Paolo Di Lauro

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Paolo Di Lauro (Napoli, 26 agosto 1953) è un criminale italiano.

Detto Ciruzzo 'o Milionario negli ambienti malavitosi, fu ribattezzato in questo modo da Luigi Giuliano, che una sera, ad un tavolo di poker, vide vari biglietti di centomila lire cadere dalla tasca di Di Lauro, ed esclamò: «E chi è venuto, Ciruzzo 'o Milionario?».[1] Era considerato dagli investigatori a capo del clan Di Lauro di Secondigliano e Scampia, alla periferia nord di Napoli, nonostante la sua voce non sia mai stata intercettata nel corso delle indagini e il suo coinvolgimento nell'organizzazione sia stato riscontrato sostanzialmente da dichiarazioni di pentiti.[2] Nel maggio 2006 è stato condannato a 30 anni di carcere (poi ridotti a 28 nel 2011)[2] per traffico di droga.[3]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Già nei primi anni ottanta, nel pieno della guerra tra Nuova Camorra Organizzata e le famiglie che si opposero al cartello cutoliano, Di Lauro faceva parte della Nuova Fratellanza o Fratellanza napoletana, un cartello di famiglie malavitose di Napoli fondato dal clan Giuliano, in seguito egemone anche nell'hinterland con la nascita del sodalizio criminale noto come Nuova Famiglia.[4] L'inizio della sua scalata al gotha della camorra è collegata con l'omicidio di Aniello La Monica, referente di Michele Zaza, avvenuto nel 1982.[5]

La carriera criminale[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni novanta portò avanti una guerra di camorra contro il clan Ruocco di Mugnano, che produsse diversi morti in pochi mesi.[6] Si mantenne distante in quegli anni dalla potente organizzazione detta "Alleanza di Secondigliano", pur senza entrare mai in conflitto con le famiglie del cartello.[7][8] Grazie all'indiscutibile carisma[9] che esercitava sui giovani pregiudicati ed alle difficili condizioni economiche della periferia a nord di Napoli, riuscì ad attorniarsi di un numero di affiliati che non aveva pari tra gli altri clan cittadini, prendendo il potere militare e territoriale nelle palazzine della famigerata 167 di Scampia,[10] zona considerata uno dei principali market del traffico di droga d'Europa.[11] Il clan cominciò ad assumere una forma sempre più verticistica con a capo il boss, abilissimo a non trattare mai personalmente né con i propri affiliati, né con i capi di altre organizzazioni.

La faida di Scampia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Faida di Scampia.

Ad inizio anni 2000, diverse nuove leve del clan assunsero maggiore autonomia decisionale, prendendo le redini delle più importanti attività del gruppo e rinnovando il parco dei capi-piazza con elementi giovani a loro fidati. Queste decisioni, insieme a vari dissidi di natura personale tra i boss dell'organizzazione, portarono poi alla guerra di camorra conosciuta con il nome di "faida di Scampia", in cui Paolo Di Lauro ebbe un ruolo marginale e fu influente solo nelle fasi finali dello scontro, fungendo da mediatore tra le parti ostili; aveva lasciato il clan nelle mani del primogenito Cosimo in seguito alla morte dell'ultimo figlio Domenico per un incidente in moto e si era rifugiato nel casertano protetto dai Bardellino.

Divenne ufficialmente latitante nel 2002, e venne poi inserito nell'elenco dei trenta latitanti più pericolosi d'Italia. Fu catturato il 16 settembre 2005 dai Carabinieri in un appartamento di via Canonico Cosimo Stornaiuolo 16 a Secondigliano, a poca distanza da via cupa dell'Arco, il "regno" della cosca. Gli investigatori seguirono una donna che fungeva da vivandiera e badante, sulla base di un input acquisito da una fonte confidenziale dagli agenti del SISDE.[12]

La condanna[modifica | modifica wikitesto]

Condannato a 29 anni dalla I sezione del Tribunale di Napoli,[13][14] a dicembre del 2011 la settima Corte d’Appello confermò la condanna a Paolo Di Lauro dopo che la Corte di Cassazione aveva annullato già il verdetto di secondo grado (per gli imputati fu esclusa l'aggravante del metodo mafioso).[2]

Figli[modifica | modifica wikitesto]

Sposato con Luisa D'Avanzo, ha avuto da questa dieci figli maschi:

  • Cosimo (1973), arrestato il 21 gennaio 2005[15] e attualmente detenuto al regime 41 bis nel supercarcere di Cuneo[16]
  • Vincenzo (1975), arrestato nel marzo del 2007 per associazione a delinquere di stampo camorristico[17] e scarcerato nel gennaio 2015 per fine pena[18]
  • Ciro (1978), arrestato per associazione mafiosa il 7 dicembre 2004[19] e scarcerato nel dicembre 2014 per fine pena[18]
  • Marco (1980), latitante dal 2005, ricercato per associazione di tipo mafioso ed altro
  • Nunzio (1985), arrestato il 28 febbraio 2008 per associazione a delinquere di stampo mafioso e altri reati[20]
  • Salvatore (1988), arrestato il 8 febbraio 2006[21] e scarcerato nel 2014 per fine pena[22].
  • Antonio (1991), arrestato il 21 dicembre 2010[23] e condannato a 12 anni di reclusione per associazione a delinquere di stampo mafiosa
  • Raffaele (1994), arrestato il 12 giugno 2013[24]
  • Domenico, morto nel 2004 in un incidente motociclistico.[25]
  • Giuseppe, nato nel 1997

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Roberto Saviano, Gomorra. Viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della camorra, Mondadori, 2006, p. 65, ISBN 978-88-04-55450-9.
  2. ^ a b c (PDF) Fabio Postiglione, Traffico di droga, condannato Di Lauro (PDF), in Il Giornale di Napoli (Il Roma), 23 dicembre 2011, p. 1. URL consultato il 24 dicembre 2011.
  3. ^ Giornata di sangue a Napoli: tre omicidi, web.archive.org, 2007. URL consultato il 18 ottobre 2011.
  4. ^ i.d.a., Delitto di Giacomo Frattini, in la Repubblica, 14 febbraio 2009, p. 5. URL consultato il 24 dicembre 2011.
  5. ^ Antonio Corbo, Chi è Di Lauro, in la Repubblica, 11 novembre 2004, p. 1. URL consultato il 24 dicembre 2011.
  6. ^ Undici ergastoli per i boss di Napoli Nord, in la Repubblica, 18 maggio 2011, p. 13. URL consultato il 18 ottobre 2011.
  7. ^ Spunta la camorra fai-da-te all' ombra dei clan in guerra, in la Repubblica, 10 aprile 2004, p. 2. URL consultato il 18 ottobre 2011.
  8. ^ I pentiti svelano la mappa dei clan, il boss dei boss è Giuseppe Misso, in la Repubblica, 10 maggio 2005, p. 2. URL consultato il 18 ottobre 2011.
  9. ^ Giovanni Marino, Contatti da evitare, in la Repubblica, 22 settembre 2005, p. 1. URL consultato il 18 ottobre 2011.
  10. ^ Luca Clemente, Scampia, le nuove piazze della droga, in la Repubblica, 8 maggio 2005, p. 4. URL consultato il 18 ottobre 2011.
  11. ^ Mancano gli spacciatori: 'arruolati' da altri quartieri, in la Repubblica, 1° ottobre 2011, p. 7. URL consultato il 18 ottobre 2011.
  12. ^ Conchita Sannino, Camorra, arrestato il boss Di Lauro, in la Repubblica, 17 settembre 2005, p. 23. URL consultato il 18 ottobre 2011.
  13. ^ Condannato a 29 anni il boss Paolo Di Lauro, repubblica.it, 2006. URL consultato il 18 ottobre 2011.
  14. ^ Conchita Sannino, Condanna a 30 anni per Di Lauro, in la Repubblica, 18 maggio 2006, p. 7. URL consultato il 18 ottobre 2011.
  15. ^ "Arrestato a Napoli Cosimo Di Lauro", Corriere della Sera, 21 gennaio 2005.
  16. ^ "Cosimo Di Lauro è pazzo", Il Roma, 29 settembre 2014.
  17. ^ Arrestato il figlio del boss Di Lauro – Gestiva il traffico di droga nel napoletano", La Repubblica, 27 marzo 2007.
  18. ^ a b Liberi due figli del boss Di Lauro: a casa i rampolli di Ciruzzo 'o milionario | Il Mattino
  19. ^ "Napoli, blitz contro la camorra – 53 le persone in manette", La Repubblica, 7 dicembre 2004.
  20. ^ "Camorra, nuovo colpo a clan Di Lauro, arrestato figlio Nunzio", Reuters, 28 febbraio 2008.
  21. ^ "Il business dei baby-boss : 29 arresti", InterNapoli, 9 febbraio 2006.
  22. ^ "Di Lauro : Libero il Babyras", Il Roma, 10 giugno 2014.
  23. ^ "Blitz antidroga : decapitato il clan Di Lauro", InterNapoli, 22 dicembre 2010.
  24. ^ "Napoli camorra. Scacco al clan Di Lauro, il figlio del boss arrestato sulla nave da crociera", Il Mattino, 12 giugno 2013.
  25. ^ "Siamo in guerra, il boss deve tornare", Corriere della Sera, 7 dicembre 2004.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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