Giuseppe Puca

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Giuseppe Puca (Sant'Antimo, 1º giugno 1955Sant'Antimo, 7 febbraio 1989) è stato un mafioso italiano, esponente di spicco della NCO di Raffaele Cutolo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La carriera criminale[modifica | modifica wikitesto]

Entrò a far parte della NCO nel carcere di Poggioreale, dopo aver conosciuto Raffaele Cutolo, da lì la sua scalata al successo, diventa ben presto capozona di Sant'Antimo, suo paese natale, e sarà conosciuto negli ambienti criminali con il nome di O'Giappone, (per via dei suoi tratti orientali). In seguito viene accusato per numerosi omicidi, mandante o meno, estorsione e associazione di stampo mafioso.

La latitanza e l'arresto e l'ascesa[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1978 dopo che andava a trovare spesso Don Raffaele Cutolo nel manicomio giudiziario di Aversa risultando con documenti falsi cugino di Cutolo, (quando non erano assolutamente parenti ma amici) organizzano l'evasione clamorosa

Una domenica il 5 febbraio 1978 in piazza saporito dove si trova il manicomio, piomba un alfa romeo, con a bordo Giuseppe Puca O'Giappone e Rosetta Cutolo, Puca piazza l'esplosivo sul muro di cinta dopo aver fatto un traforo e il muro salta in aria, O'Professore riesce a uscire e i tre scappano a tutta velocità, anche se avranno delle difficoltà iniziali dato un ingorgo sulle strade aversane, ma O'Giappone spara in aria col mitra e il traffico si dissolve, Cutolo verrà portato in una località segreta dove continuerà la sua ascesa, la macchina fu trovata incendiata in serata a Casandrino, comune confinante a quello di Sant'Antimo

Nel 1980 a Sant'Antimo fu uccisa a mitragliate Carla Campi, vedova di Antonino Cuomo, ras della Nco ucciso in carcere da Pasquale Barra detto O'Animale su ordine di Cutolo

Nel 1982 durante la guerra tra Nuova Camorra Organizzata e Nuova Famiglia fu ucciso suo fratello Aniello Puca. Si aprì una piccola ma feroce faida a Sant'Antimo, in meno di 12 ore 6 morti in Sant'Antimo (Na),Commessi Da " Costantino Petito Alias Francuccio Puliciotto, Vincenzo Di Domenico Alias O'Pazz e Mauro Marra uccisero Mattia di Matteo 33 anni (Esecutore materiale del fratello di Puca) Giovanni Cioffi 23 anni e Franco di Domenico 28, la sera stessa vennero uccise tre donne della famiglia di Matteo,Angela Ceparano, 48 anni, Patrizia Di Matteo, 18 anni, Francesca Di Maggio, 24 anni, rispettivamente madre, sorella e moglie di Mattia Di Matteo. Dal massacro si salva soltanto un bambino di tre anni. La polizia lo trova piangente dietro un divano accanto al corpo di sua madre Francesca. ".

Movente del massacro familiare era per vendicare lo sgarro al Puca e anche perché i Di Matteo sapevano dei segreti scottanti sulla NCO appresi durante i colloqui col figlio carcerato Antonio di Matteo, in quel momento detenuto con Pasquale D'amico nel supercarcere di Marina del Tronto ad Ascoli Piceno, dove vi era detenuto il Superboss Raffaele Cutolo

Pochi giorni dopo la strage verrà trovato impiccato Antonio Di Matteo, in un primo momento si disse suicidio, poi si saprà che fu ucciso da Pasquale D'Amico detto O'Cartunato su ordine di Cutolo.

Il 3 settembre 1982, viene ucciso Andrea Mormile 30 anni, Maresciallo della polizia di Stato dei falchi, freddato in una piazza di Frattaminore (NA). Sospettato dell'omicidio, Giuseppe Puca detto O'Giappone, perché dava fastidio al ras in quanto ne intralciava gli affari nella zona di competenza.

Una Jetta wolkswagen verde con quattro killer tra cui O'Giappone, piomba nella piazza della cittadina frattese dove si trova il maresciallo, è una pioggia di proiettili che uccidono il maresciallo Andrea Mormile e feriscono due persone, la gente scappa

L’auto dei killer parte a grande velocità. Ma a causa del fondo stradale scivoloso, l’auto perde il controllo e finisce contro un marciapiedi. Una ruota scoppia e l’auto si ferma di colpo. I killer scendono dalla vettura e armi in pugno bloccano una Simca che in quel momento stava transitando nei pressi della piazza di Frattaminore. Aprono lo sportello del guidatore e lo scaraventano sulla strada e scappano velocemente. La Simca verrà ritrovata dalle parti di Scampìa, a Napoli, nel quartiere Marianella. La “Jetta”, invece, risulterà rubata due giorni prima sulla strada che da Afragola porta a Frattamaggiore ad una persona di Calitri.

L’agguato ad Andrea Mormile viene in parte anche oscurato dai mezzi di comunicazione. La notizia dell’uccisione del maresciallo di Polizia passa in secondo piano quando a Palermo, la stessa sera, alle 21,15 un commando mafioso dei corleonesi e catanesi uccide il Prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, la sua giovane moglie, Emmanuela Setti Carraro e l’agente di polizia che gli faceva da scorta, Domenico Russo, un ragazzo di Santa Maria Capua Vetere

Nel gennaio 83 viene sospettato di essere l'esecutore materiale dell'omicidio di Vincenzo Casillo (braccio destro di Cutolo) e del ferimento di Mario Cuomo (uno dei ras della NCO) mediante autobomba nel quartiere Primavalle di Roma.

Movente dell'omicidio la troppa importanza del Casillo e il suo potere in crescendo e anche il suo presunto distacco dall'organizzazione, tra l'altro vantava amicizie importanti con servizi segreti politici e imprenditori e massoni banchieri visto la sua sempre presenza nel suolo romano.

Dopo la sua morte, Giuseppe Puca detto O'Giappone diventa il numero 2 di Cutolo

Fu arrestato nel marzo '83 a Lecce, mentre era in compagnia dell'amante Assunta Catone, e altri complici, tra cui Antimo Petito e Vincenzo Di Domenico, in seguito una maxi retata contro la Nuova Camorra Organizzata.

Nella sua agendina verranno trovati nell'elenco telefonico nomi importanti di cammoristi imprenditori costruttori, tra cui inizialmente si pensava ci fosse il cognome Tortora, il riferimento a Enzo Tortora famoso conduttore televisivo, poi risulterà essere Tortona, un imprenditore campano

I processi, le accuse e l'omicidio[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1986 in una lettera inviata ai giudici della prima sezione bis della corte di Appello di Napoli, dai quali sarà giudicato, insieme con altre 143 persone, per il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso, si dissocia dall'organizzazione Cutoliana .

Puca, ritenuto il capo della "batteria di Sant' Antino" prima di diventare il "vice" di Cutolo, è imputato in numerosi procedimenti. Pochi mesi fa è stato condannato, in primo grado a 24 anni di reclusione per un omicidio avvenuto nel carcere di Poggioreale poche ore dopo il sisma del 23 novembre 1980. Puca è ritenuto inoltre il mandante di numerosi omicidi e, secondo quanto dichiarato da alcuni pentiti della Nco, proprio a lui sarebbe stato affidato il compito di mettersi in contatto, tra l' altro, con alcuni personaggi del mondo dello spettacolo, tra i quali Enzo Tortora. "Per quanto mi risulta - ha dichiarato invece Puca ai giornalisti - Tortora non ha mai fatto parte della Nuova Camorra Organizzata. Del resto, per il ruolo che avevo nell' organizzazione, ne sarei stato certamente a conoscenza".

Viene sospettato di aver fatto evadere Cutolo dall'Ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa, facendo saltare con la dinamite il muro dell'istituto, in seguito è sospettato dell'omicidio di Vincenzo Casillo per ordine di Cutolo, di cui ne eredità il posto nella gerarchia, come luogotenente del Professore, ma verrà assolto in seguito durante il processo omonimo. È stato coinvolto nel caso Tortora, perché si sospettava che il nominativo del famoso conduttore comparisse nell'agenda del Puca, in realtà si trattava di un certo Tortona, non Tortora.

Più volte difese Tortora, dichiarando esplicitamente che se questi fosse stato un camorrista l'avrebbe senz'altro saputo, dato l'alto grado che ricopriva nell'organizzazione. Nonostante i torbidi precedenti, verrà assolto con formula piena dalla Corte di Assise di Roma. Venne ucciso a colpi d'arma da fuoco il 7 febbraio 1989, davanti ad un bar di Sant'Antimo, suo paese di origine.

Aspetti controversi[modifica | modifica wikitesto]

I motivi dell'agguato[modifica | modifica wikitesto]

Alla base delle motivazioni dell'assassino si ritiene che egli avesse cercato di stringere nuove alleanze, forse con il clan dei Nuvoletta, che allora aveva il predomino sull'area a nord di Napoli;[1] secondo altri invece l'omicidio sarebbe stato eseguito dal clan Verde, rivale storico dei Puca in quel di Sant'Antimo, ma l'agguato sarebbe dal clan dei Casalesi, interessati alla zona di Sant'Antimo e dintorni.

Il legami coi servizi segreti italiani[modifica | modifica wikitesto]

Tre giorni prima della morte aveva deposto in un processo in cui gli veniva contestata l'implicazione nell'omicidio di Vincenzo Casillo, camorrista recante tessera dei servizi segreti, amico e braccio destro di Raffaele Cutolo, capo della NCO (Nuova Camorra Organizzata). Nel processo respinge ogni addebito dell'uccisione di Casillo, avvenuta a Roma il 29 gennaio del 1983. Anche Cutolo nega il proprio coinvolgimento nella faccenda, addebitando l'omicidio ad apparati dei servizi segreti italiani.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

È citato nel film, Un uomo perbene, e in una puntata della fiction, Il caso Enzo Tortora - Dove eravamo rimasti?.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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