Umberto Ortolani

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Umberto Ortolani (Roma, 31 maggio 1913Roma, 17 gennaio 2002) è stato un imprenditore italiano. Viene considerato come la vera "mente" della loggia P2, avendo favorito lo sviluppo degli affari di Licio Gelli in Sud America e con il Vaticano, tramite l'Istituto per le Opere di Religione (IOR) di mons. Marcinkus.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Laureato in legge, nel dopoguerra, diventa Amministratore delegato della Ducati. Introdotto dal cardinale di Bologna, Giacomo Lercaro, negli ambienti vaticani (tanto che, nel 1963 gli viene concesso il titolo di "gentiluomo di Sua Santità" da papa Paolo VI, ma che verrà poi revocato nel 1983), si costruisce sulle amicizie ecclesiastiche e sulle relazioni con il mondo della politica e dell'industria, un solido trampolino di lancio, preferendo, però, rimanere sempre nell'ombra (lo chiamavano "il signor Nessuno" per la sua discrezione).

È stato Presidente dell'Agenzia giornalistica "Italia", che però rivende presto all'Eni di Mattei; Presidente dell'INCIS, Istituto Nazionale Case Impiegati dello Stato; Presidente dell'Ente Terme e Presidente della Federazione Mondiale della Stampa Italiana all'Estero. All'inizio degli anni settanta si rafforza il sodalizio con Licio Gelli. Sarebbe del 1974 la sua iscrizione alla loggia P2.

Il suo impero finanziario è soprattutto all'estero: nel settembre del 1983, quando la Guardia di finanza lo blocca in Brasile, amministra una banca (la "Bafisud", Banco Financiero Sudamericano), possiede una trentina di grandi aziende agricole in Uruguay, una casa editrice, tre grattacieli e migliaia di ettari coltivati in Argentina, Paraguay e Brasile. Accusato di essere stato al centro degli intrighi finanziari della loggia P2 (dal "caso Rizzoli" alla bancarotta fraudolenta per il crack Ambrosiano), Ortolani si rende latitante, inseguito da due mandati di cattura internazionali.

Viene anche accusato, ma poi sarà prosciolto, per il coinvolgimento nella strage di Bologna. Rifugiatosi a San Paolo, il Brasile si è sempre rifiutato di arrestarlo perché, dal 1978, aveva preso la cittadinanza brasiliana. Il 21 giugno 1989, Ortolani rientra in Italia. All'aeroporto di Malpensa, la Guardia di Finanza gli notifica due mandati di cattura per bancarotta fraudolenta. Viene rinchiuso nel carcere milanese di Opera ma, pagando una cauzione di 600 milioni di lire, dopo una settimana è di nuovo libero. Il 28 gennaio 1994 viene condannato a quattro anni di reclusione per concorso in bancarotta nell'ambito della gestione della Rizzoli, di cui era stato consigliere di amministrazione.

Nel 1996, nel processo a carico della loggia P2, viene assolto dall'accusa di cospirazione politica contro i poteri dello Stato. Nell'aprile 1998 la Corte di Cassazione conferma e rende definitiva la condanna a 12 anni per il crack del Banco Ambrosiano. Ortolani, che vive a Roma, non torna in carcere, a causa delle sue cattive condizioni di salute. Il tribunale di Sorveglianza di Roma sospende, infatti, l'esecuzione della pena a causa della sua malattia. Ortolani muore a Roma il 17 gennaio 2002.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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