Clan Fabbrocino

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Fabbrocino
Nomi alternativiBifulco-Fabbrocino
Aree di influenzaAgro Nocerino-Sarnese, Camposano, Cicciano, Cilento[1], Cimitile, Mandamento baianese[2], Marigliano, Nola, Ottaviano, Palma Campania, Piazzolla di Nola, San Gennaro Vesuviano, San Giuseppe Vesuviano, Sant'Anastasia, Saviano, Somma Vesuviana, Terzigno, Centro Italia, Nord Italia, Argentina, Marocco[3][4], Venezuela
Periodo1982 - in attività
BossMario Fabbrocino
('o gravunaro)
SottogruppiNuova Famiglia (estinto)
AlleatiClan Alfieri (estinto)
Clan Casillo
Clan D'Avino
Clan Russo
Clan Cava
Clan Batti
Clan Giugliano
Clan Nuzzo (estinto)
RivaliNuova Camorra Organizzata (estinto)
Clan Sarno (estinto)
Clan Di Domenico (estinto)[5]
Clan Sangermano[5]
Attivitàracket
traffico di droga
estorsione
usura
riciclaggio di rifiuti tossici
contraffazione

Il clan Fabbrocino è un sodalizio criminale di tipo camorristico originario della zona di San Giuseppe Vesuviano, che impone una specie di tassa agli imprenditori della propria zona[6] e svolge l'importazione e lo smercio di droga[7] e altre innumerevoli attività delinquenziali.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Intorno al 1982 Mario Fabbrocino 'o gravunaro, si distacca da Michele Zaza (referente di Cosa nostra a Napoli) e, con i fratelli Russo di San Paolo Belsito e Fiore D'Avino di Somma Vesuviana costituisce un clan autonomo che controlla un vasto territorio tra il nolano e il Vesuvio: San Gennaro Vesuviano e San Giuseppe Vesuviano, Ottaviano e San Gennarello, Palma Campania e parte di Terzigno[7]. Quando Mario Fabbrocino si mette in testa di espandere il clan e di espugnare Castellammare di Stabia e fa presente i suoi propositi ai fratelli Russo ed ai fratelli D'Avino, questi ultimi scelgono di staccarsi da Fabbrocino e si aggregano a Carmine Alfieri, lontano cugino di 'o Gravunaro, col quale aveva già sancito un patto di non belligeranza poiché ambedue avevano lo stesso fine: annientare Cutolo. Sia Alfieri che Fabbrocino, per mano della Nuova Camorra Organizzata e per volere di Cutolo, subirono la perdita di un fratello (Salvatore Alfieri, ucciso nel dicembre del 1981, e Francesco Fabbrocino, ucciso nell'ottobre del 1980). Mario Fabbrocino passò i dieci anni successivi la morte del fratello a covare vendetta, una vendetta che realizzò nel 1990, eliminando, a Tradate, con il supporto della 'ndrangheta calabrese (che in quegli anni, in Lombardia, stava impadronendosi del monopolio del traffico e dello spaccio di stupefacenti) Roberto Cutolo, figlio del Professore di Ottaviano, che a Tradate era confinato in soggiorno obbligato. Per l'omicidio Cutolo, Fabbrocino ha ricevuto una condanna all'ergastolo[8].

Modus operandi[modifica | modifica wikitesto]

Voto di scambio[modifica | modifica wikitesto]

La camorra del nolano partecipava alle campagne elettorali per le elezioni comunali e regionali, sostenendo vari candidati; poi persone del clan usavano il sindaco per appalti truccati, forniture, abusi edilizi accertati e non sanzionati, concessioni in deroga a ogni normativa, assunzioni di personale tecnico e amministrativo senza concorso e altre attività imprenditoriali, cosiddetto voto di scambio[9]; i voti illegali venivano proprio dalle famiglie degli operai di queste attività, ed erano obbligati a votare secondo le indicazioni dei camorristi[10][11].

Estorsione[modifica | modifica wikitesto]

I Fabbrocino imponevano con il ricatto violento agli imprenditori edili, l'acquisto di calcestruzzo prodotto dalla ditta "La Fortuna" e il pagamento di tangenti estorsive da versare al clan[12]. Giovanni Gugliotta, imprenditore accondiscendente della ditta "Transport", di Savignano sul Panaro, fra il 2004 e 2005, avrebbe sviluppato un complesso sistema di riciclaggio, che avveniva per mezzo di false fatturazioni di falsi trasporti[13].

Secondo i giudici, la morsa dei Fabbrocino sulle vittime delle estorsioni era talmente forte che gli esattori del pizzo affiliati al clan non avevano neanche necessità di avanzare richieste estorsive: le vittime, spontaneamente, consegnavano il denaro agli affiliati. Gli estorsori, inoltre, pretendevano, oltre al denaro, anche altri beni in regalo, come autovetture, vestiti firmati e prodotti alimentari [14].

Fondazione della Nuova Famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Mario Fabbrocino, nato a Ottaviano, (Napoli)[15], soprannominato "o gravunaro" (il carbonaio), fu uno dei promotori dell'organizzazione "Nuova Famiglia"[16], la quale fronteggiava la Nuova Camorra Organizzata[16].

Sicari[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio degli anni novanta fu chiesto da parte della 'ndrangheta calabrese al nord[17], l'omicidio di Salvatore Batti[18], criminale napoletano, sospettato di passare informazioni alla Criminalpol[19], rifugiatosi nel napoletano durante la guerra tra i boss mafiosi calabresi del nord[20] e gli stessi Batti, che avevano cercato di regnare al posto di Renato Vallanzasca[19]. I Fabbrocino vollero in cambio dell'omicidio, l'uccisione di Roberto Cutolo, figlio di Raffaele Cutolo che puntualmente avvenne[16].

Falsari[modifica | modifica wikitesto]

Assolto per il fatto non sussiste Antonio Fabbrocino, nipote del boss Mario, fabbricava finti BOT da smerciare a Tangentopoli[21].

Corruzione di giudici e avvocati[modifica | modifica wikitesto]

Mario Fabbrocino nel 1996 cercava di pilotare la causa corrompendo avvocati e procuratore generale[22]. Arrestati 2 magistrati, Ciro Demma e Antonio Esti, accusati di concorso esterno in associazione mafiosa[23], dopo le rivelazioni di pentiti Carmine Alfieri, Pasquale Galasso, Domenico Cuomo e Costantino Laiola.

Riciclaggio di rifiuti tossici[modifica | modifica wikitesto]

Antonio Iovino, imprenditore di 48 anni (nel 2012), di San Gennaro Vesuviano, legato al clan camorristico Fabbrocino, specializzatasi in riciclaggio di rifiuti tossici[24], è stato condannato in primo e secondo grado perché ha costruito la bretella di collegamento tra il Vallo di Lauro e l'uscita di Palma Campania dell'autostrada A30, con materiale misto a rifiuti pericolosi[25].

Racket e traffico di sostanze stupefacenti[modifica | modifica wikitesto]

I fratelli Vittorio e Sabato Casillo, Giuseppe Caliendo, detto "Peppe ‘e zuzzelle" (Giuseppe le mozzarelle), sono stati arrestati per associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione e traffico di sostanze stupefacenti[26].

Truffa nel settore dell'abbigliamento[modifica | modifica wikitesto]

A San Giuseppe Vesuviano e in altre città campane come Eboli, Avellino e Salerno, Giovanni Bonavita, titolare dei negozi "Les femmes", "Cassandra", Luisa Prisco, titolare del negozio "Ca.Pri" e Katiuscia Casillo, titolare del negozio "Nisa", vendevano abiti confezionati con tessuti rubati, da sarti non retribuiti. Gli indagati si recavano dai grossisti, ordinavano grossi quantitativi di tessuto in rotolo, pagando un acconto o con assegni scoperti; poi facevano confezionare gli abiti da sarte e cucitrici senza retribuire la manodopera e senza pagare tasse[27]. Le indagini sono partite nel 2006, in seguito alle denunce di commercianti finiti nella rete del racket, gestito dai fratelli Casillo e da Giuseppe Caliendo[26].

Arresto del boss 'o gravunaro e dei suoi affiliati e nuova gestione[modifica | modifica wikitesto]

Il 22 settembre 1987, mentre Mario Fabbrocino era detenuto nel carcere di Bellizzi Irpino, gli furono concessi gli arresti domiciliari in clinica, per curarsi da un gravissimo stato di salute, ma il 14 novembre, circa un mese dopo, si diede alla fuga e rimase latitante per 10 anni[28].

Berardo Striano, braccio destro di Mario Fabbrocino 'o gravunaro, accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso, omicidio, estorsione ed armi, latitante da un anno, fu arrestato all'aeroporto di Colonia, in Germania, il 25 febbraio 1997, mentre stava per prendere il volo per l'Argentina[29].

Mario Fabbrocino fu arrestato a San Martin, trenta chilometri circa da Buenos Aires, in Argentina, i primi di settembre 1997[30].

Nei periodi in cui Mario Fabbrocino era in carcere, il gruppo veniva gestito da Luigi Bonavita e Domenico Nunziata, quest'ultimo ancora in libertà e persona affidabile del boss.[31]. Da quando il boss è diventato irrintracciabile nel 2004 molti dei suoi affiliati hanno cominciato a far perdere le loro tracce. Il 14 agosto 2005 lo storico boss o Gravunaro, veniva definitivamente incarcerato con l'accusa di duplice omicidio, condanna confermata nel 2006.

L'11 giugno 2008 finirono in carcere Mario Fabbrocino[32] cinquantaduenne di San Gennaro Vesuviano, Michele La Marca quarantasettenne di Ottaviano, Angelo Borrelli trentacinquenne di San Gennaro Vesuviano, Michele Bonaiuto cinquantenne residente a Sirignano (Avellino), Angelo Buono quarantenne residente a San Valentino Torio (Salerno) e Vincenzo Marano sessantunenne di San Gennaro Vesuviano.

Dopo l'arresto di O Gravunaro, il boss del clan è divenuto Mario Fabbrocino[26], detto "maruzzo" (murice), cugino, omonimo e cognato del boss storico, avendo "o gravunaro", sposato sua sorella. L'accusa per i sei presunti affiliati al clan Fabbrocino è di estorsione aggravata condotta in maniera associata ai danni di diversi imprenditori del territorio. Gli imprenditori che tentavano di opporsi al pagamento del pizzo venivano condotti da Michele La Marca, detto "o muzzone", egli riusciva a convincerli della bontà dei pagamenti da effettuare. Le tangenti da pagare erano pari al 35-40% del valore dell'appalto, e inoltre venivano invitati a versare circa 3000 euro per le famiglie dei detenuti nei periodi di Natale, Pasqua e Ferragosto[32].

Il clan è retto principalmente da tre famiglie criminali: quella dei Bifulco (che, in particolare, si occupa del riciclaggio, soprattutto al Nord Italia, dei proventi derivanti da attività illecite[33]), quella dei Cesarano, che insieme alla famiglia dei Nunziata, capeggia un gruppo operante su Palma Campania[34] e la famiglia Striano.

Nel corso degli anni, il clan ha sempre assicurato assistenza agli affiliati, detenuti e liberi, e alle famiglie di quest'ultimi, il che ha fatto sì che il clan rimanesse coeso e rafrattario rispetto agli attacchi dello Stato. I Fabbrocino, oltre che da profitti provenienti da attività illecite, possono contare anche su profitti generati dalle numerose e remunerative attività imprenditoriali che il clan, in più zone d'Italia, controlla. Ed è proprio grazie al suo importante patrimonio che il clan è riuscito e riesce a mantenere ancora il vincolo dell'omertà fra i suoi associati. Le numerose offensive dello Stato contro il clan, non sono mai state corroborate da collaboratori di giustizia di rilievo.[14]

Alcuni collaboratori di giustizia che in passato hanno militato nei clan Anastasio di Sant'Anastasia e D'Avino di Somma Vesuviana, hanno dichiarato ai giudici che, a seguito del grosso ridimensionamento che ha interessato i due predetti clan, i Fabbrocino avrebbero allargato le loro vedute, maturando l'intenzione di espandersi e imporsi in Sant'Anastasia e Somma Vesuviana. Sempre se ci si attiene alle rivelazioni di altri pentiti (come Maurizio Ferraiuolo, ex esponente degli Stolder di Forcella), i Fabbrocino avevano anche in progetto di estendere i propri tentacoli sino alla Zona Orientale di Napoli, approfittando della debacle del Clan Sarno di Ponticelli, e nella zona di Marigliano, grazie a propri esponenti presenti su quel territorio [35]. Il pentito Ferraiuolo ha inoltre dichiarato che i Fabbrocino, previo l'aver stipulato un patto con i Mazzarella di San Giovanni, volevano entrare nei maxi-appalti del Centro direzionale di Napoli. L'ex esponente degli Stolder incontrò un esponente dei Fabbrocino proprio per discutere della possibilità di far entrare quest'ultimi nell'affare, i quali già controllerebbero appalti e distribuzione di calcestruzzo in buona parte d'Italia e in Europa[36].

La nuova generazione dei Fabbrocino sembra avere tessuto, inoltre, rapporti con le organizzazioni camorristiche di Napoli est; proprio le nuove leve del clan potrebbero disegnare i nuovi scenari della potente cosca vesuviana, un tempo fortemente legata ai clan Cava e Russo, il quale legame andava a sancire il cartello camorristico predominante nella zona che comprende il Nolano, i comuni di San Gennaro Vesuviano, San Giuseppe Vesuviano, Ottaviano e Terzigno, nonché il Vallo di Lauro. Detta zona si trova oggi a vivere un periodo di forte fibrillazione per quel che concerne gli assetti delle organizzazioni criminali ivi operanti, stante il fatto che gli storici boss locali hanno perduto, per via di detenzione in carcere o decesso, la loro leadership sul territorio; ciò ha prodotto la genesi di nuove generazioni all'interno dei clan storici, la genesi di nuove organizzazioni criminali indigene, nonché la possibile nascita di nuove alleanze.

Fatti recenti[modifica | modifica wikitesto]

  • Il 28 aprile 2019 è stato sepolto nel cimitero di Ottaviano, con una breve cerimonia privata dopo che erano stati negati i funerali pubblici.[38]
  • Nel giugno del 2019 sono stati condannati, a pene che vanno da un massimo di 12 anni e 4 mesi ad un minimo di 8 mesi e 10 giorni di reclusione, dieci appartenenti del clan, tra cui il boss di San Giuseppe Vesuviano Francesco Maturo, reggente del clan (al quale è stata inflitta una condanna ad anni 11 e mesi 4 di detenzione), e Valerio Bifulco (condannato a 12 anni e 4 mesi), ritenuto l'intermediario e l'uomo di fiducia negli affari dei Fabbrocino[41].
  • Il 29 novembre 2019, la DIA di Napoli ha eseguito un decreto di sequestro a carico di Franco Matrone, presunto boss del clan Fabbrocino, già in passato, unitamente ad altri esponenti del clan, arrestato per aver fatto parte dell'organizzazione. Dall'indagine, denominata "Fulcro", è emerso come i Fabbrocino, supportati dal clan Bifulco, una 'filiale' dei primi, esercitavano il predominio sul territorio, attraverso estorsioni in danno di imprenditori e commercianti, il controllo degli appalti pubblici e la turbativa delle aste, per l'acquisizione a prezzi di favore di beni di ingente valore economico. È inoltre stato appurato che i Fabbrocino avevano investito i proventi delle loro attività illecite nel settore dell'abbigliamento e del commercio di alimenti e che la loro influenza, oltre che in Campania, si era oramai estesa in molte altre regioni italiane, come la Calabria, il Lazio, l'Abruzzo, l'Umbria, l'Emilia-Romagna, le Marche e la Lombardia. Sono stati sequestrati 3 terreni, 9 rapporti finanziari, numerose polizze a vita e 3 unità immobiliari, il cui valore è stato stimato pari ad oltre un milione di euro[42].
  • Nel gennaio del 2020, la Corte Suprema ha annullato il decreto di sequestro - scaturito a seguito delle dichiarazioni di importanti collaboratori di giustizia come Carmine Alfieri, Salvatore Giuliano e i fratelli Fiore e Luigi D'Avino - che aveva consentito di confiscare ingenti beni riconducibili a Domenico Cesarano, alias "Mimmo 'o Pezzaro", all'attuale detenuto (nel 2020) e considerato un elemento apicale del clan Fabbrocino, il cui gruppo criminale è radicato sul territorio di Palma Campania. A Cesarano erano stati confiscati beni consistenti in numerose attività immobiliari, come ville e appartamenti, ubicati tra Palma Campania, San Gennaro Vesuviano e Capo Rizzuto. Nei riguardi dei familiari del Cesarano, in precedenza individuati quali prestanome di quest'ultimo, si dovrà procedere a un nuovo giudizio[43][44].
  • Il 21 febbraio del 2020 sono iniziati i processi a carico di 29 presunti esponenti del clan Batti, considerato dagli inquirenti la "longa manus" del clan Fabbrocino[45][46].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Camorra, i Fabbrocino e gli ex cutoliani hanno invaso il Cilento
  2. ^ Pierluigi Melillo, Irpinia, picchiano un imprenditore: "Siamo del clan Fabbrocino, paga la tangente", su repubblica.it, 1º giugno 2017. URL consultato il 10 marzo 2020.
  3. ^ NOCERA/AGRO. Guerra del calcestruzzo: Arrestate cinque persone legate al clan Fabbrocino. I nomi, su cronachesalerno.it.
  4. ^ Cecilia Anesi e Giulio Rubino, Da Salerno al Marocco: fermata un’ala transnazionale del clan Fabbrocino, su correctiv.org, 14 maggio 2015. URL consultato il 10 marzo 2020.
  5. ^ a b «Così volevamo estromettere i Cava dal calcestruzzo»
  6. ^ Dove comanda l'Antistato: Paga e non avrai problemi. Il quale ruolo veniva assegnato a Michele La Marca Repubblica. Archivio. 16 maggio 2006.
  7. ^ a b Napoli soffoca. Narcomafie. 2 febbraio 2011
  8. ^ Omicidio di Roberto Cutolo, condannato all’ergastolo Mario Fabbrocino
  9. ^ Droga ed estorsioni, arrestati quindici membri del clan Fabbrocino. Repubblica, Napoli. Dettaglio. 26 maggio 2009.
  10. ^ Camorra pronta al voto. Corriere della sera. Archivio storico. 29 febbraio 1996.
  11. ^ Comuni sciolti per camorra. Il diabolico bis di San Giuseppe Vesuviano[collegamento interrotto]. Mediano. Articol'. 9 dicembre 2009.
  12. ^ Camorra S.p.a. I carabinieri smantellano organizzazione dei Fabbrocino. Imponevano l'acquisto di calcestruzzo Archiviato il 31 marzo 2016 in Internet Archive.. L'ora vesuviana. Cronaca. 29 novembre 2011.
  13. ^ Riciclava i soldi di un clan camorrista. Gazzetta di Modena. Cronaca. 9 marzo 2012.
  14. ^ a b Camorra, il clan Fabbrocino non chiede il pizzo ‘Tutti pagano e basta’
  15. ^ Camorra. Torna in carcere il boss Mario Fabbrocino. RAI news 24. Cronaca. 9 luglio 2002.
  16. ^ a b c Camorra, il boss Fabbrocino tradito dai maccheroni al ragù. Repubblica. Cronaca. 15 agosto 2005.
  17. ^ Mafiopoli l'invasione della'Ndrangheta a Milano e in Lombardia. Corriere della sera. Cronaca. 2011.
  18. ^ i Batti, ascesa e crollo di una dinastia criminale. Corriere della sera. Archivio storico. 4 novembre 1993.
  19. ^ a b Autoparco mattatoio dei clan. Corriere della sera. Archivio storico. 18 giugno 1995
  20. ^ Mafia in città, patto spezzato. Corriere della sera. Archivio storico. 6 ottobre 1994.
  21. ^ Fabbrica di finti Bot da smerciare a Tangentopoli. Corriere della sera. Archivio storico. 23 ottobre 1993.
  22. ^ Camorra, cause pilotate. A giudizio avvocati e Pg. Corriere della sera. Archivio storico. 26 maggio 1996.
  23. ^ Sciolto l'ufficio legale della camorra. Corriere della sera. Archivio storico. 25 gennaio 1995.
  24. ^ Rifiuti, la camorra dietro la rivolta. Repubblica. Archivio. 28 ottobre 2010.
  25. ^ Superstrada costruita con i rifiuti. Repubblica. Archivio. 31 gennaio 2012.
  26. ^ a b c Arrestati 18 affiliati al clan Fabbrocino. Gestivano racket e droga nel Vesuviano. Corriere della sera. Cronaca. 26 maggio 2009
  27. ^ Abiti firmati dal boss Fabbrocino.Sequestri a Salerno ed Eboli[collegamento interrotto]. Cronache di Salerno. 21 febbraio 2012.
  28. ^ Le vicende fondamentali nella storia recente delle organizzazioni camorristiche Archiviato il 30 agosto 2008 in Internet Archive.. Relazione sulla camorra approvata dalla Commissione Parlamentare Antimafia. 21 dicembre1993.
  29. ^ Camorra: DIA Napoli cattura latitante in Germania. ADN Kronos. Archivio. 25 febbraio 1997.
  30. ^ Arrestato l'ultimo boss della vecchia camorra Archiviato il 28 ottobre 2015 in Internet Archive.. Corriere della sera. Cronaca. 4 settembre 1997.
  31. ^ Camorra, tre ordinanze di custodia per tre morti di lupara bianca[collegamento interrotto]. Il vesuviano. Cronaca. 30 ottobre 2007.
  32. ^ a b Camorra, manette al boss. In carcere il clan Fabbrocino. Repubblica. Cronaca. 10 giugno 2008.
  33. ^ Camorra: sequestri per 120 milioni. Un'intera cosca guidata da Brescia
  34. ^ Camorra, il latitante “Mimi ‘o pezzaro” arrestato in vacanza al mare con la moglie
  35. ^ Redazione, I pentiti dei D’Avino: «I Fabbrocino vogliono “mangiarsi” tutta Somma e Sant’Anastasia», su ilfattovesuviano.it, 5 giugno 2016. URL consultato il 13 febbraio 2020.
  36. ^ Pasquale Carotenuto, Il pentito di camorra racconta: «Le mani del clan Fabbrocino sugli appalti al Centro direzionale», su ilfattovesuviano.it, 3 settembre 2017. URL consultato il 10 marzo 2020.
  37. ^ Camorra: morto Fabbrocino, il boss rivale storico di Cutolo
  38. ^ Il boss Fabbrocino sepolto senza funerale nello stesso cimitero di Cutolo jr
  39. ^ Matteo Trione, Clan Batti: 11 arresti a San Giuseppe, Terzigno e Pompei LEGGI TUTTI I NOMI, su ilfattovesuviano.it, 14 maggio 2019. URL consultato il 1º aprile 2020.
  40. ^ Luca Fazzo e Roberto Leone, E A MILANO ESPLOSE LA GUERRA DI MAFIA, su repubblica.it, 16 giugno 1993. URL consultato il 1º aprile 2020.
  41. ^ Camorra: condannato reggente del clan vesuviano Fabbrocino
  42. ^ Redazione, Operazione “Fulcro", sequestro di un milione al clan Fabbrocino, su ilroma.net, 29 novembre 2019. URL consultato il 2 dicembre 2019.
  43. ^ Pasquale Carotenuto, San Gennaro Vesuviano, annullata la confisca del patrimonio al boss Mimmo Cesarano, su ilfattovesuviano.it, 19 gennaio 2020. URL consultato il 13 marzo 2020.
  44. ^ Redazione The Wam, Annullato il mega sequestro di beni al boss Cesarano, storico alleato del clan Cava, su Thewam.net, 18 gennaio 2020. URL consultato il 27 marzo 2020.
  45. ^ Pasquale Carotenuto, Clan Batti: in 29 a processo tra Terzigno, Poggiomarino, San Giuseppe Vesuviano e Ottaviano I NOMI, su ilfattovesuviano.it, 22 gennaio 2020. URL consultato il 1º aprile 2020.
  46. ^ Pasquale Carotenuto, Camorra a Terzigno, l’Antimafia: «Clan Batti indebolito dopo gli arresti, ma non è finito», su ilfattovesuviano.it, 18 gennaio 2020. URL consultato il 1º aprile 2020.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]