Vittorio Carnovale

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Vittorio Carnovale detto il Coniglio (Roma, 11 settembre 1956) è stato un collaboratore di giustizia, ex criminale italiano dell'organizzazione malavitosa romana banda della Magliana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Cognato di Edoardo Toscano (che sposò sua sorella Antonietta) e fratello di Giuseppe Carnovale, era operativo all'interno del gruppo criminale di Nicolino Selis che agiva ad Acilia.

La banda della Magliana[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: banda della Magliana.

Quando alla fine degli anni settanta seguì il suo amico Selis nel progetto criminale di creazione della banda della Magliana, un'organizzazione malavitosa ben strutturata cioè, per la gestione del territorio capitolino, gli furono affidati compiti di controllo dello spaccio delle sostanze stupefacenti nella sua zona di competenza, quella del Tufello-Val Melaina.

Una volta arrestato, il 26 maggio 1986, al termine di un'udienza in un processo per omicidio a carico di alcuni membri della banda, mentre veniva trasferito dall'aula del Tribunale di Roma alle celle sotterranee, Carnovale riuscì ad evadere clamorosamente confondendosi tra la folla e uscendo dal Palazzo di giustizia come se nulla fosse.[1]

Il piano di evasione, in realtà, era stato organizzato da Enrico De Pedis con l'aiuto di Vitalone (che doveva "un favore" al primo) per Edoardo Toscano ma, l'insistenza di Renatino aveva convinto Toscano che una volta fuori l'avrebbero eliminato immediatamente e quindi, chi decise di approfittarne, fu Vittorio Carnovale, che si ritrovò libero quasi senza accorgersene.

« Alla fine dell'udienza, intorno alle diciassette, io venni ammanettato come d'accordo: ricordo che le manette mi vennero 'appoggiate', erano cioè state lasciate talmente larghe che avrei potuto sfilarmele da solo. Scesi le scale che dall'aula Occorsio conducono ai sotterranei e scivolai nel sottoscala, mentre gli altri detenuti e la scorta dei carabinieri si avviavano lungo il corridoio. Attesi brevemente che il convoglio si allontanasse e risalii le scale rientrando nell'aula, dove due persone mi attendevano; si trattava di un uomo sui trentacinque anni, un poco più basso di me, moro, di bell'aspetto, atletico, vestito sportivamente, e di una donna piuttosto bassa, rossa di capelli e alquanto bruttina. I due avevano sia le chiavi delle manette che quelle dei cancelli. Mi tolsero le manette, mi affiancarono e così uscimmo in maniera disinvolta dal tribunale, sotto gli occhi di alcuni poliziotti in borghese i quali ci guardarono con un certo sospetto. Fuori dal tribunale ci attendeva una vettura, se mal non ricordo una Renault 5, condotta da un altro uomo, più anziano degli altri due, calvo. Salito in auto, quando mi chiesero "come va, Edoardo?" dissi subito, a scanso di equivoci, di essere Vittorio Carnovale: i tre, appreso che non ero Edoardo Toscano, cambiarono atteggiamento nei miei confronti, chiedendomi nervosamente dove dovessero scaricarmi: sembravano avessero fretta di sbarazzarsi della mia presenza. Mi feci accompagnare in via Baldo degli Ubaldi, dove si trovava mia sorella Antonietta, la quale attendeva il marito. »
(Interrogatorio di Vittorio Carnovale[senza fonte])

All'interno della faida interna che colpì la banda agli inizi degli anni novanta, il 2 febbraio 1990 partecipò all'agguato in cui venne ucciso il boss Enrico De Pedis.[2]

La collaborazione e la scrittura[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1993 decise di diventare collaboratore di giustizia. Le sue confessioni, che in gran parte andarono a confermare quelle degli altri pentiti (Antonio Mancini, Fabiola Moretti e Maurizio Abbatino), consentì di ridisegnare la mappa dell'organizzazione malavitosa romana e di stabilire con precisione ruoli e responsabilità dei vari componenti.

Nel maxiprocesso che ne scaturì e che vide alla sbarra l'intera banda della Magliana venne condannato a 10 anni di reclusione.[3]

Negli anni passati in carcere ha imparato a leggere e, durante la sua detenzione del carcere milanese di Opera, ha intrapreso un percorso di scrittura creativa, partecipando ad alcuni laboratori e divenendo autore.[4] Alcune sue poesie sono state pubblicate e premiate.[5][6]

I fratelli Buffoni[modifica | modifica wikitesto]

La figura dei fratelli Carnovale ha ispirato i personaggi dei fratelli Buffoni (Aldo e Carlo) nel libro Romanzo criminale, scritto nel 2002 da Giancarlo De Cataldo e riferito alle vicende realmente avvenute della banda della Magliana. Nell'omonimo film che ne verrà poi tratto, diretto da Michele Placido nel 2005, i personaggi dei Buffoni (qui chiamati Aldo e Ciro) furono interpretati dagli attori Antonello Fassari e Roberto Brunetti, mentre nella serie televisiva, diretta da Stefano Sollima, i panni di Sergio e Ruggero Buffoni furono vestiti da Lorenzo Renzi e da Edoardo Pesce.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il Corriere della Sera, Famiglie di malavita, 7 dicembre 1999
  2. ^ Il Corriere della Sera, Otto killer per un boss, 27 gennaio 1995
  3. ^ Le Inchieste: Vittorio Carnovale La Repubblica
  4. ^ I detenuti al Padiglione: «Dal carcere si può uscire migliori se si nutre la mente con la scrittura», su www.expoholysee.org. URL consultato il 29 luglio 2016.
  5. ^ di Silvio MENGOTTO, «La scrittura e la poesia
    mi hanno cambiato la vita»
    , chiesadimilano.it. URL consultato il 29 luglio 2016.
  6. ^ Alberto Marsanasco, L'AMORE | Giuseppe Carnovale - SALT Editions, salteditions.it, 22 luglio 2015. URL consultato il 29 luglio 2016.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]