Clan Cesarano

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Cesarano
Area di originePonte Persica
Aree di influenzaCastellammare di Stabia, Pompei, Scafati
Periodoanni 1980 - attivo
BossFerdinando Cesarano
AlleatiClan Alfieri (estinto)
Clan Galasso (estinto)
Clan Pecoraro-Renna
Clan Mallardo
RivaliClan Matrone
Clan Moccia
Attivitàestorsione
racket
usura
traffico di droga

Il clan Cesarano è una associazione camorristica originaria di Ponte Persica, frazione sita a nord-est di Castellammare di Stabia.

Boss[modifica | modifica wikitesto]

  • anni 1980–2000 — Ferdinando Cesarano
  • 2000–2014 — Nicola Esposito detto “o’ mostr”
  • 2014–presente — Luigi Di Martino detto “o' profeta”[1]

Il clan[modifica | modifica wikitesto]

La più importante figura del clan fu Ferdinando Cesarano (Ponte Persica, 26 agosto 1954), alias "Nanduccio 'e Ponte Persica", figura carismatica del panorama criminale organizzato campano della fine degli anni '70 e degli albori degli anni '80, che, in quegli anni, era uno spietato killer e capozona della Nuova Famiglia, alle dirette dipendenze di Carmine Alfieri e a stretto contatto con le più alte dignità dell'organizzazione, come Angelo Moccia, Francesco Matrone, Giuseppe Autorino, Marzio Sepe, Pasquale Galasso e Pasquale Loreto. Nella metà degli anni '80 Cesarano, oramai un boss affermato, dopo la sconfitta della Nuova Camorra Organizzata e la dissoluzione della vincente Nuova Famiglia, si stacca anch'egli dalla Nuova Famiglia e si mette in proprio. Cesarano, pluriergastolano, detenuto in carcere, al 41 bis, si è laureato in Sociologia nel 2007 ed in Giurisprudenza nel 2015 [2].

Il clan dei Cesarano risulta particolarmente operativo a Ponte Persica e Pompei, dove, in particolare, svolge attività delinquenziali quali il racket delle estorsioni, l'usura e lo spaccio di sostanze stupefacenti. I Cesarano hanno attraversato un periodo di tensione con i Matrone, a causa del controllo delle attività illecite a Scafati e dintorni, zona in cui i Cesarano, dopo i momenti di crisi vissuti dai Matrone e dai Loreto-Ridosso, avrebbero cercato di estendere i propri tentacoli [3]. Oggi la zona di Scafati risulta interessata dalla presenza di clan locali e della zona boschese/stabiese, che avrebbero instaurato fra di loro delle alleanze, a quanto pare, labili e facili alla rottura.

Il 12 novembre 2019 sono state arrestate 20 persone del clan, accusate dei reati di associazione per delinquere di stampo camorristico, estorsione e traffico di sostanze stupefacenti.[4]

L'arresto di 'O Mostro[modifica | modifica wikitesto]

Il 5 luglio 2014 è stato arrestato, alla periferia di Pompei, Nicola Esposito, alias "'O Mostro", considerato dagli inquirenti un capo del clan Cesarano. Con lui, è finito in manette l'uomo che avrebbe protetto la sua latitanza: Alfonso Cesarano, 49 anni, ritenuto un fiancheggiatore del clan. Nicola Esposito, nel 1998, partecipò alla pianificazione del piano per far evadere i boss Giuseppe "Geppino" Autorino e Ferdinando Cesarano dall'aula bunker del Tribunale di Salerno, evasione poi avvenuta il 22 giugno di quell'anno. Autorino finì ammazzato nel marzo del 1999, durante un conflitto a fuoco ingaggiato con NOCS, DIA e Carabinieri; il boss Ferdinando Cesarano, invece, fu arrestato il 10 giugno del 2000, a Torre Annunziata [5] [6].

Secondo il collaboratore di giustizia Alfonso Loreto - figlio Pasquale Loreto, capo del clan omonimo di Scafati -, Nicola Esposito, allo scopo di emergere all'interno del clan e con l'appoggio di un esponente del clan D'Alessandro di Castellammare di Stabia, stava organizzando l'omicidio di Luigi Di Martino, reggente del clan Cesarano [7].

Il racket dei fiori[modifica | modifica wikitesto]

Il clan, come è emerso dalle indagini della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Napoli, controllava il racket dei fiori tra Castellammare e Pompei. Tutti i commercianti di fiori restii a piegarsi alla protervia del clan, venivano sottoposti a pestaggi e condotte vessatorie. Oltre al racket, dalle indagini è emerso che gli indagati avevano fondato una azienda di intermediazione trasporti, la "Engy Service s.r.l.", allo scopo di assumere il monopolio delle spedizioni di fiori, bulbi e vasellame, provenienti prevalentemente dai Paesi Bassi. Grazie alle indagini, si è inoltre evinto che il clan aveva stretto alleanze con i clan Mallardo di Giugliano in Campania e Pecoraro-Renna di Battipaglia. [8]

Il racket delle pompe funebri[modifica | modifica wikitesto]

I Cesarano gestivano, in accordo con i D'Alessandro, egemoni a Castellammare, il monopolio delle pompe funebri su Castellammare di Stabia. Le imprese funebri operanti su Castellammare, in accordo tra loro e con i clan, impedivano l'ingresso o imponevano tangenti e l'acquisto di articoli funerari ad imprese concorrenti estranee ai Cesarano e ai D'Alessandro. Figura cardine del business era l'imprenditore Alfonso Cesarano, il quale, in maniera monopolistica, gestiva il settore delle onoranze funebri. Cesarano, più volte colpito da interdittive antimafia e inchieste, aveva fondato un sistema di imprese funebri in apparenza gestite da parenti e prestanome vari che, tuttavia, erano invece controllate da lui [9].

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]