Strage di Torre Annunziata

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Strage di Torre Annunziata
StatoItalia Italia
LuogoTorre Annunziata (NA); circolo dei pescatori
ObiettivoMembri del clan Gionta
Data26 agosto 1984
mezzogiorno circa
Morti8
Feriti7
ResponsabiliMembri del clan di Antonio Bardellino e Carmine Alfieri
MotivazioneRidurre il potere del clan Gionta

La strage di Torre Annunziata o strage del Circolo dei pescatori o anche strage di Sant'Alessandro fu un tragico fatto di sangue avvenuto a Torre Annunziata nel 1984.

Si inserisce all'interno delle faide tra la Nuova Famiglia e la Nuova Camorra Organizzata.

Il contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

La strage nacque dopo la carcerazione di Raffaele Cutolo e la scomparsa del cartello criminale che si era scontrato con il boss della NCO, la Nuova Famiglia, i clan di Antonio Bardellino, Gionta e Nuvoletta, un tempo alleati si divisero. Nel frattempo il clan Gionta aumentò la sua potenza, si alleò con il clan Nuvoletta per comandare su Torre Annunziata, ed estese i suoi interessi al traffico di droga, contrabbando, racket del pesce e della carne. Inevitabilmente si svilupparono delle tensioni con gli altri clan della zona, in particolare con gli Alfieri e il clan di Antonio Bardellino.

Si ebbero diversi episodi che facevano intuire la prossimità dello scontro, fino a quando, nel giugno del 1984, un uomo di Bardellino venne ucciso al mercato del pesce e questa aggressione determinò la durissima risposta.[1]

I fatti[modifica | modifica wikitesto]

Il 18 agosto 1984 nei pressi di Scalea venne rubato un autobus, il quale venne usato, pochi giorni dopo, per compiere la strage. Difatti in data 26 agosto 1984, verso mezzogiorno,[2] l'autobus giunse davanti il circolo dei pescatori di Torre Annunziata, dove spesso si riunivano gli uomini legati ai Gionta, il mezzo esponeva un cartello recante scritto "Gita turistica".

Dal mezzo uscì un commando di 14 sicari armati di fucili a pompa, AK-47 ed IMI Uzi,[3] che aprì il fuoco uccidendo 8 persone e altre 7 furono ferite. Alcune delle vittime non erano legate alla camorra e il boss Valentino Gionta, obiettivo principale della spedizione, riuscì a sfuggire.[4]

Avvenimenti correlati[modifica | modifica wikitesto]

L'inchiesta di Giancarlo Siani[modifica | modifica wikitesto]

Il giornalista Giancarlo Siani che si occupò della vicenda, in un articolo sosteneva che l'arresto del boss Valentino Gionta, avvenuto nel 1985 nel territorio dei Nuvoletta, fu il "prezzo" pagato da questi ultimi per giungere alla pace con Bardellino. L'idea di Siani venne vista come un'offesa all'onore del clan e per questo venne ucciso.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]