Luigi Calabresi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Luigi Calabresi

Luigi Calabresi (Roma, 14 novembre 1937Milano, 17 maggio 1972) è stato un funzionario di polizia italiano, avendo assunto alla questura Milano gli incarichi, prima di commissario capo e poi di vice capo dell'Ufficio politico. In questa funzione cadde vittima di un attentato ordito da terroristi di sinistra i cui esecutori e mandanti vennero individuati solo dopo molti anni nelle persone di Ovidio Bompressi, Leonardo Marino, Giorgio Pietrostefani e Adriano Sofri, tutti esponenti di Lotta continua. Venne insignito della medaglia d'oro al merito civile alla memoria.

Note biografiche[modifica | modifica wikitesto]

Di famiglia romana medio-borghese, padre commerciante in oli e vini, frequentò il liceo classico San Leone Magno e si laureò nel 1964 in giurisprudenza con una tesi sulla mafia siciliana. Da giovane entra nel movimento cristiano "Oasi", fondato dal padre gesuita Virginio Rotondi[1]. Alla carriera forense preferisce quella nella polizia, spiegando agli amici che non "sente la vocazione del magistrato né dell'avvocato". L'anno seguente, nel 1965, vince il concorso per vice commissario di pubblica sicurezza e quindi frequenta il corso di formazione nell'Istituto superiore di polizia, allora all'EUR, per prendere poi servizio a Milano. Saltuariamente scrive per il quotidiano socialdemocratico "Giustizia" [2] e nel 1968, con uno pseudonimo, sul quotidiano romano "Momento Sera".

A Milano viene inserito nell'ufficio politico della questura e incaricato di sorvegliare e indagare gli ambienti della sinistra extraparlamentare, che iniziava allora a prendere consistenza: tra questi, indaga in particolare i gruppi maoisti e quelli anarchici con cui instaura una buona dialettica. Gli ambienti anarchici erano sospettati, a seguito di comunicazioni del controspionaggio USA, di essere i fornitori di esplosivi usati in Grecia per una serie di attentati che avvenivano a quel tempo in quel paese governato dalla Dittatura dei colonnelli, sostenuta dagli USA. Si tratta dell'area politica entro cui svolgerà le sue indagini nel corso della sua breve carriera. Nel 1967 ottiene, su richiesta degli anarchici, dalla questura di Como il permesso per un campeggio anarchico a Colico, e durante questi contatti conosce Giuseppe Pinelli, a cui nel Natale 1968 regalerà, assieme al suo superiore Antonio Allegra, il libro ”Mille milioni di uomini” di Enrico Emanuelli, il dono fu ricambiato l'agosto successivo con l’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters il libro preferito di Pinelli, come racconta il figlio Mario [3], attualmente direttore de "La Stampa" di Torino.

Nella notte del 16 novembre 1967 guida le forze della polizia nello sgombero dell'Università cattolica del Sacro Cuore, occupata da poche ore dagli studenti guidati da Mario Capanna: questa occupazione fu il primo atto di lotta studentesca che iniziò la stagione della contestazione nota come il Sessantotto a Milano.

Nel 1968 diventa commissario capo e si trova anche a dirigere le cariche dei reparti della polizia durante gli scontri per il mantenimento dell'ordine pubblico nel corso di manifestazioni di protesta per le vie milanesi, la sua carriera proseguirà fino alla carica di vice capo dell'Ufficio politico della Questura di Milano [4].

Il 25 aprile 1969 viene incaricato delle indagini relative agli attentati con bombe avvenuti nel padiglione della Fiat alla Fiera Campionaria e alla Stazione Centrale: si tratta della prima indagine che lo espone alla stampa ed alla conoscenza della pubblica opinione. Calabresi svolge le indagini entro l'area anarchica e quindici persone della sinistra extraparlamentare vengono fermate ed arrestate. Costoro saranno incarcerate per sette mesi, dopo i quali vengono scarcerate per "mancanza di indizi" mentre la loro protesta per il trattamento ricevuto arriverà fino alla Corte europea dei diritti dell'uomo a Strasburgo.

Il 21 novembre 1969, ai funerali dell'agente Antonio Annarumma deve intervenire in difesa di Mario Capanna, sottraendolo ad un tentativo di pestaggio da parte di agenti incolleriti dalla presenza dell'esponente delle sinistra extraparlamentare alle esequie funebri [5].

Il caso Pinelli[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Giuseppe Pinelli.

Il 12 dicembre 1969 scoppiano cinque bombe di cui una posta nella filiale della Banca Nazionale dell'Agricoltura in piazza Fontana, a Milano, che provoca la morte di diciassette persone ed il ferimento di altre ottantotto. Calabresi che aveva già in corso inchieste su attentati da bombe, viene incaricato delle indagini sul caso.

Proprio nelle indagini sulla bomba a Piazza Fontana, Calabresi divenne noto all'opinione pubblica, in seguito al tragico e discusso evento accaduto nel corso delle prime indagini sulla strage: l'anarchico Giuseppe Pinelli, già noto a Calabresi per via di indagini precedenti nell'ambiente degli anarchici, convocato in questura nelle prime ore seguenti all'attentato insieme ad altri 84 sospettati, tenuto illegalmente in stato di fermo da più di due giorni per essere interrogato riguardo al suo alibi, precipitò alle 23.57 del 15 dicembre dalla finestra dell'ufficio del commissario, al quarto piano, dell'edificio della Questura di Milano[6]. La prima versione data dalla questura, per voce del questore Marcello Guida (già direttore del carcere per prigionieri politici di Ventotene durante il fascismo[7]) durante una conferenza stampa, a cui parteciparono anche Calabresi e Antonino Allegra, responsabile dell'Ufficio politico della questura, afferma che Pinelli si sarebbe suicidato in quanto implicato negli attentati e senza un alibi valido, versione poi ritrattata quando l'alibi di Pinelli, al contrario di quanto affermato, si rivelò veritiero.[2][8][9]

Le formazioni extra-parlamentari di sinistra accusarono Luigi Calabresi di aver ucciso Pinelli gettandolo dalla finestra durante l'interrogatorio. Da quel momento Calabresi divenne il bersaglio di una martellante campagna di denuncia, sia da parte di intellettuali di sinistra (tra gli altri, Elio Petri e Nelo Risi che girarono il lungometraggio militante Documenti su Giuseppe Pinelli (1970) e Dario Fo, che si ispirò alla vicenda di Pinelli per un'opera teatrale, Morte accidentale di un anarchico) (1970), che da parte di gruppi più estremisti (con minacce quotidiane scritte sui moltissimi muri d'Italia e della città di Milano).

La morte di Calabresi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: omicidio Calabresi.
Il luogo dell'omicidio del commissario Calabresi in via Cherubini a Milano

Il 17 maggio 1972 alle ore 09:15 il commissario di polizia Luigi Calabresi fu assassinato a Milano in via Francesco Cherubini, traversa di Corso Vercelli, di fronte al civico nº 6, vicino alla sua abitazione, mentre si avviava alla sua auto per andare in ufficio, da un commando composto da almeno due sicari che gli spararono alle spalle. Lasciò la moglie Gemma Capra, incinta, e due figli: Mario, che diventerà noto giornalista e scrittore, attuale direttore de La Stampa, e che ha raccontato la storia della sua famiglia nel libro Spingendo la notte più in là e Paolo. Il terzo figlio, Luigi, nascerà pochi mesi dopo la sua morte. Il commissario Luigi Calabresi, in quel periodo, partendo da sue indagini sulla morte di Giangiacomo Feltrinelli, dilaniato da una bomba che l'editore (secondo alcune ricostruzioni) stava collocando su di un traliccio, stava investigando su di un traffico internazionale di esplosivi e di armi che sarebbe avvenuto attraverso il confine triestino e quello svizzero; in relazione a questo traffico illegale vennero collegati i nomi di alcuni estremisti di destra tra cui Gianni Nardi [4].

Il 17 maggio 1973, ad un anno dall'assassinio, durante l'inaugurazione di un busto commemorativo in memoria del commissario nel cortile della questura di via Fatebenefratelli di Milano, cerimonia cui partecipò l'allora Ministro dell'Interno Mariano Rumor, Gianfranco Bertoli, dichiaratosi anarchico (si scoprirà diversi anni dopo essere stato, tra il 1966 ed il 1971, informatore del Sifar prima e agente infiltrato agli ordini del Sid poi, con il nome in codice "Negro"[10]), lanciò una bomba a mano tra i partecipanti alla commemorazione. L'esplosione uccise 4 persone e ne ferì 45, non colpì il ministro indicato come probabile obiettivo, già allontanatosi dal cortile. Gianfranco Bertoli, che era da poco tornato in Italia dopo un periodo trascorso in un kibbutz israeliano, rivendicò l'azione come vendetta per la morte di Pinelli[10].

L'inchiesta conclusiva della magistratura sulla morte di Pinelli, fu poi condotta dal giovane sostituto procuratore Gerardo D'Ambrosio, che sostituì il Presidente Carlo Biotti a causa della avvenuta ricusazione. L'inchiesta terminò il 27 ottobre 1975 con una sentenza assolutoria per Calabresi, scagionando completamente la polizia, giungendo alla conclusione che la caduta avvenne «a causa di un malore attivo e dall'improvvisa alterazione del centro di equilibrio»" e quindi classificando la morte come "accidentale", quindi né suicidio, né omicidio, accertando peraltro che il commissario Calabresi non si trovava neppure nella stanza al momento del fatto.[11]

Nel 1988 Leonardo Marino, uno dei sicari di Calabresi, pentitosi, confessò di aver partecipato insieme ad Ovidio Bompressi all'assassinio del commissario, mandanti Giorgio Pietrostefani e Adriano Sofri, tutti in precedenza militanti ed ai vertici del movimento politico di Lotta Continua. Leonardo Marino è stato condannato a 11 anni di reclusione, Ovidio Bompressi, Giorgio Pietrostefani e Adriano Sofri a 22 anni di reclusione.

Il processo di beatificazione[modifica | modifica wikitesto]

Calabresi è stato proclamato servo di Dio dalla Chiesa cattolica, che lo considera martire per la giustizia e le cui qualità cristiane furono riconosciute da Papa Paolo VI[12]. Giovanni Paolo II lo definisce "testimone del Vangelo e eroico difensore del bene comune"[13]. È iniziato un processo di beatificazione ad opera del sacerdote Ennio Innocenti. La pratica ebbe il via libera di Camillo Ruini e passò all'esame del cardinale Dionigi Tettamanzi.[14][15] La fede cristiana del commissario, che trova origine sin dalla partecipazione giovanile al movimento "Oasi" di padre Virginio Rotondi, gli fu di conforto nel periodo in cui era sotto accusa per la morte di Pinelli, tanto che il commissario ebbe a dichiarare a Giampaolo Pansa: «Da due anni sto sotto questa tempesta e lei non può immaginare cosa ho passato e cosa sto passando. Se non fossi cristiano, se non credessi in Dio non so come potrei resistere...»[16]. Analoga testimonianza di fede diede Luigi Calabresi all'amico Enzo Tortora, come il presentatore ricorda in uno scritto il giorno successivo alla morte del commissario [17].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al merito civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al merito civile
«Fatto oggetto di ignobile campagna denigratoria, mentre si recava sul posto di lavoro, veniva barbaramente trucidato con colpi d’arma da fuoco esplosigli contro in un vile e proditorio attentato. Mirabile esempio di elette virtù civiche ed alto senso del dovere.[18]»
— Milano, 17 maggio 1972

Commemorazioni[modifica | modifica wikitesto]

Francobollo commemorativo emesso dalle poste italiane

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Luigi Calabresi
  2. ^ a b Luigi Calabresi, articolo di approfondimento dal sito rifondazione-cinecitta.org
  3. ^ Mario Calabresi Spingendo la notte più in là - Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo, Mondadori, 2007
  4. ^ a b Daniele Biacchessi, Il caso Sofri'. Cronaca di un'inchiesta. Editori Riuniti, 1998, ISBN 88-359-4445-7
  5. ^ Il fatto è documentato da un fotografia pubblicata dal numero del 22 novembre 1969 del Corriere della Sera
  6. ^ Sergio Zavoli, La notte della Repubblica, Roma, Nuova Eri/Milano, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., 1992, ISBN 88-04-40190-7, pag.54
  7. ^ Centro Culturale Sandro Pertini - Biografia
  8. ^ Una finestra sulla storia, articolo di ricostruzione dei fatti del sito temporis, riportato da Internet Archive
  9. ^ Dossier a cura del Circolo anarchico Ponte della Ghisolfa, contenente gli articoli Colpo di scena: un fermato si uccide in questura del "Corriere della Sera", Clamoroso colpo di scena nelle indagini sui terroristi e Gesto rivelatore da "La Notte" del 16 dicembre 1969 e l'articolo Improvviso dramma in questura: l'anarchico Pinelli si uccide del settimanale "Epoca"
  10. ^ a b 1973, bomba tra la folla Strage davanti alla questura, articolo de Il Corriere della Sera, del 22 aprile 2009
  11. ^ Sentenza contro Luigi CALABRESI e altri per i fatti legati alla morte di Giuseppe Pinelli (1975)
  12. ^ Agiografia di Luigi Calabresi su Santi e Beati
  13. ^ Articolo da TGCom
  14. ^ La Stampa Calabresi beato, via libera di Ruini
  15. ^ Nulla osta per la beatificazione di Calabresi Il materiale all'esame di Tettamanzi
  16. ^ Come riportato da D'Avanzo su Repubblica
  17. ^ Come riportato su Ragionpolitica.it
  18. ^ Luigi Calabresi Medaglia d'oro al merito civile su Presidenza della Repubblica. URL consultato il 24 maggio 2010.
  19. ^ Mario Calabresi, Spingendo la notte più in là, Milano, Mondadori, 2007, pag. 19.
  20. ^ Comunicato del Quirinale sulla concessione medaglia d'oro.
  21. ^ La targa commemorativa vista con Google Street View.
  22. ^ Scheda tecnica su ComingSoon.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN3304509 · LCCN: (ENn95080174 · ISNI: (EN0000 0001 2118 2526 · GND: (DE120539829