Traffico di droga

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Mercato nero.

Sequestro di hashish dell'Operazione Albatross in Afghanistan della DEA.
Uno dei metodi per trasportare eroina.
Quasi 500.000 dollari in cocaina.

Il traffico di droga, propriamente narcotraffico, o traffico di stupefacenti, è il sistema di compravendita illegale delle sostanze stupefacenti.

Quest’attività è considerata una delle principali fonti di entrate di tutte le organizzazioni criminali definite di "stampo mafioso", nonché dei cosiddetti cartelli della droga dell'America centrale e dell'America Latina.

Evoluzione storica e geografica del traffico di droghe[modifica | modifica wikitesto]

I trattati internazionali e l'avvio del proibizionismo degli stupefacenti[modifica | modifica wikitesto]

Il sistema internazionale di controllo e lotta al traffico di sostanze stupefacenti nasce con la Conferenza internazionale di Shanghai (1909), convocata dal presidente statunitense Theodore Roosevelt, preoccupato dal consumo dilangante di oppio nelle Filippine (divenute colonia statunitense a seguito della guerra ispano-americana)[1][2]. La Conferenza di Shanghai e poi quella de L'Aia portarono alla stesura della convenzione internazionale sull'oppio, che venne firmata a L'Aia il 23 gennaio 1912 da Germania, Stati Uniti, Cina, Francia, Regno Unito, Italia, Giappone, Paesi Bassi, Persia, Portogallo, Russia e Siam. La convenzione stabilì che «gli stati firmatari devono compiere i loro migliori sforzi per controllare, o per incitare al controllo di tutte le persone che fabbrichino, importino, vendano, distribuiscano ed esportino morfina, cocaina, e loro derivati, così come i rispettivi locali dove queste persone esercitino tale industria o commercio.». Nel 1919 ottenne validità mondiale essendo incorporata nel trattato di Versailles.

Il 19 febbraio 1925 si firmò una revisione della Convenzione internazionale sull'oppio, che entrò in vigore il 25 settembre 1938. La stessa introdusse un sistema di controllo statistico per esser supervisionato dall'Organo Internazionale per il Controllo degli Stupefacenti, un organismo della Società delle Nazioni.

Seguendo le motivazioni che avevano portato a questi accordi internazionali, gli Stati Uniti d’America furono il primo paese a promuovere ed avviare il proibizionismo degli stupefacenti: il Congresso, nell'approvare le nuove norme antidroga, fu fortemente influenzato dalle campagne proibizionistiche portate avanti dalle cosiddette Società per la Sobrietà, gruppi religiosi e politici caratterizzati da un forte moralismo e fondamentalismo religioso, che sostenevano la superiorità dei WASP (White Anglo-Saxon Protestant) sulle altre minoranze etniche, associate al consumo immorale di stupefacenti e alcolici (l'oppio associato ai cinesi, la cocaina agli afroamericani, la marijuana ai messicani, le bevande alcoliche agli irlandesi)[3]. Per questi motivi, nel 1914 l'Harrison Narcotics Act limitò fortemente la vendita di oppiacei e cocaina[4]; nel 1924 l'Heroin Act (legge sull'eroina) rese illegale la fabbricazione, l'importazione e la detenzione di eroina[5]; nel 1937 il Marihuana Tax Act rese illegale il commercio, l'uso e la coltivazione della canapa indiana dopo una campagna propagandistica promossa dal commissario Harry J. Anslinger che diffuse l'idea che la marijuana causava "omicidio, la pazzia e la morte", in particolare tra le "razze meno civilizzate" (soprattutto ispanici e afroamericani)[6]. Questo però favorì lo sviluppo del contrabbando di stupefacenti gestito da elementi malavitosi, a causa dell'epidemica presenza dell'eroina e di altre droghe nella società statunitense.

La via dell'eroina[modifica | modifica wikitesto]

Il ruolo della mafia e la "French Connection"[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: French connection.
Lucky Luciano, considerato il protagonista di una massiccia espansione nel dopoguerra del commercio di eroina.

Nel secondo dopoguerra numerosi mafiosi siculo-americani (espulsi dagli USA perché dichiarati "indesiderabili" e mandati in Italia), agli ordini del boss Lucky Luciano, si associarono a rappresentanti di rispettabili società farmaceutiche, come la Schiapparelli di Torino e la Saicom di Milano, per dirottare verso il mercato clandestino americano quantitativi consistenti di eroina prodotta per scopi farmaceutici[7]. Tale losco traffico venne scoperto dalla Guardia di Finanza, in collaborazione con il Federal Bureau of Narcotics guidato da Anslinger, e i responsabili arrestati e condannati[8]. Per queste ragioni, i mafiosi americani trovarono nuove fonti di approvvigionamento di eroina: negli anni cinquanta bande di gangster corsi guidate dai boss Paul Mondoloni, Marcel Francisci, Antoine e Barthelemy Guerini e Joseph Cesari[9] impiantarono a Marsiglia il principale centro della raffinazione illegale dell'eroina, ricavata dall'oppio prodotto in Turchia, che all'epoca era il principale produttore al mondo, e trasportato attraverso la Siria a Beirut, in Libano, dove veniva trasformato in morfina base[10].

L'eroina prodotta a Marsiglia veniva trasportata illegalmente negli Stati Uniti, dove la "merce" veniva ritirata dai trafficanti della Cosa Nostra americana; l'eroina entrava negli USA tramite due vie: direttamente attraverso il porto di New York oppure indirettamente attraverso l'America Latina o il Canada, dove la malavita corsa aveva numerose ramificazioni[11]. Inoltre i gangster corsi avevano basi per lo smistamento a Tangeri mentre i mafiosi siculo-americani a Cuba, che rimasero i principali luoghi di stoccaggio e di transito per l'eroina prodotta a Marsiglia e diretta nel Nordamerica fino alla fine degli anni cinquanta[9]. Infatti si stima che negli anni del dopoguerra il numero di dipendenti da eroina negli Stati Uniti aumentò da 20.000 a 150.000 persone[10], diffondendosi particolarmente nei jazz club di New York e nell'ambiente del jazz americano in genere[12].

Il 14 luglio 1969, in un messaggio speciale al Congresso degli Stati Uniti, il presidente Richard Nixon identificò l'abuso di droga come "una grave minaccia nazionale" e chiese una politica antidroga a livello statale e federale[13][14]; il 17 giugno 1971, in una conferenza stampa, Nixon dichiarò ufficialmente "guerra alla droga", identificando l'abuso di stupefacenti come "nemico pubblico numero uno"[15]. Infatti in quel periodo era aumentato vertiginosamente il consumo di eroina, LSD e marijuana in Europa e in Nordamerica, che era stato favorito dalla cultura hippy[16][17] e si era anche largamente diffuso tra i soldati americani impegnati nella guerra del Vietnam[18], con un grande incremento del mercato illegale perché numerosi giovani hippy compivano viaggi in Estremo Oriente[19] e in Marocco[20] (i cosiddetti "hippie trail") per andare a rifornirsi di ogni tipo di droga e molti furono "iniziati" all'eroina proprio durante le tappe in Afghanistan e Pakistan[21]. Infatti l'amministrazione Nixon fece pressioni sul governo turco affinché eliminasse le piantagioni di papavero, che fornivano la maggior parte dell'oppio impiegato a Marsiglia nella produzione illegale di eroina, e condusse inchieste volte ad arrestare trafficanti corsi e siculo-americani di quella che venne chiamata "French connection", dal titolo inglese del famoso film "Il braccio violento della legge" (1971): infatti il BNDD (Bureau of Narcotics and Dangerous Drugs) collaborò con la polizia francese, portando all'arresto di Jean Baptiste Croce e Joseph Mari, i due principali trafficanti corsi, e alla scoperta e allo smantellamento di numerose raffinerie illegali di eroina nella zona di Marsiglia[22].

Nel 1973 Nixon propose la creazione della DEA (Drug Enforcement Administration), che nacque dall'unione tra il BNDD e l'ufficio per il rispetto delle leggi sugli abusi di droghe (Office of Drug Abuse Law Enforcement) e che aveva il compito di fare rispettare le leggi antidroga negli Stati Uniti.[senza fonte]

Il Medio Oriente, il "Triangolo d'oro" e la "Pizza connection"[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Triangolo d'oro e Pizza connection.

Nel 1971 il governo turco abolì la produzione di oppio e represse gran parte delle colture locali di papavero[22]. A causa di ciò aumentò la produzione in Medio Oriente, soprattutto nella regione che prende il nome di Pashtunistan, dove le piantagioni di papavero erano gestite appunto da tribù di etnia pashtun; l'oppio prodotto veniva barattato con partite di armi da bande curde in Iran e Siria attraverso emissari della mafia turca, che provvedevano a trasformarlo in morfina base in laboratori turchi o siriani, per poi inoltrarla, attraverso la Bulgaria e i Balcani, a Francoforte o a Berlino Ovest, dove la stessa organizzazione la raffinava in eroina, destinata ai mercati illegali tedesco e italiano, soprattutto Milano, Torino e Verona[23][24]. Nel decennio 1975-85 le cifre della tossicodipendenza da eroina registrarono una crescita spettacolare in tutta l'Europa occidentale, diventando un'emergenza sociale e sanitaria, sia per l'alto tasso di microcriminalità connessa alla spaccio che per la diffusione epidemica di gravi patologie derivate dall'uso di siringhe infette, quali le epatiti, le endocarditi e l'AIDS: secondo il rapporto Biden del 1980 «il numero assoluto delle morti da eroina è in Germania più grande che negli USA [...] mentre in Italia la percentuale di tossicodipendenti sulla popolazione è più alta di quella degli Stati Uniti»[25].

In quegli anni però assunse sempre più importanza la produzione di oppio nell'area del cosiddetto "Triangolo d'oro", compresa tra Birmania, Thailandia e Laos, dove le piantagioni di papavero erano gestite da formazioni paramilitari di etnia shan, kokang e wa, che così finanziavano la guerriglia contro il governo birmano; tra questi, il signore della guerra più importante era Chang Shee-Fu, che assunse il nome di battaglia di "Khun Sa", mezzo shan e mezzo cinese che comandava l'Esercito Unito dello Shan[26]: nel 1967 scoppiò una vera e propria guerra tra Khun Sa e le truppe del Kuomintang stanziate nel Triangolo d'oro per il controllo dell'ormai lucroso traffico di oppio, che veniva trasferito in laboratori cinesi e thailandesi[27][28] per essere raffinato in eroina e morfina base tramite chimici forniti dalle triadi cinesi di Hong Kong.[29]

Tuttavia nella seconda metà degli anni settanta fu Cosa Nostra che si assicurò il controllo dello smercio degli stupefacenti in Nordamerica: i mafiosi siciliani acquistavano morfina base da trafficanti turchi o thailandesi e la facevano arrivare nei pressi di Palermo[30], dove veniva raffinata in eroina attraverso chimici di riconosciuta competenza, alcuni dei quali fatti venire appositamente da Marsiglia[31]; inoltre numerosi mafiosi siciliani si trasferirono in Nordamerica per aprire catene di pizzerie, che servivano per controllare la distribuzione dell'eroina, che avveniva attraverso i mafiosi italoamericani[32].

Il ruolo predominante di Cosa Nostra venne meno con le operazioni "Pizza connection" (1984)[33] e "Iron Tower" (1988)[34], condotte dalle polizie italiana e statunitense, che smantellarono la rete di trafficanti che si muovevano sulla rotta Sicilia-USA, nonché con la scoperta della raffineria di eroina ad Alcamo (1985, la più grande mai scoperta in Europa)[35]: nel 1991, secondo stime americane, ormai solo il 5% dell'eroina in entrata negli Stati Uniti era di provenienza siciliana, mentre il restante 95% proveniva da bande cinesi, curde o portoricane, che avevano contatti diretti con i produttori alla fonte[35]. A partire dal 1988, la produzione di oppio nel Triangolo d'oro raddoppiò ogni anno, superando quella mediorientale: secondo una stima del 1992, la regione ormai produceva il 65% dell'eroina distribuita in Europa e l'80% di quella venduta a New York[26].

Il ruolo crescente dell'America Latina[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Narcotraffico in Colombia, Cartelli messicani e Cartello di Sinaloa.

A partire dagli anni '80, alcuni paesi sudamericani e centroamericani (in particolare il Messico e la Colombia ed in misura minore il Guatemala) hanno iniziato a produrre sempre più papavero da oppio per rispondere alla domanda di eroina da parte degli Stati Uniti. A metà anni '90 l'eroina colombiana ha progressivamente sostituito la più costosa eroina bianca asiatica ed il continente americano è diventato praticamente autosufficiente[36].

Negli anni '70 il Messico produceva soprattutto un tipo molto grezzo di eroina, molto scura, chiamata in gergo Mexican Mud (fango messicano): si stima che nel 1974 i trafficanti messicani controllassero la produzione e l'esportazione del 75% dell'eroina consumata negli Stati Uniti, tanto da indurre i governi statunitense e messicano ad adoperarsi per stroncare tale traffico[37]. Il Mexican Mud venne soppiantato negli anni '80 della più apprezzata e ricercata eroina bianca, prodotta in Colombia dal Cartello di Medellin attraverso piantagioni di papavero da oppio importate dalla Thailandia nel dipartimento di Tolima[38]; medesima operazione venne condotta dal Cartello di Cali, che impiantò la produzione di oppio ed eroina nella Valle del Cauca[39][40]. Negli anni '90 le rotte dell'eroina messicana conducevano soprattutto verso gli stati della West Coast, mentre la bianca colombiana raggiungeva soprattutto la East Coast, seguendo le rotte già battute dai Cartelli per il traffico di cocaina, tanto che nel 2003 ormai il 90% dell'eroina sequestrata negli USA proveniva dalla Colombia[41].

Tra il 2007 e il 2012 è nuovamente aumentata la produzione di oppio in Messico, a causa della crescita del 79% degli eroinomani negli Stati Uniti, che ora preferiscono sniffare o fumare la sostanza piuttosto che iniettarla endovena[42]; il potente Cartello di Sinaloa, guidato dal boss Joaquin Guzman detto "El Chapo", ha assoldato chimici colombiani per avviare la produzione di eroina bianca, diventando il primo fornitore degli USA, e ha introdotto le piantagioni di papavero in Honduras e Guatemala[41][42]. Oltre allo Stato di Sinaloa, la produzione di oppio si è estesa a sud del Paese, in vasti appezzamenti nello Stato di Guerrero, soprannominato il "Pentagono dell'oppio" perché le piantagioni sono comprese nell'area tra Acapulco, Chilpancingo, Taxco e Iguala[43], controllate da bande locali affiliate al Cartello di Sinaloa[44].

La "Mezzaluna d'oro" e le Repubbliche ex-sovietiche[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Mezzaluna d'oro.
Le rotte dell'eroina prodotta nella "Mezzaluna d'oro"

Dopo l'accordo del 1989 tra il governo birmano e l'Esercito Unito dello Stato Wa per il cessate il fuoco e la resa di Khun Sa alle autorità birmane (1996)[45], la produzione di eroina nel Triangolo d'oro si spostò dai villaggi alla frontiera con la Thailandia (tradizionalmente controllati dagli shan) a quelli al confine con la Cina, più a nord, controllati dai guerriglieri di etnia wa, che però preferirono potenziare la produzione di metanfetamina[46]: questo fu uno dei fattori che portarono al calo di produzione di oppio, cui si aggiunsero le pressioni della comunità internazionale e delle autorità antidroga statunitensi, con il conseguente calo al 7% dell'eroina che giungeva dal Triangolo d'oro a partire dalla fine degli anni novanta, a vantaggio dell'area della cosiddetta "Mezzaluna d'oro", compresa tra Afghanistan e Pakistan, sotto il controllo di famigerati signori della guerra di etnia pashtun[47][48]: i 2/3 della produzione locale di papavero da oppio si concentrano nella provincia afghana di Helmand[49][50] mentre negli anni '90 raffinerie clandestine sono sorte numerose lungo il confine Afghanistan-Pakistan e nella regione pakistana del Belucistan per produrre direttamente in loco eroina[47][51].

Un ventennio di conflitti interni (resistenza ai Sovietici, mujaheddin e regime dei Talebani) resero l'Afghanistan il principale produttore di oppio al mondo[52]. Nel 1999, la politica del regime talebano e una stagione climatica particolarmente buona, seguita a due anni di gravi siccità, resero possibile una crescita dal 58% all'80% della quota afghana sulla produzione mondiale di oppio.[53] Nel 2000 il leader talebano Mullah Mohammed Omar, su pressioni dell'Onu, lanciò una campagna contro la produzione di oppio, considerata anti-islamica[54], che portò ad una riduzione del 99% delle coltivazioni afghane, che però tornarono a crescere a dismisura dopo l'invasione statunitense del 2001: si stima che nel 2016 l'Afghanistan produceva 7000 tonnellate di oppio all'anno[55].

L'eroina prodotta in Afganistan e Pakistan segue varie vie per arrivare sui mercati illegali mondiali, soprattutto europei e russi: attraverso l'Iran e la Turchia, l'eroina giunge nei Balcani, dove le mafie turca e albanese la distribuiscono nel resto d'Europa[56][57][58]; un'altra importante rotta è quella che attraversa le ex Repubbliche sovietiche (Kazakistan, Kirghizistan, Uzbekistan e Tagikistan) o il Caucaso (dove operano agguerriti clan della mafia cecena) e giunge nella Federazione Russa, dove a partire dal crollo dell'URSS (1990) gli eroinomani sono cresciuti vertiginosamente[59], arrivando a circa 2 milioni nel 2012, così da diventare il primo Paese al mondo per consumo di eroina[60]. Oggi, essendosi intensificati i controlli, si preferisce imbarcare l'eroina al porto di Karachi, in Pakistan, per farla arrivare in varie zone dell'Africa (soprattutto Kenya e Tanzania e, attraverso il Sahara o via mare, anche la Nigeria) da cui segue altre rotte, ma sempre per raggiungere l'America e l'Europa[61].

La via della cocaina[modifica | modifica wikitesto]

I cartelli colombiani e la "guerra alla droga" degli anni '80[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Narcotraffico in Colombia, Conflitto armato colombiano, Cartello di Medellín e Cartello di Cali.
Pablo Escobar nel 1976

Negli anni '50-'60 il traffico internazionale di cocaina era monopolizzato da trafficanti cubani e cileni, impegnati nella raffinazione ed esportazione in Nordamerica della materia prima acquistata in Perù o Bolivia[62][63]. La Rivoluzione cubana del 1956 (che provocò la fuga di numerosi cubani in Florida, dove continuarono ad occuparsi del commercio di cocaina)[63] e poi il golpe Pinochet del 1973 chiusero quelle rotte di narcotraffico[64] e favorirono l'ascesa di agguerrite bande di trafficanti colombiani, che riuscirono ad affrancarsi dai cubani e dai cileni, impiantando laboratori clandestini nella giungla colombiana dove la coca acquistata sempre nei Paesi andini veniva raffinata ed esportata soprattutto in Florida, New Jersey e New York, utilizzando le rotte già da loro impegate nel contrabbando di sigarette e marijuana; ciò fu favorito dalla sempre crescente emigrazione colombiana negli USA e dal vertiginoso aumento del consumo di cocaina negli Stati Uniti, sottovalutato dalle autorità dell'epoca impegnate nella repressione del traffico di eroina[63]. Allo stesso tempo, i narcotrafficanti colombiani incominciarono a promuovere la coltivazione su larga scala della coca in vaste aree del loro Paese, rendendo inutile l'importazione delle foglie dal Perù o dalla Bolivia[65].

Nei primi anni '80 i più potenti trafficanti colombiani si unirono in "cartelli": il Cartello di Cali (formato dai fratelli Gilberto e Miguel Rodriguez Orejuela con il loro collaboratore José Santacruz Londoño, testa di ponte dell'organizzazione nel Queens, NY[63]) e soprattutto il potentissimo Cartello di Medellín, guidato da Pablo Escobar, dai fratelli Ochoa, Carlos Lehder e José Gonzalo Rodríguez Gacha[66]. Dal 1984 il Cartello di Medellin riuscì ad esportare cocaina anche sui mercati illegali europei attraverso i legami con i contrabbandieri della mafia galiziana (soprattutto con il boss José Ramón Prado Bugallo), che dalle coste spagnole la facevano arrivare in Francia, Gran Bretagna e Paesi Bassi[38]. Si stima che alla fine degli anni '80 il Cartello di Medellin arrivò a controllare l'80% del traffico mondiale di cocaina[67].

Negli anni 1979-83 le cosiddette "guerre della cocaina" a Miami tra le gang colombiane produssero oltre 250 omicidi in tre anni[63][68]. L'escalation di violenze indusse la DEA ad indagare sui cartelli colombiani, con una strategia che - alla fine dell'amministrazione Reagan e per tutto il successivo decennio - ebbe anche un'ampia ricaduta politica: i governi USA e colombiano negoziarono una forma di cooperazione di polizia particolarmente accentuata, che portò all'estradizione di diversi sospetti criminali processati e condannati da Corti statunitensi, primo tra tutti il boss di Medellin Carlos Lehder[66][69]. La ricaduta politica si accentuò quando a livello parlamentare si cercò - invocando la sovranità nazionale - di approvare un emendamento costituzionale che vietasse l'estradizione del cittadino colombiano: intorno alla vicenda - ed alla sua consonanza con la battaglia dei narcotrafficanti indicati nella lista dei criminali ricercati, autodefinitisi Los Extradables (Gli "Estradabili") - Gabriel García Márquez trasse lo spunto per il suo libro, "Notizia di un sequestro". Per questi motivi, il Cartello di Medellin aprì la cosiddetta stagione del "narco-terrorismo", che consistette nell'uccisione indiscriminata di giudici, poliziotti, politici e giornalisti che si opponevano al Cartello, ricorrendo anche ad attentati dinamitardi che producevano vittime innocenti tra la popolazione colombiana[67][70][71][72].

Dopo anni di ricerche della DEA, l'ultimo capo di Medellin in libertà Pablo Escobar venne ucciso nel 1993 in un blitz dell'esercito colombiano e di conseguenza il Cartello di Medellin venne sciolto[73]. Nel 1995, dopo l'arresto dei fratelli Orejuela, anche il Cartello di Cali venne sciolto e un suo vecchio membro, Diego Leon Montoya Sanchez 'Don Diego', fondò il cartello di Norte del Valle. Di conseguenza si formarono vari gruppi indipendenti come i Los Rastrojos, la Oficina de Envigado o i potenti Los Urabeños che sono nati dopo la disfatta del cartello di Norte del Valle decimato dagli arresti. Queste organizzazioni vengono spalleggiate da formazioni paramilitari operanti nel Paese (soprattutto l'AUC o le FARC, che tassano i coltivatori locali di coca e gestiscono i laboratori clandestini)[74][75] e riescono ancora oggi a mandare carichi di cocaina di altissima qualità attraverso il Messico, dove i cartelli messicani mandano indietro navi o aerei carichi di denaro e spediscono la cocaina negli Stati Uniti attraverso vari tunnel, canali e cellule di distribuzione[76]. Per quanto riguarda l'esportazione sui mercati europei, i narcos colombiani hanno stretto importanti accordi con la 'Ndrangheta calabrese e con i clan albanesi[56][77] e nigeriani[78], che si servono delle loro reti di affiliati sparsi in tutta Europa per la distribuzione della cocaina[75][79][80].

L'ascesa dei cartelli messicani[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Cartelli messicani, Guerra messicana della droga e Cartello di Sinaloa.
Mappa dei Cartelli messicani sulla base di uno studio del maggio 2010 di Stratfor:[81][82] Cartello di Tijuana, rosso; Cartello di Beltrán Leyva, arancio; Cartello di Sinaloa, giallo; Cartello di Juárez, marrone; La Familia Michoacana, verde; Cartello del Golfo, ciano; Los Zetas, blu.

Nel 1976 la DEA e il governo messicano avviarono l'Operazione Condor nell'area del cosiddetto "Triangolo d'Oro messicano" (gli stati di Sinaloa, Durango e Chihuahua), dove i trafficanti locali controllavano le piantagioni di papavero da oppio e marjiuana: furono impiegati elicotteri per fumigare con erbicidi le piantagioni mentre l'esercito messicano compì numerosi arresti e saccheggi nell'area[37]. I più potenti trafficanti di Sinaloa (Miguel Felix Gallardo, Ernesto Fonseca Carrillo e Rafael Caro Quintero) fuggirono allora nella città di Guadalajara, nello Stato di Jalisco, dove si unirono in un "Cartello" per continuare l'esportazione di eroina e marjiuana verso gli Stati Uniti. A metà anni '80, grazie alla mediazione dell'honduregno Juan Matta-Ballesteros, il Cartello di Guadalajara si accordò con i Cartelli di Medellin e Cali per la fornitura di cocaina da introdurre negli USA via Messico: si stima che nel 1984 i messicani ricevevano dai colombiani 4000 $ per ogni chilo di cocaina trasportato negli Stati Uniti; tra il 1989 e il 1991 trattengono il 30% della merce colombiana come "tassa" per il passaggio della frontiera americana mentre nel 1993 ormai il 50% della cocaina in entrata negli Stati Uniti proviene direttamente dai Cartelli messicani, che approfittarono della crisi e dello smembramento delle grandi organizzazioni colombiane che controllavano l'esportazione[83]. Tuttavia nel 1985 il brutale omicidio dell'agente DEA Enrique 'Kiki' Camarena (che indagava sui traffici del Cartello di Guadalajara) e le forti pressioni statunitensi che ne seguirono, costrinsero il governo messicano ad arrestare i leader del Cartello Caro Quintero e Fonseca Carrillo mentre Felix Gallardo venne catturato solo nel 1989 a causa delle forti coperture di cui beneficiava; prima dell'arresto, Gallardo assegnò i nuovi itinerari del narcotraffico verso gli Stati Uniti ai suoi fedelissimi: l'itinerario di Tijuana sarebbe andato ai fratelli Arellano Felix (Cartello di Tijuana); quello di Ciudad Juárez sarebbe andato alla famiglia Carrillo Fuentes (Cartello di Juárez); Miguel Caro Quintero fu assegnato il corridoio di Sonora (Cartello di Sonora); il controllo del corridoio di Matamoros - poi sotto il controllo del Cartello del Golfo - sarebbe finito sotto il dominio di Juan García Ábrego; Joaquín Guzmán Loera 'El Chapo' e Ismael Zambada García avrebbero diretto le operazioni sulla costa del Pacifico, fondando il Cartello di Sinaloa[84][85][86].

Joaquín Guzmán Loera, detto 'El Chapo', capo incontrastato del Cartello di Sinaloa (foto segnaletica del 2017)

Dall'inizio del nuovo millennio i Cartelli messicani ampliarono il loro giro di affari producendo in proprio marijuana, eroina, metanfetamina ed ecstasy da immettere successivamente nel mercato americano ed europeo, ma soprattutto continuando ad esportare cocaina dalla Colombia attraverso varie vie: i narcos messicani (in primis il Cartello di Sinaloa e Los Zetas) hanno costituito appendici in Honduras (Cartello Los Valle), in Guatemala (Cartello dei Lorenzana)[87] e in Repubblica Dominicana[88] che servono per il transito della cocaina colombiana acquistata dai Los Urabeños[89][90] e hanno stabilito contatti in Perù con le famigerate "firmas" (i clan mafiosi peruviani), che gestiscono le piantagioni di coca e i laboratori locali per la trasformazione in cocaina, che parte dai porti peruviani di Callao, Chimbote e Paita per raggiungere il Messico e quindi gli Stati Uniti[91][92]. I Cartelli messicani quindi diventano sempre più potenti conquistando nuovi territori che portavano all'inizio di nuove guerre: basti pensare alla guerra tra il Cartello di Tijuana e il Cartello di Sinaloa nei primi anni 2000, dove i sinaloani capeggiati da Joaquin Guzman 'El Chapo' uscirono vincitori. La cocaina infatti passa il confine Messico-USA soprattutto tramite tunnel sotterranei scavati dai Cartelli[93]: Chicago infatti rappresenta ancora oggi lo sbocco principale per il traffico di droga nel Midwest soprattutto per il Cartello di Sinaloa mentre Los Angeles costituisce lo sbocco nella West Coast per il Cartello di Tijuana[94]. Dopo vari omicidi e arresti, il Cartello di Tijuana è quasi stato debellato ed è ora comandato da Enedina Arellano Felix (detta 'La Narcomami''' o 'La Madrina''') e da suo nipote Alberto 'El Piloto' Arellano, figlio del famoso boss deceduto Ramon[95]: i due hanno iniziato a fare affari in Colombia con i Los Rastrojos e altri rivenditori colombiani per cercare accordi più proficui riguardo alle forniture di cocaina per il cartello[96]. Il Cartello di Sinaloa invece ha conquistato il commercio di droga a Ciudad Juárez dopo scontri cruenti che ne hanno fatto una città temuta per il suo alto tasso di omicidi (se ne stimano oltre 12mila dal 2007)[97] che ha portato la gente a chiamarla 'Murder City'[98][99]. Un altro Cartello importante, la Familia Michoacana (nata nel 2006 da una scissione degli Zetas[100]), che ora però è probabilmente defunta, che importa tonnellate di metanfetamina, cocaina, eroina e marijuana di altissima qualità ad Atlanta[101]. Inoltre la Familia utilizza la città portuale di Lazaro Cardénas in Michoacan per l'importazione di cocaina dal Perù e dalla Colombia e di efedrina dalla Cina[102]. Nel 2009 la Familia ha subito una grande operazione antidroga chiamata 'Progetto Coronado' dove 1.186 membri del Cartello vennero arrestati, 33 milioni di dollari vennero sequestrati insieme a 2 tonnellate di cocaina, 1.240 chili di metanfetamina, 13 chili di eroina e 7.430 chili di marijuana dando un durissimo colpo al cartello[100]. Nel 2011 poi ci fu l'operazione 'Progetto Delirium' dove vennero sequestrati grandi quantità di eroina, cocaina e metanfetamina e venne arrestato il leader del cartello, José de Jésus Mendez Vargas[103].

Inoltre i cartelli messicani riforniscono di cocaina il mercato europeo: infatti il cartello dei Los Zetas, nati come braccio armato del Cartello del Golfo, rifornisce di cocaina la Camorra napoletana e varie ’ndrine calabresi grazie a broker come Roberto Pannunzi legato alla ’ndrina Macrì di Siderno[104]. Basti pensare all'operazione 'Crimine 3' che dimostrò un collegamento tra il clan dei Pesce di Rosarno con il cartello del Golfo e i Los Zetas per le forniture di cocaina del clan da immettere poi nel mercato europeo fino in Germania[105][106][107]. Dunque i cartelli messicani della droga giocavano e giocano ancora oggi un ruolo principale nel traffico di droga sia in America che in Europa.

Il predominio della 'Ndrangheta[modifica | modifica wikitesto]

La presenza della 'Ndrangheta nel mondo: In grigio scuro le nazioni con la presenza accertata di Locali 'ndranghetisti, in grigio chiaro le nazioni dove i mafiosi calabresi sono presenti per commettere atti illeciti, come il narcotraffico o il riciclaggio

Negli anni '90 la 'Ndrangheta stabilì contatti con il Cartello di Medellin attraverso il broker Roberto Pannunzi, ex dipendente dell'Alitalia legato alla 'ndrina Macrì di Siderno, il cui figlio aveva sposato la figlia di un boss del Cartello[108]. Legami furono instaurati anche con il concorrente Cartello di Cali, tanto che nel 1994 venne sequestrato un container carico di 5497 kg di cocaina a Borgaro Torinese (TO), destinato al clan siciliano dei Cuntrera-Caruana e alle 'ndrine calabresi dei Mazzaferro, dei Morabito, dei Barbaro, dei Pesce, dei Cataldo e degli Ierinò: si trattò del più ingente sequestro di cocaina avvenuto in Europa in quel periodo[109].

Successivamente alla disgregazione dei grandi Cartelli in organizzazioni più piccole alla fine degli anni '90, la 'Ndrangheta continuò una relazione stabile con i colombiani e molti 'ndranghetisti vivono in loco per mantenere forti rapporti e prezzi di favore con i narcos colombiani e le AUC di Salvatore Mancuso Gómez[75][110].

Grazie a questa stretta collaborazione la 'ndrangheta dal 2000 in poi è riuscita a ottenere il monopolio della cocaina in Europa raggiungendo cifre da capogiro: infatti, secondo stime ufficiali, a partire dal 2003 la domanda di cocaina in Europa è aumentata vertiginosamente, tanto che nel 2010 il 40% della produzione mondiale era destinata ai mercati europei[111]. Numerose volte la 'Ndrangheta fa da garante con i colombiani per i clan siciliani di Cosa Nostra e camorristici in caso di mancati pagamenti per le partite di cocaina e addirittura conviene alle altre mafie italiane comprare la cocaina direttamente in Italia dai calabresi[112].

La cocaina, una volta veniva fatta spedire su navi direttamente dalla Colombia al porto di Gioia Tauro, oppure tramite corrieri per via aerea. Al giorno d'oggi essendosi intensificati i controlli si preferisce trasportarla prima nei paesi limitrofi come l'Argentina o il Venezuela e poi spedirla in Italia o addirittura farla passare dall'Africa occidentale (Guinea-Bissau, Nigeria, Ghana, Costa d'Avorio) dalla quale ci sono meno controlli[80][113]. Inoltre negli anni 2000 la 'Ndrangheta ha trovato come referente il più potente e sanguinario gruppo criminale brasiliano, il Primeiro comando da Capital (PCC), che si rifornisce di cocaina direttamente in Perù e Bolivia e la spedisce in Europa dal porto di Santos, in Brasile, dove viene occultata nei container con destinazione finale nei porti di Anversa e di Rotterdam o di Gioia Tauro, passando a volte dagli scali dell'Africa occidentale[114]: negli anni 2010 il porto di Santos è diventato il principale hub della cocaina destinata ai mercati europei[61].

Il 28 marzo 2006 tramite il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso si viene a sapere che in Colombia c'era in costruzione un sommergibile per il trasporto di cocaina in Europa così da poter evitare i radar[115].

Il 26 aprile 2013 viene arrestato a Medellín il broker della cocaina Domenico Trimboli, nato a Buenos Aires ma originario di Natile di Careri, e latitante dal 2009, già condannato a 12 anni di carcere[116]. All'udienza del tribunale di Alessandria nel 2014 decide di diventare collaboratore di giustizia. Era in contatto con il narcotrafficante Roberto Pannunzi, con le cosche della ionica reggina, la Camorra e Cosa Nostra nonché col narcotrafficante colombiano Nelson Ybara Ramirez, di cui ha sposato la figlia[117][118].

Il 5 dicembre 2018 si conclude l'operazione European 'ndrangheta connection (ex Pollino) condotta dalla procura nazionale antimafia insieme all'Eurojust e partita da forze dell'ordine olandesi che ha portato all'arresto di un'organizzazione di 90 persone dedita al traffico internazionale di stupefacenti tra Belgio, Paesi Bassi, Germania, Italia, Colombia e Brasile e che colpisce alcuni esponenti dei Pelle-Vottari, dei Romeo detti Stacchi, degli Cua-Ietto, degli Ursino e dei Nirta-Strangio nonché esponenti della criminalità turca. Tra gli arrestati Giuseppe e Francesco Marando, José Manuel Mammoliti, Giovanni Giorgi, Antonio Costadura detto U Tignusu, Domenico Romeo detto Corleone, Francesco Luca Romeo, Sebastiano Romeo e Domenico Strangio. Sono accusati alcuni anche di intestazione fittizia e associazione mafiosa, l'operazione ha anche portato al sequestro di diverse tonnellate di cocaina e alla scoperta di azioni di riciclaggio, di pagamenti in bitcoin, e dell'uso di attività ristorative come supporto alla logistica del traffico. Le città coinvolte sono: Horst, Venray, Amsterdam e Rotterdam per i Paesi Bassi, Brüggen in Renania Settentrionale-Vestfalia per la Germania[119][120].

Il 9 luglio 2019 viene arrestato a Praia Grande (San Paolo del Brasile) il piemontese d'origini calabresi Nicola Assisi, il più grande broker di cocaina della 'Ndrangheta, insieme al figlio Patrick[121]; era nella lista dei cento latitanti più pericolosi ed era anche ricercato dalla DEA americana perché teneva i contatti con i narcos brasiliani, che gli consentivano di muovere ogni mese 200 kg di cocaina da Brasile, Perù e Venezuela fino al porto di Gioia Tauro per conto delle 'ndrine calabresi[122].

Traffico di droga per area geografica[modifica | modifica wikitesto]

I principali produttori mondiali di eroina (colorati in rosso)

Ad oggi i principali produttori di cocaina si trovano in Sud America (Colombia, Perù e Bolivia) e di eroina nei Paesi della Mezzaluna d'oro (Afghanistan e Pakistan), in Messico, Colombia e nei Paesi del Triangolo d'oro (Birmania, Thailandia e Laos). Per quanto riguarda la produzione della cannabis, bisogna distinguere quella delle infiorescenze della pianta (marijuana) e della resina (hashish): il principale produttore mondiale di marijuana è il Messico, seguito da Albania, Stati Uniti, Paraguay e Nigeria mentre di hashish sono il Marocco, il Pakistan e il Libano[123][124]. I maggiori produttori di droghe sintetiche (amfetamine, metanfetamine, metaqualone ed ecstacy) si concentrano in Asia (Cina, India e Thailandia), America (Messico) ed Europa (Paesi Bassi, Belgio, Polonia)[125]. I maggiori consumatori di queste sostanze stupefacenti sono i Paesi occidentali: Stati Uniti, Paesi europei, Russia e Australia, mentre sono aree di passaggio il Medio Oriente e l'Africa; i derivati della cannabis sono le droghe più consumate al mondo (ne fanno uso circa il 4% della popolazione mondiale)[126]: l'hashish è consumato prevalentemente nel Vecchio continente mentre in Nord America prevale la marijuana[127].

Le principali rotte della cocaina e dell'eroina si trovano in queste aree: dai paesi produttori del Sud America, attraverso l'America centrale o il Messico, verso gli Stati Uniti; per via navale o aerea direttamente verso gli aeroporti e porti europei, o di passaggio da Brasile e Venezuela e poi dall'Africa occidentale verso l'Europa meridionale. Dal Sud America verso l'Australia e il sud-est asiatico. L'esportazione di eroina parte dall'Afghanistan verso la Turchia e passa dall'Europa orientale oppure dal Pakistan giunge nei porti africani e risale il continente nero per arrivare nell'Europa meridionale. Sempre dall'Afghanistan, l'eroina attraversa le corrotte ex repubbliche sovietiche dell'Asia centrale per giungere in Russia. Dal Triangolo d'oro, nel sud est asiatico, l'eroina va verso l'Australia e gli Stati Uniti, e attraverso l'Africa orientale verso l'Europa.

Le rotte della cannabis seguono in molti casi quelle delle altre droghe: dal Messico, la marijuana va verso Stati Uniti e Canada mentre il Paraguay soddisfa tutta la domanda del continente sudamericano; dall'Albania, attraverso il Mar Adriatico, raggiunge l'Italia e poi gli altri Paesi europei[123]. L'hashish invece parte dal Marocco e, attraverso la Spagna, viene smistato sui mercati di consumo dell'Europa[123]; dal Pakistan segue le stesse rotte del traffico di eroina mentre dal Libano passa in Siria e Turchia e da lì viene venduta in tutto il mondo[128].

America Latina[modifica | modifica wikitesto]

In America Latina si concentrano le maggiori organizzazioni criminali attive nella produzione su larga scala degli stupefacenti e nel narcotraffico internazionale.

Colombia[modifica | modifica wikitesto]

Attualmente la Colombia rimane uno dei Paesi in cui la droga (soprattutto cocaina, eroina e marijuana) rappresenta un affare che produce una buona parte di tutta la ricchezza del Paese. La fine dei grandi Cartelli che hanno dominato le scene del narcotraffico mondiale fino alla metà degli anni novanta non ha, infatti, diminuito la quantità di coca coltivata nel territorio colombiano e gli introiti da essa derivanti. Tale indice, oltre a mettere in guardia sulla stabilità dell'economia del Paese, rivela il fallimento del Plan Colombia messo in atto dagli Stati Uniti per contrastare le coltivazioni illecite di droghe. Al dominio dei grandi Cartelli si è andato sostituendo un mercato frammentato, con gerarchie non marcate e caratterizzato dalla moltitudine di gruppi dalle dimensioni molto ristrette che ha indotto le autorità d'intelligence a definire il fenomeno col termine di "miniaturizzazione dei cartelli". Tali gruppi operano sempre in più stretta alleanza con i narcos messicani e con i gruppi paramilitari colombiani.

Una delle caratteristiche che da sempre ha contraddistinto i trafficanti colombiani è la loro genialità nell'individuare efficienti sistemi di spedizione della cocaina, nuovi itinerari di esportazione e metodi di occultamento. Se per la spedizione di piccoli quantitativi, infatti, sono ottimi i corrieri umani e animali, per i grossi carichi i colombiani hanno fatto ricorso alla progettazione e alla realizzazione di sottomarini avvalendosi del know how messo a disposizione da alcuni ingegneri russi. I sommergibili partono dalle coste colombiane, spesso scortati da una flotta di pescherecci e, secondo quanto emerso dalle indagini, seguono le rotte comprese tra l'isola di Malopelo e le Galapagos verso nord-ovest per giungere al punto d'incontro con la nave dei Cartelli messicani pronti a ricevere il carico che provvederanno a smistare nelle varie destinazioni[129]. Vi sono casi in cui il sottomarino è addirittura radiocomandato da una nave d'appoggio che segue a prudenziale distanza e che, nel momento opportuno, consegna ai narcos messicani l'hardware per il successivo controllo delle operazioni[130][131]. Per i grossi carichi vengono anche utilizzati dei piccoli aerei fatti atterrare e decollare su piste clandestine disseminati sui territori. Oltre alla rotta Pacifica, molto battuta è anche la rotta che passa per i Caraibi occidentali (Giamaica e isole Cayman) e arriva in Messico dall'America Centrale. I Caraibi sono snodi fondamentali anche per la via della Florida e la costa est.

Fondamentale nel contesto colombiano è stato il ruolo giocato dalle FARC e delle altre formazioni guerrigliere di estrema sinistra, quali l'ELN, ma anche di estrema destra, come le Autodefensas Unidas de Colombia (AUC). All'inizio degli anni novanta, le FARC si interessarono al business del narcotraffico attraverso la pretesa del pagamento di una tassa in cambio della protezione alle coltivazioni illecite e al trasporto della merce[74][132]. Successivamente, la protezione si estese anche ai laboratori e soprattutto alle piste clandestine di atterraggio e decollo dei piccoli velivoli che, imbottiti di sostanze stupefacenti, si alzavano in volo per raggiungere i mercati di destinazione[133]. Negli ultimi anni la guerriglia ha deciso di rompere con la linea pregressa scegliendo di gestire direttamente le coltivazioni di coca e di papavero da oppio e di produrre in proprio la droga, che viene ceduta ai messicani in cambio di partite di armi necessarie alla guerriglia[134]. Negli ultimi anni, in particolare, i guerriglieri si sono insediati al confine con l'Ecuador occupando anche porzioni di territorio ecuadoregno, in zone di difficilissimo accesso, dove hanno realizzato propri punti di raffinazione della droga e di deposito[135].

Perù[modifica | modifica wikitesto]

Per vari decenni, il Perù e la Colombia si sono contese il primato mondiale della produzione di piante di coca. La produzione della coca peruviana si è sempre concentrata nella Valle dell'Alto Huellaga e nella valle dei fiumi Apurimac ed Ene, al confine con la Bolivia, dove negli anni '80-'90 la pasta di coca veniva venduta ai Cartelli di Medellin e Cali da criminali locali alle loro dipendenze, primo fra tutti Demetrio Chávez Peñaherrera, meglio noto come "El Vaticano", che dichiarò di aver pagato 50.000 dollari al mese a Vladimiro Montesinos, ex consigliere sulla sicurezza del Presidente peruviano Alberto Fujimori, per proteggere i suoi traffici[136].

Negli anni '90 la produzione di coca passò nelle mani del gruppo terroristico Sendero Luminoso, che tassava i cocaleros dell'Alto Huellaga e proteggeva i trafficanti locali per finanziare la guerriglia[137]. Anche se quasi tutta la cocaina che viene consumata negli Stati Uniti proviene dalla Colombia, i piccoli clan familiari peruviani (le cosiddette "firmas") hanno installato laboratori per produrre in proprio cocaina, che finisce negli Stati Uniti, Brasile ed Europa attraverso accordi con il Cartello di Sinaloa, la 'Ndrangheta e il Primeiro Comando da Capital: si stima che ormai il 60% della cocaina consumata oggi in Europa proviene dal Perù attraverso i porti brasiliani[61][91] mentre il Brasile è diventato il secondo consumatore mondiale di cocaina[138].

Messico[modifica | modifica wikitesto]

Confisca di 207 milioni di dollari in diverse valute in Messico nel 2007.

Il Messico è il più importante produttore di eroina, marijuana e metanfetamine destinate al mercato statunitense e il principale esportatore di cocaina colombiana negli USA. Il trasporto delle sostanze avviene attraverso tunnel sotterranei, corrieri, camion o aerei privati.

In territorio messicano il Cartello di Sinaloa è rivale con altri due grandi cartelli, il Cartello di Tijuana ed il Cartello di Juàrez, per spartirsi il grande mercato americano. La guerra tra i Cartelli, che ha causato più di 13mila morti nel 2011[139] e quasi 60mila persone sparite nel nulla tra il 2006 e il 2019[140], ha coinvolto anche numerosi civili, rimasti uccisi negli scontri poiché i cartelli utilizzano armi pesanti quali mitragliatrici, esplosivi e bazooka.

Brasile[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Criminalità in Brasile e Guerra di Rio de Janeiro della droga.

Negli anni 2000 il Brasile è diventato il secondo consumatore mondiale di cocaina, dopo gli Stati Uniti, e primo al mondo per consumo di crack, derivato dagli scarti della lavorazione della coca[138]. Nel Paese sono presenti almeno una trentina di gruppi criminali che controllano le locali favelas, ma il Primeiro Comando da Capital (PCC) di San Paolo, il Comando Vermelho (CV) di Rio de Janeiro e la Familia do Norte (FdN) di Manaus, sono le organizzazioni criminali più potenti e sanguinarie, nate nel violento contesto carcerario brasiliano[61][141]. In particolare il PCC conta circa 30mila affiliati e la sua attività principale (oltre a omicidi, furti e sequestri di persona) è il traffico di cocaina: la materia prima è acquistata direttamente nei confinanti Perù e Bolivia e fatta transitare dal Paraguay[142][143] da contrabbandieri affiliati al PCC per giungere ai consumatori nelle metropoli di San Paolo, Curitiba o Rio de Janeiro[144] mentre il resto dei carichi viene imbarcato soprattutto dal porto di Santos, nello Stato di San Paolo, e fanno scalo in Africa occidentale (soprattutto in alcuni Stati di lingua portoghese come Capo Verde e Guinea Bissau) per andare a rifornire il 60% del mercato europeo[61][91]. In quest'ottica il PCC ha stabilito importanti accordi con la 'Ndrangheta e infatti, a partire dal 2014, sono aumentati nel porto di Gioia Tauro i sequestri di cocaina proveniente da Santos[114][141].

Venezuela[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Cartello dei soli.

Il Venezuela è stato etichettato come un narco-stato a causa dei rapporti tra alcuni funzionari del governo venezuelano con i cartelli della droga. Infatti nella regione di Catatumbo, al confine tra Colombia e Venezuela, vi è un'alta concentrazione di piantagioni di coca gestite dai guerriglieri delle FARC grazie alla protezione accordata in passato dal governo di Hugo Chavez e dalla Fuerza Armada Nacional Bolivariana, che consentivano anche il transito dei carichi di cocaina attraverso il Paese, tanto che si arrivò a parlare di un vero e proprio "Cartello dei soli", dal nome dello stemma indossato sulle divise degli ufficiali venezuelani[145].

Nel 2017 l'ex vice presidente venezuelano Tareck El Aissami è stato accusato dal governo statunitense di essere un narcotrafficante e favorire il Cartello messicano dei Los Zetas[146]; anche i nipoti del presidente Nicolas Maduro furono accusati di finanziare traffici di cocaina[147]. Per queste ragioni, nel novembre 2017, l'ambasciatrice americana all'ONU, Nikki Haley, ha definito il Venezuela un "narco-stato che minaccia la regione, l'emisfero e il mondo"[148].

Africa[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi anni 2000 il continente africano è diventato un'area di passaggio degli stupefacenti che devono raggiungere i mercati di consumo dell'Occidente industrializzato[111]: l'eroina prodotta nel Triangolo d’Oro e nella Mezzaluna d'Oro segue sempre più spesso la rotta africana per raggiungere l'Europa e il Nordamerica[61]; la cocaina in partenza da Colombia, Brasile e Venezuela fa scalo nei porti di Dakar (Senegal), Abdijan (Costa d'Avorio), Tema (Ghana), Lagos (Nigeria), Cotonou (Benin), Lomè (Togo) e Douala (Camerun), ma anche nelle vicine Mauritania, Mali, Guinea Bissau e nel Gambia, nei quali è forte la presenza di narcotrafficanti colombiani e brasiliani[61][149][150], per poi valicare il Sahara e raggiungere le coste mediterranee e da lì l'Europa[151]. Anche il Marocco, pur rimanendo il primo produttore mondiale di cannabis, è diventato un Paese utilizzato dai narcos per fare arrivare la cocaina proveniente dal Sudamerica in Europa attraverso piccoli aerei o navi da carico[133]. La produzione di marijuana è aumentata in Nigeria e Ghana, che detengono il primato nell'intero continente[123][152], anche favorita dal consumo interno, che si affianca a quello sempre crescente di eroina, crack, amfetamine e allucinogeni, come pure il traffico di metaqualone (meglio conosciuto come "Cat"), prodotto in laboratori clandestini sparsi ormai in tutto il Corno d'Africa, dove il suo consumo è abbastanza diffuso[61].

Nel continente nero il primato delle organizzazioni criminali spetta alla mafia nigeriana, strutturata in confraternite (Cults): controlla gran parte dei traffici illeciti attraverso le numerose comunità di immigrati nigeriani in Brasile e Pakistan, che le hanno consentito di rifornirsi direttamente dai produttori[153], e dispone di centinaia di corrieri (chiamati in gergo "muli"), che trasportano in corpo gli ovuli di cocaina o eroina con destinazione l'Europa o gli Stati Uniti[61][154], dove sono riusciti anche a imporsi nel commercio al dettaglio della droga in accordo con i gruppi criminali locali[155].

Stati Uniti[modifica | modifica wikitesto]

Gli Stati Uniti sono i primi consumatori di cocaina al mondo

Europa[modifica | modifica wikitesto]

Secondo il XXI rapporto dell'Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze attualmente il mercato della droga in Europa ha un valore di 24 miliardi di euro.[156]. Il principio attivo della pasticche di ecstasy è salito a 131 mg nel 2014 rispetto ai 93 dell'anno precedente.[156] L'eroina viene venduta stabilmente con una purezza intorno a una percentuale tra il 15% e e il 29%.[156]

Nell'ultimo anno la cannabis è stata consumata da 38,7 milioni di europei, la cocaina da 6 milioni, l'MDMA da 4,6 milioni e le amfetamine da 2,9 milioni di persone.[156]

Le droghe importate entrano principalmente da porti e aeroporti della Spagna, a seguire quelli del Regno Unito, Paesi Bassi, Belgio, Germania e Italia[156]: dal Sud America (comunemente da Bolivia, Brasile, Perù e Venezuela ma anche dalla Colombia[149]) arriva la cocaina, da Marocco, Albania e Medio Oriente la Cannabis, mentre dall'Afghanistan, seguendo soprattutto il corridoio balcanico o africano, l'eroina.[156] L'Albania è il primo Paese europeo per produzione di cannabis e derivati che, sebbene considerata illegale dalle leggi albanesi, genera quasi la metà dell'intero prodotto interno lordo del Paese ma va ad arricchire soltanto i gruppi criminali locali che la gestiscono[157][56].

Australia[modifica | modifica wikitesto]

Il mercato mondiale del traffico di droga e le organizzazioni criminali[modifica | modifica wikitesto]

'Ndrangheta e traffico di droga[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Siderno Group.

La 'Ndrangheta entra nello scenario del traffico di droga più tardi di Cosa nostra a partire dagli anni settanta dopo la Prima guerra di 'Ndrangheta. Dopo i grandi colpi subiti da Cosa Nostra da parte della magistratura italiana, la 'Ndrangheta si espande nel settore fino ad arrivare a possedere il monopolio del traffico di cocaina in Europa.[158] Prende contatti diretti coi Narcos Colombiani e con Salvatore Mancuso Gómez, capo della AUC.

Secondo la Direzione Centrale per i Servizi Antidroga:

«egemonica nel «traffico internazionale di cocaina, grazie ai canali diretti di approvvigionamento dai Paesi del Sudamerica e alla dimostrata abilità nel gestire complessi sistemi di riciclaggio». Agli occhi dei narcos colombiani, «la 'Ndrangheta è l'organizzazione più affidabile, perché quasi impermeabile al fenomeno del pentitismo»[159]»

(Nicola Gratteri, giudice della direzione antimafia di Reggio Calabria)

Il Triangolo d'oro e la Mezzaluna d'oro[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Triangolo d'oro e Mezzaluna d'oro.

Il Triangolo d'oro comprende parte di tre stati del Sudest asiatico: parte della Birmania (o Myanmar), parte del Laos e parte della Thailandia. Questo territorio è uno "stato nello stato", ovvero il traffico e la produzione di droga è controllata ma anche protetta da capi e forze militari. Si ricorda particolarmente Khun Sa, ricercato ed incriminato più volte dalla D.E.A. Nel 1995, Khun Sa cede il potere ai suoi soldati in cambio di una relativa impunità da parte loro. Ma dall'inizio del XXI secolo il Triangolo d'oro è stato superato nella produzione e nella svendita dei derivati dell'oppio dall'area della cosiddetta "Mezzaluna d'oro", che comprende parte dell'Afghanistan, del Pakistan e dell'Iran.

Broker e trafficanti di droga in proprio[modifica | modifica wikitesto]

Esistono, inoltre trafficanti di droga che non appartengono né a cartelli latino-americani, né a specifiche organizzazioni criminali di stampo mafioso o ad altre organizzazioni con un lungo retaggio storico quali 'ndrangheta, camorra, mafia, Hells Angels, mafia russa o criminalità albanese, nigeriana; ma che son riusciti a mettere in piedi comunque ingenti traffici di droga negli anni settanta e oltre: tra questi, l'afroamericano Frank Lucas che importava eroina dal Triangolo d'oro agli Stati Uniti durante la guerra del Vietnam; l'australiano Terrance John Clark, soprannominato Mr. Asia, che negli anni settanta trafficava eroina dalla Thailandia verso la Nuova Zelanda e l'Australia; l'afroamericana Jemeker Thompson, detta "Queen Pin", che negli anni '80, assieme al marito Anthony Mosley, dominò il traffico di cocaina e crack a Los Angeles durante la cosiddetta "epidemia del crack"[160]; l'olandese Klaas Bruinsma, che negli anni '80 fu responsabile dell'importazione di tonnellate di hashish dal Pakistan ai Paesi Bassi[161].

Molto importante è diventata la figura del broker, che ha il compito di fare da tramite tra le organizzazioni criminali produttrici e quelle che si occupano della distribuzione sui mercati di consumo: il broker più importante degli anni ottanta e novanta fu infatti il romano di origini calabresi Roberto Pannunzi, capace di mettere insieme cosche calabresi e siciliane per comprare partite di cocaina dai colombiani o eroina dalle organizzazioni criminali turche[162].

I signori della droga dell'Africa occidentale[modifica | modifica wikitesto]

Bande di motociclisti[modifica | modifica wikitesto]

Legislazione[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito la legislazione di alcune nazioni.

La legislazione in Italia[modifica | modifica wikitesto]

La legislazione italiana è basata sul D.P.R. n. 309/1990, in particolare agli art. 73 e 74. Il primo prevede e punisce una serie di attività legate agli stupefacenti, identificate nella produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti e psicotrope. La pena prevista è la reclusione da sei a venti anni e la multa da euro 26.000 ad euro 260.000; questa risulta quindi piuttosto elevata se confrontata con altre fattispecie penali previste dall'ordinamento (a mero titolo di esempio si può ricordare che l'omicidio colposo non aggravato è punito con una pena minima di sei mesi). In ogni caso, al fine di permettere un maggiore adattamento del trattamento sanzionatorio al disvalore del fatto sono previste diverse circostanze attenuanti speciali.

In relazione alle prime la più rilevante riguarda il traffico "di lieve entità" che prevede la pena della reclusione da uno a sei anni e la multa da euro 3.000 ad euro 26.000. L'applicazione di tale attenuante è spesso fondamentale: il traffico di stupefacenti si caratterizza per essere di dimensioni e pericolosità estremamente variabili. Frequentemente, nella pratica forense, accade di riscontrare imputazioni per traffico di stupefacenti in relazione a fatti assolutamente minori, in tali occasioni appare quindi indispensabile consentire al giudice una corretta differenziazione della pena rispetto a casi ben più gravi, come quelli riguardanti il traffico internazionale ed armato. Va tuttavia sottolineato che, nella giurisprudenza, l'applicazione della norma in parola risulta ridotta: ciò, oltre a portare all'applicazione di pene a volte eccessive, è reso ancor più grave dall'impossibilità di distinguere (quantomeno a livello legislativo) la gravità dei comportamenti sanzionati anche in relazione alla pericolosità della sostanza trafficata. Per analoghe ragioni inerenti alla concreta determinazione della pena è stato introdotto l'art. 80 del D.P.R. n. 309/1990 il quale prevede una serie di aggravanti, fra cui quella legata alla "ingente quantità". Quest'ultima introduce la possibilità di aumentare la pena massima fino a trenta anni di reclusione, individuando nel reato così circostanziato una fra le previsioni sanzionatorie più severe dell'intero ordinamento. L'art. 74 del D.P.R. n. 309/1990 prevede l'ipotesi dell'associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti ed individua pene più gravi rispetto all'art.73: per l'ipotesi associativa la reclusione è non inferiore ad anni venti per chi costituisce organizza o finanzia l'associazione, non inferiore ad anni dieci per chi solamente vi partecipa. L'associazione finalizzata al traffico di lieve entità è invece punita con pene dimezzate, anche in questo caso tuttavia l'applicazione dell'attenuante risulta eccessivamente ridotta; in questo caso le problematiche derivanti dagli orientamenti giurisprudenziali attuali sono ancor più deleterie. Infatti, in mancanza di una corretta applicazione dell'attenuante in oggetto, diventa impossibile operare una corretta differenziazione delle sanzioni tra i traffici di entità medio bassa (generalmente puniti con pene intorno ai venti anni per i "capi" dell'associazione) e quelli di maggiori dimensioni (in genere puniti con pene intorno ai ventiquattro anni).

La legislazione nei Paesi Bassi[modifica | modifica wikitesto]

La legislazione negli Stati Uniti[modifica | modifica wikitesto]

Saggi sul narcotraffico[modifica | modifica wikitesto]

  • Charles Siragusa, Robert Wiedrich, La pista del papavero: 25 anni di lotta contro il traffico della droga, Mursia, 1968
  • Alfred W. McCoy, con la collaborazione di Cathleen B. Read e Leonard P. Adams, La politica dell'eroina, Rizzoli, 1973
  • Guido Blumir, Eroina: storia e realtà scientifica, diffusione in Italia, manuale di autodifesa, Feltrinelli, 1976
  • Alexander Cockburn, Jeffrey St. Clair, Il libro nero della polvere bianca, Nuovi Mondi Media, 2005.
  • Mark Bowden, Killing Pablo: The Hunt for the World's Greatest Outlaw, Atlantic Monthly Press, New York, 2002.
  • Pino Arlacchi, La mafia imprenditrice: dalla Calabria al centro dell'inferno, Il Saggiatore, 2007
  • Vincenzo R. Spagnolo, Cocaina S.p.A., Luigi Pellegrini Editore, Cosenza, 2010.
  • Ayda Levy, Il re della cocaina, Mondadori, Milano 2012.
  • Francesco Forgione, Mafia Export, Baldini Castoldi Dalai, Milano, 2009.
  • Misha Glenny, McMafia, Mondadori, Milano 2008.
  • Salvatore Lupo, Storia della mafia. Dalle origini ai nostri giorni, Donzelli, Roma 2004.
  • Tim Madge, White Mischief, Mainstream Publisching Company, Edinburgh, 2001.
  • Luca Rastello, Io sono il mercato. Teoria, metodi e stile di vita del perfetto narcotrafficante, Edizioni Chiarelettere, Milano 2009.
  • Robert Sabbag, Snowblind: a brief career in the cocaine trade, Canongate Books Ltd, Edinburgh 1998.
  • Alessandro Scotti, Narcotica, Isbn, Milano 2007.
  • Sandro Calvani, La coca. Passato e presente. Miti e realtà, Effatà, Cantalupa (Torino), 2008.
  • Jean Ziegler, I signori del crimine. Le nuove mafie europee contro la democrazia, Marco Tropea, Milano 2000.
  • Jean Ziegler, La Svizzera lava più bianco, Mondadori, Milano 1992.
  • Diego Osorno, Z. la guerra dei narcos, La Nuova Frontiera, 2013.
  • Paolo Nencini, La minaccia stupefacente: storia politica della droga in Italia, Il Mulino, 2017

La droga nella fiction[modifica | modifica wikitesto]

Narrativa[modifica | modifica wikitesto]

Cinema e televisione[modifica | modifica wikitesto]

Qui vengono citati alcuni film che hanno come tema principale il traffico di stupefacenti:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "100 years of drug control."
  2. ^ King County Bar Association Drug Policy Project, Drugs and the Drug Laws: Historical and Cultural Contexts (January 19, 2005),16-17
  3. ^ Antonio Escohotado, Piccola storia delle droghe, Donzelli Editore, 1997.
  4. ^ History of the War on Drugs - War on Drugs History and Timeline
  5. ^ Storia cronologica dell'uso dell'eroina e dell'oppio - Narconon Italy | Narconon Italy
  6. ^ LEAP - Law Enforcement Against Prohibition
  7. ^ Sintesi delle conclusioni del comitato per le indagini sui singoli mafiosi, sul traffico di stupefacenti e sul legame tra fenomeno mafioso e gangsterismo americano - Documenti della Commissione Parlamentare Antimafia VI LEGISLATURA (PDF).
  8. ^ Il dominio di Lucky Luciano - Documenti della Commissione Parlamentare Antimafia VI LEGISLATURA (PDF).
  9. ^ a b La Cosa Nostra
  10. ^ a b The Italian Connection - Mafia Archiviato il 18 novembre 2012 in Internet Archive.
  11. ^ La mafia urbana - Documenti della Commissione Parlamentare Antimafia VI LEGISLATURA (PDF).
  12. ^ jazz
  13. ^ Timeline: America's War on Drugs: NPR
  14. ^ Richard Nixon: Special Message to the Congress on Control of Narcotics and Dangerous Drugs
  15. ^ Richard Nixon: Remarks About an Intensified Program for Drug Abuse Prevention and Control
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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