Antonio Annarumma

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Antonio Annarumma (Monteforte Irpino, 10 gennaio 1947Milano, 19 novembre 1969) è stato un poliziotto italiano in forza al Terzo Reparto Celere e ucciso a 22 anni mentre prestava servizio durante una manifestazione indetta dall'Unione Comunisti Italiani (marxisti-leninisti) e dal Movimento Studentesco.

I dimostranti per il diritto alla casa davanti al teatro Lirico a Milano.
Il corteo dei Marxisti Leninisti giunge al teatro Lirico.
Una camionetta della polizia forza il corteo.
Polizia e manifestanti si affrontano in via Larga a Milano.
I dimostranti raccolgono i tubi di un cantiere e cominciano a costruire barricate e ad armarsi.
Il gippone alla cui guida è Antonio Annarumma
Le due camionette della Polizia dopo il loro scontro.

L'antefatto[modifica | modifica sorgente]

Quel pomeriggio a Milano si svolgeva uno sciopero generale contro il caro-affitti, indetto dalle confederazioni sindacali CGIL-CISL-UIL. Si tenevano anche due cortei: uno dei marxisti-leninisti, e uno anarchico. Il corteo marxista-leninista era tallonato dagli automezzi della celere. Il corteo passava davanti al Teatro Lirico, dove era in atto un comizio sindacale indetto dalla CGIL con oratore Luciano Lama[senza fonte].

I reparti di scorta alla manifestazione dei marxisti-leninisti passarono davanti al teatro prima che uscissero i sindacalisti e i lavoratori; gli agenti su automezzi tirarono candelotti lacrimogeni nell'ingresso e nel mezzanino del teatro, dirigendosi verso gli studenti mentre i lavoratori visibilmente scossi uscirono dalle uscite di sicurezza del teatro, due persone uscite dal teatro furono investite dai mezzi della polizia, che si ritirò di duecento metri e, mentre si prestavano le prime cure ai feriti, partì un'improvvisa carica con lancio di lacrimogeni e l'uso degli automezzi per disperdere i presenti. Nel frattempo, a supporto di lavoratori e manifestanti, accorsero dalla vicina Università Statale giovani militanti del Movimento Studentesco. Iniziò in tal modo una serie di scontri che durò per circa tre ore. Il Palazzo dell'anagrafe comunale era in manutenzione (sabbiatura), l'impalcatura eseguita in tubi innocenti in pochi minuti, durante il parapiglia, venne in parte smontata, con l'intento di arginare le incursione degli automezzi della Celere, un pezzo di tale impalcatura cadde dall'alto sul tettuccio di tela del mezzo condotto dall'agente Annarumma.[senza fonte]

La morte[modifica | modifica sorgente]

Versione ufficiale[modifica | modifica sorgente]

Secondo la ricostruzione dei fatti della magistratura, da un vicino cantiere edile alcuni manifestanti raccolsero dei tubolari di acciaio e li lanciarono contro i mezzi della polizia. Un tubo colpì l'agente Antonio Annarumma, penetrandogli nel cranio, causandone una morte pressoché istantanea; il mezzo che guidava, senza più controllo, andò a urtare contro un altro.

La magistratura accertò:

  • che i tre agenti che erano a bordo con Annarumma dichiararono di aver visto il tubolare colpire il collega;
  • che l'autopsia riscontrò una ferita di sezione circolare di circa 50 millimetri con penetrazione fino a metà cranio della vittima;
  • che il diametro dei tubolari che la polizia dichiara di aver raccolto sul luogo degli scontri era di 48 millimetri.

Versione dei manifestanti[modifica | modifica sorgente]

Benché le istituzioni e quasi tutti i mezzi di informazione di massa abbiano accettato senza dubbi la versione ufficiale secondo cui l’agente sarebbe stato ucciso dai dimostranti, la ricostruzione dei manifestanti imputa invece, senza alcuna prova a supporto, la sua morte allo scontro tra i due automezzi della polizia.[1] La ferita mortale di Annarumma, dunque, sarebbe stata prodotta dalla guida di ferro sporgente che si trova al lato dell'intelaiatura del vetro del veicolo.[2] Alcune fonti accreditano l'esistenza di un filmato, che secondo quanto riportato da alcuni giornali del periodo, sarebbe stato girato da una troupe francese per conto dell'Ortf[3][4], e farebbe emergere con chiarezza questa diversa ricostruzione. Il materiale sarebbe tuttavia scomparso dall'archivio televisivo nel quale sarebbe stato depositato[5][6]. Agli atti dell'inchiesta esiste una foto, non un filmato.

Gli esiti giudiziari[modifica | modifica sorgente]

L'inchiesta della magistratura poté identificare con precisione le cause dolose della morte ma non poté identificare i responsabili della morte. Nessuno fu identificato né perseguito per la morte dell'agente venuto dal sud. Il suo omicidio rimane quindi impunito, uno dei molti misteri degli anni di piombo.

Le esequie e il ricordo[modifica | modifica sorgente]

Al caduto pervennero messaggi di solidarietà da parte del Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat e di tutto l'arco costituzionale. Al funerale partecipò una folla enorme: si era all'inizio di quelli che furono poi chiamati gli anni di piombo e la città era rimasta sconvolta da questo primo fatto di guerriglia urbana.

In seguito alla morte del collega ci furono forti proteste tra gli agenti di polizia e Mario Capanna, che si era presentato al funerale per dimostrare l’estraneità del movimento studentesco dai fatti, si salvò a stento dal linciaggio dei colleghi del defunto.[7]

Il Corriere della Sera del 22 novembre 1969 pubblicò una foto dove si vedeva il commissario Luigi Calabresi soccorrere Mario Capanna, sottraendolo all'aggressione degli agenti e di militanti neofascisti.[8]

In un recente libro, l'ex Questore di Milano, allora Dirigente della Squadra Mobile, Prefetto Achille Serra, ricorda l'incontro con il padre che andò a prendere il figlio morto. Ad Annarumma è intitolato l'omonimo parco e la caserma sede del III reparto mobile di Milano.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Medaglia d'oro al merito civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al merito civile
«Nel corso di un servizio di ordine pubblico, mentre era alla guida di un automezzo, veniva coinvolto negli incidenti tra gruppi di manifestanti e Forze dell'Ordine e colpito con una spranga di ferro alla testa. Mortalmente ferito immolava la giovane vita ai più nobili ideali di spirito di servizio.»
— 19 novembre 1969 - Milano (MI)[9]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ la strage di stato controinchiesta
  2. ^ In Ricordo Dei Compagni Uccisi Dai Fascisti : Italy Imc
  3. ^ Piero V. Scorti, Storia dell'"Avantil": 1896-1986 pagina 194
  4. ^ Luciano Barca, Cronache dall'interno del vertice del PCI : Con Togliatti e Longo, Rubbettino, 2005
  5. ^ Renzo Vanni, Trent'anni di regime bianco, Pag. 209
  6. ^ LSDI: Dossier
  7. ^ Il caso Sofri: Biacchessi
  8. ^ "Caso Calabresi". Cardinal Tettamanzi, imiti san Carlo e sant'Ambrogio e non don Abbondio
  9. ^ http://www.quirinale.it/elementi/DettaglioOnorificenze.aspx?decorato=301404

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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