L'anno del dragone
L'anno del dragone (Year of the Dragon) è un film del 1985 diretto da Michael Cimino e interpretato da Mickey Rourke, John Lone e Ariane Koizumi. È ispirato all'omonimo romanzo di Robert Daley, adattato dal regista con Oliver Stone.
Il film, prodotto da Dino De Laurentiis, segna il ritorno al cinema di Cimino, a cinque anni dal clamoroso fiasco de I cancelli del cielo che fece fallire la United Artists[1], ed è un'esplorazione delle bande di strada, dello spaccio di droga illegale, del razzismo e degli stereotipi.
Trama
[modifica | modifica wikitesto]Stanley White è il capitano di polizia più decorato di New York, un veterano della guerra del Vietnam assegnato al quartiere di Chinatown. Ossessionato dall’idea di smantellare la criminalità organizzata cinese, finisce per trascurare la moglie Connie, sacrificando la propria vita privata alla missione professionale.
Il suo principale antagonista è Joey Tai, un giovane ambizioso e spietato che, con rapidità e violenza, scala i vertici delle Triadi fino a diventarne il leader. La sua ascesa rompe il fragile equilibrio che per anni aveva mantenuto una sorta di tregua tra le organizzazioni criminali e la polizia. Sotto la sua guida, le Triadi entrano in conflitto aperto non solo con le forze dell’ordine, ma anche con la mafia italiana e le bande thailandesi, storicamente coinvolte nel traffico di eroina. Nel frattempo, White intreccia una relazione con Tracy Tzu, una reporter televisiva. La donna diventa presto un bersaglio della brutalità dei criminali, così come la stessa Connie, già provata dal comportamento del marito. Questi attacchi personali alimentano ulteriormente l’ossessione di White, che ormai vede nella distruzione delle Triadi - e di Joey Tai in particolare - una questione di vendetta oltre che di giustizia.
Determinato a colpire dall’interno l’organizzazione, White arruola Herbert, una giovane recluta di origine cinese, affidandogli una missione sotto copertura come lavoratore in uno dei ristoranti di Tai. Herbert riesce a ottenere informazioni cruciali su un imminente carico di droga, ma viene tradito dal poliziotto corrotto Alan Perez. Smacherato come infiltrato, viene ucciso su ordine di Tai.
Dopo una spirale di violenza che culmina con lo stupro di Tracy Tzu, l’omicidio della moglie di White e la morte di Herbert, il capitano decide di affrontare direttamente il suo nemico nel momento dell’arrivo della partita di droga.
Lo scontro finale si consuma al porto. White tenta di arrestare Tai e la sua guardia del corpo, ma la situazione precipita quando Perez interviene insultandolo: White lo uccide, mentre Tai reagisce sparandogli alla mano e colpendo accidentalmente il proprio uomo. Ne nasce un inseguimento su un ponte ferroviario, dove i due si affrontano in un duello caotico e disperato. White riesce a ferire gravemente Tai alle gambe. Per evitare l’umiliazione e salvare la propria “faccia”, Tai chiede la pistola a White e si toglie la vita davanti a lui.
Nella scena conclusiva, White e Tracy Tzu si ritrovano tra le strade di Chinatown, durante il funerale di Tai: un momento sospeso, che suggella la fine del conflitto ma lascia aperte le cicatrici di una guerra personale e senza vincitori.
Cast
[modifica | modifica wikitesto]- Mickey Rourke: Stanley White, un pluridecorato capitano di polizia di origine polacca, reduce dalla guerra del Vietnam (motivo per il quale è particolarmente razzista verso gli asiatici), che viene assegnato al quartiere di Chinatown a New York, dove intende gestire con vigore e determinazione l'esplosivo clima di rivalità tra le famiglie cinesi. Determinato, ruvido e aggressivo, non si fa scrupoli ad usare ogni mezzo a sua disposizione per far rispettare la legge ed arrivare ai suoi scopi. Nonostante tutto, è una persona buona e integra, ma conduce una vita particolarmente sregolata e autodistruttiva, in quanto sposato da anni con la moglie Connie, con cui è in perenne conflitto, e spesso discute con molti membri del dipartimento per via del suo comportamento fuori dalle righe.
- John Lone: Joey Tai, un giovane malavitoso appena nominato come boss dei boss nella Triade cinese, che scatena una dura guerra fra la mafia di Chinatown e la polizia.
Produzione
[modifica | modifica wikitesto]Sviluppo e pre-produzione
[modifica | modifica wikitesto]Per anni Michael Cimino rifiutò ripetutamente di dirigere un adattamento del romanzo di Robert Daley. Quando infine accettò il progetto, si rese conto di non avere il tempo materiale per occuparsi contemporaneamente della sceneggiatura e della regia: i produttori avevano già fissato una data indicativa per l’inizio delle riprese. Per questo motivo coinvolse Oliver Stone, conosciuto tramite la produttrice e amica Joann Carelli, chiedendogli di collaborare alla scrittura.[2]
A spingerlo verso Stone fu soprattutto la lettura della sceneggiatura, allora ancora non prodotta, di Platoon, che lo colpì profondamente. Cimino propose quindi a Stone di lavorare a L'anno del dragone accettando un compenso inferiore al normale, in cambio di un accordo vantaggioso: il produttore Dino De Laurentiis si sarebbe impegnato ad aiutarlo a trovare i finanziamenti per realizzare proprio Platoon. Stone accettò.
Parlando del suo rapporto con Cimino, Stone lo descrisse come un regista totalizzante:
Con Michael si lavora ventiquattr’ore su ventiquattro. Non dorme praticamente mai… è una personalità ossessiva, il regista più “napoleonico” con cui abbia mai lavorato.[3]
Dal canto suo, Cimino dedicò circa un anno e mezzo alla ricerca preliminare sul progetto, segno del suo approccio meticoloso e immersivo.[4]
Nonostante Dino De Laurentiis avesse garantito contrattualmente a Cimino il final cut, cioè il controllo definitivo sul montaggio del film, esisteva però una clausola parallela - contenuta in una lettera separata - che di fatto negava questo privilegio. Questo dettaglio emerse in seguito, durante la causa intentata dai produttori de Il siciliano contro Cimino, relativa alla durata eccessiva di quel film.[5]
Casting
[modifica | modifica wikitesto]A causa dei tempi di produzione estremamente serrati, il casting ebbe inizio quando la sceneggiatura non era ancora stata completata.[2] In una fase iniziale, Oliver Stone e Michael Cimino avevano pensato a Nick Nolte o Jeff Bridges per il ruolo di Stanley White. Tuttavia, dopo aver visto Mickey Rourke ne Il Papa del Greenwich Village e aver già lavorato con lui ne I cancelli del cielo, Cimino cambiò idea e decise di affidargli il ruolo.[6]
Per Rourke, una delle difficoltà principali nell’interpretare White fu quella di apparire credibilmente più anziano - circa quindici anni in più rispetto alla sua età reale - per aderire al profilo del personaggio.[4] Cimino sfruttò anche le reali capacità pugilistiche dell’attore per costruire la fisicità del protagonista. Inizialmente, però, Rourke non prese sul serio la preparazione atletica, spingendo il regista a ingaggiare Chuck Zito, appartenente agli Hells Angels, come suo allenatore. Nonostante la fama controversa che Cimino si era guadagnato dopo alcuni insuccessi al botteghino, Rourke dichiarò più volte di aver amato lavorare con lui, descrivendolo come una personalità travolgente:
Era un vulcano. Non avevo mai incontrato nessuno come lui.[2]
Per il film, Rourke ricevette un compenso di un milione di dollari.
Per quanto riguarda i personaggi cinesi, la direttrice del casting Joanna Merlin avviò una ricerca su vasta scala, esplorando città come New York, Los Angeles, San Francisco, Toronto e altri centri con importanti comunità cinesi d’oltremare e vivaci scene artistiche. John Lone, che nel 1981 aveva vinto un Obie Award per la sua interpretazione nell'opera teatrale FOB di David Henry Hwang, era ancora relativamente poco conosciuto quando venne scelto per il ruolo di Joey Tai. Cimino lo selezionò dopo aver visto la sua performance ne L'uomo dei ghiacci.
Tra gli altri interpreti figurava anche K. Dock Yip, noto avvocato sino-canadese e figura di riferimento della comunità cinese di Toronto, coinvolto come attore locale.[7] Poiché diverse scene furono girate nel Sud-est asiatico, vennero inoltre scritturati attori provenienti da Hong Kong e Taiwan per i ruoli secondari, tra cui il veterano della Shaw Brothers Fan Mei-sheng e Chen Chao-jung, collaboratore abituale del regista Tsai Ming-liang.
L'anno del dragone segnò inoltre il debutto cinematografico della top model diventata attrice Ariane Koizumi (accreditata semplicemente come “Ariane”), la cui interpretazione fu però accolta in modo largamente negativo dalla critica.[8][9][10]
Riprese
[modifica | modifica wikitesto]Come già accaduto per Strade di fuoco, gran parte de L'anno del dragone non fu girata in location reali, ma all’interno di teatri di posa. Dopo un’accurata ricerca visiva e documentaria su ambienti urbani che potessero evocare Chinatown e, più in generale, l’Asia orientale, la produzione optò per una ricostruzione artificiale degli scenari.[2][11]
Girare direttamente a Chinatown, a Manhattan, sarebbe stato infatti troppo costoso. Per questo venne realizzata una replica a grandezza naturale nel backlot dei De Laurentiis Studios (oggi EUE/Screen Gems Studios) a Wilmington, nella Carolina del Nord. Tuttavia, una settimana prima dell’inizio delle riprese, un uragano distrusse gran parte del set, costringendo la troupe a ricostruirlo in tempi rapidissimi. Il risultato fu talmente convincente da ingannare persino Stanley Kubrick, presente alla prima del film. Michael Cimino dovette spiegargli che molte delle scene in esterni non erano state girate a New York, ma proprio nei set ricostruiti.[2]
Oltre a Wilmington, le riprese si svolsero in diverse città, tra cui New York, Toronto, Vancouver, Victoria, Bangkok e Chiang Rai. Cimino amava lavorare in modo “ibrido”, combinando interni ed esterni girati in luoghi completamente diversi per creare un’unica sequenza coerente. Emblematica è una scena in cui Joey Tai e il suo avvocato attraversano una fabbrica tessile cinese, superano una ringhiera e raggiungono un fatiscente palazzo per incontrare due sicari: in realtà, la fabbrica si trovava a Bangkok, la ringhiera a New York e l’edificio a Wilmington.
Quando una script supervisor fece notare che una sequenza del genere non avrebbe funzionato in montaggio, Cimino scommise 1.000 dollari sul contrario. Una volta visto il risultato finale, perfettamente fluido, la supervisora dovette ammettere di essersi sbagliata: Cimino vinse la scommessa, ma rifiutò comunque il denaro.[2] Altri esempi di trasformazione scenografica includono le catacombe dell’Empress Hotel di Victoria, utilizzate come fabbrica di germogli di soia, e il Parlamento della Columbia Britannica, che nel film diventa il quartier generale della polizia di New York.[12]
A differenza della travagliata produzione di I cancelli del cielo, questa volta Cimino riuscì a rispettare sia i tempi che il budget previsti, dimostrando una gestione più controllata - pur senza rinunciare alla sua ambizione visiva.[3]
Post-produzione
[modifica | modifica wikitesto]Nel finale del film, l’ultima battuta di Stanley White suona così:
Avevi ragione tu e io torto. Mi piacerebbe essere una brava persona… ma non so proprio come si fa.
Una chiusura che sottolinea la sua incapacità di sottrarsi alla logica della violenza e del conflitto che lo ha definito per tutta la storia. Secondo Michael Cimino, però, la battuta conclusiva avrebbe dovuto essere diversa. Nella versione originale scritta da Oliver Stone, White avrebbe detto:
Credo che, se combatti una guerra abbastanza a lungo, finisci per sposare il nemico.
Una frase più ambigua e simbolica, che suggeriva una fusione inevitabile tra opposti, quasi un’identificazione tra il protagonista e ciò che combatte. Lo studio decise però di porre il veto su questa versione, imponendo una modifica. Cimino ha sempre ritenuto che la scelta fosse dettata dal timore che quella battuta potesse risultare politicamente inopportuna, preferendo quindi un epilogo più diretto e meno controverso.[2]
Distribuzione
[modifica | modifica wikitesto]Il film debuttò al quinto posto del box office statunitense, incassando 4.039.079 dollari nel primo weekend di programmazione (16 agosto 1985), distribuito in 982 sale. L’esordio fu discreto, soprattutto in grandi città come Washington, Detroit e Pittsburgh, dove il film attirò inizialmente un buon pubblico.
Tuttavia, l’interesse calò rapidamente nelle settimane successive. Questo declino venne in parte attribuito alle proteste sollevate da alcune comunità asiatico-americane, che criticarono la rappresentazione dei personaggi e delle dinamiche culturali presenti nel film.[13]
Nel complesso, l’opera incassò circa 18,7 milioni di dollari tra Stati Uniti e Canada.[14] A livello globale, i ricavi da noleggio nelle sale raggiunsero i 30,4 milioni di dollari, a fronte di un budget stimato tra i 21 e i 24 milioni, configurando un risultato commerciale moderato ma lontano da un vero successo.
Accoglienza
[modifica | modifica wikitesto]Alla sua uscita nel 1985, L'anno del dragone ricevette recensioni fortemente contrastanti, dividendo in modo netto la critica.
Vincent Canby, sulle pagine del The New York Times, osservò che il film era «lontano anni luce dall’essere un classico», ma riconobbe anche che non ambiva a esserlo: lo definì piuttosto un gangster movie sontuoso e iperbolico, mai noioso, costruito su eccessi di comportamento, linguaggio e stile visivo che finiscono per esercitare una sorta di effetto ipnotico sullo spettatore.[15]
Di tutt’altro avviso Janet Maslin, sempre sul New York Times, che criticò duramente la mancanza di «emozione, logica e continuità narrativa». Secondo lei, gli attori risultavano penalizzati da queste carenze, in particolare Ariane Koizumi, la cui interpretazione venne giudicata del tutto inefficace.
Più entusiasta Rex Reed del New York Post, che descrisse il film come «esplosivo, audace e avventuroso».[16]
Anche Roger Ebert del Chicago Sun-Times, pur riconoscendone i limiti strutturali - definendo la costruzione narrativa confusa e disordinata - ne apprezzò l’energia e l’intrattenimento complessivo, assegnandogli tre stelle su quattro.
Più tiepido il giudizio di Leonard Maltin, che lo valutò con due stelle e mezzo, definendolo un melodramma intenso e coinvolgente ma appesantito da un eccesso di enfasi e autocompiacimento.
Ancora più severa Pauline Kael del The New Yorker, che liquidò il film come un prodotto isterico e sensazionalistico, pensato per un pubblico poco esigente.
Particolarmente bersagliata fu la performance della debuttante Ariane Koizumi. Il Los Angeles Times descrisse il suo personaggio come una figura costruita per soddisfare stereotipi sulla donna orientale, mentre il New York Times sottolineò come la sua presenza fosse così debole da risultare quasi irrilevante nell’economia del film. Dopo poche apparizioni minori, Koizumi abbandonò infatti la carriera cinematografica per tornare al mondo della moda.[17]
Sul piano degli aggregatori, L'anno del dragone mantiene un punteggio del 55% su Rotten Tomatoes, basato su 20 recensioni, con una media di 6,3 su 10. Su Metacritic, invece, ottiene un punteggio di 58 su 100 (su 14 critici), indicativo di giudizi complessivamente “misti o nella media”.[18]
Controversie
[modifica | modifica wikitesto]All’uscita del film, numerosi membri delle comunità cino-americane e asiatico-americane organizzarono proteste contro il film, accusandolo di ricorrere a stereotipi razziali, diffondere xenofobia e utilizzare un linguaggio offensivo, inclusi insulti espliciti. Le critiche riguardavano anche la rappresentazione delle donne, giudicata sessista. Alcuni gruppi temevano inoltre che il film potesse danneggiare concretamente il quartiere di Chinatown, rendendolo meno sicuro agli occhi del pubblico e provocando ripercussioni economiche sulla comunità locale.[19]
A seguito della polemica, venne inserito un disclaimer nei titoli di apertura, con l’intento di attenuare le accuse.[20] Il testo specificava che il film non intendeva sminuire né ignorare gli aspetti positivi delle comunità asiatico-americane, in particolare quella cinese, e che qualsiasi somiglianza con persone, organizzazioni o quartieri reali doveva considerarsi puramente casuale.[19]
Tra le voci critiche, Pauline Kael osservò che il film non era necessariamente più xenofobo de Il cacciatore, ma risultava più debole sul piano formale: privo di tensione e definizione, finiva per rendere ancora più evidente il suo sottotesto discriminatorio.
Il regista Michael Cimino rispose alle accuse in un’intervista alla rivista Jeune Cinéma, sostenendo che il film non fosse razzista, ma piuttosto un’opera che affrontava il tema del razzismo. Secondo Cimino, rappresentare certe dinamiche implicava necessariamente mostrarne anche gli aspetti più scomodi. Rivendicò inoltre il valore storico del film, sottolineando come portasse all’attenzione una realtà poco conosciuta: la discriminazione subita dai cinesi negli Stati Uniti, esclusi dalla cittadinanza fino al 1943 e soggetti a forti limitazioni, come l’impossibilità di ricongiungersi con le proprie famiglie.
Cimino aggiunse che alcune sequenze - come il discorso del personaggio di Kwong rivolto a Stanley - erano state accolte positivamente da parte del pubblico cinese. A suo avviso, le reazioni negative di una parte della critica occidentale potevano riflettere anche una certa difficoltà ad affrontare questi aspetti storici e sociali più scomodi.
Nella cultura popolare
[modifica | modifica wikitesto]Il film ha ricevuto nel tempo anche apprezzamenti autorevoli.[21] Tra i suoi estimatori figura Quentin Tarantino, che lo ha inserito tra i suoi film preferiti. In particolare, nel 2004 ha citato lo scontro finale sui binari del treno come uno dei suoi “momenti killer” del cinema, commentando:
Ti dimentichi di respirare mentre lo guardi.
L’influenza del film si è estesa anche alla cultura pop. Nel videoclip di Too Much (1997), Melanie Chisholm delle Spice Girls appare in una Chinatown indossando un cheongsam rosso: una scena chiaramente ispirata all’estetica del film.[22]
Anche la musica elettronica ha reso omaggio alla pellicola: il progetto Carpenter Brut ha intitolato un brano “Looking For Tracy Tzu”, contenuto nell’EP II (2015), richiamando direttamente il personaggio del film.
Infine, L'anno del dragone segna anche una piccola curiosità nella storia del cinema d’azione: è uno dei primi film a mostrare sul grande schermo la Desert Eagle, utilizzata dal protagonista Stanley White, interpretato da Mickey Rourke.
Riconoscimenti
[modifica | modifica wikitesto]- Golden Globe
- Nomination: Miglior colonna sonora originale - David Mansfield
- Nomination: Miglior attore non protagonista - John Lone
- Premio César
- Nomination: Miglior film straniero - Michael Cimino
- Premio Joseph Plateau
- Vincitore: Miglior film
- Premio Saint Jodi
- Nomination: Miglior film straniero - Michael Cimino
- Razzie Awards
- Nomination: Peggior attrice - Ariane Koizumi
- Nomination: Peggior regista - Michael Cimino
- Nomination: Peggior nuova star - Ariane Koizumi
- Nomination: Peggior film - Dino De Laurentiis
- Nomination: Peggior sceneggiatura - Michael Cimino, Oliver Stone
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ (EN) Robert J. Cole, M-G-M IS REPORTED PURCHASING UNITED ARTISTS FOR $350 MILLION, in The New York Times, New York, The New York Times Company, 16 maggio 1981, ISSN 0362-4331. URL consultato il 27 ottobre 2022.
- 1 2 3 4 5 6 7 Commento al DVD del regista Michael Cimino
- 1 2 (EN) Last Typhoon Cimino Is Back, su www.observer.com. URL consultato il 7 aprile 2026 (archiviato dall'url originale il 6 settembre 2008).
- 1 2 (EN) Mickey Rourke Interview Part 3, su YouTube. URL consultato il 7 aprile 2026 (archiviato dall'url originale il 16 aprile 2016).
- ↑ Bruce McNall e Michael D'Antonio, Fun While It Lasted: My Rise and Fall In the Land of Fame and Fortune, 1ª ed., New York, Hyperion, 2003, ISBN 9780786868643.
- ↑ Year of the Dragon (1985). URL consultato il 7 aprile 2026 (archiviato dall'url originale il 28 novembre 2016).
- ↑ (EN) Obits: Kew Dock Yip (1906-2001) & Irving Himel (1915-2001) – Bill Gladstone Genealogy, su billgladstone.ca, 25 ottobre 2011. URL consultato il 7 aprile 2026.
- ↑ (EN) CRITIC'S NOTES : CIMINO'S BACK, WITH A FIERY 'YEAR OF DRAGON', su Los Angeles Times, 18 agosto 1985. URL consultato il 7 aprile 2026.
- ↑ Jane Maslin, Film: 'Year of Dragon,' Cimino in Chinatown, in The New York Times, 16 agosto 1985.
- ↑ Mary Helen Berg, In Search of...Ariane, in Los Angeles Times, 18 marzo 1990.
- ↑ Sheila Benson, Movie Review: A Riveting Look at Chinatown Year of the Dragon, in Los Angeles Times, 16 agosto 1985.
- ↑ (EN) Share by Email, Share on Facebook, Share on X, Share on LinkedIn, Share via Text Message, Big Picture: Victoria’s year of the dragon, su Times Colonist, 8 luglio 2016. URL consultato il 7 aprile 2026.
- ↑ Francis Couarves, Movie Censorship and American Culture, in University of Massachusetts Press, 2006.
- ↑ Year of the Dragon (1985) - Box office / business, su IMDb. URL consultato il 7 aprile 2026 (archiviato dall'url originale il 2 ottobre 2016).
- ↑ (EN) FILM VIEW; AFTER 'HEAVEN'S GATE,' 'DRAGON' DOESN'T LOOK BAD. URL consultato il 7 aprile 2026.
- ↑ The Official Roger Ebert, Year of The Dragon review || Roger Ebert, 22 marzo 2019. URL consultato il 7 aprile 2026.
- ↑ (EN) Mary Helen Berg, In Search of . . . Ariane, su Los Angeles Times, 18 marzo 1990. URL consultato il 7 aprile 2026.
- ↑ (EN) Year of the Dragon Reviews - Metacritic, su www.metacritic.com. URL consultato il 7 aprile 2026.
- 1 2 (EN) Most Controversial Films of All Time, su www.filmsite.org. URL consultato il 7 aprile 2026 (archiviato dall'url originale il 24 ottobre 2010).
- ↑ (EN) Vanity Fair Magazine, Michael Cimino's Final Cut, su Vanity Fair. URL consultato il 7 aprile 2026 (archiviato dall'url originale il 28 agosto 2010).
- ↑ Wensley Clarkson, Quentin Tarantino: The Man, The Myths and His Movies, London, John Blake Publishing Ltd., ISBN 9781844543663.
- ↑ POSH IS A SPACE GIRL; She mimics Barbarella.(News), 4 dicembre 1997. URL consultato il 7 aprile 2026 (archiviato dall'url originale il 4 novembre 2012).
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Year of the Dragon, su MusicBrainz, MetaBrainz Foundation.
- L'anno del dragone, su MYmovies.it, Mo-Net s.r.l..
- L'anno del dragone, su Il mondo dei doppiatori.
- (EN) L'anno del dragone, su IMDb, IMDb.com.
- (EN) L'anno del dragone, su AllMovie, All Media Network.
- (EN) L'anno del dragone, su Rotten Tomatoes, Fandango Media, LLC.
- (EN, ES) L'anno del dragone, su FilmAffinity.
- (EN) L'anno del dragone, su Metacritic, Red Ventures.
- (EN) L'anno del dragone, su Box Office Mojo, IMDb.com.
- (EN) L'anno del dragone, su TV.com, Red Ventures (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2012).
- (EN) L'anno del dragone, su AFI Catalog of Feature Films, American Film Institute.
- (EN) L'anno del dragone, su BFI Film & TV Database, British Film Institute (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2018).
