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Kuomintang

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Kuomintang
Partito Nazionalista Cinese
Emblem of the Kuomintang.svg
Leader Hung Hsiu-chu
Stato Taiwan Taiwan
Sede Taipei
Fondazione 1912
Ideologia Nazionalismo[1]
Tre Principi del Popolo
Conservatorismo
Collocazione Centro-destra
Affiliazione internazionale Unione Democratica Internazionale
Seggi Yuan legislativo
64 / 113
Iscritti 1.090.000
Sito web

Il Kuomintang (pron. [kwɔminˈtanɡ][2]), abbreviato in KMT (中國國民黨T, 中国国民党S, Zhōngguó GuómíndǎngP, Chung-kuo Kuo-min-tangW, letteralmente ""Partito Nazionalista Cinese""), è un partito politico taiwanese.

Fondato in Cina nel 1912, sotto la guida di Chiang Kai-shek governò gran parte della Cina dal 1928 fino al 1949. Dal 1949 il partito è presente solo nella Repubblica di Cina (Taiwan) e la sua ideologia si fonda sui Tre Principi del Popolo. Nella letteratura italiana è noto anche come Guomindang.[3] Partito fondatore della Repubblica di Cina, ha sede a Taipei.

È il partito politico più antico di Taiwan e e detiene la maggioranza relativa dei seggi nello Yuan Legislativo. Attualmente è considerato come un partito conservatore, membro dell'Unione Democratica Internazionale (alla quale appartengono partiti come il Partito Repubblicano degli Stati Uniti o il Partito Popolare spagnolo). L'ex-presidente della Repubblica di Taiwan Ma Ying-jeou è stato il settimo membro del KMT a detenere questa carica.

La bandiera del Kuomintang

Insieme al Partito del Popolo per Primo e al Nuovo Partito Cinese il KMT forma quella che è nota come la coalizione pan-azzurra taiwanese, che sostiene la definitiva unificazione con il continente. Tuttavia il KMT è stato costretto a moderare il suo atteggiamento difendendo lo status quo politico e giuridico della moderna Taiwan. Il KMT accetta il "Principio di una sola Cina", ossia considera ufficialmente che vi sia soltanto una Cina e che la Repubblica di Cina (non la Repubblica Popolare Cinese) sia il suo governo legittimo. Tuttavia, a partire dal 2008, al fine di alleggerire le tensioni con la Repubblica Popolare Cinese, il KMT appoggia la politica dei "tre no" definita da Ma Ying-jeou: no all'unificazione, no all'indipendenza e no all'uso della forza.[4]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Storicamente il KMT venne fondato nel 1912 da Song Jiaoren e Sun Yat-sen subito dopo la rivoluzione Xinhai che rovesciò la dinastia Qing e impose in Cina la repubblica. Dopo la morte di Sun Yat-sen, la guida del partito fu presa da Wang Jingwei, leader della sinistra, e da Hu Hanmin, leader della destra, ma il personaggio più potente era diventato Chiang Kai-shek, il quale, come sovrintendente dell'Accademia militare di Whampoa, aveva il controllo dell'esercito. Grazie alla sua superiorità militare, il KMT si attestò nella zona di Canton, appoggiato dai signori della guerra del Guangxi. I suoi principali rivali su scala nazionale erano i signori della guerra del governo di Beiyang, che controllavano Pechino.[5]

Il 5 giugno 1926, Chiang Kai-shek fu nominato comandante in capo dell'Esercito rivoluzionario nazionale dal governo nazionalista e divenne il leader del KMT il 6 luglio 1926. Tre giorni dopo annunciò la spedizione del nord per sconfiggere i rivali di Pechino e unificare il Paese.

Nel corso del conflitto nacque la frattura tra la sinistra e la destra del partito dopo che nel gennaio del 1927 il leader della sinistra Wang Jingwei, con l'aiuto dei sovietici, conquistò Wuhan e annunciò che il governo nazionale veniva spostato in quella città. Chiang Kai-shek guidò le proprie truppe ad occupare Nanchino in marzo, interruppe la spedizione e concentrò le sue forze nella lotta contro Wang e i suoi alleati del Partito Comunista Cinese (PCC). Ordinò l'espulsione del PCC e dei consiglieri militari sovietici e, il 12 aprile, inviò le truppe nazionaliste a compiere il massacro di Shanghai. Gli eventi costrinsero Wang ad arrendersi ma avrebbero portato in seguito alla guerra civile cinese.

Fu quindi ripresa la spedizione del nord e nel 1928 Chiang Kai-shek conquistò Pechino, che divenne la capitale della Cina. Il nuovo ordine politico fu avallato dale principali diplomazie che riconobbero il governo formato dal KMT. La capitale fu poi spostata a Nanchino e fu ordinata la persecuzione dei lealisti della dinastia Qing. Seguì un periodo di stabilità e prosperità. Nel 1928, il governo nazionalista chiese alle potenze occidentali che venissero rinegoziati i trattati ineguali firmati con gli imperatori Qing.[6]

L'aggressione alla Cina dell'Impero giapponese, che avrebbe portato nel 1937 allo scoppio della seconda guerra sino-giapponese, ebbe inizio nel 1931 quando i giapponesi architettarono l'incidente di Mukden e occuparono la Manciuria. Il PCC cinese si era nel frattempo riorganizzato e Chiang decise che per essere in gradi di fronteggiare i giapponesi era prima necessario risolvere il problema dei comunisti, e diede inizio a una nuova campagna di sterminio nel 1934. Il PCC dovette lasciare i presidi nella Cina meridionale e centrale e rifugiarsi sulle montagne con la grande ritirata conosciuta come la Lunga Marcia, nel corso della quale meno del 10% delle truppe comuniste sopravvisse e raggiunse le nuove basi dello Shaanxi, con l'aiuto dei sovietici. I metodi con cui il KMT combatté i comunisti furono simili a quelli adottati dai fascisti per sopprimere le opposizioni, ma con un'efficienza molto più scadente.[7]

Con l'invasione delle truppe imperiali nel 1937 allo scoppio della seconda guerra sino-giapponese, il generale Zhang Xueliang, che sosteneva la priorità di combattere i giapponesi, fu convinto dal PCC a prendere Chiang in ostaggio durante l'incidente di Xi'an, costringendolo ad accettare l'alleanza con i comunisti contro gli invasori. La cooperazione fra le due eterogenee fazioni durò poco e presto ciascuna iniziò a combattere per conto proprio, con frequenti attacchi reciproci, favorendo l'avanzata delle truppe di Tokyo.

La resistenza contro i giapponesi e la guerra civile continuarono durante la II guerra mondiale, terminando rispettivamente nel 1945 con la sconfitta dei Giapponesi da parte degli Alleati e nel 1949 con il trionfo del Partito Comunista Cinese, che costrinse alla fuga a Taiwan Chiang e i nazionalisti. A Taiwan il KMT controllò il governo sotto un unico partito di Stato, finché le riforme intervenute dalla fine degli anni settanta agli anni novanta allentarono la sua presa sul potere.

La romanizzazione impiegata innanzitutto dal partito stesso[8] è Kuomintang, basata sulla trascrizione della pronuncia cinese secondo il sistema Wade-Giles. A partire dagli anni settanta si è iniziato a impiegare nella letteratura inglese anche la romanizzazione nel sistema pinyin Guomindang,[9] abbreviata in GMD, per analogia con la sigla tradizionale KMT.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Hung-mao Tien, Government and politics in Kuomintang China, 1927-1937, Stanford, California, Stanford University Press, 1972, p. 64, ISBN 0-8047-0812-6. URL consultato il 18 aprile 2011.
  2. ^ Luciano Canepari, Kuomintang, in Il DiPI – Dizionario di pronuncia italiana, Zanichelli, 2009, ISBN 978-88-08-10511-0.
  3. ^ Google nGram: occorrenze di Guomindang e Kuomintang
  4. ^ Looking behind Ma's 'three noes' - Taipei Times
  5. ^ (EN) Nationalist China, Washington State University.
  6. ^ (EN) CHINA: Nationalist Notes, Time, 25 giugno 1928.
  7. ^ (EN) C. P. Fitzgerald, The Birth of Communist China, Penguin Books, 1964, pp. 106, ISBN 978-0-14-020694-4.
  8. ^ Sito ufficiale del KMT in inglese (consultato il 26-10-2013)
  9. ^ Google nGram, Kuomintang e Guomindang nella letteratura inglese

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