Clan Cava

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Cava
Aree di influenzaQuindici (Italia), Nola, Avellino
Periodoanni 1970 - in attività
BossBiagio Cava✝
Antonio Cava
Vincenzo Cava
Salvatore Cava
(Tore 'e Clelia)
AlleatiClan Russo
Clan Fabbrocino
Clan Alfieri (estinto)
RivaliClan Graziano
Attivitàestorsione
racket
traffico di droga
appalti truccati
usura

Il clan Cava è un sodalizio camorristico di Quindici, in provincia di Avellino.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Questa cosca, da oltre trent'anni, è protagonista di una sanguinosa faida con l'altro clan del Vallo di Lauro, quello dei Graziano. I boss più influenti del sodalizio furono i fratelli Salvatore Cava (deceduto) e Vincenzo Cava, ucciso nell'anno 1995, a Quindici, in località 'San Teodoro', dove fu sfigurato da 30 proiettili di pistola - tutti indirizzati al volto - per mano di membri del clan Graziano; Biagio Cava (deceduto), leader riconosciuto del sodalizio criminale e figlio di Vincenzo Cava; e Antonio «Ndo' Ndo'» Cava (detenuto), figlio di Salvatore Cava, quest'ultimi - Biagio e Antonio Cava - condannati al carcere duro per capi di imputazione che vanno dall'associazione per delinquere di stampo camorristico, all'omicidio, fino al racket ad esercenti e imprenditori edili. La leadership, dopo le carcerazioni dei capi storici, è poi passata al giovane Salvatore Cava - uno dei figli di Biagio -, arrestato nel maggio del 2010, 26enne, in una villetta di Pago del Vallo di Lauro. Durante la guerra di camorra tra NCO cutoliana e la Nuova Famiglia, che insanguinò la Campania negli anni '80, i Cava rientrarono nella miriade di clan e gruppi di fuoco associati al potente clan Alfieri, imperante nella zona del Nolano-Vesuviano. Ancora oggi, quello schieramento di parte si rispecchia nelle alleanze che i Cava hanno con altri gruppi criminali dell'Agro Nolano come i clan Russo di Nola e Fabbrocino della zona compresa tra Palma Campania, San Gennaro Vesuviano e Ottaviano.

L'esistenza di quest'associazione di stampo camorristico è operativa nei comuni del Vallo di Lauro e del Baianese, della provincia di Avellino, e in alcuni comuni del nolano. Rapine, estorsione, usura e spaccio di sostanze stupefacenti sono le attività principali del clan.

Ad oggi, nonostante i numerosi colpi subiti dallo Stato e all'indebolimento dovuto alla faida con i rivali storici - il clan Graziano -, la presenza del clan Cava è ancora segnalata, oltre che nel Vallo di Lauro, nel Mandamento baianese e in altre aree dell'Avellinese, anche nel Nolano. Inoltre, i Cava sono considerati ancora come la cosca più influente della provincia di Avellino, con diramazioni anche nel Napoletano, nel Salernitano e in altre regioni, dove hanno avviato, tramite prestanomi, attività lecite.

Le indagini[modifica | modifica wikitesto]

Iniziate nel 2003, l'attività di indagine ha comportato l'arresto di oltre 50 presunti membri affiliati decapitando quasi del tutto il sodalizio criminale con l'esecuzione di oltre trecento operazioni di intercettazione telefoniche ed ambientali, in auto ed abitazioni e di videosorveglianza, attraverso la quale gli investigatori ritengono di aver individuato beni riconducibili alle illecite attività del sodalizio, per i quali l'autorità giudiziaria ha emesso due distinti provvedimenti consistenti in un decreto di sequestro preventivo ed in un sequestro preventivo d'urgenza. Sequestrati beni immobili e società commerciali nelle province di Napoli, Avellino, Frosinone, Latina, l'Aquila, Piacenza e Parma, per un complessivo valore stimato circa 160/180 milioni di euro.

Fatti recenti di maggior rilievo[modifica | modifica wikitesto]

  • Il 6 giugno 2008, nell'ambito dell'operazione denominata "Alleanza Nolana", vengono tratte in arresto 49 persone riconducibili alla cosca, tra cui Salvatore Cava (figlio del capoclan Biagio Cava, Salvatore Cava verrà poi arrestato dopo quasi due anni di latitanza), lo stesso capoclan Biagio Cava, nonché Bernardo e Salvatore Cava, cugini di Biagio Cava e ritenuti esponenti di spicco del clan. Vengono inoltre sequestrati beni immobili e società commerciali nelle province di Avellino, Napoli, Frosinone, Latina, L'Aquila, Piacenza e Parma, per un valore complessivo di 160/180 milioni di euro.
  • In data 6 ottobre 2009, la Squadra Mobile della Questura di Avellino arresta 5 noti pregiudicati, tutti notoriamente appartenenti al clan Cava, accusati di estorsioni, minacce e violenze nei riguardi di imprenditori di Manocalzati, Chiusano di San Domenico, Monteforte Irpino, Forino, Taurano, Acerno e Bracigliano. Nell'abitazione di uno degli arrestati - tale Mario Allocca, 31 anni, di Taurano- la Polizia rinviene due pistole calibro 9 con 224 munizioni, 2 fucili a pompa, un fucile a canne mozze, un ordigno gelatinoso e 4 passamontagna. 3 le persone indagate per estorsione, minacce e associazione mafiosa.
  • In data 18 maggio 2010, a Pago del Vallo di Lauro, viene arrestato Cava Salvatore (sfuggito ad un blitz del giugno del 2008 e da allora latitante), figlio di Cava Biagio, annoverato fra i 100 latitanti più pericolosi d'Italia. Il giovane boss, 26 anni, viene stanato in una villetta di Pago del Vallo di Lauro, ove si nascondeva grazie all'appoggio di due coniugi del posto ed alla connivenza di parte della popolazione locale. Nella villetta vengono ritrovati fuochi d'artificio, che il boss voleva utilizzare per la nascita del suo secondogenito.
  • Il 26 maggio 2010, vengono tratte in arresto 5 persone vicine ai clan Cava e Genovese; gli arrestati avevano preso di mira i vincitori del superenalotto, dai quali pretendevano parte della vincita, che sarebbe servita per il mantenimento dei carcerati dei clan e delle famiglie di questi.
  • Il 21 giugno 2011, i Carabinieri del Comando Provinciale di Avellino procedono all'esecuzione di 58 ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip presso il Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Napoli, a carico di altrettante persone ritenute affiliate o collegate al clan Cava, gravemente indiziate dei reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione, violenza privata, intestazione fittizia di beni, concorrenza illecita con violenza e minaccia, rivelazione del segreto d'ufficio, corruzione per atti d'ufficio e per atti contrari ai doveri d'ufficio, favoreggiamento personale e reale, falso ideologico in atto pubblico, truffa ai danno dello Stato, tutti aggravati dall'aver agevolato il clan Cava. L'operazione in questione, denominata "Slot", è stata di fondamentale importanza al fine di colpire con ferocia il lato economico del clan, smantellando l'attività imprenditoriale illecita dell'imprenditore avellinese Armando Della Pia, soggetto stabilmente inserito nel clan Cava. Della Pia, avvantaggiandosi della propria appartenenza al clan, operava illecitamente in diversi settori: l'edilizia, la produzione e somministrazione di alimenti, la fornitura, nonché noleggio ed assistenza di macchinette videogioco. Oltre agli arresti, vengono sequestrati 4 milioni di euro di beni.
  • In data 26 ottobre 2012, in quel di Taurano, vengono messi in manette 4 soggetti, tutti ben noti alle Forze dell'Ordine (anche per via della loro vicinanza al clan Cava), per i reati di usura pluriaggravata ed estorsione continuata e pluriaggravata ad esercizio abusivo di attività finanziaria. Reati, questi, commessi avvalendosi congiuntamente delle condizioni previste dall'art. 416 bis, nonché allo scopo di agevolare il clan Cava.
  • Il 27 febbraio 2013 due appartenenti di spicco del clan - tra cui il nipote di Biagio Cava - finiscono in cella con l'accusa di tentata estorsione continuata e aggravata commessa con metodo mafioso. Reati commessi in danno del gestore di un ristorante-discoteca di Nola.
  • Nel giugno del 2013, in Siano, viene sgominato un gruppo criminale composto da 11 persone e capeggiato da Aniello Basile, 44enne pregiudicato di Siano, inquadrato come membro del clan Cava. Il clan Cava aveva, secondo gli inquirenti, messo sotto assedio il comune di Siano, puntando al controllo delle attività economiche ed instaurando un clima di terrore, promosso mediante una infinita serie di atti intimidatori, auto e camioncini dati alle fiamme, bombe carta fatte esplodere nei pressi di uffici commerciali. 14, invece, le persone indagate.
  • In data 31 luglio 2013, in Baiano, Fortunato Miele, imprenditore edile di Baiano, con precedenti per omicidio doloso ed altro e ritenuto referente del clan Cava nella zona del Mandamento baianese, viene freddato a colpi di pistola, in pieno giorno, in pieno centro del paese ed in pieno stile camorristico, nei pressi di una chiesa, dove si sta celebrando un matrimonio.
  • Il 29 gennaio 2015, a Mugnano del Cardinale, in località "Campo di Spina", viene rinvenuto cadavere Attilio Di Grezia, 30enne pregiudicato di Mercogliano, attinto mortalmente da più proiettili allo stomaco e da un proiettile alla nuca e, verosimilmente, già esanime, abbandonato in quella zona dai sicari. Di Grezia, nel settembre del 2008, era finito in manette nel corso dell'operazione "Tempesta", che aveva condotto all'arresto di 6 pregiudicati affiliati al clan Cava - tra cui il Di Grezia - resisi responsabili di reiterate e violente condotte estorsive in danno di imprenditori operanti nell'Avellinese.
  • In data 6 marzo 2016, a Pago del Vallo di Lauro, viene gravemente ferito, da plurimi colpi di arma da fuco, Giulio Maffettone, 58 anni, considerato il reggente del clan Cava, il cui decesso avverrà poi in ospedale. Già nel settembre del 2014, Maffettone era stato oggetto di un agguato di chiara matrice camorristica, durante il quale erano rimaste ferite due persone estranee ai fatti e a seguito del quale Maffettone aveva riportato la perdita parziale di un orecchio.
  • Il 4 maggio 2016 7 soggetti, tutti appartenenti, secondo l'accusa, al clan Cava, vengono rinviati a giudizio in quanto accusati di aver danneggiato, distrutto o asportato tutti gli arredamenti all'interno della "villa bunker", ubicata in Pago del Vallo di Lauro, in cui fu arrestato il boss Biagio Cava. Tutto ciò che non era possibile asportare - come pavimenti, marmi, ringhiere, scale, ascensore interno ecc. - è stato gravemente danneggiato. All'interno di talune stanze, invece, erano stati posti, accatastati, pneumatici e porte in legno, segno che gli indagati avevano l'intenzione di bruciare la villa o di dare un avvertimento.
  • Il 7 dicembre 2016, la Questura di Avellino arresta, nel Vallo di Lauro, 11 persone tra funzionari pubblici, imprenditori e pregiudicati, con le accuse di abuso d'ufficio, concussione ed estorsione aggravata dal metodo mafioso. Gli investigatori, a seguito di meticolose indagini, hanno scoperto un forte legame tra gli amministratori del comune di Pago del Vallo di Lauro - peraltro già sciolto due volte per infiltrazioni della comorra - ed esponenti della criminalità organizzata. Tra gli arrestati, figurano Giuseppe Corcione, ex sindaco di Pago del Vallo di lauro; Andrea Amoroso, Presidente del Consiglio comunale di Pago del Vallo di Lauro; Luigi Vitale, pregiudicato del luogo, notoriamente affiliato al clan Cava; e Raffaele Scibelli, di Quindici, nipote del boss Biagio Cava e soggetto ritenuto attiguo al clan.
  • Il 29 novembre del 2017, all'età di 62 anni, lo storico boss della cosca, Biagio Cava, è deceduto in seguito a complicazioni del suo stato di salute, dovute a problemi cardiaci e ad un tumore al cervello. Pochi mesi prima, il tribunale di sorveglianza di Sassari, aveva accolto l'istanza di differimento della pena, avanzata dal suo legale, sottoponendolo agli arresti domiciliari per ragioni di salute, dopo 11 anni di reclusione al 41 bis.
  • Il 16 febbraio 2018 viene ferito a Pago del Vallo di Lauro, da un colpo di pistola al torace, il pregiudicato Grasso Vincenzo, 37 anni, di Domicella, che, il 7 dicembre del 2016, era finito in manette unitamente ad altre 10 persone tra pregiudicati vicini al clan Cava e funzionari pubblici collusi. Quale responsabile del fatto, verrà poi arrestato un amico della vittima, Angelo Vitale, noto pregiudicato di Pago del Vallo di Lauro e fratello di quel Luigi Vitale finito in manette durante l'operazione del 7 dicembre 2016. Secondo quanto trapelato, durante una lite fra Angelo Vitale e la moglie di questi, Grasso avrebbe tentato, invano, di fare da paciere, scatenando l'ira del Vitale che, per tutta risposta, gli avrebbe sparato.
  • Nel marzo del 2018, la Polizia ha scoperto un traffico di droga e un giro di prostituzione gestito da presunti affiliati al clan Cava. L'inchiesta è scaturita da alcune intercettazioni telefoniche e dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia che ha chiamato in causa un boss del clan Cava. La Polizia ha effettuato perquisizioni a Salerno, Capaccio Scalo, Cesinali, Solofra e Serino. Sei le persone indagate, nei confronti delle quali si ipotizzano i reati di traffico di sostanze stupefacenti e associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione.
  • Il 23 maggio 2019, è tornato in libertà per fine pena Salvatore Cava, figlio del boss Biagio Cava. Salvatore era stato arrestato a Pago il 18 maggio 2010, all'età di 26 anni e ha scontato 9 anni di reclusione per associazione a delinquere di stampo camorristico, estorsione e usura.[1]

Fatti eclatanti riguardanti il clan[modifica | modifica wikitesto]

Strage di Scisciano

A Scisciano, frazione Spartimento, il 21 novembre 1991, ad opera di esponenti del clan Cava, avviene una strage in cui perderanno la vita Eugenio Graziano, 30 anni, ex sindaco di Quindici e all'epoca dei fatti latitante, il cugino Vincenzo Graziano, 22enne, e il loro guardaspalle, il 21enne Gaetano Santaniello. La strage fu ideata e portata a termine dai Cava, allo scopo di eliminare le "nuove leve" del clan Graziano. Le tre vittime, tutte di Quindici, si erano recate a Scisciano, presso una carrozzeria, dacché una loro autovettura blindata aveva fuso il motore. I tre erano lì, in quella carrozzeria, quando, d'improvviso, una raffica di kalashnikov piove verso di loro; Santaniello è il primo a morire: ha avuto a stento sentore di ciò che sta accadendo, quando i proiettili gli spappolano la scatola cranica. Vincenzo Graziano prova a fuggire, ma la strategia dei killer è ben congegnata: fa pochi metri e viene falciato a colpi di mitra. È la volta di Eugenio Graziano: cerca di fuggire attraverso le campagne circostanti, il secondo gruppetto di killer lo insegue e gli spara. Per finire, i killer gli rendono irriconoscibile il volto, dopo avergli scaricato contro raffiche di kalashnikov. Vincenzo ed Eugenio erano nipoti del boss ed ex sindaco di Quindici Raffaele Pasquale Graziano. La mattanza fu conseguenza della faida che, già dagli anni '70, vedeva contrapposti i Cava ed i Graziano.

Strage delle donne

La sera del 26 maggio del 2002, a Lauro, un'Audi con a bordo alcune donne del clan Cava viene seguita e speronata da un'altra auto, un'Alfa Romeo condotta dal boss Salvatore Luigi Graziano, che si trova in compagnia di alcuni/e parenti. All'indirizzo dell'auto delle Cava, parte una pioggia di proiettili che uccide tre parenti del boss Biagio Cava: Clarissa Cava (16 anni, figlia del boss); Michelina Cava (51 anni, sorella del boss); Maria Scibelli (53 anni, cognata del boss). Un'altra figlia del boss Cava - Felicetta Cava, 19 anni - rimarrà inchiodata per sempre ad una sedia a rotelle. Alla fine, si conteranno 3 morti e 6 feriti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]