Valerio Fioravanti

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Valerio Fioravanti

Giuseppe Valerio Fioravanti detto Giusva (Rovereto, 28 marzo 1958) è un ex terrorista italiano, esponente del gruppo eversivo Nuclei Armati Rivoluzionari, d'ispirazione neofascista (anche se la propria appartenenza a questa ideologia sarà da lui respinta[1]).

Dopo una breve carriera di attore che gli diede un'enorme notorietà alla fine degli anni '60, incominciò la militanza politica nel Movimento Sociale Italiano e, intorno alla metà degli anni settanta, decise di abbracciare la lotta armata fondando i NAR, sodalizio con cui sarà protagonista di una stagione di violenze terminata solo con il suo arresto, avvenuto a Padova, il 5 febbraio del 1981[2].

Processato e riconosciuto colpevole di diversi reati, tra cui l'omicidio di 93 persone (85 nella strage di Bologna, da lui negata, più altri 8, di cui 4 come esecutore materiale con altri, di cui si assunse la piena responsabilità e colpevolezza, affermando di aver praticato la lotta armata di destra), venne condannato, complessivamente, a 8 ergastoli, 134 anni e 8 mesi di reclusione. Dopo 26 anni scontati dietro le sbarre, nell'aprile del 2009, è tornato a essere un uomo libero.[3] Durante il periodo della lotta armata era soprannominato il Tenente.

Fratello maggiore dell'ex terrorista Cristiano Fioravanti, collaboratore di giustizia, dal 1985 è sposato con la terrorista Francesca Mambro[4], sua compagna sin dagli anni settanta.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato nel 1958 a Rovereto, ma cresciuto nel comune di Guidonia-Montecelio, Giuseppe Valerio, detto Giusva, è il primogenito di tre figli dei coniugi Fioravanti: Mario, un ex annunciatore della Rai e prima ancora cabarettista, e Ida, casalinga.[5] Durante i suoi primi due anni di vita venne affidato ai nonni materni che lo crescono fino alla nascita dei suoi due fratelli, i gemelli Cristiano e Cristina, nati nel 1960.[6]

L'attore-bambino[modifica | modifica wikitesto]

Bambino intelligente e studente sveglio ed educato, fu introdotto dal padre nell'ambiente televisivo e cinematografico con l'obiettivo di tentare la carriera di attore. Esordì sul grande schermo nel 1961, quando fu scelto per recitare un piccolo ruolo da comparsa nell'episodio Le tentazioni del signor Antonio del film Boccaccio '70, per la regia di Fellini.[7] All'età di cinque anni fu poi ingaggiato, assieme al fratello Cristiano, per girare alcuni caroselli pubblicitari, e fu proprio in questa occasione che cominciano a chiamarlo con il diminutivo di Giusva.[8] Nel 1967 apparve nello sceneggiato televisivo, prodotto dalla Rai, dal titolo La fiera della vanità, per la regia di Anton Giulio Majano.[9]

Nel 1968, poi, raggiunse la popolarità interpretando il ruolo di Andrea, il figlio minore, in un'altra serie televisiva in onda sul Programma Nazionale (l'odierna Rai 1): La famiglia Benvenuti. Diretta da Alfredo Giannetti e con protagonisti Enrico Maria Salerno e Valeria Valeri, la serie narrava le vicissitudini di un tipico nucleo familiare italiano appartenente alla media borghesia, alle prese con la vita di tutti i giorni. Grazie a questo ruolo, Giusva diventò, in breve, uno dei personaggi di maggior successo della televisione italiana di allora.

« Il cinema servì a darmi fiducia perché sapevo fare qualcosa che i miei coetanei non sapevano fare, e la facevo bene... Però avrei molto preferito essere individuato dai coetanei per come giocavo a pallone, ma un tal tipo di celebrità avrebbe dato risultati diversi. Il cinema fu la mia palestra di autodifesa... imparai subito a riconoscere i buoni e i cattivi. Fu proprio per non incontrare ogni giorno cattivi diversi che abbandonai il cinema. »

(Valerio Fioravanti dalla perizia del prof. F. Introna[10])

Giusva proseguì la sua carriera di attore, lavorando in alcuni film spaghetti western come: Cjamango nel 1967, L'odio è il mio Dio e La taglia è tua... l'uomo l'ammazzo io!, entrambi del 1969 e Shango, la pistola infallibile nel 1970 e, contemporaneamente alla sua attività nel cinema, si iscrisse al Liceo scientifico John Fitzgerald Kennedy di Roma (zona Trastevere).

Un primo piano di Valerio Fioravanti nel film La taglia è tua... l'uomo l'ammazzo io!
Giusva Fioravanti con Edwige Fenech nel film Grazie... nonna

Intorno al 1972 incominciò la sua militanza politica nelle file del Movimento Sociale Italiano, spinto inizialmente non tanto dalla passione politica ma

« per una condizione materna. Mio fratello Cristiano, più giovane di me, fin da quando aveva 12 anni concepì l'interesse per la politica e andava in giro ad attaccare i manifesti. Rientrava tardi a casa, mia madre era costernata e mi chiedeva di andarlo a cercare di qua e di là. Poi ci sono state delle violenze contro mio fratello e da queste ho tratto un senso di ingiustizia che mi ha spinto a fare come lui politica. Il mio primo atteggiamento fu di ritorsione. Era stata bruciata la macchina di mia madre e qualche altra macchina: le percosse che aveva ricevuto mio fratello le restituii ad altri. La cosa è andata avanti così per diversi anni crescendo man mano. Violenza ha chiamato violenza.[11] »

Nel 1974, i genitori, preoccupati della sua incolumità, decisero di mandarlo negli Stati Uniti per un anno di studio a Portland, nell'Oregon. Sempre per volere paterno, rientra in Italia nel 1975 per interpretare il ruolo da protagonista nella parte di un timido adolescente, in un nuovo film, intitolato Grazie... nonna, una commedia erotica all'italiana diretta da Marino Girolami e con interpreti Edwige Fenech, Gianfranco D'Angelo, Valeria Fabrizi ed Enrico Simonetti.[12]

Terminate le riprese Giusva partì nuovamente per gli Stati Uniti dove rimase fino all'estate del 1975, per poi rientrare definitivamente a Roma.[13]

L'inizio della militanza[modifica | modifica wikitesto]

Tornato in Italia, con l'obiettivo di iscriversi poi all'università, Valerio decise di recuperare l'ultimo anno di superiori all'Istituto Paritario M.E. Tozzi, nella zona di Monteverde dove fece la conoscenza di un giovane militante missino, Franco Anselmi. Attraverso la sua frequentazione e, anche per seguire da vicino i movimenti del fratello Cristiano, cominciò a passare sempre più tempo nella locale sezione del Movimento Sociale Italiano dove, tra i tanti fascisti, Valerio fece la conoscenza di Alessandro Alibrandi, figlio del giudice istruttore del Tribunale di Roma Antonio Alibrandi.

Assieme ad altri militanti, i fratelli Fioravanti, Anselmi e Alibrandi incominciarono una guerra di bande contro i militanti di sinistra fatta di piccoli e grandi episodi di violenza nei cortei e nelle strade, per il controllo del territorio. La politica sempre più conservatrice dell'apparato dell'MSI li portò, poi, assieme a una parte del movimento giovanile neofascista, verso posizioni non più conciliabili nei confronti del partito di Almirante e verso una politica maggiormente interventista che li avrebbe spinti, di li a poco, a diventare terroristi.

Nel 1977, Valerio fu arrestato per il possesso di una pistola calibro 38 special non denunciata, e finì in carcere per quaranta giorni. Sempre in quell'anno partecipò' a un'azione di devastazione del cinema romano Rouge et Noir, dove si proiettava il film Salò o le 120 giornate di Sodoma di Pier Paolo Pasolini. Arrestato per danneggiamento e violenza privata, venne trattenuto in cella per alcuni giorni, reo di aver lanciato un tubo Innocenti contro un agente.[14]

Invece di iscriversi all'università, decise poi di abbandonare definitivamente gli studi per arruolarsi, nell'aprile del 1977, nell'Esercito, frequentando la Scuola di Fanteria di Cesano, per poi essere assegnato alla SMIPAR, la Scuola Militare di Paracadutismo di Pisa.[15] Nei quattro mesi di permanenza a Pisa, tuttavia, si rivelò estremamente insofferente alla disciplina militare, collezionò diverse punizioni e fu infine inviato in Friuli, presso la Brigata Mameli di Spilimbergo. Una sera, mentre era di guardia alla polveriera, assieme all'amico Alibrandi venuto appositamente da Roma, sottrasse due casse contenenti complessivamente 144 bombe a mano del tipo SRCM che nascose all'esterno della caserma.[6] Una di queste fu poi recuperata, il giorno dopo, da Alibrandi; l'altra, venne invece ritrovata dai militari. Il furto fu in seguito scoperto e Fioravanti fu quindi condannato dal Tribunale militare di Padova, con sentenza del 14 giugno 1979, a otto mesi di reclusione. Le bombe arrivarono poi a Roma, dove furono utilizzate sia dai terroristi neri del NAR, sia dalla criminalità comune: una fu infatti trovata addosso a un esponente della Banda della Magliana.

A ottobre del 1978, Giusva lasciò il carcere militare di Peschiera dov'era stato messo per l'ennesima volta agli arresti disciplinari per abbandono del posto e dismise definitivamente la divisa.[16]

La lotta armata con i NAR[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Nuclei Armati Rivoluzionari.

« A me personalmente dava fastidio che non potevamo fare gli scontri con la polizia dalla parte nostra, oppure che la magistratura ci copriva. Era risaputo che i giovani di destra erano figli di papà che rispettavano la legge, che non andavano contro e io volevo uscire da quegli schemi. »

(Valerio Fioravanti dalla perizia del prof. F.Introna[17])
Valerio Fioravanti con Francesca Mambro durante il processo per la Strage di Bologna.

Il gruppo originario dei NAR nacque verso la fine del 1977 intorno alla sede del Movimento Sociale Italiano di Monteverde e comprendeva: Valerio, suo fratello Cristiano, Franco Anselmi, Alessandro Alibrandi. Subito a ridosso delle prime azioni, si unì a loro anche Francesca Mambro, una militante neofascista frequentatrice della sede romana del FUAN di via Siena (nel quartiere Nomentano), che da lì a breve, divenne la sua fidanzata (e poi la moglie).

« Ci siamo incrociati da bambini, io avevo 9 anni e lei 8. La scena iniziale della Famiglia Benvenuti, uno sceneggiato televisivo degli anni Sessanta, è stata girata alle case popolari, dove viveva Francesca… Volevo fare l’attore, alla fine ho fatto altro. Con Francesca ci siamo conosciuti lì, poi ci siamo incontrati a 15 anni in giro per le sezioni. Non è stato un colpo di fulmine ma un grande amore aiutato da una grande figlia e da una vita tribolata che rinsalda gli affetti.[18] »

Il loro rapporto divenne più confidenziale alla fine del 1979: “Lui, già latitante, si recò a trovarla nell'ospedale dove era ricoverata per un'operazione, poi iniziarono a incontrarsi in un giardino vicino alla casa dove lei lavorava come baby sitter. Non ci volle molto perché un'attrazione reciproca già di lunga data, coniugata a un'affinità politica che secondo Francesca fu determinante quanto l'attrazione stessa, li unisse e a compiere il primo passo fu l'impetuosa ragazza.”[14]

Le prime azioni del gruppo furono alcuni attentati a colpi di molotov contro sedi di giornali della capitale: il 30 dicembre del 1977 in via dei Serviti, contro Il Messaggero e il 4 gennaio 1979 alla redazione del Corriere della Sera.[19]

Il 28 febbraio 1978, per celebrare il terzo anniversario della morte di Miki Mantakas (giovane militante del FUAN assassinato durante una manifestazione), il gruppo compì il suo primo omicidio. A bordo di tre auto, i due fratelli Fioravanti, Franco Anselmi, Alessandro Alibrandi, Dario Pedretti, Francesco Bianco, Paolo Cordaro e Massimo Rodolfo raggiunsero piazza Don Bosco, nei pressi del quartiere Cinecittà, dove tesero un agguato ad un piccolo gruppo di militanti comunisti. Roberto Scialabba, un operaio elettricista, fu raggiunto da Valerio che lo colpì a morte da distanza ravvicinata.[20]

Il 6 marzo 1978 con il fratello, Franco Anselmi, Alessandro Alibrandi e Francesco Bianco alla guida dell'auto utilizzata per la fuga, rapinò l'armeria dei fratelli Centofanti nella zona di Monteverde a Roma. Durante la fuga, però, Anselmi si attardò all'interno dell'armeria e venne colpito a morte alla schiena dal proprietario dell'armeria. Anselmi divenne poi una sorta di eroe-martire per il resto del gruppo, il quale celebrerà la sua morte con altre rapine ad armerie e firmando i colpi con la sigla Gruppo di fuoco Franco Anselmi.[21]

Il 9 gennaio 1979 Fioravanti, insieme ad Alessandro Pucci e Dario Pedretti (e con altre 5 persone di copertura), assaltò la sede romana di Radio Città Futura, dov'era in corso una trasmissione gestita da un gruppo femminista. Il gruppo appiccò il fuoco ai locali della radio e sparò colpi di mitra contro quattro ragazze che furono ferite.[22].

Il 16 giugno del 1979 guidò l'assalto alla sezione del PCI dell'Esquilino, a Roma, dove si teneva un'assemblea congiunta del quartiere e dei ferrovieri, con oltre cinquanta persone presenti. A seguito del lancio di due bombe a mano, nonché svariati colpi di arma da fuoco, rimasero ferite venticinque persone. Nonostante una sentenza passata in giudicato lo accusi di aver guidato il commando, Fioravanti ha sempre negato questo addebito.[23]

Verso la fine del 1979, Valerio fece la conoscenza di Gilberto Cavallini, neofascista milanese gravitante nell'orbita ordinovista di Massimiliano Fachini che, proprio in quei mesi, viaggia spesso tra il Veneto e Roma per riciclare dell'oro rapinato da Egidio Giuliani. Il primo incontro tra i due avvenne l'11 dicembre del 1979, in occasione di una rapina, consumata a Tivoli ai danni dell'Oreficeria D'Amore, e a cui parteciparono anche Sergio Calore e Bruno Mariani.[24]

Il 17 dicembre 1979, un gruppo congiunto di militanti di Terza Posizione e dei NAR formato da Sergio Calore, Antonio d'Inzillo, Bruno Mariani e Antonio Proietti pianificò un agguato ai danni dell'avvocato Giorgio Arcangeli, ritenuto responsabile della cattura del leader neofascista Pierluigi Concutelli. Fioravanti, che non aveva mai visto la vittima designata e ne conosceva solo una sommaria descrizione, uccise al suo posto il giovane Antonio Leandri.[25]

Subito dopo l'omicidio Leandri, Valerio incontrò nuovamente Gilberto Cavallini, conosciuto solo qualche settimana prima e che lo portò con sé in Veneto per sfuggire alle forze dell'ordine, ospitandolo nella casa dove viveva con la sua ragazza, Flavia Sbroiavacca.

Il 6 febbraio 1980 Fioravanti e Giorgio Vale uccisero il poliziotto diciannovenne Maurizio Arnesano. Lo scopo dell'omicidio era quello di disarmarlo e d'impadronirsi del suo mitra. «La mattina dell'omicidio Arnesano, Valerio mi disse che un poliziotto gli avrebbe dato un mitra» dichiarerà poi il fratello Cristiano, interrogato dal sostituto procuratore di Roma, il 13 aprile 1981 «io, incredulo, chiesi a che prezzo ed egli mi rispose: "Gratuitamente". Fece un sorriso ed io capii».[26]

Il 30 marzo 1980 Fioravanti, Cavallini e la Mambro assaltarono il distretto militare di via Cesarotti a Padova. Un sergente fu ferito e furono rubati 4 mitragliatrici MG 42/59, 5 fucili automatici, pistole e cartucce. Sul muro della caserma, prima di andarsene, Francesca Mambro firmò la rapina con la sigla BR per depistare le indagini.[27]

Il 28 maggio 1980 partecipò all'uccisione dell'appuntato di Polizia Francesco Evangelista (detto Serpico), davanti al Liceo classico statale Giulio Cesare. Valerio, Francesca Mambro, Giorgio Vale e Luigi Ciavardini, con Gilberto Cavallini, Mario Rossi e Gabriele De Francisci di copertura, quel giorno vollero disarmare degli agenti e schiaffeggiarli, in modo da ridicolizzare la crescente militarizzazione del territorio da parte delle forze dell'ordine, ma la reazione dei poliziotti, in servizio di vigilanza davanti al liceo, scatenò un conflitto a fuoco che si concluse con l'uccisione di Evangelista e il ferimento di altri due agenti.[28]

Il 23 giugno i due NAR Gilberto Cavallini e Luigi Ciavardini assassinarono a Roma il sostituto procuratore Mario Amato[29] che aveva ereditato i fascicoli d'indagine del giudice Vittorio Occorsio e da due anni conduceva le principali inchieste sui movimenti eversivi di destra. Poco tempo prima di essere assassinato, Amato aveva chiesto l'uso di un'auto blindata che però gli era stato negato. All'indomani dell'omicidio, i NAR lo rivendicarono con un volantino recapitato ai principali quotidiani: «Oggi 23 giugno 1980 alle ore 8.05, abbiamo eseguito la sentenza di morte emanata contro il sostituto procuratore Mario Amato, per le cui mani passavano tutti i processi a carico dei camerati. Oggi egli ha chiuso la sua squallida esistenza imbottito di piombo. Altri, ancora, pagheranno». Amato aveva annunciato che le sue indagini lo stavano portando «alla visione di una verità d'insieme, coinvolgente responsabilità ben più gravi di quelle stesse degli esecutori degli atti criminosi». Il processo per l'omicidio di Amato si concluse con la condanna di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro come mandanti e di Luigi Ciavardini e Gilberto Cavallini come esecutori materiali.[30]

La strage di Bologna[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Strage di Bologna.

Il 2 agosto 1980 alle ore 10.25, nella sala d'aspetto di 2ª Classe della Stazione di Bologna Centrale, un ordigno a tempo, contenuto in una valigia abbandonata, esplose uccidendo ottantacinque persone e ferendone oltre duecento. Il 26 agosto dello stesso anno la Procura della Repubblica di Bologna emise ventotto ordini di cattura nei confronti di altrettanti militanti di gruppi di estrema destra, tra cui Valerio Fioravanti.

Il 9 settembre 1980, Valerio e Cristiano Fioravanti, Vale, Mambro e Dario Mariani, uccisero Francesco Mangiameli, dirigente di Terza Posizione in Sicilia: secondo la versione di Valerio Fioravanti, Mangiameli era accusato di aver sottratto agli stessi NAR i soldi destinati a organizzare l'evasione del terrorista nero Pierluigi Concutelli.[31] Secondo gli inquirenti bolognesi il delitto sarebbe legato alla strage di Bologna e ciò si ritrova anche nelle dichiarazioni testimoniali[32].

Lentamente e con fatica, attraverso una complicata e discussa vicenda politica e giudiziaria, e grazie alla spinta civile dell'Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 si giunse ad una sentenza definitiva: il 23 novembre 1995 Fioravanti fu condannato dalla Corte di cassazione all'ergastolo con l'accusa di essere uno degli esecutori materiali della strage, insieme a Francesca Mambro e Luigi Ciavardini.[33]

Fioravanti, Mambro e Ciavardini, anche dopo la condanna in Cassazione e la fine della pena, hanno sempre negato di essere coinvolti nella strage: i tre hanno sempre affermato di trovarsi effettivamente insieme quel giorno, ma a Padova, non a Bologna. Fioravanti ha invece indicato come possibile mandante della strage il leader libico Mu'ammar Gheddafi e come esecutori agenti segreti libici o terroristi mercenari, per vendetta contro l'attentato della NATO a Ustica.[34]

L'arresto e le condanne[modifica | modifica wikitesto]

Il 5 febbraio 1981 Valerio, insieme ad altri militanti NAR (il fratello Cristiano, Francesca Mambro, Gigi Cavallini, Giorgio Vale e Gabriele De Francisci) stavano tentando di ripescare un borsone di armi precedentemente affidate da Cavallini a un malavitoso comune e poi nascoste da quest'ultimo nel canale Scaricatore, alla periferia di Padova.[35] Durante l'operazione, però, il gruppo fu scoperto da una pattuglia di Carabinieri. Ne nacque un violento conflitto a fuoco al termine del quale Valerio, simulando la resa e approfittando di una distrazione del milite, sparò uccidendo due militari: Enea Codotto di 25 anni e Luigi Maronese di 23 anni. Prima di essere uccisi, i Carabinieri riuscirono a colpire lo stesso Fioravanti, il quale, gravemente ferito a entrambe le gambe, fu riportato dal resto del gruppo nell'appartamento usato come base e, poco dopo, arrestato.[36][37]

Fioravanti venne quindi processato per diversi reati quali: furto e rapina, violazione di domicilio, sequestro di persona, detenzione illegale di armi, detenzione di stupefacenti, ricettazione, violenza privata, falso, associazione per delinquere, lesioni personali, tentata evasione, banda armata, danneggiamento, tentato omicidio, incendio, sostituzione di persona, strage, calunnia, attentato per finalità terroristiche e di eversione.

Dopo sei sentenze della Corte d'Assise d'Appello venne condannato, complessivamente, a 8 ergastoli, 134 anni e 8 mesi di reclusione.[38]

In sede civile, Fioravanti e Mambro furono condannati in primo grado nel 2014 a risarcire 2 miliardi, 134 milioni e 273 mila euro, da versare alla Presidenza del Consiglio e al ministero dell'Interno, risarcimento che probabilmente non pagheranno mai, non avendone la disponibilità finanziaria e risultando incapienti (cioè nullatenenti). Lo Stato potrà prelevare solo alcune centinaia di euro mensili dai loro stipendi.[39]

La pena[modifica | modifica wikitesto]

Dopo 18 anni di continuata detenzione, nel luglio del 1999, fruì del regime di semilibertà per il lavoro esterno, presso l'associazione Nessuno tocchi Caino, con obbligo di rientro serale in cella.

Fine pena e altre attività[modifica | modifica wikitesto]

Nel mese di aprile del 2009, dopo 26 anni scontati dietro le sbarre e a cinque anni dal conseguimento della libertà vigilata, è tornato a essere un uomo libero la cui pena è considerata definitivamente estinta.[40]

Gennaro Mokbel, faccendiere romano al centro dell'inchiesta su un maxi-riciclaggio, sostenne di aver contribuito, anche economicamente, alla libertà di Fioravanti,[41] ma quest'ultimo ha sempre negato l'interessamento dell'uomo.[42]

Nel 1997, assieme allo scrittore Pablo Echaurren e all'attrice Francesca D'Aloja ha scritto un film-documentario sul carcere intitolato Piccoli ergastoli e presentato nella sezione "Eventi speciali" del Festival di Venezia quello stesso anno.[43] In occasione della prima proiezione del film, Fioravanti e la Mambro, hanno goduto di un permesso premio di 10 giorni.

Dagli anni '90 collabora, come beneficiario di un programma di reinserimento di detenuti, con Nessuno tocchi Caino, l'associazione contro la pena di morte legata al Partito Radicale, associazione della quale è dipendente come impiegato.[44]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Pablo Echaurren, Valerio Fioravanti, Rebibbia rhapsody, Viterbo, Nuovi Equilibri, 1996, ISBN 978-88-7226-295-5.
  • Pablo Echaurren, Valerio Fioravanti, Il ritorno di Silvio Pellico, Viterbo, Nuovi Equilibri, 1997, ISBN 9788872263488
  • Pablo Echaurren, Valerio Fioravanti, Piccoli ergastoli, Viterbo, Nuovi Equilibri, 1998, ISBN 978-88-7226-395-2.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ «Io non sono mai stato fascista. Sono stato anti-anti-fascista, che è una cosa molto diversa. L'ho detto anche ai giudici: cercate una fotografia, una sola, in cui mi si veda fare il saluto fascista. Non ce ne sono». (Valerio Fioravanti da Storia Nera di Andrea Colombo, pag. 31)
  2. ^ Bianconi, 2007, p. 23
  3. ^ Valerio Fioravanti è un uomo libero su Quotidiano Nazionale
  4. ^ Si sposano oggi Fioravanti e la Mambro su La Repubblica
  5. ^ Bianconi, 2007, p. 56
  6. ^ a b Scheda di Giuseppe Valerio Fioravanti su Archivio '900
  7. ^ Boccaccio '70 su IMDb
  8. ^ Il grande libro di Carosello - Marco Giusti Frassinelli, 2004
  9. ^ Grasso A., Enciclopedia della televisione, Garzanti, 2008
  10. ^ Colombo, 2007, p. 61
  11. ^ Colombo, 2007, p. 66
  12. ^ Colombo, 2007, p. 34
  13. ^ Bianconi, 2007, p. 74
  14. ^ a b Bocca, 2011, p. 29
  15. ^ Bianconi, 2007, p. 91
  16. ^ Bianconi, 2007, p. 139
  17. ^ Perché Mario Amato? Morte di un magistrato su La storia siamo noi
  18. ^ Giusva Fioravanti: sono un assassino e ho pagato per questo, ma con la strage di Bologna non c’entro su Panorama
  19. ^ Bianconi, 2007, p. 117
  20. ^ Roberto Scialabba: Scheda a cura di Andrea Barbera Archiviato il 23 ottobre 2012 in Internet Archive. su Reti-invisibili.net
  21. ^ Roma, la città delle pistole su Reblab.it
  22. ^ Parla Fioravanti, per noi era quasi un gioco su La Repubblica
  23. ^ Curricula criminali di Valerio Fioravanti Archiviato il 22 febbraio 2014 in Internet Archive. su Stragi.it
  24. ^ Melchionda, 2010, p. 206
  25. ^ Omicidio di Antonio Leandri su Rete degli Archivi
  26. ^ Schede: Maurizio Arnesano su Vittimeterrorismo.it
  27. ^ Bianconi, 2007, p. 227
  28. ^ Schede: Evangelista Francesco su Cadutipolizia.it
  29. ^ Giudice Mario Amato Ucciso dai N.A.R. su YouTube
  30. ^ Alla sbarra i killer di Amato su La Repubblica
  31. ^ Il Piombo e la Celtica - Nicola Rao, pag.295
  32. ^ Il significato del crimine – sentenza appello strage di Bologna 16.05.1994, su La strage dell'Italicus - 4 agosto 1974, 20 agosto 2016. URL consultato il 20 agosto 2016.
  33. ^ Sentenza della Corte Suprema di Cassazione del 23 novembre 1995 Archiviato il 20 luglio 2014 in Internet Archive. su Stragi.it
  34. ^ Strage: tornerà di moda anche la “pista libica”?
  35. ^ Il Piombo e la Celtica - Nicola Rao, pag. 316
  36. ^ Schede: Enea Codotto su Vittimeterrorismo.it
  37. ^ Schede: Luigi Maronese su Vittimeterrorismo.it
  38. ^ Curricula Criminale di Giuseppe Valerio Fioravanti Archiviato il 22 febbraio 2014 in Internet Archive. su Stragi.it
  39. ^ Due miliardi di risarcimento chiesti a Mambro e Fioravanti
  40. ^ Valerio Fioravanti è un uomo libero su Quotidiano.net
  41. ^ Mokbel e la Mambro: l'ho tirata fuori io su Il Corriere della Sera
  42. ^ Fioravanti risponde ai pm: Mokbel solo un mascalzone su Il Tempo
  43. ^ Piccoli ergastoli su IMDB
  44. ^ Giusva Fioravanti - Biografia - Cinquantamila, Corriere della Sera

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Bianconi, A mano armata. Vita violenta di Giusva Fioravanti, Milano, Baldini Castoldi Dalai, 2007, ISBN 978-88-6073-178-4.
  • Piero Corsini, Storia di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, Napoli, Pironti, 1999, ISBN 978-88-7937-222-0.
  • Andrea Colombo, Storia Nera, Torino, Cairo, 2007, ISBN 88-6052-091-6.
  • Andrea Colombo e altri, Giusva. La vera storia di Valerio Fioravanti, Sperling e Kupfer, 2011.
  • Giusva Fioravanti, Questi benedetti genitori... Un libro per bambini che possono leggere anche i grandi, Roma, Edizioni Paoline, 1969. ISBN non esistente
  • Gianluca Semprini, La strage di Bologna e il terrorista sconosciuto, Milano, Bietti, 2003, ISBN 88-8248-148-4.
  • Riccardo Bocca, Tutta un'altra strage, Milano, Bur, 2011, ISBN 88-586-0278-1.
  • Mario Caprara, Gianluca Semprini, Destra estrema e criminale, Milano, Newton Compton, 2007, ISBN 88-541-0883-9.
  • Ugo Maria Tassinari, Fascisteria, Milano, Sperling & Kupfer, 2008, ISBN 88-200-4449-8.
  • John Holmstrom, The Moving Picture Boy: An International Encyclopaedia from 1895 to 1995, Norwich, Michael Russell, 1996, p. 322.

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