessati e dare loro tempo di scappare. Infine su 45 richieste di custodia cautelare di mafiosi, noti imprenditori nazionali, progettisti, faccendieri e un paio di politici palermitani, 24 di loro per associazione mafiosa e 21 di loro per associazione per delinquere finalizzate alla spartizione degli appalti pubblici, ne furono eseguite solo 5 personaggi.[15]
L'inchiesta su mafia e appalti inizia nel 1988, in seguito ad una delazione ricevuta dai carabinieri che indagano sull'assassinio di un allevatore in un comune delle Madonie.[16]
Il 20 febbraio 1991 il ROS depositò l'informativa Mafia e Appalti[17], relativa alla prima parte delle indagini sulle connessioni tra politici, imprenditori e mafiosi, dove si rivelava l'esistenza di un comitato d'affari illegale e si facevano i nomi di società e persone coinvolte. Il ROS indicò in Angelo Siino[18] il riferimento centrale per la gestione illecita di tutte le gare pubbliche in Sicilia.[19] Il dossier fu dato a Giovanni Falcone depurato dei nomi di politici, Salvo Lima, Rino Nicolosi, presidente della Regione Siciliana e Calogero Mannino.[20] Il 9 luglio 1991, furono arrestati Angelo Siino organizzatore, un massone mafioso legato ai Brusca di S. Giuseppe Jato. Il geometra Giuseppe Li Pera, capoarea in Sicilia occidentale della Rizzani De Eccher di Udine, e gli imprenditori Cataldo Farinella, Alfredo Falletta e Serafino Morici. All'inizio del 1992, si aggiungeranno Vito Buscemi e Rosario Cascio.
Angelo Siino in particolare spiegò che da un dato momento in poi Cosa Nostra non si accontentò più di estorcere tangenti, ma passò direttamente a far aggiudicare gli appalti a imprese a lei sottomesse.[21] Dirigevano gli appalti Salvatore Riina, Bernardo Provenzano, Antonino Buscemi, Giuseppe Lipari, Giovanni Bini responsabile della Calcestruzzi Spa del gruppo Italcementi, di proprietà Ferruzzi, Antonino Reale, Benedetto D'Agostino, Agostino Catalano (amministratore della Reale costruzioni e consuocero di Vito Ciancimino). Paolo Borsellino aveva deciso di approfondire l'indagine mafia e appalti. Pietro Giammanco, procuratore capo della Repubblica a Palermo, il 13 luglio 1992, fece depositare da Guido Lo Forte e Roberto Scarpinato e controfirmò il 22 luglio la richiesta di archiviazione dell'inchiesta Mafia e Appalti,[22] che venne eseguita il 14 agosto 1992.[23]

Cemento depotenziato[modifica | modifica wikitesto]

L'uso di cemento depotenziato ha comportato numerosi crolli in tutta la Sicilia e in altre regioni italiane.[24] Strade, ponti, viadotti, ferrovie, gallerie, case, centri commerciali e perfino scuole, ospedali e commissariati sono a rischio di crolli perché costruiti con poco cemento e molta sabbia. L'affare redditizio per i clan della mafia, che in Italia gestiscono il ciclo del cemento aggiudicandosi appalti nazionali e locali per costruire opere pubbliche e private.[25]

Il 4 giugno 2009 a Trapani, i carabinieri nell'operazione Benny, hanno arrestato l'imprenditore Benedetto Valenza di Borgetto, vicino ai mafiosi Michele e Leonardo Vitale, di Partinico, che si era reinserito nella produzione e fornitura di calcestruzzo, intestando beni e società a prestanome; nell'operazione sono stati sequestrati 5 impianti di calcestruzzo e una società di trasporto merci, per un valore di circa 20 milioni di euro[26].

Durante l'operazione i carabinieri che hanno rivelato il controllo esercitato sugli appalti pubblici dalla mafia della Sicilia occidentale e l'utilizzo di cemento depotenziato per la realizzazione delle opere, allo scopo di incrementare i profitti ma producendo immobili soggetti a crolli. Sequestrato il commissariato di polizia di Castelvetrano, in provincia di Trapani, opera pubblica data in appalto; il sequestro è dovuto perché realizzato con cemento depotenziato.

Sono stati messi in rilievo anche altri appalti nei quali è stato fornito cemento depotenziato, tra cui quelli per gli aeroporti di Trapani Birgi[27] e Palermo Punta Raisi, per il porto di Balestrate (operazione Benny 2)[28] e per le infrastrutture dell'area industriale di Partinico e del lungomare di Mazara del Vallo.

Il 17 giugno 2011 a Palermo, la Direzione Investigativa Antimafia, ha sequestrato la cava di marmo di Giuseppe Bordonaro e beni per un valore complessivo di oltre 13 milioni di euro. L'imprenditore era coinvolto nel sistema degli appalti di Cosa nostra e condannato con sentenza definitiva per associazione mafiosa. Il cemento depotenziato per i lavori a Punta Raisi era procurato da questo criminale imprenditore per mezzo di società intestate a prestanome. Giuseppe Bordonaro faceva parte del cosiddetto "metodo Siino" per mezzo del quale Cosa nostra controllava l'aggiudicazione degli appalti, con un "tavolo tecnico", del quale facevano parte imprenditori, politici e mafiosi, e che era presieduto da Angelo Siino, detto il "ministro dei lavori pubblici" della mafia. La società di Bordonaro risulta avere effettuato la fornitura del calcestruzzo povero anche per l'edificazione della nuova Pretura di Palermo.[29]

Il 14 luglio 2014 in contrada Petrulla di Licata, in provincia di Agrigento, sulla statale 626 che collega Campobello di Licata, Ravanusa e Canicattì, la carreggiata di un ponte si è piegata in basso crollando da un'altezza di quattro metri.[30]

Il 4 gennaio 2015 sulla strada Palermo-Agrigento è crollato il viadotto Scorciavacche.[31]. Il magistrato della Procura di Termini Imerese, in provincia di Palermo, ha aperto un'indagine per crollo colposo, il capo progetto Pierfrancesco Paglini, coadiuvato da Davide Tironi e dal direttore tecnico Giuseppe Buzzanca, della ditta Bolognetta scpa, raggruppamento di imprese tra la capofila Cmc di Ravenna, Tecnis e Ccc, sono imputati per difetto di esecuzione.[32].

Il 10 aprile 2015, tra gli svincoli di Scillato e Tremonzelli è avvenuto un nuovo cedimento. Il pilone di sostegno si è spezzato e si è inclinato scontrando la campata opposta.[33]. Questa volta la responsabilità è caduta su Pietro Ciucci, direttore generale dell'ANAS, già indagato per abuso d'ufficio per la costruzione della statale 275 Maglie-Leuca.[34][Non c'entra per niente col cemento depotenziato. Autostrada aperta nel 1975, interessata da movimento franoso].

Metanizzazione di Comuni della Sicilia e dell'Abruzzo[modifica | modifica wikitesto]

Il 22 maggio 2013 a Palermo, la Guardia di Finanza sequestrò 48 milioni di euro alla mafia per appalti truccati.[35] Le indagini hanno rivelato le infiltrazioni di "Cosa Nostra" e dei suoi leader, fra cui Bernardo Provenzano, Leoluca Bagarella e Matteo Messina Denaro, negli affari di un gruppo imprenditoriale che ha installato, fra gli anni 1980 e 1990, la metanizzazione di vaste aree in Sicilia.[36]

Le confessioni di alcuni collaboratori di giustizia, in particolare di Giovanni Brusca, Vincenzo Ferro e Nino Giuffrè ed il contenuto di alcune note scritte dei boss mafiosi e l'esame dei contratti di appalto e sub appalto hanno consentito di ricreare la "storia economico finanziaria" del gruppo imprenditoriale.

Ingenti somme investite in un affare che si è sviluppato anche grazie alla protezione di "Cosa Nostra" e di appoggi politici, in particolare dell'ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino[37], arrivando ad ottenere ben 72 concessioni per la metanizzazione di Comuni della Sicilia e dell'Abruzzo, i cui lavori sono stati in più occasioni affidati in subappalto ad imprese direttamente riconducibili alla criminalità organizzata.

Il dicembre 2013 a Palermo, il tribunale aveva sequestrato circa 7,6 milioni di euro, della famiglia Cavallotti di Belmonte Mezzagno, operanti da diversi anni nel settore edilizio e della manutenzione delle reti di gas metano. Secondo le risultanze indiziarie, gli imprenditori avrebbero agevolato delle persone già sottoposti ad indagini e misure di prevenzione antimafia[38]

Appalti a Roma[modifica | modifica wikitesto]

Cosa Nostra Beach[modifica | modifica wikitesto]

Il lido ostiense è soggetto ad appalti criminali da parte di clan mafiosi che si accaparrano aree demaniali e stabilimenti balneari per mezzo della corruzione di pubblici ufficiali, a favore di imprenditori associati ai clan mafiosi[39]. Nel giro di 10 anni, dal 2003 ad oggi, è stata denunciata la presenza di infiltrazioni di stampo mafioso[40] che dal porticciolo di Ostia si sono addentrate sino all'economia di Roma[41] tramite le famiglie mafiose dei Triassi, dei Fasciani[42], dei Casamonica, dei D'Agati[43], degli Spada e del clan camorristico Senese[44].

Informativa della Guardia di Finanza di Ostia del 2003[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2003, a Ostia, un'informativa della Guardia di finanza[45] parlava dell'attività di Fabrizio Sinceri, associato al sistema mafioso, come uomo di collegamento con i fratelli Vito e Vincenzo Triassi. Fabrizio Sinceri con la società Faber Beach costruì una florida attività criminale turistico commerciale sul litorale ostiense. Questa indagine fu bloccata da una serie di esposti anonimi contro le forze di polizia, accusate di aver incassato illegittimamente del denaro, accuse negli anni rivelatesi false[40].

L'informativa di circa 40 pagine con le descrizioni dettagliate di cosa stava accadendo a Ostia nel 2003, con grafici che evidenziavano i collegamenti delle famiglie mafiose operanti sul litorale, fu fatta insabbiare dalla Mafia romana attraverso le sue connessioni con il mondo della politica e dell’impresa, dal clan Cuntrera-Caruana e dal clan Caldarella. Santo Caldarella, misteriosamente scomparso, che ha due figlie che sono mogli dei fratelli Triassi, era il principale indagato. A partire dal 28 marzo 2003 il gruppo d'indagine fu smembrato.[46] Al suo posto iniziò un depistaggio con l'indagine denominata Anco Marzio, la quale impiegò 6 milioni di euro senza dimostrare nulla. Cesare Bove, Ispettore di Polaria, era una gramigna all'interno della Polizia di frontiera, coinvolgendo poliziotti e finanzieri dentro un gioco che ha fatto transitare almeno 5 volte il peso della cocaina sequestrata in dieci anni di operazioni.[47][48] La cocaina veniva introdotta dall'aeroporto di Fiumicino, corrompendo i funzionari, aspetti della vicenda che lasciano molti interrogativi sul livello di sicurezza dell'aeroporto romano.[49]

Operazione Nuova Alba[modifica | modifica wikitesto]

Il 27 luglio 2013, a Roma, la squadra mobile con l'operazione Nuova Alba, arresta 51 persone per associazione a delinquere di stampo mafioso.[50]. Nel controllo del Porto Turistico di Roma, i mafiosi si sono serviti di imprenditori al di sopra di ogni sospetto.[51]

Operazione Tramonto[modifica | modifica wikitesto]

Il 4 marzo 2014, a Ostia, la squadra mobile con l'operazione Tramonto,[43] arresta 16 persone per associazione a delinquere di stampo mafioso e trasferimento fraudolento di beni[52]<>[53]. In particolare Carmine Fasciani[54][55] si era insinuato e stabilito nell'economia legale di Roma, per mezzo della costituzione, per il tramite di prestanome, di molte società operanti nel settore della ristorazione, della gestione di stabilimenti balneari, delle discoteche e della rivendita e noleggio di autovetture[43]. Le società di balneazione sequestrate sono Settesei, Rapanui, Yogusto, Mpm, Dafa, Sand, Kars.[56]. Le operazioni condotte sul litorale romano con l'operazione Tramonto sono state di fondamentale importanza per rilanciare la parte sana dell'imprenditoria locale che non si piega e continua produrre per la città di Roma e per ripristinare la legalità, per cancellare le presenze malavitose che negli anni si sono insediate sul litorale romano, così come su tutto il territorio nazionale.

Appalti illeciti per stabilimenti balneari[modifica | modifica wikitesto]

Il 4 novembre 2014 a Ostia, la polizia, i carabinieri e la guardia costiera, hanno scoperto in una indagine congiunta, appalti illeciti e tangenti per gli stabilimenti balneari del litorale. In particolare Aldo Papalini, direttore dell'ufficio tecnico e dell'unità operativa ambiente del XIII municipio aveva revocato la concessione di balneazione dello stabilimento balneare Orsa maggiore al Cral delle Poste e lo aveva riaffidato alla società Blu Dream i cui soci erano Cosimo Appeso, luogotenente della Marina militare e Carmine Spada[57]. È stato arrestato Armando Spada, del clan Spada, associato ai Fasciani, egemone nel territorio di Ostia.[58]

Processo Iblis[modifica | modifica wikitesto]

Il 9 aprile 2011, a Catania, l'indagine Iblis della Direzione distrettuale antimafia (Dda) si è conclusa con la scoperta che l'armatore Amedeo Matacena Junior, era in affari con la mafia catanese, con la società Amadeus Spa,[59] per la gestione dei traghetti sullo Stretto di Messina. Sono stati arrestati 23 mafiosi e sequestrati 50 milioni di euro.
La famiglia Ercolano, di Catania, si è infiltrata in vari settori dell'economia, edilizia, grande distribuzione alimentare e in particolare dei trasporti su iniziativa del boss Enzo Ercolano, figlio di Giuseppe, in combutta con Francesco Caruso e Giuseppe Scuto che avevano rapporti con mafiosi di Catania e Agrigento e con politici corrotti, tra i quali Giovanni Cristaudo e Raffaele Lombardo, imputati nel processo Iblis, con la costituzione nel 2008 del Partito nazionale degli autotrasportatori, per avere un canale privilegiato con le amministrazioni pubbliche e incassare ecobonus.[60]

Tra gli anni 2005 e 2006 i collegamenti tra la Sicilia e la Calabria erano tenuti dalla Società Servizi Autostrade del Mare in mano agli Ercolano e ai fratelli Aiello, ma intestata al prestanome Francesco Caruso, che aveva preso in affitto dalla società Amadeus spa, tre navi da utilizzare come vettori.[61]

Alla fine del processo Iblis[62] sono stati condannati 23 delinquenti fra cui l'ex sindaco di Palagonia e deputato regionale Fausto Fagone[63] è stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa.[64] Amedio Matacena, condannato a 5 anni di prigione, per concorso esterno in associazione mafiosa, è fuggito in Dubai.[65]

Mafia Capitale[modifica | modifica wikitesto]

"Mafia Capitale" è il nome di una presunta organizzazione di tipo mafioso-politico-imprenditoriale, che operava a Roma a partire dal 2000 circa.

Il 2 dicembre 2014, in seguito all'operazione Mondo di Mezzo,[66] sono stati arrestati Salvatore Buzzi, Massimo Carminati, (considerati i capi dell'associazione) e altre 37 persone, di cui 8 agli arresti domiciliari, accusati di associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, corruzione, turbativa d'asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio di denaro e altri reati.[67][68]

Il 4 giugno 2015, nell'ambito della stessa inchiesta, vengono arrestate altre 44 persone, di cui 25 agli arresti domiciliari, in gran parte ex manager delle Coop ed ex assessori e consiglieri. Altri 21 indagati rimangono a piede libero.[69][70]

Ai primi di giugno 2015, vengono inoltre indagate dalla Procura di Catania 6 persone, tra cui il sottosegretario Giuseppe Castiglione, per turbativa d'asta nell'inchiesta sull'appalto per la gestione del Centro di Accoglienza migranti irregolari e Richiedenti Asilo di Mineo.[71] I sospetti di una connessione fra l'inchiesta su "Mafia capitale" e la gestione del CARA erano già stati avanzati nei mesi precedenti dagli inquirenti.[72]

Il 3 agosto 2015, Luca Odevaine (uno dei principali indagati) annuncia di voler collaborare con gli inquirenti, rivelando l'esistenza di aspetti irregolari nel sistema di gestione degli appalti del Centro di accoglienza.[73]

La sentenza di primo grado del tribunale il 20 luglio 2017 fa decadere per tutti i 46 imputati l'associazione mafiosa, mentre le condanne più gravi vanno a Carminati (20 anni), Buzzi (19 anni), Luca Gramazio (11 anni), Franco Panzironi (10 anni) e cinque sono assolti.[74]

Video[modifica | modifica wikitesto]

Arresto di Vincenzo Triassi[modifica | modifica wikitesto]

Filmato audio Pino Finocchiaro, Arrivo in aeroporto e traduzione in carcere di Vincenzo Triassi, Rai News 24.
«Luogotenente a Roma dei Caldarella e i Cuntrera-Caruana».

Operazione Nuova Alba[modifica | modifica wikitesto]

Filmato audio Operazione Nuova Alba, OstiaTV, 5 novembre 2014.
«Ostia, concessioni demaniali e appalti pubblici: arrestati imprenditori e funzionari».

Operazione Tramonto[modifica | modifica wikitesto]

Filmato audio Operazione Tramonto, OstiaTV, 4 marzo 2014.
«Criminalità, smantellate imprese dei clan mafiosi: 16 arresti».

Processo Iblis[modifica | modifica wikitesto]

Filmato audio Processo Iblis, D1Television, 13 gennaio 2012.
«Processo Iblis a Catania: scende in campo "la società degli onesti"».

Mafia Capitale[modifica | modifica wikitesto]

Filmato audio Ezio Mauro, Roma, la politica serva della banda criminale, Repubblica, 4 dicembre 2014.
«Il commento del Direttore del giornale la Repubblica».

Filmato audio Mafia capitale, Mussolini: 'Questa è feccia, non è destra!', La7 Attualità, 5 dicembre 2014.
«Il commento di Alessandra Mussolini: È un errore definire questa vicenda in termini di destra e sinistra, questa è feccia[75] umana, i cittadini romani devono essere risarciti. Io sono di destra, ma non ho mai fatto impicci».

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Filone mafia e appalti richiesta archiviazione. (DOC) N. 4645/00 Mod. 21. Procura della Repubblica. Presso il Tribunale di Caltanissetta. Direzione Distrettuale Antimafia.
  2. ^ Mafie e grandi opere. Vittorio Mete.
  3. ^ La mafia in cantiere. (PDF). Salvatore Sacco. CSIC Pio La Torre. 2010.
  4. ^ Il sacco di Palermo e le colpe di una città. Salvatore Butera. diPalermo.
  5. ^ Relazione di minoranza della Commissione Parlamentare Antimafia VI LEGISLATURA. (PDF). Mafia urbana. pag. 577.
  6. ^ a b Ritirato il passaporto a Ciancimino. Sandra Bonsanti. Repubblica. 2 ottobre 1984.
  7. ^ La mafia urbana. (PDF). Documenti della Commissione Parlamentare Antimafia VI LEGISLATURA
  8. ^ Documenti del Senato della Repubblica XIV LEGISLATURA. Deposizione di Giovanni Brusca.
  9. ^ a b Mafia e impresa. Umberto Santino. Centro Siciliano di Documentazione "Giuseppe Impastato". Journees D'etude Sur La Mafia. Università Parigi I. 5 e 6 luglio 2001.
  10. ^ Testimonianze degli ispettori di polizia Bonferraro e Mangiaracina al processo Andreotti. Clarence. Udienza. 22 maggio 1996.
  11. ^ Relazione sugli atti del procedimento concernente il deputato Giovanni Gioia nella sua qualità di Ministro della marina mercantile. (PDF). Documenti della Commissione Parlamentare sui procedimenti di accusa. VIII LEGISLATURA.
  12. ^ Autorizzazione a procedere contro il deputato Lima. (PDF). Camera dei deputati. 20 gennaio 1969.
  13. ^ [Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, Richiesta per l'applicazione di misure cautelari, procedimento n. 2789/90 N.C.].
  14. ^ Richiesta di archiviazione. (PDF). Procedimento n. 2108/97. 7 luglio 1999.
  15. ^ De Donno: Nel '92 informativa Ros su 'Mafia e appalti' fu congelata. Repubblica. Palermo. Dettaglio. 8 marzo 2011.
  16. ^ Mafia, appalti e stragi. Un depistaggio lungo vent’anni. Word Press. La trattativa. 8 giugno 2013.
  17. ^ Mafia & appalti, una verità scomoda. Luciano Tirinnanzi. Panorama. Cronaca.
  18. ^ Angelo Siino. Corriere della sera. Cinquantamila giorni. Giorgio Dell’Arti, Paola Bellone. 30 luglio 2014.
  19. ^ Dossier mafia-appalti, spunta l’'informativa coi politici. Gian Marco Chiocci. Il giornale. 13 giugno 2007.
  20. ^ Processo Mannino, il pm: il suo nome depurato dai Ros dall’informativa su Mafia e appalti. Il fatto quotidiano. Mafie. 8 ottobre 2014.
  21. ^ Appalti e migliaia di miliardi dietro le stragi Falcone e Borsellino. Anna Petrozzi. Antimafia Duemila. n. 35.
  22. ^ Richiesta di archiviazione procedimento n. 2789/90. copia fotostatica.
  23. ^ Mori: Borsellino ucciso per l'inchiesta su mafia e appalti. Live Sicilia. 21 ottobre 2009.
  24. ^ In Sicilia usato cemento depotenziato, rischio crolli. Allarme di Agliastro. Il fatto nisseno. Cronaca. 27 febbraio 2015.
  25. ^ Ecomafia. Cemento depotenziato, decine di opere a rischio crollo. La Stampa. 4 giugno 2010.
  26. ^ Mafia e Appalti. Arresti e Sequestri tra Borgetto, Balestrate, Capaci e Castelvetrano . Pino Ciampolillo. Nuova Isola delle Femmine. 4 giugno 2009.
  27. ^ L’ombra della mafia sui cantieri. Sequestro da 25 milioni al vicepresidente dei costruttori siciliani. La Stampa. Cronaca. 5 agosto 2014.
  28. ^ Partinico, al porto di Balestrate cemento depotenziato, arrestate 7 persone. Sicilia news 24. 4 giugno 2009.
  29. ^ Cemento mafioso per la Pretura. La Sicilia Web. Cronaca. 17 giugno 2011.
  30. ^ Cemento depotenziato: l’ultimo crollo di un ponte nell’Italia del Sud. Simona Cangelosi. Italia Post. 10 luglio 2014.
  31. ^ Viadotto crollato, «non è il primo caso» ecco tutti gli scandali del cemento in Sicilia. La Sicilia. 6 Gennaio 2015.
  32. ^ Palermo-Agrigento, viadotto inaugurato la vigilia di Natale e crollato a Capodanno. Il fatto quotidiano. 4 gennaio 2015.
  33. ^ Autostrada Palermo-Catania, procura apre inchiesta su cedimento del pilone. Il fatto quotidiano. 13 aprile 2015.
  34. ^ Anas, governo Renzi scarica Ciucci. E il supermanager di Stato annuncia dimissioni. Il fatto quotidiano. 13 aprile 2015.
  35. ^ GdF: sequestrati 48 mln alla mafia per appalti truccati. Milano finanza. 22 maggio 2013.
  36. ^ Le mani dei boss sulla metanizzazione. La Sicilia Web. 22 maggio 2013.
  37. ^ Mafia e metano, al centro dell’inchiesta la società Gas spa. Palermo today. 22 maggio 2013.
  38. ^ Infiltrazioni mafiose nella metanizzazione, commissariata per sei mesi l'Italgas. La Sicilia. Palermo. 12 luglio 2014.
  39. ^ Ostia Criminale, un 'malaffare' dal '95 ad oggi: il romanzo del litorale. Roma to day. Cronaca. 29 luglio 2013.
  40. ^ a b La denuncia di un ex poliziotto: La mafia sul litorale di Roma poteva essere sconfitta 10 anni fa. Luca Teolato. Il fatto quotidiano. 22 settembre 2013.
  41. ^ Roma, la mappa dei clan quartiere per quartiere. Il blitz quotidiano. 14 novembre 2013.
  42. ^ Così funziona la mafia di Ostia. Repubblica. Espresso. Attualità. 11 giugno 2014.
  43. ^ a b c Dall'Alba al Tramonto: nuovo colpo al clan Fasciani. Sequestrate imprese sul litorale. Roma to day. Cronaca. 4 marzo 2014.
  44. ^ Senese, il boss delle 7 condanne che conquistò Roma grazie al brand Camorra. Ciro Sabatino. Metropoli Web. Notizie. 2 febbraio 2013.
  45. ^ Mafia a Ostia, “Tramonto” smantella il sistema imprenditoriale del clan Fasciani. Luca Teolato. Il fatto quotidiano. Cronaca. 6 marzo 2014.
  46. ^ Roma, regalati dieci anni alla mafia!”: Gaetano Pascale. Da chi?.
  47. ^ A un passo dai capi della cupola, fermati e trasferiti d'ufficio. Repubblica. Cronaca. 27 luglio 2012.
  48. ^ Dama Bianca, auto sospette e droga. Il giallo del maresciallo suicida. Il tempo. Cronaca. 10 giugno 2014.
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]