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Pablo Escobar

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Pablo Escobar
Pablo Escobar Mug.jpg
Escobar nel 1977

Membro della Camera dei Rappresentanti
Durata mandato 14 marzo 1982 –
20 gennaio 1984

Pablo Emilio Escobar Gaviria ([ˈpaβlo eˈmiljo eskoˈβaɾ ɣaˈβiɾja]; Rionegro, 1º dicembre 1949Medellín, 2 dicembre 1993) è stato un criminale colombiano, uno dei più noti e ricchi trafficanti di cocaina e marijuana della storia.

Conosciuto come Il Re della cocaina, è considerato come il criminale più ricco in assoluto, con un patrimonio stimato di oltre 40 miliardi di dollari nei primi anni novanta.[1] Nel 1983 ha inoltre avuto una breve carriera politica, venendo eletto alla Camera dei rappresentanti.[2]

Biografia

Primi anni

Pablo Emilio Escobar Gaviria nacque a Rionegro, il terzo di sette figli dell'agricoltore Abel de Jesús Escobar Echeverri e Hermilda Gaviria, un'insegnante di scuola elementare[3]. Da adolescente crebbe per le strade di Medellín. Cominciò la sua carriera criminale commettendo piccoli furti e truffe.

Carriera criminale

Nel 1974 venne arrestato per furto d'auto, in seguito al quale venne trasferito nel carcere di Ladera, dove incontrò un importante contrabbandiere del luogo, Alberto Prieto[4]. Dopo la scarcerazione, Escobar cominciò a lavorare per Prieto e, grazie al contrabbando, venne a conoscenza del nascente business della cocaina[4], nel quale iniziò a diventare protagonista nel 1975. La sua fama crebbe dopo che un narcotrafficante di Medellín, noto come Fabio Restrepo, fu assassinato nel 1975 – apparentemente proprio da Escobar – dopo aver acquistato 14 chilogrammi di droga. In seguito gli uomini di Restrepo furono informati che da quel momento avrebbero lavorato per Escobar[5]. Quando il suo business guadagnò notorietà, Escobar divenne noto a livello internazionale.

Corruzione e intimidazione caratterizzavano il sistema colombiano durante l'apogeo di Escobar. Egli praticava un'efficace strategia nota come plata o plomo, in spagnolo letteralmente argento (soldi) o piombo, che consisteva nel proporre una alternativa a chi trovava sulla sua strada: lasciarsi corrompere o morire. Per applicare questa strategia, controllare le operazioni, 'eliminare' gli informatori, gli infiltrati o semplicemente chi potesse intralciare i suoi affari, Escobar si circondò fin dai primi anni di un gruppo di guardie personali, perlopiù giovani provenienti dalle comunas, che avevano il compito di organizzare gli spostamenti del capo, salvaguardare la sicurezza nella sua tenuta Napoles e, soprattutto dalla fine degli anni '80, organizzare omicidi, stragi con autobombe, sequestri.

Il successo

Quando il suo impero raggiunse la massima espansione, la rivista Forbes stimava che egli fosse il settimo uomo più ricco del mondo, controllando l'80% della cocaina del mondo e il 20% delle armi illecitamente circolanti[6]. La sua organizzazione possedeva flotte di aerei, navi, veicoli costosi, così come ricche proprietà e vasti appezzamenti di terreno: le stime indicano che il cartello di Medellín incassasse 30 miliardi di dollari l'anno al suo momento più alto (circa 80 milioni di dollari al giorno). Ciò nonostante, Escobar era considerato un eroe per molti abitanti di Medellín, si trovava a suo agio nelle relazioni con il pubblico e riuscì ad accreditarsi la fama di benefattore dei poveri al fine di ottenere consenso politico.

Fanatico degli sport, fece costruire stadi di calcio sponsorizzando squadre locali, ma anche scuole e ospedali, coltivando così la sua immagine anche nella veste di "Robin Hood" distribuendo talvolta denaro ai poveri in cambio di fedeltà. La popolazione di Medellín, infatti, lo aiutava spesso fornendogli coperture, nascondendo informazioni alle autorità, o in ogni altro modo. Pablo Escobar, interessato a essere amato quanto temuto, venne così mitizzato da buona parte della popolazione povera colombiana nonostante le stragi senza precedenti di civili, poliziotti e militari colombiani di cui era responsabile.

La carriera politica

I primi passi di Pablo Escobar nel mondo della politica iniziarono con l'elezione a consigliere comunale di Envigado, nel 1979[7].Nel 1982 Escobar iniziò ad interessarsi alla politica nazionale, accettando di candidarsi in una lista del Movimento Rivoluzionario Liberale, una formazione che appoggiava la candidatura di Luis Carlos Galán, del partito Nuovo Liberalismo[4]. Tuttavia, a causa dei sospetti legati alla natura truffaldina della fortuna di Escobar, Galán decise di rifiutare pubblicamente l'adesione del Movimento Rivoluzionario Liberale. Nonostante ciò, Escobar venne presentato al politico Alberto Santofimio Botero, leader della formazione politica Alternativa Liberal[4], del quale il narcotrafficante divenne presto esponente di spicco. Grazie al progetto "Medellín sin Tugurios", un piano per costruire oltre cinquecento abitazioni per famiglie povere, Escobar ottenne una grande popolarità nella propria città natale, tanto da essere definito "un Robin Hood" da una nota rivista colombiana[8]. Al termine di una dura campagna elettorale, Pablo Escobar venne eletto alla Camera dei Rappresentanti, il 14 marzo 1982.

La carriera politica di Escobar subì un duro colpo quando il quotidiano El Espectador pubblicò, il 25 agosto di quell'anno, la notizia che il narcotrafficante era stato arrestato nel 1976 per essere stato trovato in possesso di un carico di cocaina[9]. Il 26 ottobre la Camera privò Escobar dell'immunità parlamentare, e il narcotrafficante si dimise il 20 gennaio 1984[4].

La guerra contro lo Stato e il Cartello di Cali

Pablo Escobar visse come una profonda umiliazione il fallimento della sua carriera politica[4], e si mise in moto per vendicarsi contro quelli che identificava come i responsabili. Il suo primo obiettivo fu il Ministro della giustizia Rodrigo Lara Bonilla, che più di tutti si era battuto alla Camera per denunciare le attività illecite di Escobar, assassinato da dei sicari il 30 aprile 1984[10]. La paura delle ripercussioni causò un esodo di tutti i narcotrafficanti colombiani, che si rifugiarono a Panama[4], il cui leader, il generale Noriega, aveva una lunga storia di collaborazione con i cartelli del narcotraffico[11].

Nell'estate di quell'anno, elementi dell'M-19 informarono Escobar che alcuni membri del governo sandinista del Nicaragua erano disposti ad accoglierlo[4]. Escobar vi si stabilì con la famiglia e con il socio d'affari José Gonzalo Rodríguez Gacha, con cui cominciò a studiare delle rotte per introdurre cocaina negli Stati Uniti d'America dal suo nuovo avamposto. È in questa occasione che Escobar venne in contatto con il pilota americano Barry Seal[4], che agiva come informatore per le agenzie americane. In occasione della spedizione di un carico, Seal scattò delle fotografie ad Escobar e Gacha, fornendo una prova inconfutabile delle attività criminali del narcotrafficante[12]. Barry Seal sarebbe stato successivamente assassinato a Baton Rouge il 19 febbraio 1986 da sicari del Cartello di Medellín[13]. Le foto pubblicate dai giornali colpirono non solo Escobar, ma anche il regime sandinista, che si vide costretto a cacciare il narcotrafficante dal Paese, per mettere a tacere le accuse di appoggio a un'organizzazione mafiosa[4]. Il capo del Cartello di Medellín fece dunque ritorno in Colombia.

Nel giugno del 1985 Iván Marino Ospina, membro dell'M-19, informò Escobar del piano del gruppo guerrigliero di attaccare e occupare un edificio governativo[4]. La scelta finale cadde sul Palazzo di Giustizia, sede della Corte Suprema, e luogo dove erano custoditi i fascicoli relativi alle indagini su Escobar, che finanziò parte dell'operazione nella speranza di ottenere un vantaggio personale[4]. L'attacco avvenne il 6 novembre, protraendosi per due giorni. Dodici magistrati vennero assassinati e un incendio distrusse completamente le carte relative ai processi e alle estradizioni[4][14].

Il 12 dicembre 1986, dopo mesi di uccisioni a danni di magistrati, avvocati e giornalisti, la Corte Suprema colombiana annullò il trattato di estradizione con gli Stati Uniti, siglato sette anni prima[15]. La decisione fu duramente contestata dal quotidiano El Espectador, nemico di vecchia data di Escobar, ritenendo che l'annullamento dell'estradizione avrebbe rafforzato il narcotraffico. Deciso a mettere a tacere gli articoli contro di lui, Escobar fece uccidere il direttore del giornale, Guillermo Cano Isaza, che venne assassinato il 17 dicembre[16]. Nonostante l'annullamento dell'estradizione, la persecuzione dei nemici di Escobar non terminò. Il 13 gennaio 1987, l'ambasciatore colombiano in Ungheria venne raggiunto dai colpi di pistola di un sicario di Escobar[17].

Il 13 gennaio 1988, un'autobomba esplose davanti all'edificio Monaco, una delle abitazioni di Escobar, uccidendo due persone[18]. L'ordigno era stato piazzato da uomini del Cartello di Cali. Il narcotrafficante non si trovava in casa, ma nell'esplosione rimasero coinvolti la moglie e i figli[4]. Esistono due versioni del perché iniziò la guerra tra le due più grandi organizzazioni mafiose colombiane. Secondo la prima, Escobar avrebbe provato del risentimento per il mancato appoggio materiale del cartello di Cali alla sua strategia stragista[19]. La seconda ipotesi è che Escobar avesse chiesto la consegna di un uomo di Hélmer Herrera Buitrago, uno dei boss del cartello di Cali, che aveva avuto una relazione con Jorge "El Negro" Pabón, un amico di vecchia data di Escobar che in quei giorni viveva all'edificio Monaco[7][20]. Herrera si sarebbe rifiutato, decidendo di colpire per primo il nuovo nemico. Qualunque fosse il motivo alla base dell'azione, la bomba segnò l'inizio del sanguinoso conflitto tra i due cartelli.

Gli anni novanta e la caduta

Nel 1991 Escobar si consegnò spontaneamente alle autorità colombiane per evitare l'estradizione negli Stati Uniti, consapevole che non avrebbe potuto avere la stessa influenza che ebbe in Colombia. Il processo con cui Pablo Escobar giunse ad un accordo con il governo della Colombia che evitasse l'estradizione è stato raccontato da Gabriel García Márquez nel suo libro Notizia di un sequestro.[21] In questo libro si spiega come Pablo Escobar avesse ordinato una serie di sequestri di giornalisti colombiani molto importanti per forzare la mano al governo colombiano affinché accettasse di non estradarlo negli Stati Uniti. Tra i sequestrati c'erano Diana Turbay, Maruja Pachón e Beatriz Villamizar (rispettivamente moglie e sorella di Alberto Villamizar che avrebbe avuto un ruolo determinante nel finalizzare l'accordo tra governo e Pablo Escobar), Pacho Santos e Marina Montoya.

Escobar fu rinchiuso nella sua prigione privata di lusso, La Catedral, che gli fu permesso di costruire come ricompensa per essersi costituito. Aveva infatti negoziato un accordo con il governo colombiano che prevedeva 5 anni di confinamento obbligatorio nella sua prigione in cambio di non essere estradato. Il premio Nobel Gabriel García Márquez scrive nel suo libro che quando Pablo Escobar vi entrò, questa avesse davvero l'aspetto di una prigione, ma come in meno di un anno fosse stata trasformata in una lussuosa fortezza. Ciò provocò uno scandalo, tanto più che Escobar mostrava ben poco rispetto per gli accordi, essendone uscito più volte per assistere a partite di calcio, fare compere a Medellín, frequentare luoghi pubblici e feste. Lui stesso invitò la nazionale di calcio colombiana a giocare una partita nel campetto adiacente la sua prigione. In seguito il portiere Higuita saltò il Campionato del mondo del 1994 poiché riconosciuto colpevole di favoreggiamento della prostituzione. Sulla stampa locale apparve un articolo con foto della cella piena di ogni comfort, nel quale si rivelava che Escobar aveva fatto uccidere molti suoi soci in affari che erano andati a trovarlo a La Catedral.

Il 22 luglio 1992 il governo decise di spostare Escobar in una prigione più convenzionale, ma i suoi contatti gli permisero di conoscere gli intenti del governo e di evadere al momento giusto da La Catedral. Nello stesso anno il reparto speciale dell'esercito statunitense Delta Force (e poi anche quello della marina dei Navy SEAL) furono dispiegati per la sua cattura. Con l'acuirsi del conflitto crebbe il numero dei suoi nemici e un gruppo conosciuto come Los Pepes, che riuniva i perseguitati da Pablo Escobar e dai suoi complici, cominciò una sanguinosa campagna nella quale più di trecento tra collaboratori e parenti di Escobar vennero uccisi e gran parte delle loro proprietà distrutte. Alcuni osservatori[chi?] affermano che i membri del Bloque de Búsqueda e delle intelligence statunitense e colombiana, nei loro sforzi per punire Escobar, fossero collusi con Los Pepes o comunque coordinassero le attività del Bloque de Búsqueda e dei Los Pepes. Questo coordinamento sarebbe stato raggiunto tramite la condivisione delle informazioni di intelligence, per permettere ai Los Pepes di smontare la macchina organizzativa che proteggeva Escobar e i pochi alleati rimasti. Tutto ciò porta a discutere circa il ruolo che gli Stati Uniti d'America hanno giocato nel raccogliere informazioni di intelligence, poiché parte di queste furono poi utilizzate dai Los Pepes nelle loro azioni di giustizia sommaria.

Ad ogni modo, la guerra contro Escobar terminò il 2 dicembre 1993, quando una squadra colombiana di sorveglianza elettronica, il Bloque de búsqueda, utilizzando la tecnologia della triangolazione radio fornita dagli Stati Uniti, lo localizzò e circondò in un quartiere borghese di Medellín. Ne seguì uno scontro a fuoco con Escobar e la sua guardia del corpo, Alvaro de Jesús Agudelo (a.k.a. "El Limón"). I due malviventi tentarono di fuggire correndo attraverso i tetti delle case adiacenti per raggiungere una strada secondaria, ma entrambi furono uccisi dalla polizia nazionale colombiana. Escobar subì colpi di arma da fuoco alla gamba e al busto e un colpo di arma da fuoco mortale alla testa (i parenti sostengono che si sia suicidato). Dopo la morte del suo leader, il cartello di Medellín si frammentò e il mercato della cocaina presto venne dominato dal cartello di Cali fino alla metà degli anni novanta, quando anche i leader di quest'ultimo furono uccisi o catturati.

Membri della Bloque de búsqueda, unità operativa della polizia colombiana, che festeggiano davanti al cadavere di Escobar, 2 dicembre 1993

Nell'ottobre del 2006 morì la madre Hermilda Gaviria. Il 28 ottobre 2006 le autorità ne approfittarono per esumare il cadavere di Escobar, alla presenza e con il consenso della vedova María Victoria, per un test sul DNA volto a confermare la reale identità della salma. Vi furono delle voci che la riesumazione fosse servita anche a dirimere la presunta paternità di un figlio illegittimo, smentite dai familiari.[22][23]

Il 22 febbraio 2019, alla presenza del sindaco di Medellin e dei parenti delle vittime di Escobar, è stata demolita la leggendaria residenza e simbolo della ricchezza del capo del cartello di Medellin. Il palazzo “Monaco” di otto piani, che un tempo ospitava sulle sue pareti dipinti di artisti famosi e veicoli di lusso nel suo parcheggio, è stato fatto crollare con una carica controllata di 200 chilogrammi di esplosivo. Nel luogo in cui sorgeva l'edificio, sarà realizzato un parco chiamato "Inflexión" che ospiterà una scultura e una lapide in omaggio alle 46.612 vittime della guerra del narcotraffico nella città.[24]

Nella cultura di massa

Cinema e televisione

Videogiochi

Fumetti

  • Il fumetto argentino Il giorno del giudizio, scritto da Ricardo Barreiro e disegnato da Francisco Solano López, prende le mosse dall'uccisione di Pablo Escobar: il figlio segreto di questi, dopo aver ereditato il posto come capo della sua organizzazione, minaccia di far detonare degli ordigni atomici nelle più importanti città
  • Escobar, el patròn, sceneggiatura di Guido Piccoli, disegni di Giuseppe Palumbo, 2017, Mondadori.

Libri

Musica

  • A metà degli anni novanta Nas inizia a farsi chiamare "Nas Escobar", utilizzando anche questo pseudonimo e le sue varianti ("Escobar", "Esco") nel suo secondo album It Was Written e in The Album dei Firm (e in altre successive produzioni underground come Esco & Sosa). Il singolo di Nas Escobar '97, inserito nella colonna sonora del film Men in Black, segna la simbolica fine del personaggio di Nas.
  • Il rapper Fabri Fibra gli dedica il titolo di una canzone nel suo disco Squallor.
  • Pablo Escobar viene citato nella canzone No cocaine del cantante reggae Alborosie.
  • Pablo Escobar viene citato nella canzone Don Medellín del rapper italiano Salmo.
  • Pablo Escobar viene inoltre citato nella canzone Escobar(s) di Mike Stud.
  • Pablo Escobar viene citato nella canzone di Kaaris Blow.
  • Pablo Escobar viene citato anche in una canzone del rapper marocchino Mr Crazy, intitolata Escobar.
  • Pablo Escobar viene citato dal rapper Caneda nel singolo Gigante di Gemitaiz.
  • Pablo Escobar viene citato anche dal rapper Emis Killa nel singolo Linda.
  • Pablo è il nome di una canzone del trapper italiano Sfera Ebbasta, riferimento a Pablo Escobar. In essa spesso si riferisce a lui e al termine "Narcos", noto per definire i consumatori o divulgatori di narcotici.
  • Nella canzone Trap Phone dell'Album Sinatra del rapper italiano Gué Pequeno, Capo Plaza nelle prime fasi della sua strofa dice "sto trappando come un Narcos", in riferimento alla serie TV Narcos che parla per l'appunto di Pablo Escobar
  • Pablo Escobar viene nominato nella canzone Narcos dal trio hip-hop statunitense, Migos.

Note

  1. ^ Pablo Escobar, 24 settembre 2014. URL consultato il 24 settembre 2014.
  2. ^ Pablo Escobar Gaviria – English Biography – Articles and Notes, 24 settembre 2014. URL consultato il 24 settembre 2014 (archiviato dall'url originale l'8 novembre 2006).
  3. ^ Pablo Escobar, 24 settembre 2014. URL consultato il 24 settembre 2014.
  4. ^ a b c d e f g h i j k l m n Pablo Escobar, il Padrone del Male, Newton Compton.
  5. ^ Killing Pablo, Mark Bowden.
  6. ^ A history of modern Latin America, 1800 – 2000, 24 settembre 2014. URL consultato il 24 settembre 2014.
  7. ^ a b Victoria Eugenia Henao, Ho Sposato Pablo Escobar, Utet.
  8. ^ ‘Un Robin Hood paisa’: El primer artículo sobre Pablo Escobar, su semana.com.
  9. ^ Tre storie su Pablo Escobar, su internazionale.it.
  10. ^ (EN) JUSTICE MINISTER SLAIN IN BOGOTA, in The New York Times, 1º maggio 1984.
  11. ^ (EN) PANAMA STRONGMAN SAID TO TRADE IN DRUGS, ARMS AND ILLICIT MONEY, in The New York Times, 12 giugno 1986.
  12. ^ SMUGGLER: Barry Seal, su trutv.com (archiviato dall'url originale il 22 gennaio 2009).
  13. ^ (EN) TRIAL OPENS TODAY FOR 3 ACCUSED OF MURDERING DRUG RING INFORMER, in The New Yorl Times, 12 gennaio 1987.
  14. ^ (EN) 12 Colombian Justices Dead : Half of High Court Killed in Takeover, in Los Angeles Times, 9 novembre 1985.
  15. ^ (EN) Hernando Rocha, Extradition law declared illegal, in Upi, 12 dicembre 1986.
  16. ^ (EN) [html COLOMBIA EDITOR IS SHOT DEAD], in The New York Times, 18 dicembre 1986.
  17. ^ (ES) La 'mafia' de la droga atenta contra un embajador colombiano, in El Pais, 14 gennaio 1987.
  18. ^ La guerra de carteles, su elespectador.com.
  19. ^ Juan Pablo Escobar, Pablo Escobar, gli ultimi segreti dei narcos, Newton Compton.
  20. ^ William C. Rempel, L'impero dei narcos, Newton Compton.
  21. ^ Chi fu davvero Pablo Escobar - Il re criminale della cocaina - Bergamo Post, in Bergamo Post, 21 settembre 2016. URL consultato il 14 febbraio 2018.
  22. ^ J.Mollison, 2007, p.334.
  23. ^ R.Escobar, 2009, p.9.
  24. ^ Demolita la casa di Escobar a Medellin - Giù in 3 secondi il palazzo di otto piani del narcotrafficante, su Ansa.it, 22 febbraio 2019. URL consultato il 23 febbraio 2019.

Bibliografia

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Collegamenti esterni

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