Cartello di Medellín

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Cartello di Medellín
Pablo Escobar Mug.jpg
Pablo Escobar, capo storico del cartello di Medellín
Area di origineMedellín, Colombia
Aree di influenzaColombia, Bolivia, Perù, Stati Uniti d'America, America Centrale, Europa
Periodo1981 - 1993
BossPablo Escobar, Gustavo Gaviria, fratelli Ochoa, José Gonzalo Rodríguez Gacha (el Mexicano), Carlos Lehder, Dandeny Muñoz Mosquera (la Quica)
AlleatiCartello di Guadalajara
Cartello di Juárez
Cartello di Bogotá
Cartello di Amazonas
Cartello di Caqueta
RivaliCartello di Cali
Los Pepes
Cartello di Norte del Valle
Attivitàtraffico di droga
riciclaggio di denaro
estorsione
traffico di armi
terrorismo
PentitiBarry Seal
Carlos Lehder

Il cartello di Medellín fu una vasta organizzazione di narcotrafficanti, con base nella città di Medellín, in Colombia, operante negli anni settanta e ottanta in Colombia, Bolivia, Perù, America Centrale, Stati Uniti, Canada ed Europa. Fu fondato e gestito da Pablo Escobar, dai fratelli Ochoa e da José Gonzalo Rodríguez Gacha, soprannominato El Mexicano. Nel 1993 il governo colombiano, coadiuvato dagli Stati Uniti e con la collaborazione del cartello di Cali, orientato su posizioni filo-governative e di destra e di gruppi paramilitari di destra, riuscì a smantellare definitivamente l'organizzazione con l'uccisione o la cattura di tutti i suoi membri.

Il cartello finanziò le campagne elettorali dei politici della regione di Medellín, tra cui Álvaro Uribe, che divenne presidente del paese.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La nascita del cartello[modifica | modifica wikitesto]

Il contrabbando ha sempre fatto parte della vita colombiana, ma fino agli anni '70 era limitato alle sigarette, alle automobili, ai televisori. Negli Stati Uniti d'America era invece in corso la stagione d'oro degli hippies e i piccoli contrabbandieri colombiani osservano con crescente attenzione il diffondersi dell'uso della marijuana: inizia così la sempre più estesa riconversione delle piantagioni di caffè in campi di marijuana. A metà dei Settanta, fu la richiesta di cocaina comincia a salire vertiginosamente: i colombiani fiutano il grande affare, per due soldi comprano le foglie di coca che nelle prime rudimentali raffinerie clandestine nella Foresta Amazzonica vengono trasformati in pasta di coca e poi in cocaina vera e propria.

Sfruttando le rotte utilizzate qualche anno prima per la marijuana, il traffico di cocaina dalla Colombia conobbe un rapido sviluppo, trasformandosi nel corso di un decennio in un impero internazionale della droga. Basti pensare che nel 1982 l'esportazione di cocaina dalla Colombia aveva ormai superato quella del caffè, arrivando a rappresentare il 30% delle esportazioni totali del Paese. Numerosi criminali e uomini d'affari colombiani cominciarono a interessarsi al narcotraffico, attratti dagli elevatissimi profitti. Fu in questi anni che Pablo Escobar (allora dedito a furti di automobili) conobbe José Gonzalo Rodríguez Gacha (mercante di smeraldi) e i fratelli Ochoa (appartenenti a una famiglia della piccola borghesia di Medellin), ed iniziarono a collaborare, scambiandosi informazioni logistiche[2]. Significativo fu poi il contributo di Carlos Lehder, trafficante di marijuana che iniziò ad esportare cocaina in Florida tramite piccoli aerei privati che facevano scalo nella sua base alle Bahamas, l'isoletta di Norman Cay[3].

Dietro la creazione vera e propria del Cartello c'è però un fattore scatenante: il 12 novembre 1981 il contingente M-19 (uno dei principali gruppi della guerriglia colombiana) aveva sequestrato Marta Nieves Ochoa, sorella di Fabio, Juan David e Jorge Luis, chiedendo un ingente riscatto. I fratelli Ochoa organizzarono allora una riunione nell'hotel Intercontinental di Medellin invitando oltre duecento boss della droga, tra questi Pablo Escobar, Carlos Lehder e Jose Rodriguez Gacha chiedendo ai mafiosi di formare un fronte unico sotto lo slogan soli siamo forti, insieme saremo invincibili: il cartello di Medellin era nato[3].

L'industria della cocaina[modifica | modifica wikitesto]

La grande impresa della cocaina gestita dal Cartello di Medellin era alquanto complessa e riproduceva uno schema di natura verticale, comprendente varie fasi:

  • la coltivazione delle piante di coca, gestita da potenti signori della droga della Bolivia e del Perù, che si occupavano di immense aree di centinaia di migliaia di ettari di piantagioni, da difendere e mimetizzare attraverso la vegetazione e la tutela di milizie paramilitari alle loro dipendenze, nonchè la produzione della pasta basica e, quindi, del semilavorato[4][5];
  • l'acquisto della pasta base di coca, che era diretto da Pablo Escobar, incaricato perciò di prendere contatti con i produttori boliviani e peruviani, ma anche il trasporto delle materie prime, convogliate nei luoghi di destinazione[6];
  • la raffinazione della pasta prodotta e infine il confezionamento della cocaina in laboratori sparsi nella giungla del Caquetá[5], una fase che risulta essere molto importante poiché è pensata per sfuggire ai controlli delle forze dell'ordine, di cui fa parte la vigilanza sui depositi, sulle piste clandestine necessarie a spostare il prodotto finito, avvantaggiandosi delle caratteristiche fisiche dell'ambiente, e tale fase risultava coordinata e gestita da Josè Gonzalo Rodrìguez Gacha[6];
  • l'organizzazione del trasporto della cocaina dalla Colombia agli Stati Uniti (generalmente il sud della Florida), mediante accordi presi sulla parola, di cui difficilmente si trova traccia: le transazioni erano dirette da Escobar[6] ma soprattutto dai fratelli Ochoa, che disponevano di una vasta rete di distribuzione a Miami[2] capeggiata da Rafael Cardona Salazar[7], mentre il trasporto veniva materialmente effettuato dagli aerei di Carlos Lehder[3] oppure da potenti motoscafi lungo le coste della Florida[5];
  • il riciclaggio, per cui i capitali che il Cartello ha guadagnato sono investiti in settori come il turismo, le società immobiliari (soprattutto nel sud della Florida)[5] e le società calcistiche in Colombia (ad esempio Escobar sovvenzionava il Nacional Medellin[8] mentre Gacha era il finanziatore occulto dei Millonarios di Bogotá[9]). Altri investimenti avvenivano nelle banche panamensi sotto la protezione del dittatore Manuel Norriega[10] e nel 1988 un'indagine antidroga svelò che la filiale di Tampa (Florida) della BCCI (Bank of Credit and Commerce International) aveva riciclato 32 miliardi di dollari appartenenti al Cartello di Medellin[11].

L'esperienza del MAS[modifica | modifica wikitesto]

Con il successo delle operazioni nel traffico di droga, alcuni tra i più importanti narcotrafficanti cominciarono ad acquistare vasti appezzamenti di terra; se da un lato ciò permetteva loro di riciclare i proventi dell'attività illecita, dall'altro li inseriva pienamente nella società colombiana dell'epoca, dotandoli di un potere politico enorme. Alla fine degli anni ottanta i trafficanti di droga erano ormai i maggiori proprietari terrieri in Colombia. Gran parte delle loro terre veniva utilizzata per l'allevamento del bestiame oppure veniva lasciata incolta. In questi anni i boss del narcotraffico cominciarono a munirsi di eserciti privati.

Tra la fine del 1981 e l'inizio del 1982, a Puerto Boyacá, ebbe luogo una serie di incontri tra membri del cartello di Medellín, militari colombiani, membri della società statunitense Texas Petroleum, politici, piccoli industriali e ricchi allevatori. Da questi incontri nacque il MAS (acronimo di Muerte a Secuestradores, "Morte ai rapitori"), organizzazione paramilitare incaricata di difendere gli interessi economici dei fondatori, di reprimere i fenomeni di guerriglia e di fornire protezione per le élite locali, minacciate da rapimenti ed estorsioni.[12][13][14] Già nel 1983 le statistiche del governo colombiano indicano 240 omicidi politici compiuti dal MAS; furono colpiti soprattutto leader locali, funzionari pubblici e fattori.[15]

L'anno seguente fu creata la ACDEGAM (Asociación Campesina de Ganaderos y Agricultores del Magdalena Medio, "Associazione allevatori e fattori del Medio Magdalena") per gestire l'organizzazione e le pubbliche relazioni del MAS, oltre che per fornire una facciata legale a vari gruppi paramilitari. L'ACDEGAM si impegnò nel promuovere politiche anti-sindacali, minacciando chiunque fosse coinvolto in organizzazioni di supporto per i diritti dei lavoratori e dei contadini. Le minacce trovavano poi conferma negli attacchi e negli assassinii operati dal MAS contro coloro che venivano considerati "sovversivi".[12][16] L'ACDEGAM costruì inoltre delle scuole il cui scopo dichiarato era la creazione di un ambiente educativo "patriottico e anti-comunista", costruendo inoltre strade, ponti e cliniche.[16][17]

L'ACDEGAM stessa si occupava della gestione del reclutamento per le organizzazioni paramilitari, del deposito delle armi, della propaganda e dei servizi medici.

Nella prima metà degli anni '80 l'ACDEGAM e il MAS conobbero una crescita significativa. Nel 1985 i narcotrafficanti Pablo Escobar, Jorge Luis Ochoa, Gonzalo Rodríguez Gacha, Carlos Lehder e Juan Matta-Ballesteros cominciarono a convogliare ingenti risorse verso l'organizzazione in modo da garantire l'acquisto di armi, equipaggiamento e l'addestramento delle truppe paramilitari. Il denaro investito dal MAS in progetti sociali venne così destinato al rafforzamento dell'organizzazione. Furono acquistate armi moderne dall'esercito e dall'armeria colombiana INDUMIL, oltre che tramite trattative private. L'organizzazione possedeva computer e gestiva un centro di comunicazioni che agiva coordinatamente all'ufficio statale di telecomunicazioni.

Il MAS possedeva anche numerosi elicotteri e aerei, con trenta piloti a sua disposizione. Inoltre furono assunti istruttori militari statunitensi, israeliani e britannici.[12][14][16][17][18][19] Famoso fu il caso dell'ex militare israeliano Yair Klein, che addestrava i paramilitari del Cartello in appositi campi allestiti nel Medio Magdalena da Gonzalo Rodríguez Gacha e che risultò anche l'artefice di un traffico d'armi tra Israele e Colombia, che finirono in dotazione a Gacha e agli altri narcos di Medellìn[20][21].

Il conflitto con il governo colombiano[modifica | modifica wikitesto]

Quando fu stipulato un trattato tra gli Stati Uniti e la Colombia che permetteva una facile estradizione dei boss di Medellín, molti di questi furono estradati negli USA e arrestati. Tra i fautori di questo accordo vi furono il Ministro della Giustizia colombiano Rodrigo Lara Bonilla, l'ufficiale di polizia Jaime Ramírez e numerosi giudici di Corte Suprema. Questa politica portò a numerosi conflitti tra la polizia colombiana e i trafficanti di Medellín. Molti di questi furono eliminati. Tra i morti vi fu anche lo stesso ministro Rodrigo Lara Bonilla, che fu ucciso nel 1984 nella sua auto durante l'ora di punta da un gruppo di motociclisti. Quest'omicidio fu l'atto finale che convinse il Presidente della Colombia, Belisario Betancur, a firmare l'estradizione di Carlos Lehder e di altri importanti boss del cartello.

Jaime Ramírez, ufficiale di polizia che aveva eseguito numerosi sequestri di droga provocando ingenti perdite al cartello, fu ucciso sull'autostrada, speronato da un'altra auto e poi finito a colpi di arma da fuoco. Sua moglie e i suoi due figli furono solo feriti.

Operazioni statunitensi[modifica | modifica wikitesto]

Gli agenti della DEA e della US Customs operarono molti arresti e sequestri di cocaina utilizzando informatori sotto copertura. I testimoni più importanti furono Barry Seal e "Max". Seal era un aviatore statunitense, incaricato di trasportare illegalmente la droga negli Stati Uniti per conto del Cartello. Quando venne catturato, decise di aiutare il governo statunitense a sconfiggere il Cartello, fornendo molti nomi e dettagli sui percorsi della cocaina, che portarono a molti arresti. Il Cartello si vendicò facendolo assassinare. Max, al quale il Cartello aveva ordinato di uccidere Barry Seal, rifiutò il compito. Più tardi contribuì a trovare e imprigionare l'assassino di Seal, e collaborò con la DEA fornendo molte informazioni.

Paura dell'estradizione[modifica | modifica wikitesto]

Probabilmente il problema più grande che il Cartello di Medellín e gli altri trafficanti dovevano affrontare fu il trattato di estradizione tra Stati Uniti e Colombia, che permetteva alla Colombia di estradare negli USA qualsiasi Colombiano accusato di traffico di droga, per essere lì processato. Questo fu un grosso problema per il Cartello poiché non aveva influenza negli Stati Uniti, pertanto i processi probabilmente avrebbero portato alla reclusione. Fu proprio la paura dell'estradizione a spingere Escobar e altri soci del Cartello ad investire in 'violenza': la dura lotta per ottenere l'annullamento del trattato di estradizione, incluse omicidi di politici e magistrati, autobombe, e infine sequestri, tutte azioni che avevano l'obiettivo di incutere terrore e indurre il Governo alla resa.

La fine del cartello[modifica | modifica wikitesto]

Il Cartello perse molto del suo consolidato potere e della sua influenza dopo l'uccisione o la cattura di molti dei suoi individui di punta per mano della Polizia colombiana, in particolar modo del Bloque de búsqueda, un gruppo creato appositamente per arrestare i leader e collaboratori del cartello. Molti dei suoi associati rimasti in libertà e dei vecchi membri sono però ancora attivi sulla scena internazionale della droga.

Cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

L'ascesa e la fine del Cartello di Medellin e di Pablo Escobar sono raccontate, seppur romanzate, nelle prime due stagioni di Narcos, serie tv originale Netflix.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Narcopols": Medellín Cartel “Financed” Senate Campaign of Former President Álvaro Uribe, Colombian Senators Told U.S. Embassy | National Security Archive, su nsarchive.gwu.edu. URL consultato il 9 dicembre 2018.
  2. ^ a b TUTTI GLI UOMINI DEL 'CARTELLO' TRA LA COLOMBIA E GLI STATI UNITI - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 2 settembre 2020.
  3. ^ a b c UNA FERREA ALLEANZA NATA NELL' 81 - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 29 giugno 2020.
  4. ^ QUANDO IL 'GOLPE' SA DI COCA - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 2 settembre 2020.
  5. ^ a b c d LA COCAINA PIOVE DAL CIELO - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 2 settembre 2020.
  6. ^ a b c (EN) United States Congress House Committee on the District of Columbia Subcommittee on Fiscal Affairs and Health, National Capital Area--drug Trafficking: Joint Oversight Hearing Before the Subcommittee on Fiscal Affairs and Health of the Committee on the District of Columbia and the Select Committee on Narcotics Abuse and Control, House of Representatives, One Hundredth Congress, Second Session on Interstate Drug Trafficking in the Washington Metropolitan Area, April 20, 1988, U.S. Government Printing Office, 1988. URL consultato il 2 settembre 2020.
  7. ^ (EN) Alan Riding e Special To the New York Times, Gangs in Colombia Feud Over Cocaine, in The New York Times, 23 agosto 1988. URL consultato il 9 settembre 2020.
  8. ^ SQUADRE IN MANO AI NARCOS CHI SI RIBELLA, DEVE PAGARE - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 2 settembre 2020.
  9. ^ Guido Piccoli, Colombia, il paese dell'eccesso: droga e privatizzazione della guerra civile, Feltrinelli Editore, 2003, ISBN 978-88-07-17084-3. URL consultato il 2 settembre 2020.
  10. ^ COSI' 'FACCIA D' ANANAS' HA SFIDATO GLI STATI UNITI - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 2 settembre 2020.
  11. ^ USA, BANCA ACCUSATA DI RICICLARE NARCODOLLARI - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 28 agosto 2020.
  12. ^ a b c HRW, 1996: "II. History of the Military-Paramilitary Partnership"
  13. ^ Richani, 2002: p.38
  14. ^ a b Hristov, 2009: pp. 65-68
  15. ^ Santina, Peter "Army of terror", Harvard International Review, Winter 1998/1999, Vol. 21, Issue 1
  16. ^ a b c Geoff Simons, Colombia: A Brutal History, Saqi Books, 2004, p. 56, ISBN 978-0-86356-758-2.
  17. ^ a b Pearce, Jenny (May 1, 1990). 1st. ed. Colombia:Inside the Labyrinth. London: Latin America Bureau. p. 247. ISBN 0-906156-44-0
  18. ^ Democracy Now!, Who Is Israel's Yair Klein and What Was He Doing in Colombia and Sierra Leone? Archiviato il 14 marzo 2007 in Internet Archive., June 1, 2000.
  19. ^ Harvey F. Kline, State Building and Conflict Resolution in Colombia: 1986-1994, University of Alabama Press, 1999, pp. 73–74.
  20. ^ Guido Piccoli, Colombia, il paese dell'eccesso: droga e privatizzazione della guerra civile, Feltrinelli Editore, 2003, ISBN 978-88-07-17084-3. URL consultato il 26 giugno 2020.
  21. ^ IN ISRAELE S' INDAGA SUI NARCO - ISTRUTTORI - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 27 agosto 2020.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN132753105 · LCCN (ENn2008036472 · WorldCat Identities (ENlccn-n2008036472
Storia Portale Storia: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di storia