Procura antimafia

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La Procura antimafia è un ufficio del pubblico ministero specializzato nel perseguire i reati di stampo mafioso.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'organizzazione degli uffici del pm per contrastare la criminalità organizzata ha assunto una determinata forma per realizzare l'esigenza di rendere quanto più possibile efficace l'attività investigativa, e questo è possibile solo tramite un coordinamento e collegamento tra le indagini dei diversi uffici del pm, e quindi tra le procure.

In passato succedeva che il collegamento delle indagini, già previsto all'art 371 cpp, era affidato alla discrezionalità delle procure. Il magistrato Giovanni Falcone sollevò il problema di comunicazione tra le procure, in quanto questi reati richiedono per la loro struttura e gravità il coordinamento investigativo. L'art 371 stabilisce per i procedimenti connessi o probatoriamente collegati, l'obbligo per gli uffici del pm di coordinarsi, quindi di scambiarsi gli atti, le informazioni, e le direttive impartiti dalla procura alla polizia giudiziaria.

Il 20 novembre 1991 il governo emanò il decreto legge 367/1991,[1] convertito con modificazioni dal parlamento italiano dalla legge 20 gennaio 1992, n. 8,[2] sul "Coordinamento delle indagini nei procedimenti per reati di criminalità organizzata", che istituiva, tra l'altro, la direzione distrettuale antimafia e la figura del procuratore nazionale antimafia.

Dal '92 se il coordinamento non viene effettuato c'è una sanzione: l'avocazione delle indagini.

Direzione distrettuale antimafia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Direzione distrettuale antimafia.

La direzione distrettuale e quella nazionale antimafia rappresentano organismi figli di queste esigenze di coordinamento. La Direzione distrettuale antimafia è l'ufficio della procura della Repubblica presso il tribunale ordinario del capoluogo del distretto di corte d'appello. A tale ufficio sono attribuite le funzioni del pm in primo grado (indagini preliminari e esercizio azione penale) in relazione ai delitti di criminalità organizzata mafiosa e assimilati, ai delitti consumati o tentati con finalità di terrorismo e ai delitti consumati o tentati in materia di pedopornografia, reati informatici e intercettazioni abusive. L'esigenza di coordinamento è agevolata dalla determinazione delle entità competenti ad indagare e procedere.

Direzione nazionale antimafia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Direzione nazionale antimafia.

La Direzione nazionale antimafia, istituita presso la procura generale della corte di cassazione, ha poteri di coordinamento delle procure distrettuali. Il procuratore nazionale antimafia è nominato dal CSM di concerto con il ministro di giustizia. Della procura nazionale fanno parte venti sostituti anch'essi nominati dal CSM. La funzione è di coordinamento delle procure distrettuali, ed ha poteri di sorveglianza, controllo e avocazione. Non può compiere direttamente le indagini e non può dare direttive vincolanti nel merito alle procure distrettuali, ma può avocare le indagini condotte dalla procura che ha dimostrato grave inerzia o che non si è coordinata con le altre.

Riferimenti normativi[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Decreto-legge 20 novembre 1991, n. 367, in materia di "Coordinamento delle indagini nei procedimenti per reati di criminalità organizzata"
  2. ^ Legge 20 gennaio 1992, n. 8

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Siracusano et al., Diritto processuale penale, Torino, Giuffrè editore, 1996. ISBN 88-14-05694-3.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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