Antonio Gava

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Antonio Gava
Gava.jpg

Ministro per i rapporti con il Parlamento
Durata mandato 18 ottobre 1980 –
26 giugno 1981
Presidente Governo Forlani
Predecessore Amintore Fanfani
Successore Vincenzo Scotti

Ministro delle poste e delle telecomunicazioni
Durata mandato 4 agosto 1983 –
28 luglio 1987
Presidente Bettino Craxi
Amintore Fanfani
Predecessore Remo Gaspari
Successore Oscar Mammì

Ministro delle finanze
Durata mandato 28 luglio 1987 –
13 aprile 1988
Presidente Giovanni Goria
Predecessore Giuseppe Guarino
Successore Emilio Colombo

Ministro dell'interno
Durata mandato 13 aprile 1988 –
16 ottobre 1990
Presidente Ciriaco De Mita
Giulio Andreotti
Predecessore Amintore Fanfani
Successore Vincenzo Scotti

Presidente della Provincia di Napoli
Durata mandato 1960 –
1969
Successore Ciro Cirillo

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature VI, VII, VIII, IX, X
Gruppo
parlamentare
Democratico Cristiano
Circoscrizione Napoli
Incarichi parlamentari
  • Componente della 5ª Commissione (Bilancio e Partecipazioni Statali) dal 25 maggio 1972 al 4 luglio 1976
  • Componente della Giunta delle Elezioni dal 15 luglio 1976 al 19 giugno 1979
  • Componente della 7ª Commissione (Difesa) dal 5 luglio 1976 al 19 giugno 1979
  • Componente della Commissione Speciale incaricata, in sede referente, dell'esame dei progetti di legge concernenti disposizioni in materia di locazioni di immobili urbani dal 21 gennaio 1977 al 19 giugno 1979
  • Componente della Commissione Speciale incaricata dell'esame in sede referente, del Disegno di Legge N. 696 concernente istituzione e ordinamento del servizio per la informazione e la sicurezza dal 28 gennaio 1977 al 19 giugno 1979
  • Componente della Commissione Parlamentare per l'esercizio dei poteri di controllo sulla programmazione e sull'attuazione degli interventi ordinari e straordinari nel Mezzogiorno dal 5 agosto 1976 al 18 maggio 1977
  • Componente del Comitato Parlamentare per il controllo sui servizi di informazione e sicurezza e sul Segreto di Stato dal 6 dicembre 1977 al 19 giugno 1979
  • Componente della Giunta Provvisoria delle Elezioni dal 20 giugno 1979 al 6 luglio 1979

Componente della 2ª Commissione (Interni) dall'11 luglio 1979 all'11 luglio 1983 e dal 12 luglio 1983 al 1º luglio 1987

  • Componente della Commissione Parlamentare d'inchiesta sulla Strage di Via Fani, sul sequestro e l'assassinio di Aldo Moro e sul Terrorismo in Italia dal 20 dicembre 1979 al 7 marzo 1980
  • Componente della Commissione Parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza e per il Segreto di Stato dal 24 ottobre 1979 al 13 novembre 1980
  • Componente della Giunta per il Regolamento dal 20 novembre 1990 al 22 aprile 1992
  • Componente della 1ª Commissione (Affari Costituzionali) dal 4 agosto 1987 al 25 ottobre 1990
  • Componente della 3ª Commissione (Esteri) dal 25 ottobre 1990 al 22 aprile 1992
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico Democrazia Cristiana
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Professione Avvocato

Antonio Gava (Castellammare di Stabia, 30 luglio 1930Roma, 8 agosto 2008) è stato un politico italiano, appartenente alla Democrazia Cristiana e alla corrente "Alleanza Popolare" (Grande centro "doroteo") di cui fu uno dei leader, con Arnaldo Forlani e Vincenzo Scotti.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Silvio Gava, il quale fu 13 volte ministro, tra gli anni cinquanta e settanta.

Nel 1960 Antonio viene eletto come Presidente della Provincia di Napoli, carica che manterrà fino al 1969,[1] viene eletto in parlamento per la prima volta nel 1972 (VI legislatura); nel 1980 ricopre il suo primo incarico di governo, ricopre infatti la carica di Ministro per i rapporti con il Parlamento (Governo Forlani), in seguito sarà per tre volte Ministro delle poste e delle telecomunicazioni (Governo Craxi I, Governo Craxi II, Governo Fanfani VI), ministro delle Finanze (Governo Goria) e due volte Ministro dell'interno (Governo De Mita e Governo Andreotti VI), nel 1990, in seguito ad un ictus fu costretto a lasciare la carica per cui era stato designato. Uomo tra i più potenti della Democrazia Cristiana, venne soprannominato "il viceré" per la sua capacità di spostare consensi e di influire incisivamente sulla vita politica italiana e del partito del quale fu esponente.

I problemi giudiziari[modifica | modifica wikitesto]

Già nei tempi della sua massima autorevolezza politica, gli anni ottanta, fu coinvolto in procedimenti penali sul coinvolgimento nel malaffare tra camorra e pubblica amministrazione. Il 30 marzo 1984, Antonio Gava venne interrogato dal giudice istruttore napoletano Carlo Alemi e dal collega Olindo Ferrone, in ordine alle promesse che suoi emissari avrebbero fatto a Cutolo detenuto: denaro; appalti e tangenti per la ricostruzione del dopo terremoto in Irpinia; trattamenti di favore dentro le carceri e trasferimenti da un penitenziario all'altro.

Al termine dell'istruttoria, lo stesso giudice istruttore, il 28 luglio 1988, depositò l'ordinanza di rinvio a giudizio di vari personaggi che sarebbero stati protagonisti della trattativa della Democrazia cristiana campana con la camorra di Raffaele Cutolo per addivenire ad una liberazione di Ciro Cirillo, rapito dalle Brigate rosse, in cambio di favori nella concessione di appalti pubblici. Antonio Gava, Flaminio Piccoli e Vincenzo Scotti furono indicati come i registi della trattativa. A sostegno dei suoi convincimenti il giudice nella sua ordinanza scriveva che effettivamente i politici, nonostante lo avessero sempre negato anche durante gli interrogatori, fecero delle promesse a Cutolo nel carcere di Ascoli Piceno, attraverso i servizi segreti e Francesco Pazienza, affinché intervenissero per salvare la vita a Cirillo.

L'inciampo dell'ordinanza, che accreditò la veridicità dell'ingresso nel carcere di Ascoli Piceno di un emissario di Vincenzo Scotti che positivamente quel giorno si dimostrò essere altrove, fu colto dalla Democrazia cristiana per travolgere nella condanna pubblica tutto il contenuto delle 1600 pagine dell'ordinanza Alemi: ne derivarono le dimissioni da direttore de l'Unità di Claudio Petruccioli (che aveva accreditato quell'incontro).

Il 25 maggio 1990 la Camera dei Deputati respinse (con 164 si, 310 no e 1 astenuto) una mozione di sfiducia presentata contro Gava da Partito Comunista Italiano e Sinistra Indipendente.

Nel 1993 Antonio Gava fu accusato di ricettazione e associazione mafiosa; è stato prescritto per il primo reato e assolto per il secondo. Per la ricettazione fu condannato a 5 anni in primo grado, a 2 anni in appello e in Cassazione scattò la prescrizione[2]. La seconda delle accuse vertenti sul suo capo ha invece una storia ben più complessa della precedente: nel 1993 Gava, capogruppo al Senato della Democrazia Cristiana, vide bussare alla porta di casa sua i Carabinieri che gli presentarono un mandato d'arresto con l'accusa di avere rapporti con la Camorra: Gava venne accusato di voto di scambio durante la campagna elettorale di quell'anno, reo di aver barattato voti finanche con loculi cimiteriali.

Essendo stato Ministro dell'Interno, chiese di essere portato al carcere militare di Forte Boccea nel quale passò tre notti; successivamente gli furono concessi gli arresti domiciliari che durarono dal settembre 1994 al marzo 1995. A seguito del suo arresto, Gava fu sospeso in via cautelare dal Consiglio dell'ordine degli avvocati al quale apparteneva. Dopo una traversìa giudiziaria durata tredici anni, il 19 maggio 2006 Gava venne definitivamente assolto in appello a causa di «mancata impugnazione». Le motivazioni della sentenza di assoluzione, tuttavia, confermano la contiguità di Gava con la camorra:

« Ritiene la Corte che risulti provato con certezza che il Gava era consapevole dei rapporti di reciprocità funzionali esistenti tra i politici locali della sua corrente e l'organizzazione camorristica dell'Alfieri, nonché della contaminazione tra criminalità organizzata e istituzioni locali del territorio campano; è provato che lo stesso non ha svolto alcun incisivo e concreto intervento per combattere o porre un freno a tale situazione, finendo invece con il godere dei benefici elettorali da essa derivanti alla sua corrente politica: ma tale consapevole condotta dell'imputato, pur apparendo biasimevole sotto il profilo politico e morale, tanto più se si tiene conto dei poteri e doveri specifici del predetto nel periodo in cui ricoprì l'incarico di ministro degli Interni, non può di per sé ritenersi idonea ed affermarne la responsabilità penale.

[...]

L'imputato aveva piena consapevolezza dell'influenza esercitata dalle organizzazioni camorristiche operanti in Campania sulla formazione e/o l'attività e del collegamento dei politici locali con i camorristi, sicché non potrebbe neanche ritenersi che egli si sia interessato della politica locale senza rendersi conto del fenomeno della compenetrazione della camorra nella vita politica, alla cui gestione avrebbero provveduto, a sua insaputa, gli esponenti locali della corrente [...] Appare evidente che la consapevolezza da parte dell'imputato dell'infiltrazione camorristica nella politica campana, insieme allo stretto rapporto mantenuto con gli esponenti locali della sua corrente e con le istituzioni politiche del territorio medesimo, nonché all'omissione dei possibili interventi di denuncia e lotta al sistema oramai instauratosi in zona, costituiscono elementi indiziari di rilievo da cui potersi dedurre la compenetrazione dell'imputato nel sistema medesimo, secondo quanto posto in rilievo dalla Pubblica Accusa [...] Il Gava non risulta essersi concretamente attivato, quale capocorrente della Dc o nelle sue funzioni ministeriali, per porre un argine al fenomeno della contaminazione politica da parte della criminalità nel territorio campano; come nessuna iniziativa ha adottato per la sospensione dei consiglieri comunali, di cui pur conosceva la contiguità alla camorra, sospensione resa possibile dalla Legge entrata in vigore quando era ancora ministro degli Interni. »

(Motivazioni della sentenza[2])

Nel corso degli interrogatori al pentito di camorra Pasquale Galasso il nome di Gava venne fuori diverse volte. Ecco una breve estrapolazione di un interrogatorio del 1993:

« Presidente Luciano Violante: E nessuno si era accorto che eravate là?

Pasquale Galasso: No; in quel momento venni a sapere da Alfieri e Alfieri dallo stesso Nuvoletta che non c'erano problemi, neanche per quanto riguardava le forze dell'ordine che lui riusciva a controllare, riusciva a darci tranquillità. La nostra perplessità derivava dal pericolo che durante le nostre riunioni potessero intervenire i carabinieri facendo accadere un marasma. Nuvoletta invece ci ha sempre tranquillizzati e talvolta io e Alfieri abbiamo visto, scendendo da Vallesana, la masseria dei Nuvoletta, qualche auto dei carabinieri appena fuori dell'abitazione di Nuvoletta. Quella per noi era la dimostrazione che Nuvoletta era ben protetto. Ricordo che all'epoca Nuvoletta era in stretto rapporto con un politico nazionale di grosso rilievo.
Presidente Luciano Violante: Chi era?
Pasquale Galasso: Gava. Questo perché se ne parlava durante le riunioni; talvolta io, Alfieri e qualche altro componente della sua organizzazione abbiamo pranzato con Lorenzo Nuvoletta su esplicita sua richiesta. Quindi se ne parlava perché vedevamo un'ostentata tranquillità a casa di Lorenzo Nuvoletta mentre a quell'epoca anche l'abitazione dell'ultimo malavitoso era soggetta a perquisizione. »

(dichiarazioni rese dal pentito Pasquale Galasso alla Commissione Parlamentare Antimafia, presidente Luciano Violante, il 13 luglio del 1993[3])

Nel corso del 2006, la difesa (portata avanti dal nipote dello stesso Gava, Gabriele Gava) rese poi noto che Antonio Gava avrebbe chiesto un risarcimento allo Stato per un valore di circa 38 milioni di euro. In particolare, la richiesta economica fu inoltrata in questi termini:

  • 3.300.000 euro per non aver potuto svolgere attività professionale (la reintegrazione nell'ordine avvenne solo 11 anni dopo)
  • 10 milioni di euro per danno fisico
  • 10 milioni di euro per il danno morale
  • 15 milioni di euro per il danno all'immagine

La difesa esibì anche referti medici per dimostrare i danni subiti dall'ex esponente della DC.

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Antonio Gava è morto nella sua abitazione di Roma dopo una lunga malattia, l'8 agosto 2008.[4] È stato sepolto nel cimitero di Trevi nel Lazio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Antonio Gava, Giancarlo Gava, Il certo e il negato. Un'autobiografia politica, Sperling & Kupfer, 2005

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Ministro dell'interno della Repubblica Italiana Successore MinisteroInterno.svg
Amintore Fanfani 1988 - 1990 Vincenzo Scotti
Predecessore Ministro delle poste e delle telecomunicazioni della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
Remo Gaspari 4 agosto 1983 - 1º agosto 1986 Antonio Gava I
Antonio Gava 1º agosto 1986 - 17 aprile 1987 Antonio Gava II
Antonio Gava 17 aprile 1987 - 28 luglio 1987 Oscar Mammì III
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