Antonio Gava

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando l'omonimo vescovo di Feltre e Belluno, vedi Antonio Gava (vescovo).
Antonio Gava
Gava.jpg

Ministro dell'interno
Durata mandato 13 aprile 1988 –
16 ottobre 1990
Presidente Ciriaco De Mita
Giulio Andreotti
Predecessore Amintore Fanfani
Successore Vincenzo Scotti

Ministro delle finanze
Durata mandato 28 luglio 1987 –
13 aprile 1988
Presidente Giovanni Goria
Predecessore Giuseppe Guarino
Successore Emilio Colombo

Ministro delle poste e delle telecomunicazioni
Durata mandato 4 agosto 1983 –
28 luglio 1987
Presidente Bettino Craxi
Amintore Fanfani
Predecessore Remo Gaspari
Successore Oscar Mammì

Ministro per i rapporti con il Parlamento
Durata mandato 18 ottobre 1980 –
26 giugno 1981
Presidente Arnaldo Forlani
Predecessore Amintore Fanfani
Successore Vincenzo Scotti

Presidente della Provincia di Napoli
Durata mandato 1960 –
1969
Predecessore Guglielmo Waschimps
Successore Ciro Cirillo

Senatore della Repubblica
Durata mandato 23 aprile 1992 –
14 aprile 1994
Legislature XI
Gruppo
parlamentare
Democratico Cristiano
Circoscrizione Campania
Collegio Cerreto Sannita
Sito istituzionale

Deputato della Repubblica Italiana
Durata mandato 25 maggio 1972 –
22 aprile 1992
Legislature VI, VII, VIII, IX, X
Gruppo
parlamentare
Democratico Cristiano
Circoscrizione Napoli
Incarichi parlamentari
  • Componente della 5ª Commissione (Bilancio e Partecipazioni Statali) dal 25 maggio 1972 al 4 luglio 1976
  • Componente della Giunta delle Elezioni dal 15 luglio 1976 al 19 giugno 1979
  • Componente della 7ª Commissione (Difesa) dal 5 luglio 1976 al 19 giugno 1979
  • Componente della Commissione Speciale incaricata, in sede referente, dell'esame dei progetti di legge concernenti disposizioni in materia di locazioni di immobili urbani dal 21 gennaio 1977 al 19 giugno 1979
  • Componente della Commissione Speciale incaricata dell'esame in sede referente, del Disegno di Legge N. 696 concernente istituzione e ordinamento del servizio per la informazione e la sicurezza dal 28 gennaio 1977 al 19 giugno 1979
  • Componente della Commissione Parlamentare per l'esercizio dei poteri di controllo sulla programmazione e sull'attuazione degli interventi ordinari e straordinari nel Mezzogiorno dal 5 agosto 1976 al 18 maggio 1977
  • Componente del Comitato Parlamentare per il controllo sui servizi di informazione e sicurezza e sul Segreto di Stato dal 6 dicembre 1977 al 19 giugno 1979
  • Componente della Giunta Provvisoria delle Elezioni dal 20 giugno 1979 al 6 luglio 1979

Componente della 2ª Commissione (Interni) dall'11 luglio 1979 all'11 luglio 1983 e dal 12 luglio 1983 al 1º luglio 1987

  • Componente della Commissione Parlamentare d'inchiesta sulla Strage di Via Fani, sul sequestro e l'assassinio di Aldo Moro e sul Terrorismo in Italia dal 20 dicembre 1979 al 7 marzo 1980
  • Componente della Commissione Parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza e per il Segreto di Stato dal 24 ottobre 1979 al 13 novembre 1980
  • Componente della Giunta per il Regolamento dal 20 novembre 1990 al 22 aprile 1992
  • Componente della 1ª Commissione (Affari Costituzionali) dal 4 agosto 1987 al 25 ottobre 1990
  • Componente della 3ª Commissione (Esteri) dal 25 ottobre 1990 al 22 aprile 1992
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico Democrazia Cristiana
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Professione Avvocato, giornalista

Antonio Gava (Castellammare di Stabia, 30 luglio 1930Roma, 8 agosto 2008) è stato un politico italiano, esponente della Democrazia Cristiana e della corrente "Azione Popolare" (Grande centro doroteo) di cui fu uno dei leader, con Arnaldo Forlani e Vincenzo Scotti.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Antonio Gava nasce a Castellammare di Stabia in Provincia di Napoli il 30 luglio 1930; era il quarto degli otto figli di Imma Limarzi e del politico Veneto Silvio Gava, trasferitosi in Campania nei primi anni '20, il quale è stato per tredici volte Ministro (in particolar modo ha presieduto il Ministero di Grazia e Giustizia, il Ministero della Tesoro e il Ministero della Pubblica Amministrazione), senatore tra gli anni cinquanta e settanta nonché importante esponente della corrente "Dorotea" della Democrazia Cristiana.

A seguito della Maturità Classica conseguita nella sua città natale e la successiva laurea in Giurisprudenza conseguita presso l'Universitá degli Studi di Napoli Federico II nel 1954 poté divenire Docente Universitario di Contabilità Nazionale nella medesima Universitá nel 1959. Alla fine degli Anni 1950 convolò a nozze con la Veneta Giuliana Marson e divenne successivamente il padre di tre figli: Angelo, Antonella e Marco.

Nel 1952 Antonio Gava, dopo la militanza nei gruppi dell'Azione Cattolica, divenne membro del comitato provinciale della Democrazia Cristiana. Nel 1960 Gava venne eletto come Presidente della Provincia di Napoli, carica che manterrà fino al 1969[1]. Alle elezioni politiche del 1972 venne eletto in parlamento come deputato della Repubblica Italiana nella VI legislatura della Repubblica Italiana, permanendo in tale carica fino al 1992; alcuni politologi videro in questa elezione un passaggio di potere di padre in figlio. Nel 1980 poté assurgere al suo primo incarico di governo: ricoprì infatti la carica di Ministro per i rapporti con il Parlamento nel Governo Forlani fino al 28 giugno 1981; in seguito sarà per tre volte Ministro delle poste e delle telecomunicazioni (Governo Craxi I, Governo Craxi II, Governo Fanfani VI) e ministro delle Finanze nel Governo Goria, sorto a seguito delle elezioni anticipate convocate nel 1987, cagionate dalla crisi del Governo Craxi II come conseguenza della rottura del cosiddetto Patto della Staffetta tra Bettino Craxi in quel momento Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana e Ciriaco De Mita (segretario della Democrazia Cristiana tra il 1982 e il 1989).

Nell'aprile 1988 Ciriaco De Mita (il quale era un suo avversario nella Democrazia Cristiana poiché afferiva alla corrente "Sinistra di Base", mentre Gava ed Arnaldo Forlani appartenevano alla Corrente del "Grande Centro" o "Azione Popolare") lo nominò Ministro dell'interno nel Governo De Mita; nel febbraio 1989 ebbe un ruolo nevralgico all'interno del partito, sostenendo Arnaldo Forlani come Segretario della Democrazia Cristiana, ponendo quindi fine al cosiddetto "doppio incarico" di Ciriaco De Mita; in seguito fu un convinto assertore della nascita del CAF, l'alleanza fra Bettino Craxi, Giulio Andreotti ed Arnaldo Forlani. Dopo la caduta del Governo De Mita Gava fu confermato Ministro dell'Interno nel Governo Andreotti VI, fino all'ottobre del 1990, quando, in seguito ad un ictus fu costretto a lasciare la carica per la quale era stato designato. Il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga designo Vincenzo Scotti come nuovo Ministro dell'Interno fino al 1992.

Antonio Gava fu considerato come uno delle personalità politiche più potenti ed autorevoli nella Democrazia Cristiana per oltre vent'anni (dai primi anni 1970 ai primi anni 1990), tanto che venne soprannominato "il Viceré" grazie alla sua capacità di spostare consensi e di influire incisivamente sulla vita politica italiana e del partito del quale fu un eminente esponente; difatti grazie a questa autorevolezza riuscì ad avere incarichi ministeriali di prim'ordine per tutti gli anni 1980. Sempre in questi anni divenne emblematica la concorrenza con Paolo Cirino Pomicino, il quale apparteneva invece alla Corrente patrocinata da Giulio Andreotti.

Dall'ottobre del 1990 al 1992 ebbe l'incarico di Presidente del gruppo Parlamentare Democristiano alla Camera dei Deputati; a seguito delle Elezioni Politiche convocate nel 1992 (considerate le ultime elezioni della cosiddetta Prima Repubblica) in cui Gava venne rieletto divenne Presidente del Gruppo Parlamentare Democristiano al Senato della Repubblica. La sua carriera politica si conclude nel marzo 1993, periodo in cui iniziano i procedimenti giudiziari in cui venne coinvolto. In questi anni l'inchiesta di Mani Pulite rimodulò lo scenario politico italiano, determinando anche la fine della Democrazia Cristiana, sciolta dal neo-segretario Mino Martinazzoli.

Procedimenti giudiziari[modifica | modifica wikitesto]

Già ai tempi della sua massima autorevolezza politica fu coinvolto in diversi procedimenti. Il 30 marzo 1984, Gava venne interrogato dal giudice istruttore napoletano Carlo Alemi e dal collega Ferrone, in ordine alle promesse che suoi emissari avrebbero fatto a Cutolo in quel momento detenuto: denaro, appalti e tangenti per la ricostruzione dopo il terremoto in Irpinia.

Al termine dell'istruttoria, lo stesso giudice istruttore, il 28 luglio 1988, depositò l'ordinanza di rinvio a giudizio di vari personaggi che sarebbero stati protagonisti della trattativa della DC con Cutolo per addivenire alla liberazione di Ciro Cirillo, rapito dalle Brigate Rosse, in cambio di favori nella concessione di appalti pubblici. Gava, Flaminio Piccoli, Scotti e Francesco Patriarca furono indicati come i registi della trattativa. A sostegno dei suoi convincimenti il giudice nella sua ordinanza scriveva che effettivamente i politici fecero delle promesse a Cutolo nel carcere di Ascoli Piceno, attraverso i servizi segreti e Francesco Pazienza, per salvare la vita a Cirillo.

Nel 1993 Antonio Gava fu accusato di ricettazione e 416bis; è stato prescritto per il primo reato e assolto per il secondo[2]. Nel 1993 Gava riceve un avviso di garanzia venendo accusato di voto di scambio durante la campagna elettorale, reo di aver barattato voti finanche con loculi cimiteriali.

Essendo stato Ministro, chiese di essere portato a Forte Boccea nel quale passò tre notti; successivamente gli furono concessi gli arresti domiciliari che durarono dal settembre 1994 al marzo 1995. Dopo una traversìa giudiziaria durata tredici anni, il 19 maggio 2006 Gava venne definitivamente assolto dalla Corte d'Appello a causa di «mancata impugnazione», mentre in primo grado fu assolto con formula piena. Le motivazioni della sentenza di assoluzione, però, affermano la contiguità della sua corrente con questi ambienti:

«Ritiene la Corte che risulti provato con certezza che il Gava era consapevole dei rapporti di reciprocità funzionali esistenti tra i politici locali della sua corrente e l'organizzazione camorristica dell'Alfieri, nonché della contaminazione tra criminalità organizzata e istituzioni locali del territorio campano; è provato che lo stesso non ha svolto alcun incisivo e concreto intervento per combattere o porre un freno a tale situazione, finendo invece con il godere dei benefici elettorali da essa derivanti alla sua corrente politica: ma tale consapevole condotta dell'imputato, pur apparendo biasimevole sotto il profilo politico e morale, tanto più se si tiene conto dei poteri e doveri specifici del predetto nel periodo in cui ricoprì l'incarico di ministro degli Interni, non può di per sé ritenersi idonea ed affermarne la responsabilità penale.

[...]

L'imputato aveva piena consapevolezza dell'influenza esercitata dalle organizzazioni camorristiche operanti in Campania sulla formazione e/o l'attività e del collegamento dei politici locali con i camorristi, sicché non potrebbe neanche ritenersi che egli si sia interessato della politica locale senza rendersi conto del fenomeno della compenetrazione della camorra nella vita politica, alla cui gestione avrebbero provveduto, a sua insaputa, gli esponenti locali della corrente [...] Appare evidente che la consapevolezza da parte dell'imputato dell'infiltrazione camorristica nella politica campana, insieme allo stretto rapporto mantenuto con gli esponenti locali della sua corrente e con le istituzioni politiche del territorio medesimo, nonché all'omissione dei possibili interventi di denuncia e lotta al sistema oramai instauratosi in zona, costituiscono elementi indiziari di rilievo da cui potersi dedurre la compenetrazione dell'imputato nel sistema medesimo, secondo quanto posto in rilievo dalla Pubblica Accusa [...] Il Gava non risulta essersi concretamente attivato, quale capocorrente della Dc o nelle sue funzioni ministeriali, per porre un argine al fenomeno della contaminazione politica da parte della criminalità nel territorio campano; come nessuna iniziativa ha adottato per la sospensione dei consiglieri comunali, di cui pur conosceva la contiguità alla camorra, sospensione resa possibile dalla Legge entrata in vigore quando era ancora ministro degli Interni.»

(Motivazioni della sentenza[2])

Nel corso del 2006, la difesa (portata avanti dal nipote dello stesso Gava, Gabriele Gava) rese poi noto che Antonio Gava avrebbe chiesto un risarcimento allo Stato per un valore di circa 38 milioni di euro. In particolare, la richiesta economica fu inoltrata in questi termini:

  • 3300000  per non aver potuto svolgere attività professionale (la reintegrazione nell'ordine avvenne solo 11 anni dopo)
  • 10000000  per danno fisico
  • 10000000  per il danno morale
  • 15000000  per il danno all'immagine

La difesa esibì anche referti medici per dimostrare i danni subiti dall'ex esponente della DC.

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Antonio Gava morì nella sua abitazione di Roma l'8 agosto 2008 all'età di 78 anni. Fu sepolto nel cimitero di Trevi nel Lazio dopo i funerali celebrati nella Basilica dei Santi Pietro e Paolo all'EUR a Roma in cui erano presenti molti esponenti autorevoli della Democrazia Cristiana, quali Giulio Andreotti, Arnaldo Forlani, Pier ferdinando Casini e Paolo Cirino Pomicino. Successivamente fu celebrata un'altra messa funebre anche a Castellammare di Stabia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Antonio Gava, Giancarlo Gava, Il certo e il negato. Un'autobiografia politica, Sperling & Kupfer, 2005

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Ministro dell'interno della Repubblica Italiana Successore MinisteroInterno.svg
Amintore Fanfani 1988 - 1990 Vincenzo Scotti
Predecessore Ministro delle poste e delle telecomunicazioni della Repubblica Italiana Successore Italy-Emblem.svg
Remo Gaspari 4 agosto 1983 - 1º agosto 1986 Antonio Gava I
Antonio Gava 1º agosto 1986 - 17 aprile 1987 Antonio Gava II
Antonio Gava 17 aprile 1987 - 28 luglio 1987 Oscar Mammì III
Controllo di autoritàVIAF (EN90146777 · ISNI (EN0000 0000 7875 441X · SBN CFIV057427 · LCCN (ENn90708269 · GND (DE13062070X · WorldCat Identities (ENlccn-n90708269