Gianadelio Maletti

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Gianadelio Maletti

Gianadelio Maletti (Milano, 30 settembre 1921Johannesburg, 9 giugno 2021[1][2]) è stato un generale e agente segreto italiano naturalizzato sudafricano, ex capo del reparto D (controspionaggio) del SID.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio del generale di divisione, medaglia d'oro Pietro Maletti, caduto in Nordafrica il 9 dicembre 1940, durante la seconda guerra mondiale, intraprese la carriera militare, divenendo ufficiale dell'Esercito; nel 1967 è addetto militare dell'ambasciata italiana ad Atene. Il 15 giugno 1971, con il grado di colonnello, è assegnato al SID, il Servizio segreto italiano, di cui diverrà capo del reparto D (controspionaggio).

Promosso generale e "numero 2" del servizio, entra presto in rottura con il direttore del SID, il generale Vito Miceli, filo-arabo, mentre Maletti era legato ai servizi israeliani e americani. Un dissidio che prosegue fino all'arresto di Miceli nel luglio 1974. Nell'ottobre 1975 Maletti viene destituito dall'incarico[3] dal ministro della difesa Arnaldo Forlani, ma è nominato generale di divisione e posto al comando della 21ª Divisione fanteria "Granatieri di Sardegna".

Nel 1980 lasciò l'Italia, rifugiandosi in Sudafrica. Viveva in un quartiere residenziale di Johannesburg.

Procedimenti giudiziari[modifica | modifica wikitesto]

Marco Pozzan

Il 28 febbraio 1976 Maletti e il capitano Antonio Labruna sono arrestati con l'accusa di aver cercato di far evadere Giovanni Ventura, e l'accusa di falso ideologico in atto pubblico e favoreggiamento personale nei confronti di Guido Giannettini e Marco Pozzan nell'ambito dell'inchiesta sulla strage di piazza Fontana. Dopo un processo durato due anni, la corte di assise di Catanzaro, il 23 febbraio 1979, condanna Maletti a 4 anni e Labruna a due anni di reclusione per favoreggiamento. Cittadino sudafricano dal 1981, vi risiede fino alla morte, nel giugno 2021. In appello, il 20 marzo 1981, Maletti viene condannato a due anni. Nel 1987 la corte di assise di appello di Bari, dopo il rinvio disposto dalla Cassazione, conferma la condanna in via definitiva[3].

Nel 2000 dal Sudafrica rilascia un'intervista al quotidiano la Repubblica, in cui parla del coinvolgimento della CIA nelle stragi compiute dai gruppi di destra: secondo Maletti non sarebbe stata determinante nella scelta dei tempi e degli obiettivi, ma avrebbe fornito a Ordine Nuovo attrezzature ed esplosivo (proveniente dalla Germania), tra cui, in base alle indagini effettuate a suo tempo dal SID, anche quello impiegato nella strage di piazza Fontana. Secondo Maletti lo scopo di questo comportamento era quello di creare un clima favorevole ad un colpo di Stato simile a quello avvenuto nel 1967 in Grecia[4].

Maletti nell'intervista ha anche riferito il fatto che al SID, nonostante questo avesse informato il governo di quanto scoperto, non fu mai chiesto di intervenire e che la CIA, tramite infiltrati e collaboratori, fungeva da "collegamento tra diversi gruppi di estrema destra italiani e tedeschi".

In relazione al “Golpe Borghese”, il 27 giugno 1974 consegna al Ministro della Difesa, Giulio Andreotti, una selezione di documenti d’accusa prodotti dal suo Reparto a carico dei golpisti. Dalla selezione omette però le carte attinenti al coinvolgimento nel Golpe di personaggi della caratura di Licio Gelli e di Giovanni Torrisi. Un’ulteriore scrematura la effettua assieme allo stesso Andreotti tanto che i materiali superstiti consegnati alla Magistratura il 15 settembre 1974 si ridurranno, come ha recentemente sottolineato il giudice Guido Salvini, in “tre esili malloppini”[5]. Tali fascicoli servirono comunque all’apertura di un processo contro  golpisti ma non furono sufficienti per comprovare giudizialmente la responsabilità degli imputati. Questi, difatti, dopo una prima condanna, risultarono tutti assolti, anche i rei confessi”.[6]

Lo storico Fulvio Mazza, avallato dal Presidente della Commissione stragi, Giovanni Pellegrino, ha riassunto nel concetto della “Dottrina Maletti” la strategia depistatrice del generale in relazione al Golpe Borghese (e non solo). Essa consisteva nel voler salvare i personaggi “vicini” agli apparati dello Stato (nella fattispecie: il capo della P2, Licio Gelli, il Capo di Stato maggiore della Marina (e poi della Difesa) Giovanni Torrisi, l’ufficiale medico Pietro Cangioli, ecc.) non tanto per la condivisione delle loro azioni, quanto per tutelare il buon nome degli apparati dello stato stesso. [7] [8]

Grazie ad un salvacondotto rientra in Italia il 20 marzo 2001 per testimoniare al processo di piazza Fontana, dove ribadisce che la politica delle stragi ha una matrice internazionale[3]. Alla domanda perché non abbia informato la magistratura, afferma: "Fino al 1974 nessuno ci aveva spiegato che dovevamo difendere la Costituzione"[3].

Iscrizione alla loggia P2[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1981 il suo nome viene trovato nella lista degli affiliati alla P2 (Roma, fasc. 499), anche se Maletti negherà un suo coinvolgimento con la loggia, affermando di aver ricevuto l'invito ad aderirvi da parte di Licio Gelli (che aveva conosciuto nel 1973), ma di averlo rifiutato[9].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Commendatore dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— 2 giugno 1975[10]
Onorificenza revocata ope legis per effetto della sentenza definitiva di condanna e della conseguente interdizione perpetua dai pubblici uffici.[11]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Massimo Pisa, Morto il generale Gianadelio Maletti, l'agente segreto condannato per il depistaggio di piazza Fontana, su milano.repubblica.it, 18 luglio 2021.
  2. ^ Paolo Morando, Gianadelio Maletti, più che semplice testimone nel pozzo nero dell’Italia anni 70, su huffingtonpost.it, 19 luglio 2021.
  3. ^ a b c d Carlo Lucarelli, Piazza Fontana, Torino, Einaudi, 2007, pp. 100-101, ISBN 978-88-06-18524-4.
  4. ^ Una strategia simile è stata evocata, per spiegare quegli anni, da Francesco Cossiga (Rassegna Stampa - Cossiga: "Bisogna fermarli, anche il terrorismo partì dagli atenei), con cui Maletti concorda anche per quanto riguarda la caduta dell'aereo Argo 16.
  5. ^ Guido Salvini, Il Golpe Borghese fu un pericolo vero, in Guido Salvini e Guglielmo Colombero, 50 anni fa il “Golpe Borghese”. Un denso saggio di Fulvio Mazza, in http://www.bottegaeditoriale.it/primopiano.asp?id=257.
  6. ^ Fulvio Mazza, Il Golpe Borghese. Quarto grado di giudizio. La leadership di Gelli, il golpista Andreotti, i depistaggi della “Dottrina Maletti”, 2ª ed., Cosenza, Pellegrini editore, 2021, pp. 25 e 162.
  7. ^ Fulvio Mazza, Il Golpe Borghese. Quarto grado di giudizio. La leadership di Gelli, il golpista Andreotti, i depistaggi della “Dottrina Maletti”, 2ª ed., Cosenza, Pellegrini editore, 2021, pp. 36 e sgg.
  8. ^ Alessandro Milito, Golpe Borghese: la verità giudiziaria e quella storica. Partendo dal libro di Fulvio Mazza, intervistiamo l’avvocato Giovanni Pellegrino, Presidente della Commissione stragi, in: http://www.bottegaeditoriale.it/primopiano.asp?id=257, anno XVI, n. 178.
  9. ^ Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi - Audizione del generale Gian Adelio Maletti, avvenuta il 3 marzo 1997
  10. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato, su quirinale.it.
  11. ^ G.U. 8 maggio 2014, n. 105.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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