Ciudad Juárez

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Ciudad Juárez
comune
Ciudad Juárez – Stemma
Ciudad Juárez – Veduta
Localizzazione
StatoMessico Messico
Stato federatoFlag of Chihuahua.svg Chihuahua
Amministrazione
SindacoArmando Cabada (Indipendente) dal 10-10-2016
Territorio
Coordinate31°44′22″N 106°29′13″W / 31.739444°N 106.486944°W31.739444; -106.486944 (Ciudad Juárez)Coordinate: 31°44′22″N 106°29′13″W / 31.739444°N 106.486944°W31.739444; -106.486944 (Ciudad Juárez)
Altitudine1 137 e 1 126 m s.l.m.
Superficie188 km²
Abitanti1 332 131[1] (2010)
Densità7 085,8 ab./km²
Altre informazioni
Cod. postale32000
Prefisso656
Fuso orarioUTC-7
Nome abitantiJuarense
Cartografia
Mappa di localizzazione: Messico
Ciudad Juárez
Ciudad Juárez
Sito istituzionale

Ciudad Juárez, conosciuta come Paso del Norte (Passo del Nord) o semplicemente Juárez, è la città più popolosa dello stato messicano del Chihuahua.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

La città è situata vicino al Rio Grande di fronte alla città texana di El Paso con cui forma un'area metropolitana internazionale di circa due milioni e mezzo di abitanti (la più grande sul confine fra Messico e Stati Uniti dopo quella di Tijuana e San Diego).

È la città più popolosa dello stato di Chihuahua e la quinta del Messico.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Juárez, trovandosi nel deserto di Chihuahua e ad un'elevata altitudine, ha un clima desertico freddo con estati calde, primavere e autunni miti, e inverni freddi.

Ciudad Juarez Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic InvPriEst Aut
T. max. mediaC) 13162126313536343025181414,3263524,324,9
T. min. mediaC) −126914202322179400,39,721,71010,4

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Juárez è stata fondata col nome di El Paso del Norte (Il Passo del Nord) nel 1659 da alcuni esploratori spagnoli che cercavano un percorso attraverso le Montagne Rocciose. L'importanza della città era data dal fatto che rappresentò per più di due secoli l'unico collegamento tra il Messico e il Texas.

Il Trattato di Guadalupe Hidalgo del 1848 stabilì che il Rio Grande sarebbe stato il confine fra Messico e Stati Uniti, separando le colonie a nord del fiume dal resto della città. La parte della città entrata a far parte degli Stati Uniti divenne successivamente El Paso. Durante l'intervento francese in Messico, El Paso del Norte ospitò le truppe fedeli al presidente Benito Juárez, il quale aveva formato un governo in esilio a Chihuahua. Nel 1882 la città venne raggiunta dalla ferrovia, ciò comportò l'apertura di banche, uffici postali, linee tranviarie e varie attività commerciali. Nel 1888 il toponimo venne mutato in Ciudad Juárez, in onore del presidente. A partire dagli anni '10 del XX secolo divenne la più importante città frontaliera del Messico e proprio per questo motivo, durante la rivoluzione messicana, venne conquistata due volte dagli uomini di Pancho Villa.

A partire dagli anni novanta Juárez è stata teatro di violenti omicidi seriali di donne. Il nome della città è stato spesso legato anche a quello della potente organizzazione criminale dedita al traffico di droghe, alla tratta dei clandestini, all'estorsione ed ai rapimenti denominata Cartello di Juárez.

Criminalità[modifica | modifica wikitesto]

Secondo una statistica, Ciudad Juárez è considerata la città più pericolosa del mondo, davanti a Miami, Caracas e New Orleans (nel solo 2009 ci sono stati oltre 2500 omicidi).[2][3]

La spirale di violenza è causata in buona parte dal narcotraffico, molto attivo nella frontiera con gli Stati Uniti. Ci sono circa 950 pandillas (bande armate) che operano a Ciudad Juárez, con decine di migliaia di operativi (pandilleros), di cui circa 3000 sono considerati leader (cabecillas). Molti di questi pandilleros, di origine messicana, provengono dagli Stati Uniti d'America, da dove sono stati espulsi.

La guerra del narcotraffico è cominciata nel 2004 quando il Cartello di Sinaloa, dopo aver vinto la guerra per Tijuana ed aver imposto la propria egemonia su quasi tutta la frontiera con gli Stati Uniti, ha puntato gli occhi sulla città di Juárez, a quel tempo saldamente nelle mani del Cartello di Juárez.[4]

Nel 2011 c'è stato un calo degli omicidi del 32% (da 3042 a 2086), portando il coefficiente di assassinio dal 229 al 171 (ogni 100.000 abitanti). Nella classifica delle città con più omicidi al mondo, Ciudad Juárez sembrava aver perso il primato dopo 3 anni consecutivi a discapito della città honduregna di San Pedro Sula che ha registrato un tasso di omicidi pari al 158,87 per 100.000 abitanti) fino a quando non si è scoperto che i residenti erano calati di ancora di 112.000[5], probabilmente molti di questi esasperati dalle continue violenze (in 4 anni di guerra della droga la città ha perso 212.000 abitanti, circa il 18% della popolazione).

Dal 1993 la città messicana è diventata tristemente famosa per le 4.500 donne scomparse e a causa degli oltre 400 omicidi perpetrati ai danni di giovani donne,[6][7] generalmente di umile estrazione sociale e impiegate nelle numerose maquiladora, fabbriche in cui si producono i beni d'esportazione destinati al primo mondo.[8][9][10][11][12]

È stato girato un film di denuncia sul femminicidio di Ciudad Juárez con Jennifer Lopez e Antonio Banderas intitolato Bordertown (2006), sostenuto dalla campagna di Amnesty International contro i delitti della città messicana. Altro film che tratta la realtà di Ciudad Juárez, l'immigrazione clandestina attraverso la frontiera di El Paso e i suoi aspetti collegati alla malavita locale è Frontiera (1982), con Jack Nicholson e Elpidia Carrillo. Sono stati scritti molti libri sull'argomento, tra i quali "Huesos en el desierto" ("Ossa nel deserto") di Sergio González Rodríguez.[13] L'artista visiva Elina Chauvet ha ideato il progetto d'arte pubblica "Zapatos Rojos" (2009-in corso), realizzato per la prima volta a Ciudad Juárez nel 2009 e portato in Italia nel 2012 dalla curatrice d'arte Francesca Guerisoli. Composto da una marcia silenziosa di scarpe rosse femminili, raccolte attraverso il passaparola e i social network, il progetto reclama giustizia per le vittime di Juárez ed è diventato un simbolo largamente condiviso in Italia da istituzioni, associazioni e cittadini nella lotta contro la violenza di genere.

Una delle principali associazioni in difesa delle donne di Juárez è la Nuestras Hijas de Regreso a Casa, che ha come fondatrici Marisela Ortiz Rivera e Norma Andrade che dal 2001 si battono contro il dilagante fenomeno del femminicidio a Ciudad Juárez.

Roberto Bolaño nel romanzo 2666, e, in particolare ne La parte dei delitti, racconta la tragedia delle morti seriali di donne nella città messicana di Ciudad Juárez che, nel romanzo, si chiama "Santa Teresa".

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (ES) Municipio de Juárez, Catálogo De Localidades. URL consultato il 28-8-2016.
  2. ^ Messico, 13 studenti uccisi a festa. Il massacro a Ciudad Juarez - mondo -Tgcom - pagina 1, su www.tgcom.mediaset.it. URL consultato il 2 ottobre 2018.
  3. ^ Sparatoria a una festa massacrati 13 studenti - Repubblica.it, su www.repubblica.it. URL consultato il 2 ottobre 2018.
  4. ^ Borderland Beat Forum - Juarez Cartel's Strength Further Undermined, su borderland-beat.924382.n3.nabble.com. URL consultato il 2 ottobre 2018.
  5. ^ Juárez, Todavía La Más Violenta Del Mundo – Juarez Dialoga
  6. ^ Alessandra Farkas, Jennifer indaga sulla strage delle donne, in Corriere dalla Sera, 6 ottobre 2005. URL consultato il 25 marzo 2012.
  7. ^ Perché si chiama femminicidio | La ventisettesima ora
  8. ^ Omero Ciai, Messico, il segreto della frontiera trecento donne uccise nel deserto, in la Repubblica, 27 luglio 2003. URL consultato il 25 marzo 2012.
  9. ^ Jennifer indaga sulla strage delle donne, in Corriere dalla Sera, 6 ottobre 2005. URL consultato il 25 marzo 2012 (archiviato dall'url originale il 2 giugno 2015).
  10. ^ Perché si chiama femminicidio | La ventisettesima ora
  11. ^ Messico: 10 condanne per gli omicidi di donne, in Corriere dalla Sera, 8 gennaio 2005. URL consultato il 25 marzo 2012.
  12. ^ PeaceReporter - La città della morte
  13. ^ Sergio González Rodríguez. Ossa nel deserto, Adelphi, 2006. ISBN 978-88-459-2043-1

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Silvia Giletti Benso, Laura Silvestri. Ciudad Juarez. La violenza sulle donne in America Latina, l'impunità, la resistenza delle Madri, FrancoAngeli, pp. 192, 1ª edizione, 2010. ISBN 978-88-568-1687-7.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN143083035 · GND (DE4216529-5 · BNF (FRcb11955386g (data)
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