Marco Di Lauro

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Marco Di Lauro (Napoli, 16 giugno 1980) è un mafioso italiano, appartenente alla camorra.

È stato latitante dal 7 dicembre 2004 fino al 2 marzo 2019. Dal 17 novembre 2006 era ricercato anche in campo internazionale e faceva parte dell'Elenco dei latitanti di massima pericolosità. È stato il secondo latitante più pericoloso d'Italia dopo Matteo Messina Denaro. Nel 2010, un collaboratore di giustizia indica Marco Di Lauro come mandante di 4 omicidi[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

È il quarto figlio del boss Paolo Di Lauro, storico capo del clan Di Lauro, di cui fa parte anche Marco.

Nei libri paga viene indicato con la sigla “F4”, che sta a indicare quarto figlio del boss, mentre i fratelli Cosimo, Vincenzo, Nunzio, Salvatore, Antonio, Raffaele e Giuseppe, vengono indicati rispettivamente con la sigle: F1, F2, F5, F6, F8, F9, F10.

Nel 2004 quando Gennaro Marino "Mckay" voleva incontrare Paolo Di Lauro (quest'ultimo latitante), prima dello scoppio della faida, Cosimo Di Lauro (8 dicembre 1973), il figlio maggiore di Paolo che all'epoca era reggente del cartello, temendo una trappola, mandò i suo fratelli Ciro (Napoli, 29 maggio 1978) e Marco (Napoli, 16 giugno 1980) a perlustrare il luogo dell'incontro. Non avvertirono nessuno del loro imminente arrivo, passarono senza scorta, forse in auto, osservarono le vie di fuga, le sentinelle appostate e capirono che una volta che il padre sarebbe giunto lì l'avrebbero fatto fuori, lui e chiunque l'avesse accompagnato, quindi andarono dal fratello maggiore Cosimo (8 dicembre 1973) e gli riferirono quanto visto. L'incontro era un tranello, era un modo per uccidere e sancire una nuova era nella gestione del cartello.

Marco Di Lauro inizia la sua latitanza a seguito di un maxi blitz a Scampia che passa alla storia come la "notte delle manette" e in cui Di Lauro fa perdere le sue tracce[2], ricercato per associazione di tipo mafioso e altro[3].

Il 27 marzo 2012 sembrava che la caccia a Di Lauro fosse finita: in un ristorante la polizia ferma una persona dalle fattezze molto simili a quelle di Marco Di Lauro, ma la comparazione delle impronte digitali rivela che la persona arrestata non era uno degli eredi dell'ex capoclan di Secondigliano.

Il 2 maggio del 2012, la Terza Corte di Assise di Appello del Tribunale di Napoli ha condannato Mario Buono (arrestato nel 2007) e Marco Di Lauro (latitante) all'ergastolo, per l'omicidio del giovane innocente Attilio Romanò, ucciso per errore nel gennaio del 2005 nell'ambito della Prima faida di Scampia a Napoli[4].

Il 22 ottobre 2012 viene diffuso l’identikit di 5 latitanti “eccellenti” (Marco Di Lauro, Mariano Riccio, Antonio Mennetta, Rosario Guarino e Mariano Abete) che avrebbero avuto un ruolo di rilievo nella seconda faida di Scampia, tra questi baby boss emergenti il nome di Marco Di Lauro era il più gettonato. Tutti sono stati arrestati.

Dal luglio 2013 è sotto il mirino degli 007 americani, che hanno trasmesso al Dipartimento del Tesoro americano informative per segnalare la sua infiltrazione nell’economia della Grande Mela.

Il 18 giugno 2015 la Suprema Corte di Cassazione ha confermato la condanna all'ergastolo per Mario Buono, ritenuto l'esecutore materiale dell'omicidio di Attilio Romanò mentre ha disposto il rinvio a giudizio in Corte d'Appello per Marco Di Lauro, considerato il mandante dell'agguato. Cade il secondo ergastolo per Marco Di Lauro che restava latitante solo per reati associativi.

Sarebbe legato sentimentalmente a Cira Marino, una donna vicina al clan Tamarisco di Torre Annunziata che ne avrebbe favorito la latitanza, inoltre avrebbe intrattenuto rapporti di "affari" (un mercato riguardante prevalentemente la droga) con la 'Ndrangheta, in particolare con la 'Ndrina dei Pelle-Vottari. In passato il suo abbigliamento era formato da tute e da scarpe di Cesare Paciotti e guidava prevalentemente macchine BMW e motorini e non si fermava mai in strada per oltre 15 minuti; inoltre fino al 2011 pare uscisse per strada intorno alle 3 e alle 4 di notte. Nel 2015 si credeva che si fosse sottoposto a un intervento chirurgico di plastica facciale, fatto apposta per cambiare il volto.

Il 25 dicembre 2016 e nel marzo 2017, in due distinti blitz di cui il primo effettuato all’interno di una mansarda dei Camaldoli, e il secondo nel Rione Terzo Mondo, Marco Di Lauro era riuscito per due volte a sfuggire alla cattura da parte delle forze dell'ordine.

Nel dicembre 2017 viene diffusa una nuova foto ricavata attraverso il programma informatico “Age progression” dove Marco Di Lauro, visibilmente invecchiato, appare con barbetta e capelli brizzolati. L’aggiornamento tiene conto di molti fattori, compresa la somiglianza con i genitori o i nonni analizzata in rapporto agli anni che passano.

Il 26 novembre 2018 dopo l'arresto di Antonio Orlando, boss del clan Orlando-Nuvoletta-Polverino, diventa in assoluto, il latitante di camorra ricercato da più anni.

All'inizio del 2019 la procura di Napoli fissa un obiettivo: catturare Ciro Rinaldi e Marco Di Lauro, riuscendo in tal proposito, dato che entrambi saranno catturati, dapprima Rinaldi a febbraio, e poi Di Lauro a marzo.

Arresto[modifica | modifica wikitesto]

Il 2 marzo 2019 alle 15:58, viene arrestato a Napoli, precisamente nel quartiere Marianella, in via Emilio Scaglione, grazie a un'operazione congiunta di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza.[5] Al momento dell'arresto stava mangiando un piatto di pastasciutta, ed era in compagnia della storica fidanzata Cira Marino; nessun provvedimento sulla sua testa, ma si è cucita addosso la vita da fuggitiva per amore e che lo ha seguito nella sua latitanza negli ultimi 15 anni e nel frattempo è divenuta sua moglie.[6] A tradire il boss sarebbe stata una telefonata partita da Salvatore Tamburrino (Napoli, 12 marzo 1977) dilauriano della prim'ora e coinvolto in alcuni omicidi commessi nell'ambito della prima "faida di Scampia" che subito dopo aver ucciso la moglie Norina Matuozzo (il movente è da ricollegare a motivi passionali) avrebbe avvertito il boss intimandogli di stare attento perché avrebbero perquisito anche il suo palazzo. E così è stato, Di Lauro non ha avuto modo di scappare, nemmeno il tempo di prepararsi la valigia. Al momento della cattura era disarmato, ed ha chiesto agli agenti solo di cambiarsi il pigiama per indossare jeans e maglione ed ha raccomandato i poliziotti di non lasciare soli i gattini, a cui il boss è molto affezionato.[7] Nell'abitazione sono stati ritrovati alcuni libri contabili, mentre la gente del luogo al momento dell'uscita dalla sua abitazione gli ha urlato "munnezz", susseguito da calorosi complimenti agli agenti di sicurezza, diversamente da come è avvenuto per gli arresti del fratello Cosimo e del padre Paolo, dove la gente del posto difendeva almeno verbalmente i fuggitivi. Anche se il clima di omertà non è comunque cessato, la gente del posto impaurita dalle reazioni dei giornalisti ha sempre negato di aver visto il latitante Marco, che era in una casa in affitto al primo piano dello stabile.

Il 16 marzo 2019 viene trasferito dal carcere di Secondigliano a quello di massima sicurezza di Sassari per scontare la sua pena in regime 41 bis.

Il 1º luglio 2019 gli viene fissato il processo bis per l'omicidio di Attilio Romanò, vittima innocente della camorra, rischiando così nuovamente l'ergastolo. L’11 novembre 2019 è stato infatti condannato all’ergastolo dalla Corte di Appello di Napoli in qualità di mandante dell’omicidio di Attilio Romanò, scambiato per il nipote del boss Rosario Pariante ed ucciso in negozio di telefonia.[8]

Fratelli[modifica | modifica wikitesto]

Marco Di Lauro ha 9 fratelli[9], 8 in vita perché uno morì tempo addietro a seguito di un incidente con la moto e una sorella, quest'ultima adottata:

  • Cosimo Di Lauro (Napoli, 8 dicembre 1973) Nei libri paga viene indicato con la sigla "F1", ricercato dal 7 dicembre 2004 un maxi blitz che passerà alla storia come la notte delle "manette" e a cui lui e il fratello Marco scamperanno, si dice che durante la breve latitanza per sfuggire a un controllo da parte delle forze dell'ordine abbia fatto spogliare un operaio della sua uniforme per mettersela lui e che quest'ultimo sia rimasto in mutande, verrà arrestato il 21 gennaio 2005, per il banale errore commesso nel farsi rintracciare tramite un cellulare e attualmente detenuto al regime ex art. 41-bis nel supercarcere di Opera.
  • Vincenzo Di Lauro (Napoli, 19 luglio 1975) Nei libri paga viene indicato con la sigla "F2", viene arrestato per la prima volta il 1º aprile 2004, a 28 anni, per associazione a delinquere di stampo mafioso e traffico internazionale di stupefacenti, dopo quasi due anni di latitanza, era ricercato dallo stesso giorno del padre, ovvero il 23 settembre 2002, al momento dell'arresto figurava nella lista dei 500 latitanti più pericolosi d'Italia; Vincenzo era nascosto a Chivasso, a una trentina di chilometri da Torino. Era in una mansarda assieme alla compagna di vita Elisa Juarros, 27 anni, nata a Strasburgo e residente in Spagna. È stata lei la strada seguita dagli investigatori per trovare il figlio del boss. Assieme alle intercettazioni telefoniche fatte dagli investigatori napoletani, che non hanno mai abbandonato la speranza di arrestare Vincenzo Di Lauro. A nulla sono servite la vita ritirata e le scorte di cibo tenute in casa per evitare di farsi vedere troppo a spasso nella cittadina della cintura torinese. L’erede del regno criminale dei Di Lauro è descritto dagli investigatori come «un uomo di cervello». Le armi servono, ma non sono la risorsa principale. Le guerre fanno male agli affari. Il 7 giugno del 2006, a causa di un cavillo beffa, la mancata trascrizione di un paragrafo dell'ordinanza, Enzo Di Lauro viene infatti scarcerato. Da quel momento in poi diviene nuovamente latitante e verrà arrestato il 27 marzo 2007 per associazione a delinquere di stampo camorristico e infine scarcerato nel gennaio 2015 per fine pena.
  • Ciro Di Lauro (Napoli, 29 maggio 1978) arrestato per associazione mafiosa il 7 dicembre 2004, un maxi blitz che passerà alla storia come la notte delle "manette" lo stesso giorno in cui i fratelli Marco e Cosimo diventano latitanti e scarcerato nel dicembre 2014 per fine pena.
  • Nunzio Di Lauro (Napoli, 13 ottobre 1985) Nei libri paga viene indicato con la sigla “F5”, ricercato dal luglio 2007 viene arrestato il 28 febbraio 2008 per associazione a delinquere di stampo mafioso e altri reati, tra cui omicidio per aver massacrato, uccidendolo di botte un pensionato, prima di passargli sul corpo con il motorino assieme ad Antonio Mennetta (Napoli, 3 gennaio 1985) futuro capo dei "Girati" (il pensionato in questione era Vittorio Bevilacqua, 64 anni, padre di Massimo Bevilacqua considerato un gregario dei "cosiddetti scissionisti"). Al momento dell'arresto si trovava a Ischitella con la moglie e il figlio di 4 anni. Il giovane, ancora minorenne, il 28 luglio 2003 avrebbe ucciso il ventenne Domenico Fulchignoni. Con la vittima Nunzio Di Lauro avrebbe avuto un litigio nel corso del quale Fulchignoni, futuro genero dell'affiliato del clan Licciardi Pasquale Salomone, aveva affermato che Di Lauro «non era nessuno». Di fatto è l'unico dei figli del boss ad aver sparato durante la faida di Scampia secondo il pentito Gennaro Notturno, in quanto avrebbe ucciso il 27 dicembre 2004 Emanuele Leone.
  • Salvatore Di Lauro (Napoli, 7 febbraio 1988) Nei libri paga viene indicato con la sigla "F6", viene arrestato il 8 febbraio 2006 e scarcerato nel 2014 per fine pena. Arrestato nuovamente il 6 giugno 2017, verrà scarcerato solamente 15 giorni dopo il 21 giugno 2017. Infine verrà arrestato un'ultima volta il 28 febbraio 2018 assieme ad altre 14 persone tra cui un finanziere, e lo scarcereranno nemmeno un mese dopo, il 23 marzo di quello stesso anno.
  • Domenico Di Lauro (Napoli, 1989 - Napoli, 18 maggio 2004) chiamato così perché era il settimo figlio del boss e la Domenica era il settimo giorno della settimana. Domenico morì il 18 maggio 2004, all'età di quindici anni a seguito di un incidente motociclistico, aveva avuto un incidente il 9 maggio ed era sulla moto in compagnia di un altro ragazzo Carlo Simone, entrambi i giovani arrivarono al San Giovanni Bosco in condizioni gravissime, sembra che i due non indossassero il casco. Per una settimana circa dal 10 al 18 maggio 2004 Luigi Aliberti (ucciso poi il 29 settembre 2004) aveva fatto da tramite tra il clan Di Lauro per i bollettini sanitari circa le gravissimi condizioni in cui versava il figlio quindicenne di Paolo Di Lauro. Il padre a quell'epoca era latitante e non è andato al rito funebre nessun familiare si sarebbe fatto vedere al suo capezzale durante il ricovero. Domenico non ha avuto il tempo di scegliere se intraprendere la vita del padre e dei fratelli o provare a cambiare strada. Una leggenda narra che nei giorni in cui Domenico Di Lauro era in terapia intensiva, un uomo misterioso con addosso una tunica di monaco, era andato a trovarlo. Quell’uomo sarebbe stato suo padre. Secondo le indagini della polizia, nell'ottobre 2003 Domenico assieme alla sua scorta e un gruppo di amici, assaltò di notte un'intera cittadina, Casoria, sfasciando finestre, auto, garage, bruciando cassonetti, inzaccherando portoni con lo spray e squagliando con gli accendini i pulsanti di plastica dei citofoni. Danni che il padre seppe rimborsare in silenzio, con la diplomazia delle famiglie che devono rimediare ai disastri dei rampolli senza pregiudicare la propria autorevolezza.
  • Antonio Di Lauro (Napoli, 1991) Nei libri paga viene indicato con la sigla “F8”, viene arrestato il 21 dicembre 2010 e condannato a 12 anni di reclusione per associazione a delinquere di stampo mafiosa.
  • Raffaele Di Lauro (Napoli, 1994) Nei libri paga viene indicato con la sigla “F9”, il 14 aprile 2011 a 17 anni si è reso protagonista di un tentato omicidio contro alcuni esponenti della vanella grassi (i cosiddetti "girati"), ma sfortunatamente per lui la situazione si complicò e a rimetterci la vita fu proprio un membro del clan Di Lauro tale Antonio Faiello (1981 - 14 aprile 2011), e proprio in quell'occasione che avvenne il riavvicinamento di questi ultimi al clan Di Lauro, dato che il boss Fabio Magnetti gli salvò la vita. Viene arrestato il 12 giugno 2013 a seguito di un maxi blitz e verrà scarcerato il 16 settembre 2016.
  • Giuseppe Di Lauro (Napoli, 1997) Nei libri paga viene indicato con la sigla “F10”, è incensurato.
  • una sorella adottiva, nata a fine anni '90

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Marco è il mandante di quattro omicidi[collegamento interrotto]", Il Giornale di Napoli, ilroma.net, 23 dicembre 2010.
  2. ^ "Preso Ciro Di Lauro, figlio del boss latitante, scappano i due fratelli Cosimo e Marco[collegamento interrotto]", Il Roma, 8 dicembre 2004.
  3. ^ Scheda di Di Lauro Marco Archiviato il 7 febbraio 2009 in Internet Archive.
  4. ^ "Omicidio di Romanò, ucciso per errore: due ergastoli e un'assoluzione", Corriere del Mezzogiorno, 2 maggio 2012.
  5. ^ Camorra: arrestato il boss Marco di Lauro, 2 marzo 2019.
  6. ^ napoli.fanpage.it, http://napoli.fanpage.it/cira-marino-la-donna-divenuta-fantasma-per-amore-del-suo-uomo-il-boss-marco-di-lauro/.
  7. ^ ilmessaggero.it, http://www.ilmessaggero.it/italia/marco_di_lauro_cattura_scampia_boss-4335797.html.
  8. ^ Omicidio di Attilio Romanò, vittima innocente di camorra: ergastolo a Marco Di Lauro, su Napoli Fanpage. URL consultato l'11 novembre 2019.
  9. ^ Di Lauro e figli, storia di una famiglia criminale che ora punta al business pulito, su Voce di Napoli, 7 giugno 2017. URL consultato il 16 novembre 2019.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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