Strage di Pescopagano

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Strage di Pescopagano
Stato Italia Italia
Luogo Pescopagano di Mondragone
Obiettivo Immigrati ed italiani inseriti nel mondo della droga
Data 24 aprile 1990
Tipo Agguato camorristico
Morti 5
Feriti 7
Responsabili Massimo Gitto, Angelo Gagliardi, Giuseppe Frangoli in concorso con Vincenzo De Falco, Ciro De Feo, Ferdinando Brodella, Aniello Sabatino, Mario Sperlongano, Augusto La Torre e Tiberio Francesco La Torre
Motivazione Regolamento di conti con i casalesi, per il controllo del mercato della droga e gestione del territorio

La strage di Pescopagano è stata una strage di camorra avvenuta il 24 aprile 1990 davanti a un bar "Centro" della frazione di Pescopagano nel comune di Mondragone.

Cronologia dell'accaduto[modifica | modifica wikitesto]

Nell'agguato al bar "Centro" morirono due persone Naj Man Fiugy e Alfonso Romano, e sei rimasero ferite. Subito dopo il gruppo di fuoco uccise tre stranieri: Haroub Saidi Ally, Ally Khalifan Khanshi, Hamdy Salim; a bordo di una Fiat 127 parcheggiata vicino all'esercizio commerciale e ferì il quarto occupante della vettura. Tra i morti ed i feriti anche due innocenti: Alfonso Romano, un imbianchino che stava bevendo una birra e che nei giorni precedenti, comparso in un filmato della Rai, aveva chiesto la testa degli extracomunitari; un ragazzo di 14 anni, Francesco Bocchetti, ferito gravemente alla spina dorsale e poi rimasto paralizzato. Si era trattenuto al bar per tenere compagnia al padre, il gestore del locale.[1]

Il processo[modifica | modifica wikitesto]

A distanza di 17 anni dalla strage, nel gennaio 2007, furono arrestati tre pregiudicati, elementi di spicco del clan La Torre, in passato attivo nel casertano. Le indagini dei pm della Direzione Distrettuale Antimafia Raffaele Cantone e Giuseppe Noviello portarono all'emissione di un ordine di custodia cautelare nei confronti di Giuseppe Fragnoli, 57 anni, Angelo Gagliardi, 53 anni, e Massimo Gitto, 53enne anche lui, tutti accusati di strage, omicidio aggravato, detenzione e porto illegale di armi comuni e da guerra, si conclusero con il processo in corte di assise di appello di Napoli.

Primo grado[modifica | modifica wikitesto]

Massimo Gitto, Angelo Gagliardi, Giuseppe Frangoli (in concorso con Vincenzo De Falco, Ciro De Feo, Ferdinando Brodella, Aniello Sabatino, Mario Sperlongano, Augusto La Torre e Tiberio Francesco La Torre), che furono condannati in primo grado alla pena di 30 anni di reclusione poiché causarono la morte di cinque persone ed il ferimento di altre sette. sono stati condannati a dalla terza corte di assise appello di Napoli, presidente Ambrogio di Meo.

Secondo grado e Cassazione[modifica | modifica wikitesto]

Il procedimento di secondo grado si è svolto davanti la Corte di appello di Napoli, i tre imputati si sono viste le condanne dimezzate a 15 anni e 4 mesi di reclusione; infine nel settembre 2009 la Corte di Cassazione ha confermato le condanne comminate in secondo grado dopo che la procura aveva presentato ricorso.

La mattanza fu causata dall'obiettivo di bloccare per conto del boss Antonio Bardellino la vendita di droga nella zona tra Castel Volturno e Mondragone[2], da un conflitto interno tra le due principali organizzazioni malavitose del posto, il clan La Torre[3] che gestiva da anni l'intero territorio ed i casalesi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lorenzo Iuliano, "Litorale story, venti anni di caccia al nero - Da Jerry Masslo al rumeno sospettato di furto, così camorristi e xenofobi sparano nel mucchio", in Il Mattino Caserta, 11 novembre 2008.
  2. ^ 'MONDRAGONE Strage di Pescopagano, pene dimezzate per Fragnoli, Gagliardi e Gitto', Caserta c'è, 07-01-2009. URL consultato il 19-08-2009.
  3. ^ Dda: clan "La Torre" appoggiò giunta centrodestra, Caserta News, 13-02-2008. URL consultato il 01-03-2009.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]