Il siciliano (film)

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Il siciliano
Titolo originale The Sicilian
Paese di produzione Stati Uniti d'America, Italia
Anno 1987
Durata 115 min (versione cinematografica)
146 min (director's cut)
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Michael Cimino
Soggetto Mario Puzo
Sceneggiatura Steve Shagan, Gore Vidal (non accreditato)
Fotografia Alex Thomson
Montaggio Françoise Bonnot
Musiche David Mansfield
Scenografia Wolf Kroeger
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Il siciliano (The Sicilian) è un film del 1987 diretto dal regista Michael Cimino.

Il film riprende la biografia romanzata del bandito Salvatore Giuliano, ed è tratto dal romanzo omonimo di Mario Puzo.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'armistizio di Cassibile Salvatore Giuliano sopravvive dandosi al mercato nero. Un giorno, mentre con l'aiuto del cugino Gaspare Pisciotta (detto Aspanu) trasporta un carico di grano nascosto in una bara, viene bloccato dei carabinieri; nella sparatoria che ne segue, Giuliano ne uccide uno, ma è ferito gravemente. Nonostante il parere del barbiere locale, Salvatore sopravvive, si ribella dandosi alla macchia e si mette a capo del separatismo siciliano, con la connivenza dei politici e signorotti locali, nonché con l'assenso del capo dei capi della mafia siciliana Don Masino Croce.

Con l'aiuto di molti compaesani (soprattutto ex galeotti), unitisi a lui nella speranza di migliorare le cose, e con in mente l'idea di unire la "piccola" Sicilia agli "immensi" States, egli compie diverse imprese contro i potenti: rapina un treno postale, saccheggia la casa del principe Borsa, mette una "taglia" sulla testa del ministro Scelba ed aiuta i più poveri e deboli, commettendo però anche atrocità, quali la crocefissione di un prete corrotto, o l'esecuzione pubblica di un barbiere ed altri nobilotti locali che l'avevano tradito.

Infine, a causa anche delle infiltrazioni mafiose nella banda, si rende responsabile della strage di Portella della Ginestra, quando i suoi uomini, invece di sparare sopra le teste, uccidono 11 persone durante un comizio politico comunista. Ormai senza protezioni né politiche né mafiose (tenterà anche, senza successo, un attentato ai danni di Don Croce), con la banda che comincia a disgregarsi e con l'esercito che occupa Palermo, Giuliano è tradito dal suo fidato collaboratore e luogotenente Pisciotta, al quale viene ventilata una lauta ricompensa in cambio del vile atto. Pisciotta sarà l'esecutore materiale del delitto del cugino, commesso dopo aver inscenato un finto conflitto a fuoco con la polizia.

Director's cut[modifica | modifica wikitesto]

Esiste di questo film una versione integrale di 146 minuti, approvata da Cimino e unanimemente giudicata migliore. Questa edizione non è però mai stata distribuita in Italia[1] fino al 2015, quando questa versione è stata trasmessa da Rai Movie.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Secondo Tullio Kezich il film "tenta di far compiere al cinema un passo indietro. Torna Giuliano che ruba ai ricchi per dare ai poveri, tornano le leggende dei suoi amori e del figlio che non ebbe mai. Cimino ci fa addirittura vedere Turiddu che soccorre i feriti della strage di Portella, piange e si discolpa. Ma il fatto decisivo rimane un altro: il film è irrimediabilmente stonato e confuso, sgangherato e verboso"[2]. Critico anche Leonardo Sciascia sulla mitizzazione del personaggio da parte di Cimino.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Scheda su filmtv.it
  2. ^ Repubblica

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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