Seconda guerra civile in Libia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Seconda guerra civile in Libia
Libyan Civil War.svg
Situazione militare attuale:

      Controllato dal Governo di Accordo Nazionale di Tripoli e alleati

      Controllato dalle forze leali a Khalifa Ghwell

      Controllato dal governo di Tobruk e dalle brigate di Zintan

      Controllato dai Consigli consultivi di Bengasi, Derna e Agedabia

      Controllato da forze Tuareg

      Controllato da forze locali

Data16 maggio 2014 – presente
LuogoLibia
EsitoConflitto in corso
Schieramenti
Libia Camera dei rappresentanti

Sostenuto da:

Egitto Egitto
Emirati Arabi Uniti Emirati Arabi Uniti
Francia Francia
Russia Russia
Libia Nuovo Congresso Nazionale Generale (fino a marzo 2016)
  • Partito di Giustizia e Costruzione
  • Milizie di Misurata (Scudo Libico)
  • Milizie di Tripoli
    • LROR
    • al-Watan
  • Berber flag.svg Milizie Amazigh
  • Milizie Tuareg

Sostenuto da: Qatar Qatar
Turchia Turchia
Sudan Sudan


Libia Governo di Accordo Nazionale (da aprile 2016)[1]

Sostenuto da:

Stati Uniti Stati Uniti
Regno Unito Regno Unito
Italia Italia[2]
Nazioni Unite ONU
Flag of Jihad.svg Consiglio consultivo dei rivoluzionari di Bengasi

Flag of Jihad.svg Consiglio consultivo dei mujahidin di Derna

Flag of Jihad.svg Consiglio consultivo dei rivoluzionari di Agedabia


Flag of the Islamic State of Iraq and the Levant2.svg Stato Islamico in Libia
  • Wilaya Barqa
  • Wilaya Tarabulus
  • Wilaya Fezzan
Comandanti
Libia Aguila Saleh Issa
(Presidente della Camera dei rappresentanti)
Libia Abdullah al-Thani
(Primo Ministro)
 · Mahmud Jibril (leader dell'Alleanza delle Forze Nazionali)
Libia Generale Khalifa Haftar
(Comandante di Operazione Dignità)
 · Ibrahim Jadran (leader del PFG)
Egitto ʿAbd al-Fattāḥ al-Sīsī (Presidente dell’Egitto)
Emirati Arabi Uniti Khalifa bin Zayed Al Nahyan (Presidente degli Emirati Arabi Uniti)
Libia Nuri Busahmein
(Presidente del nuovo GNC)
Libia Khalifa Ghwell
(Primo Ministro, non internazionalmente riconosciuto)
 · Abdelhakim Belhadj (leader di al-Watan)
Libia Fayez al-Sarraj
(Presidente del Consiglio Presidenziale e Primo ministro del Governo di Accordo Nazionale)
*Ibrahim Jadran
(leader del PFG)
*Abd al-Ra'uf Kara
(leader della Forza Speciale di Deterrenza)
Flag of Jihad.svg Mohamed al-Zahawi †(Leader di Anṣār al-Sharīʿa)

Flag of Jihad.svg Sufian bin Qumu (leader di Anṣār al-Sharīʿa a Derna)


Flag of the Islamic State of Iraq and the Levant2.svg Abu Bakr al-Baghdadi (leader dell'ISIS)
Flag of the Islamic State of Iraq and the Levant2.svg Abu Nabil al-Anbari† (emissario di al-Baghdadi in Libia)
Flag of the Islamic State of Iraq and the Levant2.svg Mohammed Abdullah (Emiro di Derna)[3]

Flag of the Islamic State of Iraq and the Levant2.svg Ali Al Qarqaa (Emiro di Nofaliya)[4]
Effettivi
40.000 (milizie di Misurata)[7][8]
20.000 (PFG)[9]
1.000-10.000 (Ansar al-Sharia)[5]
2.000-3.000 (ISIS)[6]
Perdite
5.871[10] - 8.220[11] combattenti e civili uccisi (2014-2016)
435.000 sfollati interni (maggio 2015)[12]
Voci di guerre presenti su Wikipedia

La seconda guerra civile in Libia[13][14] è un conflitto armato scoppiato in Libia nel 2014 tra due coalizioni e due governi rivali: da una parte il governo internazionalmente riconosciuto, basato nella città orientale di Tobruk e sostenuto dalla Camera dei rappresentanti e dall'operazione Dignità del generale Haftar; dall'altra parte il governo basato nella capitale Tripoli e sostenuto dal Nuovo Congresso Nazionale Generale e dalla coalizione di Alba Libica.[15][16] Entrambe le coalizioni riunivano diversi gruppi armati debolmente alleati tra loro.[17] Dopo ottobre 2014 una terza forza, i militanti affiliati allo Stato Islamico (ISIS), ha fatto ingresso nella guerra, prendendo il controllo prima della città di Derna e poi di Sirte.[18] A partire da marzo 2016, un accordo di pace negoziato sotto l'egida dell'ONU ha portato all'insediamento a Tripoli di un nuovo Governo di Accordo Nazionale internazionalmente riconosciuto, che ha la lealtà di autorità e milizie dell'ovest del Paese, ma non ha ancora ottenuto l'appoggio della Camera dei rappresentanti di Tobruk e del generale Haftar.

Sin dalle prime fasi della guerra, l'Egitto e gli Emirati Arabi Uniti hanno sostenuto il generale Haftar, intervenendo anche con attacchi aerei contro Alba Libica e contro l'ISIS.[17] Il Qatar e la Turchia hanno aiutato Alba Libica.[17][19] Dal 2016, un crescente coinvolgimento delle potenze occidentali ha visto lo schieramento di forze speciali e bombardamenti statunitensi contro l'ISIS a Sirte.

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

Le conseguenze della prima guerra civile libica sono state caratterizzate da un marcato cambiamento dell'ordine politico e sociale dopo il rovesciamento e l'uccisione di Mu'ammar Gheddafi il 20 ottobre 2011. Il Paese è stato soggetto a perdurante proliferazione delle armi, violenza settaria e caos politico, con ricadute sui Paesi circostanti tra cui il Mali, dove l'afflusso di armi e combattenti provenienti dalla Libia ha provocato lo scoppio di una guerra civile nel 2012. Dalla sconfitta delle forze gheddafiane, la Libia è stata lacerata tra numerose milizie armate rivali di ex ribelli affiliate a regioni, città e tribù, mentre il governo centrale è stato debole e incapace di stabilire la sua autorità sul Paese. In assenza di un esercito organizzato, le milizie armate degli ex ribelli hanno continuato ad affermare il loro ruolo di “guardiani della rivoluzione”, e un conflitto a bassa intensità tra milizie rivali è continuato nel 2012 e nel 2013 con circa 500 morti all'anno.[20][21]

Il 7 luglio 2012, I Libici votarono nella loro prima elezione parlamentare dalla fine del precedente regime. L'8 agosto 2012, il Consiglio Nazionale di Transizione cedette ufficialmente il potere all'interamente eletto Congresso Nazionale Generale (GNC), cui fu affidato l'incarico di formare un governo ad interim e di stendere una nuova Costituzione da approvare in un referendum generale.[22]

L'11 settembre 2012, militanti di Ansar al-Shari'a (Libia) attaccarono il consolato statunitense a Bengasi, uccidendo l'ambasciatore americano in Libia Christopher Stevens e altre tre persone. L'incidente suscitò sdegno negli Stati Uniti e in Libia.[23][24][25]

Il 14 ottobre 2012, il Congresso Nazionale Generale elesse l'ex membro del GNC e avvocato per i diritti umani Ali Zeidan come Primo ministro.[26][27][28] L'11 marzo 2014, essendo stato sfiduciato dal GNC per non essere riuscito a fermare una nave carica di petrolio non autorizzata a salpare,[29] Zeidan si dimise, e fu rimpiazzato dal Primo ministro Abdullah al-Thani.[30]

Cronologia degli eventi[modifica | modifica wikitesto]

La formazione di due governi rivali (maggio – ottobre 2014)[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio del 2014, la Libia era governata dal Congresso Nazionale Generale (GNC), eletto con un mandato di 18 mesi nel luglio 2012. Da allora, i partiti islamisti avevano preso il controllo dell'assemblea, prevalendo sulla maggioranza centrista e liberale, ed eleggendo Nuri Busahmein come presidente del GNC nel giugno 2013.[31] Nel dicembre 2013, il GNC vota per applicare una variante della Sharia[32] e decide di estendere il suo mandato per un anno fino al dicembre 2014.[33]

Il 14 febbraio 2014, il generale Khalifa Haftar, che aveva servito sotto il precedente regime di Mu'ammar Gheddafi, richiede la dissoluzione del GNC e la formazione di un governo ad interim che presieda a nuove elezioni, minacciando un colpo di Stato.[34]

Il 16 maggio 2014, le forze leali al generale Haftar lanciano unilateralmente un'offensiva terrestre e aerea su larga scala chiamata operazione Dignità (in arabo: عملية الكرامة‎; Amaliya al-Karamah) contro i gruppi armati islamisti (tra cui Ansar al-Shari'a) a Bengasi, promettendo di liberare il Paese dalla violenza delle milizie islamiste. Il primo ministro al-Thani sconfessa l'operazione, condannandola come illegale e come un tentato colpo di Stato.[35][36] Due giorni dopo, le milizie di Zintan alleate con Haftar attaccano la sede del parlamento a Tripoli per ottenerne la dissoluzione.[37]

Il Congresso Nazionale Generale è quindi costretto a indire nuove elezioni per un nuovo parlamento di 200 membri, la Camera dei rappresentanti.[38] Le elezioni si tengono il 26 giugno, in collegi in cui, a differenza che nelle precedenti elezioni del 2012, non possono presentarsi liste elettorali di partito, ma solo candidati indipendenti. 12 membri non possono essere eletti poiché alcuni seggi rimangono chiusi a causa delle violenze, e in tutto il Paese solo il 18% dell'elettorato (circa 630.000 persone) si reca a votare.[39][40][41] I risultati elettorali, annunciati il 21 luglio, vedono una decisiva sconfitta degli islamisti predominanti nel precedente parlamento e un'affermazione dei candidati liberali e federalisti.[42] In base alle regole elettorali, il nuovo parlamento dovrebbe riunirsi nella città di Bengasi anziché nella capitale Tripoli, come segno di avvicinamento delle istituzioni alla metà orientale del Paese; tuttavia, la maggior parte dei parlamentari, ritenendo Bengasi troppo pericolosa a causa dei combattimenti in corso tra Haftar e le milizie islamiste, preferisce riunirsi a Tobruk, sotto il controllo del generale Haftar. Trenta deputati ostili alla nuova maggioranza, tra cui islamisti e misuratini, decidono quindi di boicottare il nuovo parlamento, alla cui inaugurazione a Tobruk, avvenuta il 4 agosto, si presentano solo 153 membri su 188 eletti.[43][44][45]

Precedentemente, il 13 luglio 2014, temendo i risultati elettorali,[46] alcune milizie islamiste di Tripoli (in particolare la Camera Operativa dei Rivoluzionari Libici) e le milizie di Misurata avevano lanciato l'operazione Alba Libica per sottrarre il controllo dell'aeroporto internazionale di Tripoli alle milizie di Zintan (alleate con il generale Haftar), che lo controllavano dalla fine del 2011.[47] Il 23 agosto, nonostante l'intervento militare degli Emirati Arabi Uniti, che bombardano le posizioni di Alba Libica, le milizie di Zintan sono costrette a ritirarsi dall'aeroporto e da Tripoli.[48][49] Due giorni dopo, il 25 agosto, su richiesta di Alba Libica, 94 membri del vecchio Congresso Nazionale Generale, tra cui coloro che avevano boicottato la Camera dei rappresentanti di Tobruk a inizio agosto, si riuniscono nuovamente come Nuovo Congresso Nazionale Generale e si proclamano parlamento legittimo al posto della Camera dei rappresentanti recentemente eletta, con Tripoli come loro capitale politica, Nuri Busahmein presidente e Omar al-Hasi primo ministro.[50][51]

Anche il governo sostenuto dalla Camera dei rappresentanti di Tobruk, presieduto dal riconfermato al-Thani, è quindi costretto a trasferirsi da Tripoli all'est del Paese agli inizi di settembre.[52][53] La Camera dei rappresentanti e il governo di al-Thani si allineano progressivamente alle forze precedentemente autonome di Haftar, appoggiando ufficialmente l'operazione Dignità in ottobre,[54] e nominando infine Haftar capo del ricostitutendo esercito libico nel marzo 2015.[55]

Il paese risulta così diviso tra due governi rivali, con Tripoli e Misurata controllate da forze leali ad Alba Libica e al nuovo GNC di Tripoli, mentre la comunità internazionale riconosce il governo di Abdullah al-Thani e il suo parlamento a Tobruk. Bengasi rimane contesa tra le forze filo-Haftar e gli islamisti radicali di Anṣār al-Sharīʿa. In settembre, il Rappresentante speciale dell'ONU Bernardino León avvia un nuovo processo di dialogo politico in Libia, per ottenere una soluzione diplomatica e non militare al conflitto e favorire la creazione di un governo di unità nazionale.[56] Il 6 novembre, la corte suprema di Tripoli ordina lo scioglimento della Camera dei rappresentanti, dichiarandola illegittima.[57] La Camera dei rappresentanti rifiuta la sentenza, sostenendo che sia stata emessa "sotto minaccia",[58] e la comunità internazionale continua a riconoscere come legittimi il parlamento e il governo di Tobruk.

La lotta per il petrolio e la comparsa dell'ISIS (ottobre 2014 - aprile 2015)[modifica | modifica wikitesto]

Il 3 ottobre, a Derna, una formazione islamista radicale, il Consiglio consultivo dei giovani islamici (Majlis Shura Shabab al-Islam), attivo a Derna da aprile, dichiara la propria affiliazione al cosiddetto Stato Islamico (ISIS) di Abu Bakr al-Baghdadi, proclamando il territorio sotto il suo controllo nella città come parte del “califfato” proclamato da al-Baghdadi a Mosul nel giugno 2014. Un altro gruppo ribelle islamista di Derna, la brigata dei martiri di Abu Salim, prende le distanze dal proclama del Consiglio, dichiarando che non si sarebbe affiliato ad alcun gruppo al di fuori della Libia.[59]

Giacimenti di petrolio e gas in Libia: in verde gli oleodotti, in rosso i gasdotti (mappa del Dipartimento dell'Energia degli USA)

In novembre, milizie Tuareg sostenute dal governo di Tripoli e da milizie di Misurata strappano ai Tebu il controllo del grande campo petrolifero di Sharara, nel sud-ovest della Libia; per rappresaglia, le milizie di Zintan, alleate coi Tebu, chiudono l'oleodotto che trasporta il petrolio di Sharara ai terminal del nord, causando l'interruzione della produzione di 300.000 barili di petrolio al giorno.[60]

Il 27 dicembre, le milizie di Misurata lanciano un'offensiva per strappare il controllo dei porti di Sidra e Ras Lanuf, tra i più importanti in Libia per l'esportazione del petrolio, alla Guardia degli impianti petroliferi (PFG) del leader federalista Ibrahim Jadran, alleata con il governo di Tobruk. L'offensiva non ha successo e le forze di Misurata si ritirano da Sidra a fine marzo 2015, ma la distruzione delle infrastrutture attorno a Sidra ferma la produzione nei campi petroliferi che riforniscono il terminal.[60]

Il 27 gennaio, i miliziani fedeli all’ISIS rivendicano un attentato all'hotel Corinthia di Tripoli, in cui muoiono cinque libici e cinque stranieri. L’8 febbraio, con l’aiuto di membri di Anṣār al-Sharīʿa, i jihadisti dell’ISIS prendono il controllo di Nofaliya, a est di Sirte, e il 13 febbraio entrano a Sirte, impadronendosi di una tv e di due radio locali.[61] Il 14 febbraio l'ambasciata italiana a Tripoli, l'ultima rappresentanza occidentale ancora attiva, viene evacuata. In risposta all'avanzata dell'ISIS, i ministri degli Esteri e della Difesa italiani, Gentiloni e Pinotti, prospettano un possibile intervento militare italiano, la cui imminenza viene però smentita dal Presidente del Consiglio, Matteo Renzi.[56]

Il 15 febbraio, i miliziani dell’ISIS in Libia pubblicano un video raffigurante la decapitazione di ventuno cristiani copti egiziani che il gruppo aveva precedentemente rapito a Sirte.[62] Il giorno seguente, in risposta alle uccisioni, l'Egitto, che fino a quel momento aveva fornito supporto indiretto al generale Haftar, interviene direttamente nel conflitto, eseguendo degli attacchi aerei contro obiettivi dello Stato Islamico a Derna, in coordinazione col governo di Tobruk.[63] Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU respinge però una bozza di risoluzione dell'Egitto, tesa a legittimare l'appoggio militare al governo di Tobruk nel conflitto libico e la rimozione, limitatamente al governo di Tobruk stesso, dell'embargo sulle armi, in vigore dal 2011.[56] Gli Stati occidentali, in particolare, reiterano il loro sostegno al processo di pace per la formazione di un governo di unità nazionale, di contro al sostegno unilaterale dell’Egitto al governo di Tobruk.[64] Per rappresaglia contro gli attacchi egiziani, il 20 febbraio l'ISIS esegue degli attentati suicidi nella città orientale di Gubba, tra Tobruk e Beida, uccidendo almeno 40 persone.[65]

A fine marzo 2015, le milizie di Misurata si ritirano da Ben Giauad, dove avevano stabilito una base nell'offensiva contro il terminal petrolifero di Sidra. Il ritiro è motivato dall'esigenza di concentrare lo sforzo bellico contro le milizie dell'ISIS a Sirte.[66]

Il 18 aprile 2015, un barcone carico di migranti si rovescia in prossimità della costa libica, provocando oltre 700 morti in una delle più grandi stragi di migranti nel Mediterraneo. In reazione, l'Unione Europea lancia, tra l'altro, l'Operazione Sophia, un'operazione militare nel Mediterraneo centrale finalizzata a contrastare i trafficanti di migranti; l'operazione avviene in acque internazionali, ma viene previsto che la sua fase finale possa comportare anche interventi contro i trafficanti di migranti nelle acque e sul suolo della Libia, previo consenso dell'ONU e del governo libico.[67]

L'espulsione dell'ISIS da Derna e il suo consolidamento a Sirte (maggio - novembre 2015)[modifica | modifica wikitesto]

Tra fine maggio e inizio giugno, le forze affiliate allo Stato Islamico a Sirte lanciano una nuova offensiva contro le forze di Misurata a ovest e sud di Sirte, conquistando l'aeroporto civile e militare di al-Gardabiya a sud di Sirte e attaccando un posto di blocco alla periferia di Misurata.[68] A inizio giugno, l'ISIS conquista il villaggio di Harawa, a est di Sirte.[69] Il radicamento dell'ISIS a Sirte, città natale di Gheddafi, è favorito da defezioni dall'ala locale di Ansar al-Sharia, attiva a Sirte dal giugno 2013, e dal sostegno di ex lealisti gheddafiani, emarginati in seguito alla guerra civile del 2011, in modo simile agli ex-baathisti in Iraq.[61]

L'avanzata dell'ISIS nell'area di Sirte è controbilanciata dall'espulsione delle forze dell'ISIS da buona parte di Derna, loro prima roccaforte in Libia, il 14 giugno 2015, dopo cinque giorni di violenti scontri con il Consiglio consultivo dei mujahideen di Derna, una coalizione di gruppi armati jihadisti non affiliati allo Stato Islamico, tra cui la Brigata dei martiri di Abu Salim.[70][71] Si manifesta così anche in Libia il fenomeno, già osservato nella guerra civile siriana sin dal gennaio del 2014, dello scontro tra gruppi jihadisti diversi per ideologia e strategia, in particolare tra l'ISIS e i gruppi vicini ad al-Qaida.[72]

Oltre ad intensificare le loro offensive in Libia, i militanti libici dell'ISIS sono sospettati di essere coinvolti negli attacchi nella confinante Tunisia, colpita dall'attentato al museo nazionale del Bardo a marzo e dall'attentato di Susa a giugno, eseguiti da attentatori sospettati di essersi addestrati in un campo di addestramento dell'ISIS a Sabrata, vicino al confine con la Tunisia.[73]

Nella notte tra il 14 e il 15 giugno, un attacco aereo degli Stati Uniti nei pressi di Agedabia, coordinato con il governo libico di Tobruk e diretto contro il terrorista algerino Mokhtar Belmokhtar, porta all'uccisione di sette militanti legati ad al-Qaida ed Ansar al-Sharia, tra cui, secondo fonti del governo di Tobruk smentite dagli jihadisti, lo stesso Belmokhtar.[74][75]

Nella seconda metà del 2015, i militanti dell'ISIS consolidano la propria presenza a Sirte, reprimendo violentemente una rivolta di matrice salafita scoppiata in agosto[76] e mantenendo stretti contatti con la leadership dell'ISIS in Iraq e Siria, la quale, sotto la pressione dell'intervento militare internazionale in Mesopotamia, vede nelle province libiche un territorio in cui potersi ritirare in caso di ulteriori sconfitte.[77] Il 13 novembre, gli Stati Uniti effettuano un attacco aereo nei pressi di Derna diretto contro Abu Nabil al Anbari, emissario iracheno di al- Baghdadi in Libia, nel loro primo attacco contro l'ISIS in Libia. Al Anbari viene ucciso nell'attacco.[78][79]

Il rilancio del processo di pace e le ipotesi di intervento militare occidentale (dicembre 2015 - febbraio 2016)[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso del 2015, i colloqui di pace tra i due parlamenti rivali tenuti sotto l'egida dell'ONU procedono a rilento, a causa della presenza di gruppi oltranzisti in entrambi gli schieramenti. Il 5 ottobre, la Camera dei Rappresentanti di Tobruk, eletta nel giugno 2014, vota per estendere il proprio mandato oltre la scadenza del 20 ottobre.[80] L'8 ottobre, l'inviato speciale dell'ONU Bernardino León annuncia che Fayez al-Sarraj sarà nominato primo ministro di un nuovo governo di unità nazionale che dovrebbe ricevere il voto favorevole dei due parlamenti.[81] Il 17 novembre, il diplomatico tedesco Martin Kobler sostituisce lo spagnolo León come inviato speciale dell'ONU, dopo uno scandalo scoppiato a causa della decisione di León di accettare un incarico dagli Emirati Arabi Uniti, sostenitori del governo di Tobruk nel conflitto libico.[82] Pochi giorni dopo un'ampia conferenza di pace svoltasi a Roma il 13 dicembre, cui partecipano rappresentanti di numerosi Stati e una delegazione dei due parlamenti libici,[83] l'accordo di pace (detto LPA, Libyan Political Agreement) per la formazione di un governo di unità nazionale negoziato sotto l'egida dell'ONU viene firmato a Skhirat (Marocco) il 17 dicembre da numerosi membri dei due parlamenti libici, senza però un voto favorevole da parte dei parlamenti stessi, a causa dell'opposizione dei due presidenti Nuri Busahmein e Aguila Saleh Issa.[84] Fayez al-Sarraj viene quindi posto a capo di un Consiglio presidenziale (PC) di nove membri, facente funzione di Capo di Stato, e viene incaricato di formare entro 30 giorni un nuovo governo, riconosciuto dalla comunità internazionale, che ottenga la fiducia della Camera dei rappresentanti e si insedi nuovamente a Tripoli. Il 23 dicembre, il Consiglio di Sicurezza dell'ONU riconosce all'unanimità il futuro governo di unità nazionale come solo governo legittimo della Libia e invita gli Stati membri a rispondere a eventuali richieste di assistenza del nuovo governo per stabilizzare la Libia.[85][86]

Tra il 4 e il 5 gennaio 2016, l'ISIS lancia un'offensiva a est di Nofaliya per catturare i porti petroliferi di Sidra e Ras Lanuf, ancora controllati dal PFG di Jadran e chiusi da oltre un anno, a causa dei precedenti combattimenti tra il PFG e le forze di Alba Libica. L'offensiva dell'ISIS viene respinta, ma l'ISIS si impadronisce della cittadina di Ben Giauad, a ovest di Sidra.[87] Il 7 gennaio, un attacco suicida contro un'accademia delle forze di polizia a Zliten (tra Tripoli e Misurata, sotto il controllo del GNC) uccide 65 persone. Della responsabilità dell'attentato, uno dei più gravi nella storia recente della Libia, viene sospettato l'ISIS.[88]

Le nuove offensive dell'ISIS in Libia rendono sempre più insistenti le voci di un imminente intervento militare occidentale contro l'ISIS da parte di Stati Uniti, Francia, Italia e Regno Unito, su richiesta del futuro governo di unità nazionale o anche unilateralmente; già da tempo vengono segnalati voli di ricognizione e la presenza di forze speciali occidentali sul terreno per condurre operazioni di sorveglianza e prendere contatti con le milizie locali.[89][90][91]

Il 19 gennaio, a Tunisi, al-Sarraj annuncia la formazione di un governo di 32 membri, detto Governo di Accordo Nazionale (GNA), che deve ricevere l'approvazione della Camera dei rappresentanti di Tobruk per poi insediarsi a Tripoli.[92] Il 25 gennaio, la Camera dei rappresentanti nega la fiducia al governo, dando mandato a al-Sarraj di formarne uno nuovo con un numero inferiore di membri. Vota invece a favore dell'accordo di pace (LPA), rifiutando però l'articolo che conferisce al Consiglio presidenziale il potere di rimuovere i vertici militari, tra cui Haftar.[93] Il 14 febbraio, da Skhirat, al-Sarraj propone una nuova lista di 18 ministri.[94]

Situazione a Bengasi a marzo 2016: in rosso le zone controllate dall'LNA, in nero e grigio le zone controllate dai jihadisti dell'ISIS e del Consiglio consultivo dei rivoluzionari di Bengasi

Il 19 febbraio, un attacco aereo statunitense colpisce un campo di addestramento dell'ISIS nei pressi di Sabrata, uccidendo 41 persone, in maggioranza tunisini, tra cui, probabilmente, un militante tunisino legato agli attentati al museo nazionale del Bardo e a Susa in Tunisia l'anno precedente.[95] Il 21 febbraio, l'esercito nazionale libico (LNA) annuncia di aver liberato la città di Agedabia dagli jihadisti e di aver ripreso il controllo di diverse aree di Bengasi a lungo contese con Anṣār al-Sharīʿa e ISIS.[96][97] Fonti libiche sostengono che forze speciali francesi da due mesi aiutino l'esercito nazionale libico a Bengasi; ciò potrebbe spiegare il successo dell'offensiva del LNA dopo quasi due anni dall'inizio della campagna del generale Haftar.[98][99]

L'insediamento del Governo di Accordo Nazionale (marzo - aprile 2016)[modifica | modifica wikitesto]

Il 12 marzo, il Consiglio Presidenziale, ancora basato a Tunisi, chiede alla comunità internazionale di interrompere i rapporti con il governo di Tobruk e di riconoscere il governo di Serraj come il solo legittimo, sulla base del sostegno espresso da un centinaio di deputati della Camera dei rappresentanti, nonostante la mancanza di un voto formale di fiducia da parte del parlamento.[100] Il 14 marzo, il Consiglio di Sicurezza dell'ONU invita gli Stati Membri a cessare il sostegno e i contatti ufficiali con i due governi libici paralleli al governo di accordo nazionale.[101] Il 30 marzo, i membri del governo di unità nazionale arrivano finalmente dalla Tunisia a Tripoli in nave, insediandosi in una base navale vicino al porto, nonostante l'opposizione del primo ministro del governo islamista di Tripoli, Khalifa Ghwell.[102]

Il 1º aprile, il Consiglio dell'Unione europea approva sanzioni contro Aguila Saleh Issa (presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk), Khalifa Ghwell (primo ministro di Tripoli) e Nuri Busahmein (presidente del nuovo GNC di Tripoli), a causa della loro continua opposizione all'implementazione dell'accordo di pace del 17 dicembre 2015 e alla formazione del governo di unità nazionale.[103] Il 5 aprile, il governo islamista di Tripoli annuncia il suo scioglimento (nonostante la smentita, due giorni dopo, da parte di Khalifa Ghwell),[104] e circa 70 membri del Nuovo Congresso Nazionale Generale (GNC) votano per adottare l'accordo di pace del 17 dicembre (LPA) e formare, conformemente ad esso, il Consiglio di Stato, previsto dall'LPA come camera alta del nuovo parlamento libico, composta dagli ex membri del GNC.[105] Presidente del Consiglio di Stato viene eletto il misuratino Abdulrahman Al-Swehli.[106] Nel corso di aprile, mentre le vecchie autorità e i gruppi armati di Tripoli e della Libia occidentale, che precedentemente sostenevano il Congresso Nazionale Generale, lentamente cedono il potere e dichiarano il loro appoggio al governo di accordo nazionale,[107][108] la Camera dei Rappresentanti di Tobruk, prevista dall'LPA come camera bassa del nuovo parlamento libico, continua a rimandare l'approvazione del voto di fiducia al governo di accordo nazionale.[109] La frattura tra ovest ed est del Paese minaccia quindi di non ricomporsi, dal momento che le autorità dell'est del Paese (l'esercito nazionale libico di Haftar e il governo di Tobruk) si pongono in competizione con il governo di accordo nazionale di Tripoli per l'esportazione del petrolio libico e per una nuova offensiva contro l'ISIS a Sirte.[110]

L'offensiva contro l'ISIS (maggio - agosto 2016)[modifica | modifica wikitesto]

Il 21 aprile, i combattenti dell'ISIS ancora presenti nei dintorni di Derna dopo essere stati espulsi dalla città nel giugno 2015 vengono definitivamente sconfitti e costretti a ritirarsi verso Sirte; i combattimenti a Derna però proseguono tra il Consiglio consultivo dei mujahideen, in controllo della città, e le forze leali al generale Haftar.[111][112] A ovest di Sirte, l'ISIS continua i suoi attacchi contro le milizie di Misurata (che hanno dichiarato il loro appoggio al governo di unità nazionale), conquistando la città di Abu Grain, a sud di Misurata, il 5 maggio, ma perdendone nuovamente il controllo dopo due settimane.[113] A fine maggio, la Guardia delle installazioni petrolifere (che ha anch'essa dichiarato il suo sostegno al governo di unità nazionale, distaccandosi dal governo di Tobruk, nonostante fosse stata precedentemente in conflitto con le milizie di Misurata) lancia un'offensiva contro l'ISIS a est di Sirte, riconquistando le città di Ben Giauad e di Nofaliya (prese dall'ISIS a gennaio 2016 e febbraio 2015, rispettivamente).[114] Contemporaneamente, anche le milizie di Misurata, da ovest, passano al contrattacco contro l'ISIS e riescono ad avanzare in profondità verso Sirte, arrivando a soli 15 km dalla città il 29 maggio.[115] Il 4 giugno, viene riconquistato l'aeroporto di al-Ghardabiya a sud di Sirte, preso dall'ISIS a maggio 2015.[116] Il 9 giugno, il PFG riconquista Harawa (presa dall'ISIS un anno prima), mentre le forze di Misurata entrano a Sirte,[117] dando inizio a un lungo assedio delle rimanenti forze dell'ISIS asserragliate nel centro della città.[118] Il repentino successo dell'offensiva contro l'ISIS, che in tre settimane perde quasi tutti i territori libici sotto il suo controllo dopo essere stato all'offensiva fino alla metà di maggio, sorprende gli osservatori internazionali, che elencano una serie di fattori alla base del successo: tra questi, la sopravvalutazione della consistenza numerica, del radicamento territoriale e della solidità finanziaria dell'ISIS in Libia; l'efficace coordinazione tra forze di Misurata e PFG sotto l'egida del Governo di Accordo Nazionale; e l'aiuto di forze speciali occidentali (statunitensi e britanniche).[119][120][121]

Il 18 giugno, scoppiano nuovamente scontri tra l'LNA di Haftar e un nuovo gruppo armato islamista (chiamato Brigate di Difesa di Bengasi, BDB) nei pressi di Agedabia.[122] Il 17 luglio, le Brigate di Difesa di Bengasi rivendicano l'abbattimento di un elicottero vicino a Bengasi: nello schianto muoiono tre soldati francesi, nella prima conferma ufficiale della presenza di forze speciali francesi a fianco di Haftar a Bengasi.[123] In reazione, la Francia bombarda le posizioni delle milizie islamiste nei pressi di Bengasi,[124] mentre il Governo di Accordo Nazionale critica la presenza di truppe francesi in sostegno di Haftar, denunciandola come violazione della sovranità libica.[125]

Il 1º agosto, su richiesta del Governo di Accordo Nazionale, gli Stati Uniti iniziano attacchi aerei contro le posizioni dell'ISIS a Sirte, per aiutare le milizie che sostengono il governo a rompere lo stallo nell'assedio alla città. Si tratta della prima campagna aerea prolungata degli USA contro l'ISIS in Libia, precedentemente colpito da attacchi statunitensi isolati a Derna nel novembre 2015 e a Sabrata nel febbraio 2016.[126] Il 10 agosto, le milizie libiche riconquistano il centro congressi Ouagadougou di Sirte, usato dall'ISIS come suo quartier generale; l'ISIS mantiene tuttavia il controllo di alcuni quartieri residenziali nella città, dove continua a resistere nei mesi seguenti.[127] Il 13 settembre, l'Italia annuncia l'apertura di un ospitale militare a Misurata, con lo schieramento di 300 uomini, tra cui 65 medici e 100 militari di protezione, per fornire assistenza sanitaria alle forze impegnate nella battaglia contro l'ISIS a Sirte. Si tratta del primo schieramento ufficiale di truppe occidentali (escluse le forze speciali) in Libia dall'inizio della seconda guerra civile.[128]

Il 6 dicembre, le forze leali al GNA annunciano di aver completato la riconquista di Sirte, dopo aver sconfitto gli ultimi combattenti dell'ISIS.[129] Di conseguenza, l'ISIS non controlla più alcun territorio in Libia, sebbene numerosi combattenti, abbandonata Sirte, rimangano attivi nel Paese: il 19 gennaio 2017, gli USA bombardano nuovamente un campo dell'ISIS nei pressi di Sirte.[130]

La debolezza del Governo di Accordo Nazionale (settembre 2016 - febbraio 2017)[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante i successi ottenuti nell'offensiva contro l'ISIS a Sirte, il Governo di Accordo Nazionale di Sarraj non riesce a rafforzare la propria autorità, a causa della perdurante crisi economica e del mancato appoggio al suo governo da parte del generale Haftar. Il 22 agosto 2016, la Camera dei Rappresentanti a Tobruk nega la fiducia al Governo di Accordo Nazionale, per la seconda volta dopo il voto del gennaio precedente.[131]

L'11 settembre, l'Esercito Nazionale Libico (LNA) di Haftar lancia un attacco improvviso contro quattro porti della mezzaluna petrolifera (Sidra, Ras Lanuf, Brega e Zueitina), sottraendone il controllo alla Guardia degli impianti petroliferi (PFG) di Jadran, che si ritira opponendo scarsa resistenza. Si tratta del primo scontro su larga scala tra Haftar e le forze allineate al Governo di Accordo Nazionale (con cui la PFG aveva stipulato in luglio un accordo per riaprire i porti così da permettere al GNA di riprendere le esportazioni di petrolio).[132][133] Tuttavia, nonostante il rischio di escalation, nelle settimane seguenti alla presa dei porti Haftar stringe a sua volta un accordo con la National Oil Corporation di Tripoli per riprendere le esportazioni di petrolio,[134] e il 21 settembre le esportazioni di petrolio da Ras Lanuf riprendono per la prima volta dal novembre 2014, con la partenza di una petroliera verso l'Italia.[135] Haftar approfitta del momento a lui favorevole per spingersi verso ovest: il 18 settembre la PFG lancia un contrattacco per riprendere i porti di Sidra e Ras Lanuf, ma viene respinta dall'LNA, che sfrutta l'occasione per catturare anche Ben Giauad;[136] il 21 settembre, l'LNA occupa anche Harawa.[137]

Oltre che dallo schieramento di Tobruk a est, il Governo di Accordo Nazionale è insidiato anche a Tripoli dall'ex premier tripolino Khalifa Ghwell, che il 14 ottobre tenta un golpe occupando con alcune milizie l'hotel usato dal Consiglio di Stato[138].

In questo contesto la Russia, già impegnata a sostenere Assad nella guerra civile siriana, segnala un crescente interesse ad appoggiare Haftar in Libia, ed il 29 novembre Haftar incontra le autorità russe a Mosca per chiedere sostegno militare [139][140] .

Il 7 dicembre, l'LNA di Haftar respinge una nuova offensiva contro la mezzaluna petrolifera da parte di milizie islamiste (il Consiglio consultivo dei rivoluzionari di Bengasi e le Brigate di Difesa di Bengasi) e forze leali a Jadran e al Ministro della Difesa del GNA Barghathi (nonostante il GNA stesso prenda le distanze dall'offensiva).[141]

L'Italia continua a sostenere il governo di Sarraj, riaprendo per prima tra i Paesi occidentali la propria ambasciata a Tripoli il 10 gennaio, dopo due anni dalla chiusura, mentre l'11 gennaio 2017 Haftar viene invitato sulla portaerei russa Admiral Kuznetsov nel Mediterraneo.[142] Con il sostegno della Russia, l'esercito nazionale libico (LNA) di Haftar compie ripetuti bombardamenti contro la città di Bengasi, nei quartieri costieri di Suq Al-Hout ed al-Sabri, costringendo il gruppo terroristico Wilayat Barqa, insediatovisi nel 2014 come ramo libico dell'ISIS, a lasciare la città.

Il 12 gennaio 2017, le milizie leali al GNS di Khalifa Ghwell, composto dai membri islamisti dell'ex Congresso Generale eletto nel 2012, tentano di occupare la sede del Ministero della Difesa a Tripoli [143] . Il 21 gennaio un'autobomba esplode vicino all'ambasciata italiana appena riaperta. La Forza Speciale di Deterrenza (RADA) di Tripoli accusa l'LNA di Haftar di essere responsabile.[144].

Il 9 febbraio 2017 si costituisce nel quartiere Salahadin, nella parte sud di Tripoli, il gruppo armato della Guardia Nazionale Libica (LNG), sotto il comando del colonnello Mahmud al-Zigal, che difende il governo non riconosciuto di Khalifa Ghwell [145], contrapponendosi alla Guardia Presidenziale del Governo di Accordo Nazionale di al Sarraj, dal quale è dichiarata illegale. [146] La LNG è costituita prevalentemente da milizie misuratine [147], tra cui la milizia al-Marsa di Salah Badi (miliziano di Alba libica, noto per aver partecipato all'operazione di cattura dell'aeroporto di Tripoli), oltre a milizie berbere di altre città come Khoms, Zliten, Msallata, Sabrata, Surman, Ubari, Jumayl, Zauiya e Garian [148]; la milizia di Salah al-Burki conquista anche il quartiere Abu Salim, limitrofo a Salahadin [147]. L'11 febbraio, vi sono scontri nei quartieri sud di Tripoli tra la Brigata Sherikhan di Misurata, affiliata alla LNG, e il Battaglione dei Rivoluzionari di Tripoli di Haithem Tajuri, leale al GNA[149]. Il 16 febbraio Khalifa Ghwell, affiancato dal colonnello al-Zigal ed altri uomini della LNG, nonché da deputati dell'ex GNC legati ai Fratelli Musulmani, presiede la cerimonia di riapertura dell'Aeroporto di Tripoli (distrutto nel 2014 da Alba libica), cui partecipano anche coloro che avevano partecipato alla sua distruzione come Khaled al-Sharif e Salah Badi [150]. Il 20 febbraio, Fayez al-Sarraj e Abdulrahman Sewehli sopravvivono a un attentato nella loro automobile [151]. Il 24 febbraio vi sono altri scontri nel quartiere tripolino di Abu Salim tra la milizia di Salah al-Burki della LNG, e quella di Tajuri leale al GNA [152].

Il consolidamento del Governo di Tobruk nella Sirte ed a Bengasi (marzo - aprile 2017)[modifica | modifica wikitesto]

Il 5 marzo 2017 le milizie islamiste di Bengasi e la Guardia degli impianti petroliferi (PFG) di Ibrahim Jadhran avanzano nel golfo di Sirte verso Al-Jufra [153], riprendendo il controllo dei porti di Sidra e Ras Lanuf all'Esercito Nazionale Libico [154], che ripiegò a El Agheila. Il generale Haftar, in un'operazione coordinata dal Cairo con il presidente egiziano al Sisi, ottenne rinforzi pari a 5.000 uomini provenienti da Brega [155], mentre l'aviazione bombardava le città di Ras Lanuf, Sidra, Ben Giauad e Naufaliya. All'operazione parteciparono anche il Governo di Accordo nazionale con la coalizione al-Bunyan al-Marsous, diverse milizie di Misurata, alcune milizie Tebu e della tribù Warshefana[156]. I ribelli sarebbero stati sostenuti da Turchia e Qatar, come ritorsione ad Haftar per aver rifiutato in diverse occasioni il consenso al governo di Fayez al-Sarraj, ostacolando una soluzione pacifica alla crisi[154], ma il Consiglio Presidenziale si affrettò a negare qualsiasi relazione con i ribelli condannando l'attacco con un comunicato, sebbene due suoi membri, Abdulsalam Kajman e Mohamed al-Amari, espressero parole di apprezzamento per le milizie di Bengasi[157], e sembra ci sia stato un coordinamento tra i ribelli e il Ministro della Difesa di Tripoli, Mahdi al-Barghati[156]. Inoltre il 7 marzo il Consiglio Presidenziale inviò a Ras Lanuf e Brega la propria Guardia delle installazioni petrolifere (comandata da Idris Abu Khamada dal 2013 su mandato dell'allora capo del governo Ali Zeidan) con il compito di proteggere gli impianti e assicurare la continuità della produzione di petrolio, così da assicurarsene il controllo qualora l'attacco di Jadran avesse avuto successo, essendo Abu Khamada vicino a Jadran. Le milizie di difesa di Bengasi accettarono la presenza di tali milizie a Ras Lanuf[158], ma la Camera dei Rappresentanti di Tobruk, riunitasi in assemblea, condannò la collaborazione tra il GNA e le Milizie di difesa di Bengasi, accusate di legami con al Qaeda[159][160], e con 38 voti a favore su 56 deliberò di ritirare il proprio riconoscimento al Consiglio Presidenziale e di porre fine ai negoziati per la soluzione pacifica alla crisi[161]. Tuttavia 75 deputati della Camera dei Rappresentanti di Tobruk espressero una dichiarazione a sostegno del Governo di Accordo Nazionale, 30 dei quali fuggirono a Tripoli con una scissione, nell'hotel Bab al-Bahr [162].

Nel frattempo Ibrahim Jadhran cercò di tornare al comando delle proprie milizie ma fu arrestato a Nalut[163]. L'esercito nazionale libico attaccò nuovamente i porti petroliferi del golfo di Sirte con bombardamenti aerei seguiti da un'avanzata via terra, nonostante il tentativo del governo di Tripoli di porre una no-fly zone sugli impianti, e il 14 marzo riconquistò Sidra e Ras Lanuf, ripristinando la situazione precedente l'attacco, ma con relazioni politiche tra le due parti gravemente deteriorate [164].

A Bengasi intanto l'Esercito Nazionale Libico (LNA) proseguiva la lotta agli ultimi miliziani del Consiglio della Shura, asserragliati in un edificio nel quartiere Ganfuda [165], dal quale tentarono di fuggire a nord nel quartiere as-Sabri [166]. Durante l'attacco, furono documentati abusi sui prigionieri [167] e le loro famiglie[168] [169], condannati dall'inviato dell'ONU Martin Kobler [170], a cui l'LNA assicurò di avviare un'indagine. [167]

Scontri tra milizie a Tripoli (marzo - maggio 2017)[modifica | modifica wikitesto]

Nelle stesse settimane in cui il governo di Tobruk riprendeva il controllo del golfo della Sirte, a Tripoli gli scontri tra milizie si propagarono dai quartieri meridionali prossimi all'aeroporto anche nel resto della città. Il 14 marzo 2017 le milizie leali al GNA, comandate da Haithem al-Tajuri, Abdel Ghani al-Kikli e Abdel Rauf Kara, si scontrarono nel quartiere occidentale Hay al-Andalus con le milizie berbere delle Forze Mobili[171], in seguito la milizia di Tajuri si scontrò nel quartiere centrale Bab Ben Gashir con le milizie della LNG leale al governo islamista di Khalifa Ghwell, riuscendo a impedire il tentato golpe dopo una notte di intensi combattimenti[172], tuttavia i tre capi-milizia Tajuri, Kikli e Kara, convocati dal Consiglio Presidenziale del GNA nella Base Navale di Abu Sitta e comandati di eseguire un'offensiva contro le milizie ribelli per annientarle definitivamente, si rifiutarono di farlo per "garantire la sicurezza dei cittadini di Tripoli" [173] [174].

Il 17 marzo vi fu a Tripoli un'ampia manifestazione popolare nella Piazza dei Martiri, che chiedeva l'espulsione di tutte le milizie dalla città, inneggiando al generale Haftar e contro le milizie di Misurata, durante la quale uomini armati spararono contro la folla e la dispersero, per poi inscenare una manifestazione anti-Haftar [175]. Il 18 marzo il Consiglio Presidenziale condannò l'accaduto in nome della libertà di espressione, al che i deputati misuratini del Parlamento congelarono i rapporti col GNA [176]. Il 19 marzo, alla notizia della presa del quartiere Ganfuda di Bengasi da parte dell'LNA, alcuni membri della brigata al-Buni del quartiere del Suq al-Juma protestarono contro Fayez al-Sarraj, costringendolo a ritirare le accuse rivolte all'LNA di commettere crimini di guerra a Bengasi [177]. Il 20 marzo una folla guidata dall'islamista Salah Badi decretò alla radio che la città era sotto il controllo dei Rivoluzionari di Misurata, ma il tentato golpe non ebbe esito positivo.[178]. Il 23 marzo il colonnello Ibrahim Ben Rajab, del Consiglio militare di Misurata, tentò di forzare lo scioglimento del Consiglio municipale [179].

L'11 maggio, alla notizia del consolidamento del governo di Tobruk in Cirenaica, Mohamed Tayer Siala, Ministro degli Affari Esteri del GNA, dichiarò di voler riconoscere il generale Haftar come capo dell'Esercito (ruolo che gli veniva già riconosciuto dalla Camera dei rappresentanti di Tobruk), suscitando proteste nel Parlamento tripolino [180].

Il 12 maggio, le misuratine Brigata al-Marsa di Salah Badi e Brigata Sherikhan, le milizie islamiste di Salah al-Burki, Khalif al-Sherif e Abu Obeida al-Zawi, le berbere Forze Mobili di Janzur e la Brigata al-Kani di Tarhuna diedero vita a Tripoli ad una nuova coalizione indipendente dal GNA, detta "Fakhr Libya" (Orgoglio libico), che riprese il controllo dell'Aeroporto Internazionale di Tripoli e dei quartieri meridionali Khala-Furjan e Salahadin[181] ; il 21 maggio il Consiglio militare di Misurata dichiarò al canale televisivo Tanaseh (proprietà del Gran Muftì Sadiq al-Ghariani) di non riconoscere la legittimità del GNA, giudicato traditore e servo di interessi stranieri, e di sostenere l'ex GNC eletto nel 2012 e guidato da Ghwell, aprendo una spaccatura a Tripoli tra il Consiglio municipale leale ad al Serraj e il Consiglio militare sostenitore di Ghwell [182]. Il 26 maggio la Brigata al-Marsa di Misurata, leale a Ghwell, tentò nuovamente di conquistare l'Hotel Rixos al-Nasr, sede del Governo, ma fu respinta dalle milizie leali al GNA, il Consiglio dei Martiri di Abu Salim e il Battaglione dei Rivoluzionari di Tripoli, a seguito di combattimenti nei quartieri di Abu Salim, Hadba e Hay Dimashq[183], e il giorno seguente la milizia di Tajuri conquistò anche i quartieri Salahadin e al-Hadba. Il bilancio degli scontri fu di oltre 50 morti[184], oltre alla distruzione della residenza di un capo-milizia ribelle, Khalid al-Sharif [185]. Il 28 maggio le milizie ribelli furono costrette a lasciare Tripoli[186], rifugiandosi nelle località vicine di Garian, Sabrata e Tarhuna [187].

La crescita del consenso verso il governo di Tobruk (maggio - luglio 2017)[modifica | modifica wikitesto]

A partire dal vertice di Abu Dhabi del 2 maggio 2017[188][189], è cresciuto il consenso internazionale a favore di un ruolo istituzionale del generale Haftar nella risoluzione della crisi, accanto al debole Governo di Accordo Nazionale di Sarraj[190].

Mentre a Tripoli il GNA tentava di riprendere il controllo della capitale, minacciato da milizie ribelli, a Bengasi l'Esercito Nazionale Libico, dopo aver messo in sicurezza il quartiere di Ganfuda, si concentrò sui restanti quartieri in mano agli islamisti, Suq al-Hout e as-Sabri [191]; il 28 maggio, il gruppo islamista Ansar as-Sharia annunciò la propria dissoluzione, essendo morti i suoi capi[192]. Il 13 giugno l'LNA riuscì a entrare nel quartiere Suq al-Hut e nella storica piazza Tahrir (in cui erano cominciate le proteste del 2011 contro Gheddafi)[193], e nei giorni seguenti prese possesso del mercato del pesce[194] e del resto del quartiere[195]. Il 5 luglio l'LNA riuscì a entrare anche nel quartiere as-Sabri, dove gli ultimi islamisti si trincerarono nella zona di Sidi Akribesh [196]. A seguito di questa vittoria, la posizione del maresciallo Haftar risultava politicamente rafforzata. Il maresciallo, presentandosi in uniforme bianca e dorata che rimandava a quella del colonnello Gheddafi, annunciò il suo trionfo in un discorso televisivo all'esercito e alla città [197] [198]. Gli ultimi miliziani asserragliati nel quartiere di Sidi Akribesh furono definitivamente sconfitti a dicembre[199].

A seguito della presa di Bengasi[200], il ruolo del generale Haftar nella risoluzione del conflitto in Libia apparve sempre più determinante, anche a confronto della difficoltà del governo di al Sarraj in Tripolitania. In giugno, la divisione della comunità musulmana internazionale per effetto della crisi tra il Consiglio di Cooperazione del Golfo e il Qatar, accusato di finanziare gruppi terroristici come i Fratelli Musulmani, ebbe ripercussioni anche in Libia, rafforzando il ruolo internazionale del generale Haftar quale oppositore dei gruppi islamisti libici, [201] che la Camera dei Rappresentanti di Tobruk si affrettò a indicare come destinatari dei finanziamenti qatarini al terrorismo, emanando una lista di proscrizione con 75 nomi, tra cui quelli di Mohamed Sowan e Abdulrahman Sewehli.[202]

Il 30 giugno il Ministro degli Esteri francese, Jean-Ivres Le Drian, definì la Libia "uno Stato fallito" e dichiarò che Haftar era "parte necessaria della soluzione". Il 25 luglio 2017 il Presidente francese Emmanuel Macron ospitò un vertice al castello di La Celle, presso Parigi, con la presenza dell'ONU, invitando accanto al capo del Governo di Unità Nazionale riconosciuto dall'ONU, Fayez Al-Sarraj, anche il Generale Khalifa Haftar, comandante delle Forze Armate riconosciuto dal Parlamento di Tobruk, parificando le due fazioni, che giunsero ad un accordo comune su un cessate il fuoco e presero l'impegno allo svolgersi di nuove elezioni presidenziali e parlamentari entro l'anno [203] [204] [205] [206]. Il 31 luglio 2017, il processo costituente, avviato a seguito della caduta del regime di Gheddafi, approdò alla votazione di un progetto di Costituzione da un'assemblea riunita a Beida, in Cirenaica [207].

I preparativi per nuove elezioni (agosto 2017 - presente)[modifica | modifica wikitesto]

Secondo il giornale francese Le Monde, l'Italia avrebbe stipulato nell'estate 2017 un accordo segreto con una milizia di Sabrata, il Battaglione 48 di Ahmed Dabbashi, che gestiva la maggior parte del traffico dei migranti verso l'Europa, per bloccare i migranti in Libia[208]. L'accordo sarebbe stato all'origine di scontri, nel mese di settembre, con un'altra milizia della città, dovuti a rivalità per accaparrarsi i finanziamenti italiani[209]. Entrambe le milizie sarebbero state affiliate al GNA di Sarraj[208] [210], che tuttavia prese posizione contro la milizia di Dabbashi[210]. Approfittando degli scontri tra milizie leali al GNA, la milizia salafita Al-Wadi di Wattiyah (60 km a sud est di Sabrata), sostenuta dall'Esercito Nazionale Libico [208], prese il controllo della città di Sabrata il 6 ottobre, sconfiggendo la Guardia Presidenziale del GNA[211], lasciando sul campo 39 morti e 300 feriti[210]. L'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati riferì di 14'500 migranti trovati nella regione di Sabrata e altri 6'000 ancora nelle mani dei trafficanti[212].

Il 17 dicembre 2017, a due anni dagli accordi di Skhirat che diedero vita al GNA, il generale Haftar dichiarò superati gli accordi e concluso il mandato del premier Sarraj[213]. Lo stesso giorno il sindaco di Misurata, Mohamad Eshtewi, venne ucciso dopo essere stato prelevato all'uscita dall'aeroporto, di ritorno dalla Turchia[214]. Tra le ragioni dell'uccisione ci sarebbe la collaborazione di Eshtewi a un piano dell'ONU per il rientro nella loro città degli abitanti di Tawarga, sostenitori di Gheddafi nel 2011, e malvisti da molti islamisti di Misurata[215][216]. Il 23 dicembre, la Commissione elettorale libica, presieduta da Imad al-Sayeh, confermò il piano d'azione dell'ONU circa la tenuta di elezioni presidenziali e legislative entro il 30 settembre 2018[217].

Nel gennaio 2018, la Camera dei rappresentanti di Tobruk aprì un'inchiesta parlamentare contro il deputato Jaballah al-Shibani, rappresentante della città di Tawarga, per aver definito la rivoluzione del febbraio 2011 "una catastrofe", i suoi sostenitori "approfittatori ed ipocriti", e Gheddafi "più onesto di loro"[215], mentre ogni deputato ha prestato giuramento di rispettare gli "scopi della rivoluzione". Alcuni deputati islamisti proferirono contro di lui insulti razzisti, chiamandolo "schiavo"[215]. Il 1° febbraio avrebbe dovuto entrare in vigore l'accordo per il rientro dei profughi di Tawarga, stipulato con il sindaco di Misurata Eshtewi, ma il nuovo sindaco non confermò l'accordo, e le milizie di Misurata, che ne avevano cacciato gli abitanti nel 2011 saccheggiando e bruciando la città, ne impedirono il ritorno dopo sette anni[216]. Nel frattempo proseguirono le registrazioni degli elettori, in vista delle elezioni previste per settembre[218].

Il 6 febbraio 2018 Mahmoud al-Werfalli, un comandante dell'esercito di Haftar, ricercato dalla Corte Penale Internazionale per violazioni dei diritti umani, si arrese alle forze dell'LNA[219], ma fu rilasciato il giorno seguente[220].

Il 22 febbraio nuovi combattimenti scoppiarono nel sud della Libia, a Sebha, tra la tribù araba degli Uled Suleymani, vicini al GNA di Sarraj, e i Tebu, partigiani di Haftar[221] [222] [223] [224]. Il 28 marzo, le milizie rivali di Misurata e di Zintan firmarono un accordo di riconciliazione[225].

Il 29 maggio 2018 le diverse fazioni, riunite a Parigi, annunciarono la tenuta di elezioni presidenziali e legislative per il giorno 10 dicembre 2018[226], ma in giugno scoppiarono nuovi combattimenti nel golfo di Sirte tra le Guardie delle installazioni petrolifere e l'Esercito Nazionale Libico[227].

Il 29 giugno 2018 Haftar annunciò il completamento della riconquista di Derna, ultima città dell'est della Libia a non essere controllata dal suo esercito.

Ad agosto 2018 vi furono manifestazioni di piazza sia in Cirenaica che a Tripoli in protesta per la dichiarazione dell'ambasciatore italiano a Tripoli durante un'intervista a una televisione arabofona locale, che esprimeva perplessità circa la capacità della Libia di garantire uno svolgimento democratico delle elezioni entro l'anno, sostenendo che occorresse più tempo[228]. Il governo di Tobruk dichiarò l’ambasciatore italiano "persona non gradita", a causa di quella che considerava un'ingerenza indebita nella sovranità libica[229], e che "la politica dell’Italia nei confronti della Libia necessiti di radicali riforma e cambiamento, sulla base del pieno e letterale rispetto dell’accordo di amicizia con la Libia". L'ambasciatore avrebbe pertanto "deciso autonomamente" di fare ritorno in Italia[230]. L'Italia, infatti, è l'unico Paese ad aver mantenuto una sede diplomatica ancora aperta in Libia, dal 10 gennaio 2017, a causa di importanti interessi strategici concernenti sia la questione dei migranti che il rifornimento di idrocarburi.

Il 27 agosto ripresero scontri tra milizie a Tripoli, con 26 morti e 75 feriti [231]. Il 2 settembre, a causa del protrarsi di combattimenti a Tripoli già da diversi giorni, il GNA annunciò lo stato di emergenza [232]. Gli scontri sarebbero dovuti a un rivolgimento di alleanze tra le milizie che controllano la città, in particolare una milizia della città di Tarhuna, la VII Brigata, comandata da Abdel Rahim Al-Kani, avrebbe rotto la propria affiliazione al GNA ed avrebbe cercato di prendere il potere a Tripoli scontrandosi con le altre milizie cittadine [233] [234]; secondo alcuni analisti, il rivolgimento di alleanze sarebbe dovuto alla decisione del governo di Tobruk, appoggiato dalla Francia, di accelerare il processo elettorale, fatto che avrebbe provocato l'affiliazione della VII Brigata all'Esercito di Haftar e il suo tentativo di prendere il potere[235]. Gli scontri causarono 61 morti e 159 feriti fino al cessate il fuoco del 4 settembre [236], ma ripresero il 10 settembre contro la sede della compagnia petrolifera NOC a Tripoli[237], e nella notte successiva contro l'aeroporto di Mitiga [238]. Il 13 settembre, il Parlamento di Tobruk approvò la legge elettorale, nel tentativo di mantenere la road map per le elezioni entro l'anno[239]. Il Ministro degli Esteri italiano Moavero Milanesi dichiarò che "l'ambasciata italiana a Tripoli resta aperta e operativa, resta sul posto personale sufficiente per poter operare", ma l'ambasciatore Perrone resta in Italia per motivi legati alla "sua sicurezza e incolumità personale e di quelli che lavorano con lui" [228]. Altre violazioni della tregua si verificarono il 17 settembre[240].

Le trattative del Governo italiano, in vista della conferenza per la Libia organizzata a Palermo il 12 e 13 novembre, non condussero a un accordo tra i due governi libici sull’unificazione delle Forze armate, per la fermezza del GNA sul principio della sottomissione della futura istituzione militare unificata all'esecutivo civile[241].

Il 9 novembre, l'inviato dell'ONU per la Libia, Ghassan Salamé, annunciò un aggiornamento della road map, prevedendo lo slittamento delle elezioni al 2019, a causa del permanere di instabilità a Tripoli, e in vista di esse un piano per la formazione di una forza di sicurezza istituzionale a Tripoli, che sostituisse progressivamente le milizie nel controllo del territorio, e la convocazione di una conferenza nazionale di tutte le realtà politiche della Libia, incluse le tribù del sud. [242] [243].

Schieramenti[modifica | modifica wikitesto]

La guerra vede contrapposte molteplici forze, raggruppate in due grandi schieramenti, le coalizioni di Operazione Dignità e di Alba Libica, cui si aggiungono gruppi jihadisti, in primo luogo lo Stato Islamico, ostili a entrambe le coalizioni. Operazione Dignità e Alba Libica sono coalizioni di gruppi armati in alleanza tra loro, spesso su basi di convenienza e non di stretta collaborazione. Entrambe le coalizioni fanno riferimento a governi e parlamenti rivali, ma ad avere reale potere sul campo non sono i politici, bensì i gruppi armati. Le rivalità che hanno portato alla polarizzazione del conflitto in due campi sono molteplici, di carattere sia politico (rivalità tra islamisti e anti-islamisti; tra ex-gheddafiani e anti-gheddafiani), sia regionale (rivalità tra Misurata e Zintan; tra Cirenaica e Tripolitania), sia etnico (rivalità tra Imazighen e arabi; tra Tuareg e Tebu).[244] Le due coalizioni si contendono inoltre le risorse economiche del Paese, sia quelle petrolifere della compagnia petrolifera nazionale (National Oil Corporation), sia le riserve della Banca Centrale Libica, che è rimasta neutrale nel conflitto e continua a pagare stipendi a entrambe le parti.[245][246]

Operazione dignità[modifica | modifica wikitesto]

Il governo internazionalmente riconosciuto fino a marzo 2016, guidato da Abdullah al-Thani, si riunisce tra Beida e Tobruk, nell'est del Paese, dal settembre del 2014. È sostenuto da ciò che resta della Camera dei rappresentanti eletta nel giugno 2014: solo 188 dei 200 membri dell'assemblea, presieduta da Aguila Saleh Issa, sono stati effettivamente eletti, e 30 hanno boicottato il parlamento da quando è stato inaugurato a Tobruk il 4 agosto.[247] La Camera dei rappresentanti è stata inoltre dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale libica nel novembre 2014, anche se ha rifiutato la sentenza, sostenendo che fosse stata emessa da una corte sotto il controllo del governo rivale di Tripoli. Uno dei blocchi più importanti della Camera dei rappresentanti è l'Alleanza delle Forze Nazionali dell'ex Primo ministro Mahmud Gibril, arrivato primo nelle elezioni del 2012.[248]

Il governo estende la sua autorità sulla maggior parte della Libia orientale (Cirenaica) oltre che sulla regione del Gebel Nefusa nell'ovest, sotto il controllo delle alleate milizie di Zintan che fino all'agosto 2014 controllavano anche l'aeroporto internazionale di Tripoli. In Cirenaica, fino al giugno 2018 non controllava la città di Derna, dominata da gruppi jihadisti [249], mentre fino al giugno 2017 ha combattuto contro le milizie di Ansar al-Shari'a (Libia) per prendere Bengasi [250] [251]

Il generale Haftar, che ha lanciato un'operazione anti-islamista a Bengasi e Tripoli nel maggio 2014

Il governo è alleato con le forze di Khalifa Belqasim Haftar, un ex generale gheddafiano caduto in disgrazia nel 1987 durante la guerra libico-ciadiana, divenuto alleato degli Stati Uniti, dove visse tra il 1990 e il 2011, e tornato in Libia per combattere dalla parte dei ribelli nel 2011.[252][253] Già nel febbraio e poi nel maggio 2014, Haftar aveva cercato di sciogliere il Congresso Nazionale Generale di Tripoli con un'iniziativa personale presa contro i governi di Ali Zeidan e di Abdullah al-Thani stesso. In quell'occasione, al-Thani definì le forze di Haftar “fuorilegge” e accusò il generale di tentare un colpo di Stato.[254] Ciononostante, dopo la presa di Tripoli da parte di Alba Libica a fine agosto 2014, il governo di al-Thani trasferitosi a Tobruk si è allineato con le forze di Haftar e l'ha infine nominato capo del ricostituendo esercito libico nel marzo 2015.[55] L’esercito di Haftar (detto Libyan National Army, LNA) è composto principalmente da soldati dell’ex esercito gheddafiano e da federalisti che vogliono maggiore autonomia per la regione orientale della Cirenaica.[253] Tra le forze federaliste (o secessioniste) che hanno sostenuto Operazione Dignità vi è la Guardia degli impianti petroliferi (PFG) del leader autonomista Ibrahim Jadran, che nel 2013 ha preso il controllo dei porti petroliferi orientali (Sidra, Ras Lanuf) e ha tentato di vendere il petrolio indipendentemente dal governo centrale, provocando così la caduta del governo di ʿAlī Zeidān nel marzo 2014.[255][256] Tuttavia, i rapporti tra Jadran e Haftar si sono deteriorati nel gennaio 2016, cosicché la PFG ha cambiato alleanze, allineandosi con il governo di Tripoli e poi con il Governo di Accordo Nazionale da marzo 2016.[9][257] Nel Fezzan, sono alleate di Operazione Dignità alcune milizie appartenenti alla minoranza etnica Tebu.[258]

Haftar legittima la sua campagna militare contro tutti gli islamisti senza distinzione, tanto i moderati del governo rivale di Tripoli, legati alla Fratellanza Musulmana, quanto gli estremisti di Ansār al-Sharī'a e dello Stato Islamico, sostenendo che si tratti di una campagna contro il terrorismo, in modo affine a quanto fatto in Egitto dal suo sostenitore al-Sisi, responsabile di una violenta repressione della Fratellanza Musulmana dopo il rovesciamento di Morsi e in lotta contro gruppi affiliati allo Stato Islamico nel Sinai.[259]

L'Egitto e gli Emirati Arabi Uniti forniscono aiuti militari a Operazione Dignità, e sono anche intervenuti direttamente nella guerra con attacchi aerei degli EAU contro Alba Libica nell'agosto 2014[260] e dell'Egitto contro le forze affiliate all'ISIS nel febbraio 2015.

Alba della Libia[modifica | modifica wikitesto]

Il governo che ha controllato Tripoli da settembre 2014 a marzo 2016 è stato inizialmente guidato da Omar al-Hasi, sfiduciato il 31 marzo 2015 per critiche alla sua gestione dell'economia e sostituito dal suo vice Khalifa Ghwell.[261][262] Il governo era espressione dei deputati islamisti che, dopo la presa di Tripoli da parte di Alba Libica a fine agosto 2014, si sono riconvocati e proclamati continuazione del precedente parlamento, assumendo il nome di Nuovo Congresso Nazionale Generale (GNC) e confermando Nuri Busahmein nella carica di presidente dell'assemblea. Il più importante partito islamista moderato è il Partito della Giustizia e della Costruzione, branca libica della Fratellanza musulmana.[244]

Il governo estendeva il suo controllo sulla parte occidentale e più popolosa della Libia, che include la capitale Tripoli e la città di Misurata, oltre al distretto della Sirte, dove le milizie di Misurata nel corso del 2015 hanno progressivamente perso terreno di fronte all'avanzata dei militanti affiliati allo Stato Islamico. Non controllava invece l’enclave montuosa di Zintan.

Mappa etnografica della Libia

La coalizione che sosteneva il governo di Tripoli, "Alba Libica", era un’alleanza tra le brigate di Misurata, diverse milizie islamiste, in particolare a Tripoli e Bengasi, e gruppi della minoranza Amazigh, lungo la costa nord-occidentale.[253][263][264][265][266] Le milizie più forti, composte da circa 40.000 combattenti,[7][8] sono quelle di Misurata (terza città del Paese, orientata al commercio marittimo), integrate dal 2012 nel Ministero dell’Interno con il nome di “Scudo Libico” e per la maggior parte non categorizzabili come islamiste.[5][244] Tra le principali forze islamiste si segnalano invece le milizie della Camera Operativa dei Rivoluzionari Libici (LROR), creata a Tripoli dal presidente del GNC Nuri Busahmein e guidata dallo jihadista Abu Obeida Zawi;[267][268] la brigata di Tripoli, legata al partito conservatore al-Watan (“patria”), presieduto da Abdelhakim Belhadj, ex combattente del Gruppo dei combattenti islamici libici (LIFG) (un tempo legato ad al Qaeda), divenuto Comandante Militare di Tripoli nell'agosto 2011;[269][270][271] e la Brigata dei Martiri del 17 febbraio, basata a Bengasi.[8] A Bengasi, Alba Libica era in alleanza di convenienza anche con gruppi islamisti estremisti come Ansar al-Sharia.[263] Nel Fezzan, è sostenuta da gruppi della minoranza Tuareg, situati nella Libia sud-occidentale.[258]

“Alba Libica” si legittimava come unica forza erede della rivoluzione del 2011, contro il ritorno degli uomini dell’ex regime di Gheddafi facenti parte dell’esercito di Haftar.[5] Era sostenuta da Qatar e Turchia, che appoggiavano la Fratellanza Musulmana in Medio Oriente e Nordafrica.[272][273]

A partire da marzo 2016, con l'arrivo a Tripoli del Governo di Accordo Nazionale (GNA) guidato da Fayez al-Sarraj, il governo di Khalifa Ghwell ha perso il controllo su qualsiasi istituzione di rilievo: la maggioranza dei componenti del nuovo GNC ha formato l'Alto Consiglio di Stato, camera alta del nuovo parlamento a sostegno del GNA, e le milizie di Misurata, le più forti milizie di Alba Libica, sono passate ad appoggiare il GNA. Anche a Tripoli il GNA ha trovato milizie disposte a sostenerlo, in particolare la Forza Speciale di Deterrenza (Rada) di Abdel Rauf Kara. Il GNA si è quindi di fatto largamente sostituito al governo di Tripoli nel controllo sulla parte occidentale del Paese.[1]

I gruppi jihadisti[modifica | modifica wikitesto]

I gruppi jihadisti in Libia sono diversi, e comprendono anche veterani della guerra anti-sovietica in Afghanistan e della guerra anti-americana in Iraq, che facevano già parte di organizzazioni jihadiste libiche come il Gruppo dei combattenti islamici libici (LIFG) e che hanno partecipato alla rivolta contro Gheddafi nel 2011.[274] I gruppi più noti sono Anṣār al-Sharīʿa, con una forte presenza a Bengasi, e i gruppi affiliati allo Stato Islamico, che hanno proclamato la creazione in Libia di tre “province” (wilayat) dello Stato Islamico corrispondenti alle tre principali regioni del Paese: Barqa (Cirenaica) nell'est, Tripoli nell'ovest e Fezzan nel sud.

Anṣār al-Sharīʿa in Libia (abbreviato ASL, lett. “Partigiani della Shari'a”, nome comune ad altre organizzazioni jihadiste nel mondo arabo), si è ufficialmente formata nel giugno 2012 ed è venuta a dominare il panorama jihadista libico in seguito all'uccisione del diplomatico statunitense Christopher Stevens a Bengasi l'11 settembre 2012.[275] È composta da ex-ribelli provenienti da numerose milizie basate in Cirenaica, e si stima che abbia almeno 10.000 membri e simpatizzanti, ma solo un migliaio di combattenti.[5] Ha cercato di ottenere il sostegno locale a Bengasi fornendo servizi sociali alla popolazione. Nel giugno 2014, Anṣār al-Sharīʿa ha formato a Bengasi un’alleanza anti-Haftar con altri gruppi islamisti (tra cui la Brigata dei martiri del 17 febbraio), chiamata Consiglio consultivo dei rivoluzionari di Bengasi. Il 31 luglio, Anṣār al-Sharīʿa ha proclamato la creazione di un emirato islamico a Bengasi, seconda città della Libia.[276] Nel gennaio 2015, il leader di Ansar al-Sharia Mohamed al-Zahawi è morto a causa delle ferite riportate in battaglia.[277] Anṣār al-Sharīʿa ha anche un ramo a Derna, capeggiato dall'ex detenuto di Guantanamo Sufian bin Qumu.[278]

L'autoproclamato Stato Islamico (ISIS) ha approfittato del caos libico per instaurarvi una propria presenza territoriale nella seconda metà del 2014, attratto dalla posizione strategica della Libia nel Nordafrica. La sua espansione in Libia viene tuttavia giudicata più difficile che in Siria e Iraq, a causa dell'estrema frammentazione dei centri di potere in Libia e della mancanza di una polarizzazione settaria tra sunniti e sciiti (quasi tutti i Libici sono sunniti).[279] Nel settembre 2014, Abu Bakr al-Baghdadi ha inviato a Derna un proprio emissario, Abu Nabil al Anbari (poi ucciso da un raid statunitense nel novembre 2015), e in ottobre un gruppo jihadista locale parzialmente in controllo di Derna, il Consiglio dei Giovani Musulmani, ha proclamato la propria fedeltà al califfato, facendo di Derna il primo nucleo della Provincia di Barqa dello Stato Islamico.[280][281] La città di Derna, che ha circa 100.000 abitanti, era già nota come culla jihadista per aver mandato a combattere in Iraq negli anni Duemila un numero di combattenti pro capite più alto di ogni altra città al mondo, e perché sin dall'inizio della rivolta del 2011 il governo di Gheddafi aveva accusato combattenti di Derna legati ad al-Qa'ida (tra cui Abdul-Hakim al-Hasadi e Sufian bin Qumu) di avervi proclamato un emirato islamico.[282][283][284][285]

Tra gennaio e febbraio 2015, i militanti affiliati all'ISIS in Libia hanno attirato l'attenzione internazionale con una serie di azioni quali un attacco terroristico ad un importante hotel nella capitale Tripoli il 27 gennaio, l'espansione del loro controllo territoriale a Nofaliya nel distretto della Sirte e a Sirte stessa tra il 9 e il 13 febbraio, e la pubblicazione di un video raffigurante la decapitazione di 21 egiziani copti il 15 febbraio, con la conseguente reazione militare dell'Egitto, che ha effettuato attacchi aerei contro obiettivi dell'ISIS a Derna. Lo Stato Islamico ha inoltre instaurato basi operative nella regione di confine della Libia sud-occidentale, da cui traffica armi e militanti nei Paesi circostanti del Maghreb e del Sahel.[274]

Un rapporto dell'ONU pubblicato nel novembre 2015 ha stimato il numero dei combattenti dell'ISIS in 2.000-3.000 unità:[6] a Derna sono aumentati da un numero iniziale di 800 nel novembre 2014[280] a 1.100 nel momento di massima influenza, prima di essere espulsi da buona parte della città nel giugno 2015; da allora molti si sono trasferiti a Sirte, dove sono passati da 200-400 unità nel marzo 2015[281][286] a 1.500 nel settembre 2015. I militanti affiliati all'ISIS appartengono a tre gruppi: molti erano membri di organizzazioni radicali già presenti sul territorio (tra cui Anṣār al-Sharīʿa), i quali hanno deciso di dichiarare la loro affiliazione al "califfato" di al-Baghdadi nella seconda metà del 2014 per ottenere maggiore visibilità e legittimità; in parte si tratta di combattenti libici che hanno fatto ritorno in Libia dopo aver combattuto nei territori del "califfato" in Siria e in Iraq (tra questi, la brigata al-Battar, composta da 300 jihadisti libici ritornati a Derna da Deir ez-Zor (Siria) e Mosul (Iraq) nell'aprile 2014); infine, vi sono combattenti stranieri, provenienti soprattutto dal Maghreb.[287][288]

Effetti della guerra[modifica | modifica wikitesto]

Morti violente legate al conflitto armato in Libia, in base al tipo di evento, 2011-2016. Fonte: ACLED[11]

Secondo Libya Body Count, un'organizzazione non governativa che tiene il conto delle morti violente in Libia registrate dalla stampa, 2.825 persone, tra combattenti e civili, sono morte in Libia a causa dei combattimenti nel 2014, 1.523 nel 2015 e 1.523 nel 2016;[10] secondo ACLED (Armed Conflict Location and Event Data Project), che segue la stessa metodologia, i morti sono stati 2.650 nel 2014, 2.705 nel 2015 e 2.865 nel 2016.[11] Secondo l'ONU, “diffuse violazioni del diritto internazionale dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario, e abusi dei diritti umani, sono state commesse da tutte le parti in conflitto in Libia nel 2014 e nel 2015”; le violazioni includono uccisioni illegali, attacchi contro i civili, detenzioni arbitrarie, torture e violenze contro le donne.[12] Il numero di sfollati all'interno del Paese è passato da 80.000 nel maggio 2014 a 435.000 nel maggio 2015, secondo l'UNHCR.[12] Una nuova ondata di rifugiati di nazionalità libica è inoltre arrivata in Tunisia, portando, secondo alcune stime, il numero di libici espatriati in Tunisia dall’inizio della guerra civile nel 2011 a 1,8 milioni, circa un terzo della popolazione libica.[289][290] L'instabilità e la guerra, abbinate a un contemporaneo aumento del numero di rifugiati nella regione (prevalentemente siriani, a causa della guerra civile siriana), hanno reso le partenze dalle coste libiche verso l'Italia di rifugiati e migranti provenienti da Paesi africani e asiatici più facili e numerose, a causa della mancanza di un'autorità centrale in grado di controllare i porti libici e collaborare con i Paesi europei nel contrasto alle reti in espansione del traffico di migranti. La guerra ha anche costretto alla partenza molti immigrati africani residenti in Libia, essa stessa storicamente un Paese non solo di transito, ma anche di destinazione per i migranti economici africani.[291][292] Dal 2014 si è così verificata un'impennata nel numero di sbarchi in Italia, principalmente dalla Libia, proseguita nel 2015 nella più ampia crisi europea dei rifugiati: gli sbarchi in Italia sono stati 170.100 nel 2014, prevalentemente di siriani (42.323) ed eritrei (34.329),[293] e 153.842 nel 2015, prevalentemente di eritrei (38.612), nigeriani (21.886) e somali (12.176).[294]

Produzione di petrolio in Libia (in milioni di barili al giorno), 2010-2016. Fonte: U.S. Energy Information Administration[295]

I danni causati dalla guerra all'economia libica sono considerevoli. Ci sono frequenti blackout elettrici e ridotta attività economica.[296] La produzione di petrolio, pilastro dell'economia libica, è crollata da un massimo di 1,4 milioni di barili al giorno nell'aprile 2013 (un valore simile a quello pre-2011) a un minimo di 200.000 barili al giorno nell'aprile 2014; è poi ripresa in parte nella seconda metà del 2014, ma è nuovamente scesa intorno ai 400.000 barili al giorno nel corso del 2015.[60][297] Nel gennaio 2016, la Compagnia petrolifera nazionale (NOC) ha stimato in 68 miliardi di dollari la perdita di ricavi dal petrolio dal 2013 a causa della diminuita produzione. Le perdite sono state aggravate dal contemporaneo crollo mondiale dei prezzi del petrolio a partire dalla seconda metà del 2014.[298] L'unica compagnia petrolifera straniera che ha continuato ad estrarre gas e petrolio nel Paese è stata l'italiana ENI, che gestisce, in particolare, il gasdotto Greenstream.[299] Secondo la Banca Mondiale, il PIL nominale libico si è dimezzato tra il 2012 (82 miliardi di dollari) e il 2014 (41,2 miliardi di dollari).[300] Il deficit pubblico della Libia è stato pari al 44% del PIL nel 2014[60] e al 54% del PIL nel 2015, uno dei più alti al mondo.[298]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Guida rapida ai principali attori libici, in ECFR.
  2. ^ Il governo al Copasir: "Forze italiane in Libia". E il cdm nomina l'ambasciatore a Tripoli, in La Repubblica, 10 agosto 2016.
  3. ^ Libyan city declares itself part of Islamic State caliphate, su CP24. URL consultato il 29 gennaio 2015.
  4. ^ IS said to have taken another Libyan town, in Times of Malta, 10 febbraio 2015. URL consultato il 13 febbraio 2015.
  5. ^ a b c d Crisi libica: tra tentativi di mediazione e conflitto aperto, in ISPI, 15 gennaio 2015.
  6. ^ a b Report of the Analytical Support and Sanctions Monitoring Team submitted pursuant to paragraph 13 of Security Council resolution 2214 (2015) concerning the terrorism threat in Libya posed by the Islamic State in Iraq and the Levant, Ansar al Charia, and all other Al-Qaida associates, in United Nations Security Council Al-Qaida sanctions committee, 19 novembre 2015.
  7. ^ a b Libyan gains may offer ISIS a base for new attacks, in Washington Post, 6 giugno 2015.
  8. ^ a b c Guide to key Libyan militias, in BBC News, 20 maggio 2014.
  9. ^ a b Militiaman who became Libya’s oil kingpin, in Politico, 25 agosto 2016.
  10. ^ a b Libya Body Count, su Libya Body Count. URL consultato il 21 gennaio 2017.
  11. ^ a b c ACLED Version 7 (1997 – 2016), in ACLED.
  12. ^ a b c Investigation by the Office of the United Nations High Commissioner for Human Rights on Libya (PDF), in United Nations Human Rights Council, 15 febbraio 2016.
  13. ^ Libya’s Second Civil War: How did it come to this? | Conflict News Archiviato il 20 marzo 2015 in Internet Archive.
  14. ^ National Post View: Stabilizing Libya may be the best way to keep Europe safe | National Post
  15. ^ Libya’s Legitimacy Crisis, Carnegie Endowment for International Peace, 20 agosto 2014. URL consultato il 6 gennaio 2015.
  16. ^ That it should come to this, The Economist, 10 gennaio 2015.
  17. ^ a b c Chris Stephen, War in Libya - the Guardian briefing, The Guardian, 29 agosto 2014. URL consultato il 19 febbraio 2015.
  18. ^ Why Picking Sides in Libya won’t work, Foreign Policy, 6 marzo 2015. “One is the internationally recognized government based in the eastern city of Tobruk and its military wing, Operation Dignity, led by General Khalifa Haftar. The other is the Tripoli government installed by the Libya Dawn coalition, which combines Islamist militias with armed groups from the city of Misurata. The Islamic State has recently established itself as a third force”
  19. ^ That it should come to this, The Economist, 10 gennaio 2015."Dignity is supported not just by Mr Sisi but also by the United Arab Emirates, which has sent its own fighter jets into the fray as well as providing arms. The UAE’s Gulf rival, Qatar, and Turkey have backed the Islamists and Misratans in the west."
  20. ^ Why is Libya lawless? - BBC News, su bbc.com.
  21. ^ Alan Kuperman, Obama's Libya Debacle, in Foreign Affairs, marzo/aprile 2015.
    «the conflict killed at least 500 people a year in 2012 and 2013».
  22. ^ Esam Mohamed, Libya's transitional rulers hand over power, 8 agosto 2012. URL consultato l'8 agosto 2012.
  23. ^ 4 hours of fire and chaos: How the Benghazi attack unfolded, CNN, 12 settembre 2012. URL consultato il 20 febbraio 2015.
  24. ^ 'This does not represent us': Pro-American rallies in Libya after terrorist attack that killed ambassador Chris Stevens, The Daily Mail, 13 settembre 2012. URL consultato il 20 febbraio 2015.
  25. ^ Innocence Of Muslims: US Opens Investigation Into Chris Stevens’ Death, Libyans Condemn Killing [PHOTOS], International Business Times, 13 settembre 2012. URL consultato il 20 febbraio 2015.
  26. ^ George Grant, Ali Zidan elected prime minister, in Libya Herald, 14 ottobre 2012. URL consultato il 14 ottobre 2012.
  27. ^ Libya congress approves new PM's proposed government, Reuters, 31 ottobre 2012. URL consultato il 31 ottobre 2012.
  28. ^ Sami Zapita, Zeidan government sworn in, in Libya Herald, 14 novembre 2012. URL consultato il 3 giugno 2013.
  29. ^ David D Kirkpatrick, U.S. Navy SEALs Take Control of Diverted Oil Tanker, New York Times, 17 marzo 2014. URL consultato il 17 marzo 2014.
  30. ^ Libya ex-PM Zeidan 'leaves country despite travel ban', in BBC, 12 marzo 2014. URL consultato il 16 marzo 2014.
  31. ^ Mohamed Eljarh, Can the New Libyan President Live Up to Expectations?, Foreign Policy, 26 giugno 2013. URL consultato il 26 agosto 2014.
  32. ^ Feras Bosalum e Patrick Markey, Libyan assembly votes to follow Islamic law, Reuters, 4 dicembre 2013. URL consultato il 26 agosto 2014.
  33. ^ Libya congress extends its mandate until end-2014, in AFP, 23 dicembre 2013.
  34. ^ Mohamed Madi, Profile: Libyan ex-General Khalifa Haftar, in News, BBC, 16 ottobre 2014.
  35. ^ Libya clashes between rival militias in Benghazi, in BBC News, 16 maggio 2014.
  36. ^ Renegade Libyan forces attack Benghazi militants as Tripoli protests, in CNN, 16 maggio 2014.
  37. ^ Gunmen loyal to ex-general storm Libyan parliament, demand suspension, in Reuters, 18 maggio 2014.
  38. ^ Libya to hold elections amid chaos in Tripoli, in BBC News, 20 maggio 2014.
  39. ^ Election for Council of Representatives, in IFES.
  40. ^ Libyan elections: Low turnout marks bid to end political crisis, in BBC News, 26 giugno 2014.
  41. ^ Libyans mourn rights activist amid turmoil, su Al-Jazeera, 26 giugno 2014.
  42. ^ Libya’s Islamists Go for Broke, in Foreign Policy, 22 luglio 2014.
  43. ^ Amid fierce opposition, Libyan House of Representatives holds first meetings, in Middle East Eye, 2 agosto 2014.
  44. ^ Libya inaugurates newly elected parliament, in Al Arabiya, 4 agosto 2014.
  45. ^ Libya polarised amid ongoing clashes, in Al Jazeera, 11 agosto 2014.
  46. ^ Why elections won’t save Libya, in Al Jazeera, 4 luglio 2014.
  47. ^ Libya in shock after Tripoli airport attack, in BBC News, 15 luglio 2014.
  48. ^ Libya crisis: Tensions rise as Tripoli airport seized, in BBC News, 24 agosto 2014.
  49. ^ Arab Nations Strike in Libya, Surprising U.S., in New York Times, 25 agosto 2014.
  50. ^ Libya's outgoing parliament elects PM, in Al Jazeera, 25 agosto 2014.
  51. ^ Rival second Libyan assembly chooses own PM as chaos spreads, Reuters, 25 agosto 2014.
  52. ^ Libyan Militias Seize Control of Capital as Chaos Rises, in New York Times, 1º settembre 2014.
  53. ^ Libya's Prime Minister Presents Cabinet for Parliamentary Approval, in Wall Street Journal, 17 settembre 2014.
  54. ^ Libya parliament allies with renegade general, struggles to assert authority, in Reuters, 20 ottobre 2014.
  55. ^ a b Libya names anti-Islamist General Haftar as army chief, in BBC News, 2 marzo 2015.
  56. ^ a b c Libia: una cronologia (febbraio 2014 - maggio 2015), in Senato italiano, Maggio 2015.
  57. ^ Libya supreme court 'invalidates' elected parliament, BBC, 6 novembre 2014. URL consultato il 6 novembre 2014.
  58. ^ Libya parliament rejects court ruling, calls grow for international action, su Middle East Eye. URL consultato il 29 gennaio 2015.
  59. ^ The Islamic State's First Colony in Libya, in The Washington Institute for Near East Policy, 10 ottobre 2014.
  60. ^ a b c d The Prize: Fighting for Libya’s Energy Wealth, in International Crisis Group, 3 dicembre 2015 (archiviato dall'url originale il 5 marzo 2016).
  61. ^ a b The Islamic State's Burgeoning Capital in Sirte, Libya, in The Washington Institute for Near East Policy, 6 agosto 2015.
  62. ^ Isis: 21 Egyptian Coptic Christians beheading in Libya, in The Guardian, 15 febbraio 2015.
  63. ^ Egypt bombs Islamic State targets in Libya after 21 Egyptians beheaded, Reuters, 16 febbraio 2015.
  64. ^ West Rebuffs Egypt Proposals for Military Intervention in Libya, in Wall Street Journal, 19 febbraio 2015.
  65. ^ ISIL claims responsibility for deadly Libya blasts, in Al Jazeera, 21 febbraio 2015.
  66. ^ Tripoli forces withdraw from battle for Libyan oil ports, in Middle East Eye, 28 marzo 2015.
  67. ^ EU backs military action against Med people smugglers, in AFP, 14 settembre 2015.
  68. ^ Libia, ecco come l’Isis avanza ancora, in Formiche, 1º giugno 2015.
  69. ^ Islamic State ‘province’ advances in and around Libyan city of Sirte, in The Long War Journal, 9 giugno 2015.
  70. ^ Al-Qaeda-linked militia declares holy war on Isis in Libya, in Newsweek, 11 giugno 2015.
  71. ^ Derna under Mujahideen control after IS flees to Ras Hilal and Lartoun, in Libya Herald, 14 giugno 2015.
  72. ^ Libya as the Levant? Jihadist Infighting in Derna, in Libya-Analysis.com, 14 giugno 2015.
  73. ^ Tunisia gunman trained in Libya at same time as Bardo museum attackers, in The Guardian, 30 giugno 2015.
  74. ^ US Libya airstrike kills seven terror suspects including Algerian AQIM leader Mokhtar Belmokhtar, in Libya Herald, 14 giugno 2015.
  75. ^ Islamist Mokhtar Belmokhtar's killing in Libya denied, in BBC News, 16 giugno 2015.
  76. ^ Libya chaos: Islamic State battles militias in Sirte, in BBC News, 14 agosto 2015.
  77. ^ ISIS’ Grip on Libyan City Gives It a Fallback Option, in New York Times, 28 novembre 2015.
  78. ^ ISIS Leader in Libya Is Targeted in U.S. Airstrike, in New York Times, 14 novembre 2015.
  79. ^ DoD Confirms U.S. Strikes Killed Senior Terrorist Operatives, in U.S. Depatment of Defense, 7 dicembre 2015.
  80. ^ Libya's elected parliament extends mandate, complicating peace talks, in Reuters, 5 ottobre 2015.
  81. ^ Libya national unity government announced by UN after months of talks, in The Guardian, 9 ottobre 2015.
  82. ^ German to take up U.N. Libya post; Leon denies conflict of interest, in Reuters, 4 novembre 2015.
  83. ^ Kerry a Roma: "Libia, governo di unità nazionale a Tripoli entro 40 giorni", in La Repubblica, 13 dicembre 2015.
  84. ^ Libya conflict: Rival lawmakers sign deal in Morocco, in BBC News, 17 dicembre 2015.
  85. ^ U.N. council backs Libya peace deal, no Western air strikes sought, in Reuters, 23 dicembre 2015.
  86. ^ Unanimously Adopting Resolution 2259 (2015), Security Council Welcomes Signing of Libyan Political Agreement on New Government for Strife-Torn Country, in United Nations, 23 dicembre 2015.
  87. ^ IS attack on oil region continues for second day, in Libya's Channel, 5 gennaio 2016 (archiviato dall'url originale il 12 marzo 2016).
  88. ^ Truck Bomb Kills at Least 65 at Libya Training Camp, in New York Times, 7 gennaio 2016.
  89. ^ L'intervento militare in Libia è sempre più vicino — e stavolta toccherà anche all'Italia, in Vive News, 15 gennaio 2016.
  90. ^ U.S. and Allies Weigh Military Action Against ISIS in Libya, in New York Times, 22 gennaio 2016.
  91. ^ Obama Is Pressed to Open Military Front Against ISIS in Libya, in New York Times, 4 febbraio 2016.
  92. ^ Libyan Unity Government announced amid walkouts, in Libya's Channel, 19 gennaio 2016 (archiviato dall'url originale il 13 aprile 2016).
  93. ^ Libyan Lawmakers Reject U.N.-Backed Unity Government, in New York Times, 25 gennaio 2016.
  94. ^ Divided Libya proposes new national unity government, in Middle East Eye, 15 febbraio 2016.
  95. ^ U.S. Bombing in Libya Reveals Limits of Strategy Against ISIS, in New York Times, 19 febbraio 2016.
  96. ^ Army claims advances in Libyan cities of Benghazi and Ajdabiya, in Reuters, 21 febbraio 2016.
  97. ^ Libyan Islamist militias 'lose key territory in Benghazi', in BBC News, 23 febbraio 2016.
  98. ^ Libya Officials: French Special Forces on Ground Fighting IS, in ABC News, 24 febbraio 2016.
  99. ^ Sabri and Suq Al-Hout liberated: LNA claim, in Libya Herald, 24 gennaio 2016.
  100. ^ Libya conflict: Tunis-based unity government claims power, in BBC News, 13 marzo 2016.
  101. ^ UN Security Council Press Statement on Libya. 14 March 2016, in UNSMIL, 14 marzo 2016.
  102. ^ Libya's unity government leaders in Tripoli power bid, in BBC News, 31 marzo 2016.
  103. ^ Libya: EU adds 3 people to sanctions list, in Council of the European Union, 1º aprile 2016.
  104. ^ Libya's Tripoli authority rejects UN-backed government, in Al Jazeera, 7 aprile 2016.
  105. ^ Libya's self-declared National Salvation government stepping down, in Reuters, 5 aprile 2016.
  106. ^ Libia, Al-Swehli presidente dei deputati del Consiglio di Stato, in askanews, 6 aprile 2016.
  107. ^ Cautious steps as Libya's new government moves into Tripoli, in Reuters, 19 aprile 2016.
  108. ^ Libyan unity government extends control over Tripoli ministries, in Reuters, 25 aprile 2016.
  109. ^ Libyan lawmakers say majority back unity plan, but no vote yet, in Reuters, 22 aprile 2016.
  110. ^ Libya's east tests muscle with oil shipment, troop dispatches, in Reuters, 4 maggio 2016.
  111. ^ Islamic State in retreat around east Libyan city - military, in Reuters, 21 aprile 2016.
  112. ^ Eastern Libyan military's warplanes hit Islamists in Derna, in Reuters, 21 aprile 2016.
  113. ^ Libya forces say pushing back Islamic State fighters, in Reuters, 18 maggio 2016.
  114. ^ In depth: oil guards seize IS-held territory, join unity government coalition, in Libya's Channel, 3 giugno 2016 (archiviato dall'url originale il 14 giugno 2016).
  115. ^ Forces backed by Libya's unity government seek to encircle Islamic State-held Sirte, in Reuters, 29 maggio 2016.
  116. ^ Libyan brigades capture air base from Islamic State south of Sirte: spokesman, in Reuters, 4 giugno 2016.
  117. ^ Libyan forces fight Islamic State in Sirte, predict they will seize city soon, in Reuters, 9 giugno 2016.
  118. ^ A Slow, Steady Siege on an ISIS Stronghold in Libya, in New York Times, 29 giugno 2016.
  119. ^ U.N.-Backed Libyan Fighters Push Toward ISIS Stronghold of Surt, in New York Times, 9 giugno 2016.
  120. ^ Libyan forces claim to have ousted Isis from final stronghold, in The Guardian, 9 giugno 2016.
  121. ^ Who pays for ISIS in Libya?, su hate-speech.org, 24 agosto 2016.
  122. ^ Libyan unity government condemns attack near eastern oil terminals, in Reuters, 19 giugno 2016.
  123. ^ Presence of French special forces in Libya sets off controversy, in The Long War Journal, 22 luglio 2016.
  124. ^ French warplane bombed Libya militias after French deaths, in Associated Press, 21 luglio 2016.
  125. ^ Libya’s U.N.-backed government decries French troop presence in rival zone, in Washington Post, 21 luglio 2016.
  126. ^ U.S. Conducts Airstrikes Against ISIS in Libya, in New York Times, 1º agosto 2016.
  127. ^ Libyan forces capture Sirte convention center from Islamic State, in Reuters, 11 agosto 2016.
  128. ^ Italy ready to open hospital in Libya, deploy 300 soldiers and staff, in Reuters, 13 settembre 2016.
  129. ^ Jubilant Libyan Militias Declare Victory Over ISIS in Surt, in New York Times.
  130. ^ U.S. strikes in Libya kill more than 80 Islamic State fighters, in Reuters.
  131. ^ Libya's eastern parliament votes against U.N.-backed government in Tripoli, in Reuters, 22 agosto 2016.
  132. ^ Eastern Libyan commander's forces seize key oil ports, in Reuters, 11 settembre 2016.
  133. ^ Libyan commander's seizure of oil ports risks new conflict, in Reuters, 13 settembre 2016.
  134. ^ Libyan oil port takeover gives edge to eastern commander, in Reuters, 23 settembre 2016.
  135. ^ Libya Oil Port Ships First Cargo Since 2014 as Fighting Ebbs, in Bloomberg, 21 settembre 2016.
  136. ^ Clashes at Libyan oil ports as counter-attack repelled: officials, in Reuters, 18 settembre 2016.
  137. ^ Libya's Haftar resumes advance westwards, takes Harawa, in ANSA, 21 settembre 2016.
  138. ^ Tensions high in Libya's capital as faction challenges U.N.-backed government, in Reuters, 17 ottobre 2016.
  139. ^ Libyan commander visits Russia to ask for help fighting Islamists, in Reuters.
  140. ^ Russia seeks influence in Libya, in Reuters.
  141. ^ Oil Zone Fighting Threatens Libya with Economic Collapse, in International Crisis Group.
  142. ^ Russia turns to Libya with show of support for eastern commander, in Reuters.
  143. ^ Rival of Libya's UN-backed government tries to seize ministry buildings in Tripoli, in Reuters.
  144. ^ Tripoli force suspects eastern military backers in car bomb blast, in Reuters.
  145. ^ Ali, M. ,New militia grouping supports ex-premier Khalifa Ghwell, The Libya Herald, 9 Febbraio 2017
  146. ^ PC declares new Ghwell’s Libyan National Guard illegal Libya Herald, 12 Febbraio 2017
  147. ^ a b Ali, M. , Heavy clashes in Abu Sleem; shooting spreads to other Tripoli districts, Libya Herald, 8 Febbraio 2017
  148. ^ Defection might find its way among fighters in Sirte over Al-Ghasri's latest statement The Libya Observer, 19 Ottobre 2016
  149. ^ Ali, M. , Clashes in Tripoli between Tajouri’s forces and LNG allies,Libya Herald, 11 Febbraio 2017
  150. ^ Ghwell in grand reopening of Tripoli International Airport Libya Herald, 16 Febbraio 2017
  151. ^ Zaptia, S. , Serraj and Sewehli motorcade attacked on motorway, two guards slightly injured, Libya Herald, 20 Febbraio 2017
  152. ^ Ali, M. ,Fighting in Abu Sleem intensifies, Libya Herald, 24 Febbraio 2017
  153. ^ LNA counter-attacks appear to fail while further retreats reported Libya Herald, 5 Marzo 2017
  154. ^ a b LNA loses control of Ras Lanuf to Benghazi revolutionaries; Sidra also reported taken, Libya Herald, 3 Marzo 2017
  155. ^ LNA said to have 5,000 troops at Brega while Hafter pays Cairo flying visit, Libya Herald, 7 Maggio 2017
  156. ^ a b LNA claims its retreat has stopped at Al-Uqaylah, Libya Herald, 6 Marzo 2017
  157. ^ Kajman and Al-Amari back BDB in Presidency Council split, Libya Herald, 6 Marzo 2017
  158. ^ Hanly, K. , Op-Ed: Guards loyal to Libyan unity government now control 2 oil ports, Digital Journal, 8 Marzo 2017
  159. ^ Bocchi, A. , Tribal gathering in Benghazi affirms support for Haftar, Libya Herald, 10 Marzo 2017
  160. ^ Hanly, K., Op-Ed: Haftar spokesperson claims oil port attacks linked to Al-Qaeda, Digital Journal, 11 marzo 2017
  161. ^ Prentis, J., Ali, M. , HoR suspends Dialogue, rejects Presidency Council members, Libya Herald, 7 Marzo 2017
  162. ^ Ali, M. ,30 HoR members meeting in Tripoli announce continued support for the LPA, Libya Herald, 12 Marzo 2017
  163. ^ Ali, M., Jadhran reported held by gang in Nalut, Libya Herald, 11 Marzo 2017
  164. ^ El-Wardany, S., Sarrar, S. , Haftar's Army Says Key Libyan Oil Ports Back Under Its Control, Bloomberg Politics, 14 Marzo 2017
  165. ^ Ganfouda 12 Apartments complex finally taken, Libya Herald, 18 marzo 2017
  166. ^ Assad, A. , Benghazi Shura Council breaks trapped families out of Ganfouda, The Libya Observer, 18 marzo 2017
  167. ^ a b LNA says it will prosecute soldiers who murder and abuse prisoners, Libya Herald, 20 marzo 2017
  168. ^ Libya: War Crimes as Benghazi Residents Flee Human Rights Watch, 22 marzo 2017
  169. ^ Evidence points to war crimes by Libyan National Army forces, Amnesty International, 23 marzo 2017
  170. ^ Envoys condemn Ganfouda mutilation of corpses, Libya Herald, 20 marzo 2017
  171. ^ Ali, M. ,West Tripoli clashes force evacuation of central business area, Libya Herald, 14 marzo 2017
  172. ^ Ali, M., Tripoli fighting spreads tonight, Libya Herald, 14 marzo 2017
  173. ^ Ali, M. , PC wins shaky Tripoli ceasefire while Ghwell reported injured in Rixos attack, Libya Herald, 15 marzo 2017
  174. ^ Haithem Tajouri rejects the Tripoli ceasefire as more fighting reported Libya Herald, 16 marzo 2017
  175. ^ Khalifa Haftar supporters spoil anti-militias protest in Tripoli, gunmen intervene, The Libya Observer, 17 marzo 2017
  176. ^ Misrata says relations with PC frozen; road to Tripoli is blockaded, Libya Herald, 18 marzo 2017
  177. ^ Prentis, J. , Serraj damns Ganfouda abuses: his Busetta HQ reported attacked, Libya Herald, 19 marzo 2017
  178. ^ Ali, M. , Misrata council says it is still in charge as city survives militia attack, Libya Herald, 20 marzo 2017
  179. ^ Ibrahim, A., Misrata militia topples city leaders in blow to Libya 'unity' plan, Middle East Eye, 23 marzo 2017
  180. ^ El consejo de notables de Misrata pide expulsar de Trípoli al gobierno de unidad de Libia, Europa Press, 11 maggio 2017
  181. ^ Clashes in capital trigger fears fresh fighting betweem Misratan and Tripoli militias Libya Herald, 12 maggio 2017
  182. ^ Misrata Military Council slaps UN-proposed government as illegitimate and treacherous, The Libya Observer, 22 maggio 2017
  183. ^ Ali, M., Intense fighting hits Tripoli as GNC and Presidency Council force clash, Libya Herald, 26 maggio 2017
  184. ^ Prentis, J. ,Renewed Tripoli clashes, Libya Herald
  185. ^ Tajouri takes Hadba prison, also demolishes home of Khaled Al-Sharif Libya Herald, 27 maggio 2017
  186. ^ Prentis, J. , Presidential Guard moves into Tripoli International Airport: report Libya Herald, 29 maggio 2017
  187. ^ Ghwell said his fighters withdrew to prevent further damage in Tripoli Libya Herald, 29 maggio 2017
  188. ^ vertice tra premier Fayez al Sarraj e Khalifa Haftar, parstoday.com, 2 maggio 2017
  189. ^ Cusack, R., Truce in Libya? Haftar and Serraj agree to elections, The New Arab, 4 maggio 2017
  190. ^ Nota breve n. 41 Libia: partner per il governo dei flussi migratori?, Senato della Repubblica, 25 luglio 2017
  191. ^ LNA launches long-awaited Benghazi assault on Sabri and Suq Al-Hout Libya Herald, 8 maggio 2017
  192. ^ Libya's Ansar al-Sharia announces dissolution Al-Jazeera, 28 maggio 2017
  193. ^ Benghazi’s iconic Tahrir Square taken by LNA as Suq Al-Hout hit by airstrikes Libya Herald
  194. ^ LNA says it has made further advances into Benghazi’s Suq Al-Hout, Libya Herald, 19 giugno 2017
  195. ^ Benghazi’s Suq Al-Hout finally taken says LNA; heaving bombing over Sabri Libya Herald, 23 giugno 2017
  196. ^ LNA says Benghazi’s Sabri has all but fallen Libya Herald, 5 luglio 2017
  197. ^ Hafter declares victory over Benghazi militants Libya Herald, 5 luglio 2017
  198. ^ http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2017/07/05/libia-tv-haftar-annuncia-liberazione-di-bengasi_727b82ba-c676-45d1-821e-9a158905dceb.html, Libia: tv, Haftar annuncia liberazione di Bengasi, in Ansa, 5 luglio 2017.
  199. ^ I soldati del generale Haftar completano la riconquista di Bengasi, in Globalist, 29 dicembre 2017.
  200. ^ Libia: il maresciallo Haftar annuncia la liberazione di Bengasi, RFI.fr 6 luglio 2017
  201. ^ Libya plans to take Qatar to ICC — army spokesperson, Gulf News, 8 giugno 2017
  202. ^ HoR promotes hatred and violence with list of “terrorists” says Libya’s Uganda ambassador; full list published Libya Herald, 12 giugno 2017
  203. ^ Célian Macé, Macron s’offre un coup diplomatique en réunissant les frères ennemis libyens, Libération, 25 luglio 2017.
  204. ^ Libia: in cosa l’accordo di Parigi legittima al-Sarraj e legalizza l'azione di Haftar, RFI, 27 luglio 2017.
  205. ^ François d’Alançon, Libia : « Nessuno dei due rivali esercita un controllo reale sulle proprie truppe », La Croix, 26 luglio 2017.
  206. ^ Thierry Portes, Libia : la vittoria parigina del generale Haftar, Le Figaro, 26 luglio 2017.
  207. ^ Libia : progetto di Costituzione votato, il capo del GNA chiamato a organizzare un referendum, L'Orient-Le Jour
  208. ^ a b c Frédéric Bobin, I combattimenti a Sabratha stanno capovolgendo gli equilibri politici in Libia ?, Le Monde, 29 settembre 2017
  209. ^ Maryline Dumas, A Sabratha, in Libia, il denaro legato al traffico dei migranti ha riacceso la guerra tra bande, Le Figaro, 20 settembre 2017
  210. ^ a b c Libia: una milizia cacciata da Sabratha dopo delle violenze omicide, AFP, 6 ottobre 2017.
  211. ^ Libia: la presa di Sabratha, una vittoria per Haftar, RFI, 6 ottobre 2017
  212. ^ Libia : più di 20'000 migranti trattenuti con la forza da milizie a Sabratha, Jeune Afrique avec AFP, 17 ottobre 2017.
  213. ^ Afrique Libia per Khalifa Haftar, l'accordo di Skhirat è finito, RFI, consultato il 10 dicembre 2018
  214. ^ Libia : il sindaco di Misurata ucciso da sconosciuti, Le Monde, 18 Dicembre 2017, consultato il 10 dicembre 2018
  215. ^ a b c Libia: un parlamentare qualifica la rivoluzione del 2011 una "catastrofe", RFI Africa, 1 febbraio 2018, consultato il 10 dicembre 2018
  216. ^ a b Libia: Tawarga, il ritorno vietato, sette anni dopo, RFI Afrique, 2 febbraio 2018, consultato il 10 dicembre 2018
  217. ^ Libia : fissato il termine delle elezioni nel 2018, Le Point Afrique
  218. ^ Libia: ancora condizioni da realizzare prima delle elezioni,TV5MONDE
  219. ^ Libia : un ufficiale ricercato dalla CPI si arrende, BBC Afrique
  220. ^ Il comandante libico ricercato dalla CPI liberato, L'Orient-Le Jour
  221. ^ Célian Macé, Le Sud libyen au bord de l'embrasement, Libération, 14 marzo 2018
  222. ^ Libye: les Toubous et la tribu Ouled Slimane s'affrontent à nouveau à Sebha, RFI, 27 febbraio 2018
  223. ^ Libye: 3 morts dans des heurts entre tribus, Le Figaro avec AFP, 6 marzo 2018
  224. ^ Libye: des combats détruisent une partie de la citadelle historique de Sebha, RFI, 3 aprile 2018.
  225. ^ Libye: les milices ennemies de Misrata et Zenten se sont réconciliées, RFI, 30 marzo 2018.
  226. ^ Libia : accordo a Parigi su delle elezioni il 10 dicembre, L'Orient-Le Jour
  227. ^ [url=https://www.lepoint.fr/monde/en-libye-de-nouveaux-combats-menacent-les-efforts-pour-un-reglement-du-conflit-20-06-2018-2229019_24.php En Libye, de nouveaux combats menacent les efforts pour un règlement du conflit], Le Point
  228. ^ a b Timori per ambasciatore italiano in Libia: "Resta a Roma", adkronos.it, 13 settembre 2018
  229. ^ Libia, stop di Haftar all’ambasciatore italiano per scongiurare il rinvio delle elezioni, il Sole 24 ore, 13 agosto 2018
  230. ^ Giuseppe Perrone, l’Ambasciatore in Libia dichiarato «persona non gradita» da Haftar, il Sole 24 ore, 14 agosto 2018
  231. ^ Libia, cessate fuoco a Tripoli dopo gli scontri tra le milizie. Il bilancio è di 26 morti e 75 feriti, tpi.it,30 agosto 2018, consultato il 10 dicembre 2018
  232. ^ Libya declares state of emergency in Tripoli after deadliest week since 2011, The Lybia Times, 2 settembre 2018, consultato il 10 dicembre 2018.
  233. ^ Vincenzo Nigro, A Tripoli, la tregua tra milizie è un'illusione, La Repubblica, 10 settembre 2018.
  234. ^ Maryline Dumas, Libye : un calme précaire est revenu à Tripoli, Le Figaro, 7 settembre 2018
  235. ^ Des violences de mauvais augure pour les élections en Libye, La Libre Afrique
  236. ^ Libia, fonti Onu: raggiunto l’accordo per il cessate il fuoco, tpi.it, 5 settembre 2018, consultato il 10 dicembre 2018
  237. ^ Libia, attacco alla sede della compagnia petrolifera di Stato a Tripoli: ci sono feriti , tpi.it, 10 settembre 2018, consultato il 10 dicembre 2018
  238. ^ Libia, violato il cessate il fuoco: nella notte scontri e razzi contro l’aeroporto di Tripoli, tpi.it, 12 settembre 2018, consultato il 10 dicembre 2018
  239. ^ Élections en Libye avant la fin 2018 : la France isolée, JeuneAfrique.com
  240. ^ Cosa sta succedendo in Libia , tpi.it, 18 settembre 2018, consultato il 10 dicembre 2018
  241. ^ Libia, il governo italiano abbia il coraggio di cambiare rotta (e cavallo),Secolo d'Italia 22 ottobre 2018
  242. ^ "Conferenza Per la Libia", Macron e Merkel isolano l'Italia. L'ingombrante presenza di Usa e Russia, 9 novembre 2018
  243. ^ La road map Onu per la Libia, al voto nel 2019, Ansamed, 12 novembre 2018
  244. ^ a b c Mapping Libya's factions, in European Council on Foreign Relations, 9 aprile 2015.
  245. ^ An oily mess, in The Economist, 9 aprile 2015.
  246. ^ Wider Chaos Threatens as Fighters Seize Branch of Libya’s Central Bank, in New York Times, 22 gennaio 2015.
  247. ^ Libya’s Legitimacy Crisis, in Carnegie Endowment for International Peace, 20 agosto 2014. "Out of 188 elected members, 30 have boycotted the parliament since it moved to Tobruk. As the rump parliament has adopted an increasingly partisan approach, the number of members attending it has declined to between 100 and 110 -- or just over half of elected members"
  248. ^ Libia, dopo Gheddafi soltanto il caos, in L'Espresso, 7 ottobre 2014.
  249. ^ Libia, Haftar annuncia la "liberazione" di Derna, in Ansa.it, 29 giugno 2018.
  250. ^ Libia: tv, Haftar annuncia liberazione di Bengasi, in Ansa.it, 5 luglio 2017.
  251. ^ Libia, Haftar annuncia "liberazione totale" di Bengasi, in Tgcom24, 5 luglio 2017.
  252. ^ Profile: Libyan ex-General Khalifa Haftar, in BBC News, 16 ottobre 2014.
  253. ^ a b c The Unravelling, in The New Yorker, 23 febbraio 2015.
  254. ^ 8 questions you want answered about the crisis in Libya, in The Washington Post, 19 maggio 2014.
  255. ^ Meet the 32-year-old militiaman holding Libya’s oil hostage, in CNN, 14 gennaio 2014.
  256. ^ Libia, bombardata nave greca, in Il Manifesto, 5 gennaio 2015.
  257. ^ Residents say ‘slaughter to start any day’ after IS seizes Libya town, in Middle East Eye, 7 gennaio 2016.
  258. ^ a b A fierce battle for control in Libya's desert, in Al Jazeera, 5 dicembre 2014.
  259. ^ «Combatto il terrorismo anche per voi: se vince in Libia arriva in Italia», in Corriere della Sera, 28 novembre 2014.
  260. ^ Arab Nations Strike in Libya, Surprising U.S., in New York Times, 25 agosto 2014.
  261. ^ Provisional Government in Libyan Capital Forces Out Its Own Prime Minister, in New York Times, 31 marzo 2015.
  262. ^ Hassi changes his mind, hands over to Ghwell, in Libya Herald, 2 aprile 2015.
  263. ^ a b Piccola guida alla “guerra medievale” libica, in east, 28 gennaio 2015.
  264. ^ Libyan Dawn: Map of allies and enemies, in Al Arabiya, 25 agosto 2014.
  265. ^ Libya Against Itself, in The New York Review of Books, 19 febbraio 2015.
  266. ^ Libya's Berbers fear ethnic conflict, in Al Jazeera, 6 gennaio 2015.
  267. ^ Ronald Bruce St John, Historical Dictionary of Libya, 5ª ed., 2014, p. 201.
  268. ^ The Capture of Abu Anas al-Libi: Reactions and Militancy in Libya, in Combating Terrorism Center, 26 novembre 2013.
  269. ^ Controversial former militia leader puts himself forward as Libya’s savior, in CNN, 1º ottobre 2014.
  270. ^ Abdelhakim Belhadj: l’ex jiadista che cerca il dialogo in Libia, in euronews, 2 marzo 2015.
  271. ^ Libyan Islamist leader backs UN talks, but tensions high, in Reuters, 7 marzo 2015.
  272. ^ Behind Qatar's bet on the Muslim Brotherhood, in Christian Science Monitor, 18 aprile 2014.
  273. ^ Islamism is no longer the answer, in The Economist, 20 dicembre 2014.
  274. ^ a b ISIS in Libya: A New Third Force, in Tony Blair Faith Foundation, 5 marzo 2015 (archiviato dall'url originale l'8 marzo 2015).
  275. ^ Profile: Libya's Ansar al-Sharia, in BBC News, 13 giugno 2014.
  276. ^ Benghazi declared ‘Islamic emirate’ by militants, in Al Arabiya, 31 luglio 2014.
  277. ^ Leader of Libyan Islamists Ansar al-Sharia dies of wounds, in Reuters, 23 gennaio 2105.
  278. ^ The Rise and Decline of Ansar al-Sharia in Libya, in Hudson Institute, 6 aprile 2015.
  279. ^ ISIS' Next Prize, in Foreign Affairs, 1º marzo 2015.
  280. ^ a b ISIS comes to Libya, in CNN, 16 febbraio 2015.
  281. ^ a b Rising Out of Chaos: The Islamic State in Libya, in Carnegie Endowment for International Peace, 5 marzo 2015.
  282. ^ That it should come to this, The Economist, 10 gennaio 2015.“From the very beginning of the revolution, Derna—a small port in the east famed for having sent more jihadists per person to fight in Iraq than anywhere else in the world—would have nothing to do with any attempts at imposing a central command on rebel forces. It opposed NATO intervention and insisted that the NTC was a pagan (wadani) not national (watani) council.”
  283. ^ Al-Qaeda sets up 'Islamic emirate' in eastern Libya, in AFP, 23 febbraio 2011 (archiviato dall'url originale il 25 febbraio 2015).
  284. ^ Reportage. «Noi ribelli, islamici e tolleranti», in Il Sole 24 Ore, 22 marzo 2011.
  285. ^ Libyan rebel commander admits his fighters have al-Qaeda links, in The Telegraph, 25 marzo 2011.
  286. ^ ISIS Finds New Frontier in Chaotic Libya, in New York Times, 10 marzo 2015.
  287. ^ Libia: non solo Stato Islamico, in ISPI, 19 febbraio 2015.
  288. ^ Di cosa parliamo quando parliamo di ISIS in Libia, in Vice, 16 febbraio 2015.
  289. ^ Libyan Refugees Stream to Tunisia for Care, and Tell of a Home That Is Torn Apart, in New York Times, 9 settembre 2014."Since the revolution three years ago that overthrew Col. Muammar el-Qaddafi, about 1.8 million Libyans — nearly a third of the country’s population — have fled to Tunisia. A new wave of refugees has arrived in recent months."
  290. ^ The impact of Libyan middle-class refugees in Tunisia, in Brookings, 17 marzo 2015.
  291. ^ Libya’s migrant-smuggling highway: Lessons for Europe, in European Council on Foreign Relations, 10 novembre 2015.
  292. ^ Why Libya is springboard for migrant exodus, BBC News, 20 aprile 2015.
  293. ^ Sbarchi anno 2014, in ISMU.
  294. ^ Statistiche immigrazione, in Ministero dell’Interno (archiviato dall'url originale il 31 gennaio 2016).
  295. ^ OPEC Crude Oil (excluding condensates) Supply (Million Barrels per Day), su eia.gov.
  296. ^ Jon Lee Anderson, Letter from Libya. The Unravelling, in The New Yorker, 23 febbraio 2015. URL consultato il 18 febbraio 2015.
    «There is no overstating the chaos of post-Qaddafi Libya. Two competing governments claim legitimacy. Armed militias roam the streets. The electricity is frequently out of service, and most business is at a standstill; revenues from oil, the country’s greatest asset, have dwindled by more than ninety per cent. Some three thousand people have been killed by fighting in the past year, and nearly a third of the country’s population has fled across the border to Tunisia.».
  297. ^ Libya, in Energy Information Administration, 19 novembre 2015.
  298. ^ a b War and strife have cost Libya $68bn in lost oil revenues, in Financial Times, 21 gennaio 2016.
  299. ^ L’ENI, l’unica grande società rimasta in Libia, in Il Post, 8 aprile 2015.
  300. ^ Libya Overview, in World Bank, 30 settembre 2015.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]