Salvatore Aldisio

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Salvatore Aldisio
Salvatore Aldisio 1.jpg

Ministro della Marina Mercantile
Durata mandato 14 luglio 1946-
1º giugno 1947
Presidente Alcide De Gasperi
Predecessore Raffaele De Courten
Successore Paolo Cappa

Ministro dell'Interno
Durata mandato 22 aprile - 18 giugno 1944
Presidente Ivanoe Bonomi
Predecessore Vito Reale
Successore Ivanoe Bonomi

Alto Commissario per la Sicilia
Durata mandato 23 luglio 1944 –
15 marzo 1946
Predecessore Francesco Musotto
Successore Igino Coffari

Dati generali
Partito politico Democrazia Cristiana
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza e in agraria
Professione Sindacalista
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Luogo nascita Gela
Data nascita 29 dicembre 1880
Luogo morte Roma
Data morte 27 luglio 1964
Titolo di studio Lauree in giurisprudenza e agraria
Professione Sindacalista
Partito Democrazia Cristiana
Legislatura I
Gruppo Democratico Cristiano
Circoscrizione Senatore di diritto
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Partito PPI, DC
Legislatura XXVI, XXVII, AC, II, III, IV
Gruppo Popolare, Democratico Cristiano
Circoscrizione Palermo (XXVI-XXVII-AC-III-IV), CUN (II)
Incarichi parlamentari
  • Giunta per il regolamento interno dal 26 giugno 1946 al 16 luglio 1946
  • Componente della IX Commissione (Agricoltura e alimentazione) dal 7 luglio 1953 all'11 giugno 1958
  • Componente della IX Commissione (lavori pubblici) dal 12 giugno 1958 al 15 maggio 1963 e dal 1º luglio 1963 al 20 gennaio 1964
  • Presidente della IX Commissione (lavori pubblici) dal 30 luglio 1958 al 15 maggio 1963
Pagina istituzionale

Salvatore Aldisio (Gela, 29 dicembre 1890Roma, 27 luglio 1964) è stato un politico italiano e ministro della Repubblica.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nacque a Terranova di Sicilia (dal 1927 Gela), il 29 dicembre 1890, da Gaetano e Gaetana Trevigne, al centro di una vasta zona agricola in cui iniziavano a prosperare vari organismi dell'associazionismo cattolico e socialista (scuole, cooperative, istituti di credito, ecc.) e le nuove idee alimentavano negli ambienti cattolici l'attenzione verso i problemi della società rurale e delle classi povere.

Salvatore Aldisio, di famiglia agiata, compì i primi studi in quello stesso clima socio-culturale che in quegli anni e in quella terra generò le prime elaborazioni politiche e sociali del popolarismo democratico cristiano italiano. In questo ambiente, ebbe la sua prima formazione culturale nel movimento cattolico, in stretto contatto con la prestigiosa personalità politica di Luigi Sturzo, attivo già da anni nella contigua Caltagirone.

Compiuti gli studi classici, nel 1906 diviene presidente del circolo giovanile popolare popolare della sua città e dirige il giornale Il garofano bianco. Si laureò in giurisprudenza e agraria e combatté in Cirenaica durante la guerra italo-turca. Nel corso della prima guerra mondiale venne fatto prigioniero sul fronte del Carso e condotto in Boemia.

Nel primo dopoguerra divenne segretario del Partito Popolare Italiano di Caltanissetta. Alle elezioni politiche del 1921 è eletto nelle liste del PPI nella circoscrizione Caltanissetta-Girgenti-Trapani.

Da deputato Aldisio, sulla spinta delle forti pulsioni antilatifondistiche del dopoguerra di cui le stesse leghe bianche nel Mezzogiorno si erano fatte interpreti - presentò un progetto di legge volto al frazionamento ed alla colonizzazione del latifondo che andava nella direzione della formazione della piccola proprietà contadina. Nell'estate del 1923 si scontrò con il deputato popolare Filippo Meda disposto ad accettare la legge elettorale fascista proposta da Acerbo. Tale scontro politico fu rilevante poiché si inserì nel più generale contrasto tra le gerarchie ecclesiastiche e lo stesso Luigi Sturzo, contrasto che costrinse quest'ultimo ad abbandonare il partito e l'Italia. Nella lotta di Aldisio contro il latifondo, emerse altresì un giudizio di netta avversione al fascismo che confermò nei suoi ulteriori interventi parlamentari, nella successiva condotta politica e nella esplicita condanna di un tentativo siciliano di formare un gruppo politico di ispirazione clerico-fascista (ottobre 1924).

Ricandidato nel 1924 per la XXVII legislatura, ricevette l'appoggio del movimento popolare ed in particolare del vescovo di Piazza Armerina Mario Sturzo, fratello maggiore di Luigi Sturzo. Rieletto deputato nel 1924, decadde nel 1926 dalla carica per aver preso parte alla protesta aventiniana.

Nel corso del ventennio fascista visse a Gela dove si occupò della sua azienda agricola. Conservò comunque dei contatti con Giuseppe Spataro ed Alcide De Gasperi e nell'estate del 1943, al momento della liberazione della Sicilia dal nazi-fascismo(luglio-settembre 1943), divenne il maggior punto di riferimento del neopopolarismo siciliano.

Durante lo sbarco alleato in Sicilia, assunse infatti la guida della nascente Democrazia Cristiana siciliana, e successivamente fece parte della direzione nazionale del partito.

Nel marzo 1944 venne nominato prefetto di Caltanissetta, e nell'aprile seguente fu scelto come ministro dell'Interno nel secondo Governo Badoglio.

Nell'agosto 1944 venne nominato Alto Commissario per la Sicilia e in questo ruolo s'impegnò per l'affermazione dell'autonomia regionale.

I primi passi della rinascita democratica italiana videro Aldisio direttamente impegnato a difendere l'unità del paese, in una prospettiva politica ampiamente concordata con De Gasperi e caldeggiata anche da Luigi Sturzo, ancora in esilio a New York, rivolta a battere le tendenze separatiste e ad assicurare all'arco delle forze antifasciste il governo del nascente Stato democratico. Esplicitamente repubblicano, Aldisio fu tra i firmatari del manifesto antiseparatista della prima coalizione dei rinati partiti politici, il Fronte unico siciliano (novembre 1943), e - per la diretta investitura di De Gasperi ed il suo personale prestigio - fu tra coloro che gettarono le fondamenta della Democrazia cristiana in Sicilia (dicembre 1943). Da Ministro si batté per togliere ai separatisti le amministrazioni locali da questi controllate (prevalentemente a tale scopo emise la circolare del 27 aprile 1944 che invitava i prefetti a tenere conto, nella ricostruzione delle giunte municipali, della composizione del governo e del Comitato di Liberazione Nazionale) e puntò al rafforzamento della polizia per meglio combattere l'illegalità diffusa (mercato nero, banditismo, mafia, separatismo, ecc.).

Eletto alla Costituente nel 1946, diventò ministro della Marina Mercantile nel secondo Governo De Gasperi e nel terzo.

Senatore di diritto nella I Legislatura, venne eletto deputato nella II, III e IV.

Fu Ministro dei Lavori Pubblici nel sesto e settimo Governo De Gasperi, dell'Industria e Commercio nel primo Governo Fanfani. Fu anche presidente della Confederazione Cooperative Italiane.

Morì a Roma nel 1964.

Gela, la sua città natale, gli ha dedicato un tratto del corso principale della città, una statua in bronzo nella piazza del Municipio e nei primi mesi del 2011 è sorta una Fondazione in suo onore.

Fonti e bibliografia[modifica | modifica sorgente]

G. Costa, Salvatore Aldisio - Una vita per il Meridione, suppl. a La Discussione, 23 luglio 1984, n. 30

Luigi Sturzo, Salvatore Aldisio - Carteggio (1924-1956), Casa Editrice Sciascia - 2001

G. Orlandi, Atti del Convegno Internazionale di Studi tenuto a Gela il 23-24-25 gennaio 1959, Zangara Editore, Palermo - 1959

C. Naro, in Dizionario storico del movimento cattolico in Italia 1860-1980, III, 1, Casale Monferrato 1984

G. De Rosa, Il Partito popolare italiano, Bari 1966, ad Indicem;

G. Spataro, I democratici cristiani dalla dittatura alla Repubblica, Milano 1968, ad Indicem;

S. Di Matteo, Cronache di un quinquennio. Anni roventi. La Sicilia dal 1943 al 1947, Palermo 1967

S. M. Ganci, L'Italia antimoderata. Radicali, repubblicani, socialisti, autonomisti dall'Unità a oggi, Parma 1968

G. Giarrizzo, Sicilia politica 1943-1945. La genesi dello statuto regionale, in Arch. stor. per la Sicilia or., LXVI (1970)

F. Renda, Movimenti di massa e democrazia nella Sicilia del dopoguerra, Bari 1979, ad Indicem; Id., Il movimento contadino in Sicilia, in Campagne e movimenti contadini nel Mezzogiorno d'Italia dal dopoguerra a oggi, I, Bari 1979

M. Degl'Innocenti, Cooperazione e movimento contadino, ibid., II, Bari 1980

F. Magri, La Democrazia cristiana in Italia, I-II, Milano 1954

Atti e documenti della Democrazia cristiana 1943-1959, Roma 1959

G. C. Re, Fine di una politica. Momenti drammatici della democrazia italiana, Bologna 1971

Il movimento cooperativo in Italia 1926-1962, a cura di W. Briganti, Roma-Bologna 1978

M. Di Lalla, Storia della Democrazia cristiana, I-II, Torino 1980-1981

P. Nenni, Tempo di guerra fredda. Diari 1943-1956, Milano 1981

Per la sua attività parlamentare si vedano gli Atti delle legislature XXVI e XXVIIdel Regno, della Costituente e delle prime quattro legislature repubblicane.

Predecessore Ministro della Marina Mercantile Successore Emblem of Italy.svg
Raffaele De Courten 14 luglio 1946 - 1º giugno 1947 Paolo Cappa
Predecessore Ministro dei Lavori Pubblici della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
Umberto Tupini 27 gennaio 1950 - 7 luglio 1953 Giuseppe Spataro
Predecessore Alto Commissario per la Sicilia Successore Sicilia-Stemma.png
Francesco Musotto 23 luglio 1944 - 15 marzo 1946 Igino Coffari

Controllo di autorità VIAF: 27948701

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