Procura antimafia

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Una procura antimafia, In Italia, è il termine con cui informalmente viene designato un ufficio del pubblico ministero - presso una Procura della Repubblica distrettuale - specializzato nel perseguire in via esclusiva i reati di stampo mafioso.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Spesso il collegamento delle indagini, già previsto all'art. 371 del codice di procedura penale italiano, era affidato alla discrezionalità delle procure. Il magistrato Giovanni Falcone sollevò il problema di comunicazione tra le procure, in quanto questi reati richiedono per la loro struttura e gravità il coordinamento investigativo.

Il decreto legge 20 novembre 1991, n. 367[1] convertito con modificazioni dal parlamento italiano dalla legge 20 gennaio 1992, n. 8,[2] sul "Coordinamento delle indagini nei procedimenti per reati di criminalità organizzata", che istituiva la direzione distrettuale antimafia nei 26 distretti di corte d'appello.

La stessa legge istituiva la Direzione nazionale antimafia e la figura del Procuratore nazionale antimafia, che con la con la Legge 17 aprile 2015, n. 43,con la quale si è aggiunta la competenza della "trattazione di procedimenti in materia di terrorismo, anche internazionale", sono divenute direzione nazionale antimafia e antiterrorismo e procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo[3]

Procuratore nazionale antimafia[modifica | modifica wikitesto]

Il decreto legge n. 367/1991, Coordinamento delle indagini nei procedimenti per reati di criminalità organizzata, istituisce con l'art. 6 la figura del Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo. Questi esercita funzioni di impulso nei confronti dei procuratori distrettuali e dispone della Direzione investigativa antimafia e dei servizi centrali e interprovinciali delle forze di polizia.

Direzione nazionale antimafia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo.

La Direzione nazionale antimafia, istituita presso la procura generale della corte di cassazione, ha poteri di coordinamento delle procure distrettuali. Il procuratore nazionale antimafia è nominato dal CSM di concerto con il ministro di giustizia. Della procura nazionale fanno parte venti sostituti anch'essi nominati dal CSM. La funzione è di coordinamento delle procure distrettuali, ed ha poteri di sorveglianza, controllo e avocazione. Non può compiere direttamente le indagini e non può dare direttive vincolanti nel merito alle procure distrettuali, ma può avocare le indagini condotte dalla procura che ha dimostrato grave inerzia o che non si è coordinata con le altre.

Direzione distrettuale antimafia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Direzione distrettuale antimafia.

La attuale formulazione dell'art 371 c.p.p. stabilisce per i procedimenti connessi o probatoriamente collegati, l'obbligo per gli uffici del pubblico ministero di coordinarsi, quindi di scambiarsi gli atti, le informazioni, e le direttive impartiti dalla procura alla polizia giudiziaria. Se il coordinamento non viene effettuato è disposta l'avocazione delle indagini a carico del Procuratore Nazionale Antimafia. La direzione distrettuale e quella nazionale antimafia rappresentano organismi figli di queste esigenze di coordinamento.

La Direzione distrettuale antimafia è l'ufficio della procura della Repubblica presso il tribunale ordinario del capoluogo del distretto di corte d'appello. A tale ufficio sono attribuite le funzioni del pm in primo grado (indagini preliminari e esercizio azione penale) in relazione ai delitti di criminalità organizzata mafiosa e assimilati, ai delitti consumati o tentati con finalità di terrorismo e ai delitti consumati o tentati in materia di pedopornografia, reati informatici e intercettazioni abusive. L'esigenza di coordinamento è agevolata dalla determinazione delle entità competenti ad indagare e procedere. Può essere suddivisa in sezioni territoriali [4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Siracusano et al., Diritto processuale penale, Torino, Giuffrè editore, 1996. ISBN 88-14-05694-3.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]