Luigi Giuliano

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Luigi Giuliano (Napoli, 3 novembre 1949[1]) è un ex mafioso e collaboratore di giustizia italiano. È stato un noto boss del quartiere Forcella a Napoli; veniva soprannominato Lovegino, 'O Rre e "il boss dagli occhi di ghiaccio"[2]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

"Io mi vesto per non sentirmi morto. Vedete la mia eleganza? La mattina mi alzo, ma sono morto e allora mi vesto, e più ci tengo a vestirmi bene e meno morto mi sento." Luigi Giuliano durante l'intervista del 1992 a Mixer[3]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Fa parte della famiglia Giuliano di Forcella, il cui capostipite, Vittorio Giuliano, padre dei fratelli Luigi, Salvatore, Raffaele, Guglielmo, Erminia, Anna, Silvana, e Nunzio Giuliano (dissociato) era un noto contrabbandiere. Luigi era il secondo di undici figli: sei maschi e cinque femmine.

La carriera criminale[modifica | modifica wikitesto]

Luigi Giuliano sostituì il padre Pio Vittorio (1928 - 2009) alla guida della famiglia verso la metà degli anni settanta. Lo chiamavano Lovigino, una storpiatura di "Luigi" e di "love", come lo chiamano gli americani nel dopoguerra, ancora stanziati tra la marina e i vicoli del centro. A 14 anni il futuro capo, insieme a Giuseppe Misso (futuro capoclan della Sanità), ruba l'auto di uno statunitense. Poco prima, al padre Pio Vittorio era stata sequestrata una nave piena di sigarette di contrabbando. Ma nel furto di Lovigino, Pio Vittorio trova il giusto conforto, in quanto nell'auto viene rinvenuto un ingente quantitativo di denaro, che Lovegino dona al padre per compensare al danno subito dal sequestro. Negli anni Settanta in contatto con la banda della Magliana e con Calvi, per conto del quale tenterà una rapina alla Banca Antonveneta di Padova (1975). Fallita per l’intervento della polizia. Doveva recuperare a Calvi dei documenti compromettenti. Nel 78 fonda la Fratellanza Napoletana (la futura Nuova Famiglia), per contrastare la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo, che una sera di dicembre gli ha mandato due picciotti di sgarro (Mario Savio detto Marittiello ‘o bellillo e Raffaele Adorasi, detto ‘O nonno), con un messaggio: «Don Raffaele ha detto che gli dovete la sua parte: vuole 500 milioni subito e 50 mila lire ogni cassa di sigarette che sbarca a Napoli. Vi conviene accettare, perché altrimenti non campate tranquilli». La fratellanza, nata in un basso napoletano, riunisce i Giuliano di Forcella, i Mallardo di Secondigliano, Luigi Vollaro di Portici. Intanto Loigino rafforza la posizione del suo clan intrattenendo relazioni collusive con lo Stato, guadagnando una specie di extra territorialità per Forcella, dove monopolizza, indisturbato dalle indagini, lotto e totonero (che rendono 700 milioni alla settimana), estorsioni e pizzo. Loigino Giuliano è sempre stata una figura ingombrante. Ha curato la sua immagine più di altri camorristi, dimostrando nelle situazioni difficili di avere un carisma particolare. Non è mai stato megalomane: niente case lussuose né macchine di lusso. Era un vero capo perché viveva in mezzo alla sua gente, a Forcella, e in fondo non faceva una vita troppo diversa da quella del popolo. Una volta uno dei due figli più piccoli della famiglia andò a scommettere. Era la prima volta che il ragazzo metteva piede in una bisca, e non essendo abituato a certe regole si agitò troppo. Il proprietario lo cacciò in malo modo. Quando Loigino seppe della cosa, mandò a chiamare il proprietario, e con un coltello da pane gli fece tagliare il dito indice con cui aveva mostrato la porta al ragazzo. Il 15 luglio 1982 viene arrestato da latitante per associazione a delinquere e concorso in omicidio, al momento dell'arresto disse "non mi mandate a Poggioreale se no mi ammazzano", ed è quello che in effetti stava per accadere il 14 novembre 1982 quando tentano di ucciderlo nel carcere di Poggioreale, il 15 aprile 1983 torna libero. Tornato in carcere il 19 luglio 1985, era latitante dal 6 luglio scorso, quando decine di volanti e un elicottero circondarono il quartiere generale del clan, ma Luigino già all'apparire in via Duomo della prima auto biancazzurra era stato inghiottito da uno dei suoi tanti rifugi alternativi. Resta in carcere fino agli inizi del 1989, quando, caduta l’ultima accusa (per l’omicidio di un affiliato alla Nuova Famiglia passato con i cutoliani, di cui era accusato da un pentito), è rimesso in libertà. Giusto in tempo per organizzare il ricevimento per il matrimonio della figlia Gemma, passato alla storia come uno dei più sfarzosi di Napoli, ma il matrimonio dovrà essere rimandato in data da destinarsi, perché la mattina del 3 marzo 1989 gli agenti bussano alla porta erano li per arrestare Luigi Giuliano, accusato di omicidio, assieme al camorrista "nero" Giuseppe Misso. Loigino, da sempre ammalato di cuore, era allora agli arresti domiciliari per motivi di salute. Gemma Giuliano buttò via l'abito bianco e versò molte lacrime. La carcerazione di Giuliano durò un anno. Fu rilasciato agli inizi del 1990 perché ritenuto estraneo a quel delitto. Passata la bufera, 'o re di Forcella per prima cosa ha voluto che quel matrimonio si facesse. Nel 1990 si sposa la figlia di Luigi Giuliano, Gemma, con Ciro Masi, 21 anni all'epoca, mentre lei 18. Il 4 gennaio 1991, muore il suo luogotenente Antonio Capuano, ammazzato dal fratello Raffaele (in quanto sospettato di avere fatto delle avances a sua moglie Elvira Daniele). Da allora Loigino porta al collo la sua medaglietta. Nel settembre '96, precisamente il giorno 30, la figlia di Luigi Giuliano e di sua moglie Carmela Marzano sposa il figlio primogenito di Vincenzo Mazzarella, Michele (classe 1978), lui appena maggiorenne, lei non ancora diciassettenne (all'epoca era incinta di sei mesi). L’unione pone fine allo scontro che dura da quindici anni tra i due clan, e consente il controllo dei quartieri che vanno da Portici a San Giovanni a Teduccio. Loigino è il grande assente, si è reso latitante per riflettere sul suggerimento del suo avvocato Anyo Arcella di consegnarsi alla giustizia in modo da saldare i conti col passato. Appena due anni, assicura l’avvocato, da scontare agli arresti domiciliari. Ma si sbaglia. Il 20 novembre ‘O Rre si consegna ai carabinieri. Il 16 dicembre successivo Arcella viene affiancato da due motorini e crivellato di colpi. Pochi giorni dopo vengono arrestati i fratelli di Loigino, Guglielmo ’o Stuort, e Raffaele. Il 7 novembre 2002 l’annuncio del pentimento. Tra le prime rivelazioni, gli espedienti usati nelle sezioni speciali delle carceri per eludere il divieto di comunicare tra detenuti e portare messaggi all’esterno: cordicelle per calare bigliettini nelle celle, messaggi nascosti nei termosifoni (per esempio nel settore docce del carcere di Parma), la partecipazione dei detenuti alle videoconferenze nello stesso sito, una potente colla per chiudere le lettere (realizzata artigianalmente attraverso la manipolazione di un medicinale lassativo, impediva di aprirle senza distruggerle), segnali per comunicare con persone che si affacciavano dalle finestre di edifici di fronte al carcere.

Figli[modifica | modifica wikitesto]

Da Carmela Marzano (a cui è legato sentimentalmente da quando lei aveva tredici anni) ha avuto 6 figli:

  • Gemma Giuliano (1972) sposata dal 1990 con Ciro Masi.
  • Nunzio Giuliano (1974)
  • Giovanni Giuliano (1975 - 7 dicembre 2006)
  • Marianna Giuliano (1979) sposata con Michele Mazzarella (1978) dal 30 settembre 1996
  • Salvatore Giuliano
  • un figlio morto in tenera età per problemi di salute.

Gli anni 2000 ed il pentimento[modifica | modifica wikitesto]

Nel settembre 2002 decise poi di diventare collaboratore di giustizia. "Voglio cambiare vita, per questo ho deciso di pentirmi", disse il 17 settembre di quell'anno nell'aula-bunker durante un processo che lo vedeva fra gli imputati per associazione a delinquere di stampo camorristico. Giuliano ha raccontato segreti, storie vecchie di camorra e nuovi dettagli da cui hanno preso vita diversi filoni di indagine, alcuni dei quali ancora in corso. Ha raccontato di poliziotti e giudici corrotti, case d'asta truccate, tribunali compiacenti; ha fatto diverse dichiarazioni (che hanno coinvolto anche l'ex-amico Giuseppe Misso) sull'omicidio del banchiere Roberto Calvi, trovato impiccato sotto il Ponte dei Frati Neri sul Tamigi, a Londra.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Riportato nel seguente documento: http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/170859.pdf
  2. ^ Il boss pentito: "I killer di Falcone e Borsellino? Adesso fanno i confidenti della polizia", in ilGiornale.it. URL consultato il 4 ottobre 2017 (archiviato dall'url originale il 5 aprile 2014).
  3. ^ "Luigi Giuliano Il re di Forcella" intervista del 1992 a Mixer, su youtube.com.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Luigi Di Fiore, Potere camorrista, Alfredo Guida Editore, Napoli, 1993; ISBN 88-7188-084-6
  • Cronache di Napoli
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