Claudio Sicilia

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Claudio Sicilia

Claudio Sicilia, detto il Vesuviano (Giugliano in Campania, 5 febbraio 1948Roma, 18 novembre 1991), è stato un mafioso italiano, ed esponente dell'organizzazione malavitosa romana banda della Magliana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Giugliano (NA) il 5 febbraio del 1948, nipote del camorrista Alfredo Maisto, prima di entrare nella Banda della Magliana era stato già coinvolto in un omicidio di camorra, la morte di un contrabbandiere diventato troppo potente. Trasferitosi a Roma nel 1978, dalle parti della Magliana, dove conviveva con la compagna Claudiana Bernacchia, detta Casco d'Oro, iniziò ben presto a frequentare gli stessi bar dei malavitosi del quartiere che, poco dopo, presero a chiamarlo «il Vesuviano», per via delle sue origini campane.

La banda della Magliana[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: banda della Magliana.

Il primo malavitoso che incontrò a Roma fu Marcello Colafigli che lo introdusse ben presto nella neonata banda della Magliana. Grazie ai suoi contatti con le famiglie malavitose napoletane, divenne in poco tempo l'anello di congiunzione della Banda con la camorra di Corrado Iacolare, Michele Zaza e Lorenzo Nuvoletta.

Gli venne quindi affidato il controllo dello spaccio delle sostanze stupefacenti nelle zone della Garbatella e di Tor Marancia.

Il pentimento[modifica | modifica wikitesto]

In seguito al suo arresto, nell'ottobre del 1986, decide di pentirsi e, grazie alle sue rivelazioni, unite a quelle di un altro membro storico della banda della Magliana, Fulvio Lucioli, scatta una gigantesca operazione di polizia che vede il fermo di 55 persone.

"Finirono in carcere una sessantina di persone a seguito delle dichiarazioni di Sicilia. Tra queste anche le mogli di Toscano e Abbatino ed il concessionario di auto Gianni Travaglini. A parte Carnovale e Abbatino, che si erano dati alla latitanza, i capi erano già tutti detenuti e ricevettero il mandato di cattura in carcere. Ma stavolta le accuse erano pesantissime, si parlava di almeno una decina di omicidi. Era il 17 marzo del 1987 e il terremoto giudiziario sembrò far sgretolare la banda e i suoi sodali"[1]

Sicilia fu anche il primo a parlare dei contatti della banda con la camorra di Lorenzo Nuvoletta e Michele Zaza, con gli ambienti dell'estremismo nero ed il primo a svelare i rapporti fra malavita e istituzioni.

Il pm Silverio Piro organizzò vari confronti con il pentito Sicilia, tra cui uno con Enrico De Pedis, detto "Renatino", nel carcere di Rebibbia:

Sicilia: «Enrico, tu mi conosci o no?».

De Pedis: «Non ricordo di conoscere il signore qui presente».

Sicilia: «Che devo fare Enrico, che devo fare?».

De Pedis: «Signor giudice, può chiedere al signore qui presente quando mi ha conosciuto?».

Sicilia: «Renato, ti ho conosciuto quando sei uscito dal carcere. Ricordo che il Giuseppucci e io andammo a pranzo insieme, presso il ristorante Camillo, circa 10 giorni dopo la tua uscita dal carcere, in quel ristorante c'eri anche tu».

De Pedis: «Devi dirmi il giorno e il mese in cui sono uscito».

Sicilia: «Ma stiamo scherzando, io posso dire anche altre cose nei tuoi confronti, che finora non ho detto. È ora di smetterla con questi atteggiamenti ambigui. Tu hai una Renault 5 nera… Ora dico che in viale Marconi c'è il negozio di tale Terenzi, un supermercato di generi alimentari nel quale tu eri in società con lui. Lì, ricordo, facemmo i cesti per i regali agli avvocati. Poi ho rifornito la frutta a tuo fratello Luciano, al Popi Popi, quel periodo avevi una motocicletta Suzuki intestata a tuo fratello, una Lancia Delta che regalasti a Manuel Fuente e avevi anche una Jetta».

De Pedis: «Nego tutti gli addebiti fattimi da Sicilia. Sono innocente, chiedo la sospensione di questo confronto».[2]

Nonostante i pesanti addebiti presenti nella chiamata in correità, gli ordini di custodia cautelare emessi dalla Procura di Roma sulla base delle sue dichiarazioni vengono annullati dal tribunale del Riesame di Roma, che definisce Sicilia "persona soggettivamente poco attendibile per i suoi precedenti, la sua posizione giudiziaria, la sua personalità".

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Rilasciato e senza protezione da parte dello stato, la banda lo "condanna a morte" e Sicilia fu ucciso il 18 novembre 1991 in via Andrea Mantegna nella zona popolare di Tor Marancia (Roma) mentre cerca di rifugiarsi in un negozio di scarpe.[3]

I suoi sicari resteranno senza nome.

«E perché fu ucciso Sicilia?», chiese nel 1996 il presidente della Corte d’Assise nel corso del maxi processo alla banda. L'"Accattone", interrogato nell'udienza del 16 febbraio 1996, dirà: «…Il fatto che è diventato pentito, "infame", come si dice in mezzo all'ambiente, era un motivo validissimo»[2]

Le sue rivelazioni verranno in seguito confermate da un altro grande pentito della banda, Maurizio Abbatino, e saranno il punto di partenza di un nuovo maxiprocesso.

Trentadenari[modifica | modifica wikitesto]

La figura di Sicilia ha ispirato il personaggio di "Trentadenari" del libro Romanzo criminale, scritto nel 2002 da Giancarlo De Cataldo e riferito alle vicende realmente avvenute della banda della Magliana. Nell'omonima serie televisiva, diretta da Stefano Sollima, i panni di "Trentadenari" furono interpretati dall'attore Orlando Cinque.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mai ci fu pietà. La Banda della Magliana dal 1977 a oggi - A.Camuso [1], pp.332
  2. ^ a b Segreto criminale. La vera storia della banda della Magliana - Raffaella Notariale [2]
  3. ^ Un pentito, troppi segreti - La Repubblica

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]