Seconda guerra civile in Libia

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Seconda guerra civile in Libia
Libyan Civil War.svg
Situazione militare attuale:

      Controllato dal Governo di Accordo Nazionale di Tripoli e alleati

      Controllato dalle forze leali a Khalifa Ghwell

      Controllato dal governo di Tobruk e dalle brigate di Zintan

      Controllato dai Consigli consultivi di Bengasi, Derna e Agedabia

      Controllato da forze Tuareg

      Controllato da forze locali

Data 16 maggio 2014 – presente
Luogo Libia
Esito Conflitto in corso
Schieramenti
Libia Camera dei rappresentanti

Sostenuto da:

Egitto Egitto
Emirati Arabi Uniti Emirati Arabi Uniti
Francia Francia
Russia Russia
Libia Nuovo Congresso Nazionale Generale (fino a marzo 2016)
  • Partito di Giustizia e Costruzione
  • Milizie di Misurata (Scudo Libico)
  • Milizie di Tripoli
    • LROR
    • al-Watan
  • Berber flag.svg Milizie Amazigh
  • Milizie Tuareg

Sostenuto da: Qatar Qatar
Turchia Turchia
Sudan Sudan


Libia Governo di Accordo Nazionale (da aprile 2016)[1]
  • Milizie di Misurata
  • Guardia degli impianti petroliferi (PFG)
  • Milizie di Tripoli
    • Forza Speciale di Deterrenza (Rada)

Sostenuto da:

Stati Uniti Stati Uniti
Regno Unito Regno Unito
Italia Italia[2]
Nazioni Unite ONU
Flag of Jihad.svg Consiglio consultivo dei rivoluzionari di Bengasi

Flag of Jihad.svg Consiglio consultivo dei mujahidin di Derna

Flag of Jihad.svg Consiglio consultivo dei rivoluzionari di Agedabia


Flag of the Islamic State of Iraq and the Levant2.svg Stato Islamico in Libia
  • Wilaya Barqa
  • Wilaya Tarabulus
  • Wilaya Fezzan
Comandanti
Libia Aguila Saleh Issa
(Presidente della Camera dei rappresentanti)
Libia Abdullah al-Thani
(Primo Ministro)
 · Mahmud Jibril (leader dell'Alleanza delle Forze Nazionali)
Libia Generale Khalifa Haftar
(Comandante di Operazione Dignità)
 · Ibrahim Jadran (leader del PFG)
Egitto Abd al-Fattah al-Sisi (Presidente dell’Egitto)
Emirati Arabi Uniti Khalifa bin Zayed Al Nahyan (Presidente degli Emirati Arabi Uniti)
Libia Nuri Busahmein
(Presidente del nuovo GNC)
Libia Khalifa Ghwell
(Primo Ministro, non internazionalmente riconosciuto)
 · Abdelhakim Belhadj (leader di al-Watan)
Libia Fayez al-Sarraj
(Presidente del Consiglio Presidenziale e Primo ministro del Governo di Accordo Nazionale)
*Ibrahim Jadran
(leader del PFG)
*Abd al-Ra'uf Kara
(leader della Forza Speciale di Deterrenza)
Flag of Jihad.svg Mohamed al-Zahawi †(Leader di Anṣār al-Sharīʿa)

Flag of Jihad.svg Sufian bin Qumu (leader di Anṣār al-Sharīʿa a Derna)


Flag of the Islamic State of Iraq and the Levant2.svg Abu Bakr al-Baghdadi (leader dell'ISIS)
Flag of the Islamic State of Iraq and the Levant2.svg Abu Nabil al-Anbari† (emissario di al-Baghdadi in Libia)
Flag of the Islamic State of Iraq and the Levant2.svg Mohammed Abdullah (Emiro di Derna)[3]

Flag of the Islamic State of Iraq and the Levant2.svg Ali Al Qarqaa (Emiro di Nofaliya)[4]
Effettivi
40.000 (milizie di Misurata)[7][8]
20.000 (PFG)[9]
1.000-10.000 (Ansar al-Sharia)[5]
2.000-3.000 (ISIS)[6]
Perdite
5.871[10] - 8.220[11] combattenti e civili uccisi (2014-2016)
435.000 sfollati interni (maggio 2015)[12]
Voci di guerre presenti su Wikipedia

La seconda guerra civile in Libia[13][14] è un conflitto armato scoppiato in Libia nel 2014 tra due coalizioni e due governi rivali: da una parte il governo internazionalmente riconosciuto, basato nella città orientale di Tobruk e sostenuto dalla Camera dei rappresentanti e dall'operazione Dignità del generale Haftar; dall'altra parte il governo basato nella capitale Tripoli e sostenuto dal Nuovo Congresso Nazionale Generale e dalla coalizione di Alba Libica.[15][16] Entrambe le coalizioni riunivano diversi gruppi armati debolmente alleati tra loro.[17] Dopo ottobre 2014 una terza forza, i militanti affiliati allo Stato Islamico (ISIS), ha fatto ingresso nella guerra, prendendo il controllo prima della città di Derna e poi di Sirte.[18] A partire da marzo 2016, un accordo di pace negoziato sotto l'egida dell'ONU ha portato all'insediamento a Tripoli di un nuovo Governo di Accordo Nazionale internazionalmente riconosciuto, che ha la lealtà di autorità e milizie dell'ovest del Paese, ma non ha ancora ottenuto l'appoggio della Camera dei rappresentanti di Tobruk e del generale Haftar.

Sin dalle prime fasi della guerra, l'Egitto e gli Emirati Arabi Uniti hanno sostenuto il generale Haftar, intervenendo anche con attacchi aerei contro Alba Libica e contro l'ISIS.[17] Il Qatar e la Turchia hanno aiutato Alba Libica.[17][19] Dal 2016, un crescente coinvolgimento delle potenze occidentali ha visto lo schieramento di forze speciali e bombardamenti statunitensi contro l'ISIS a Sirte.

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

Le conseguenze della prima guerra civile libica sono state caratterizzate da un marcato cambiamento dell'ordine politico e sociale dopo il rovesciamento e l'uccisione di Muammar Gheddafi il 20 ottobre 2011. Il Paese è stato soggetto a perdurante proliferazione delle armi, violenza settaria e caos politico, con ricadute sui Paesi circostanti tra cui il Mali, dove l'afflusso di armi e combattenti provenienti dalla Libia ha provocato lo scoppio di una guerra civile nel 2012. Dalla sconfitta delle forze gheddafiane, la Libia è stata lacerata tra numerose milizie armate rivali di ex ribelli affiliate a regioni, città e tribù, mentre il governo centrale è stato debole e incapace di stabilire la sua autorità sul Paese. In assenza di un esercito organizzato, le milizie armate degli ex ribelli hanno continuato ad affermare il loro ruolo di “guardiani della rivoluzione”, e un conflitto a bassa intensità tra milizie rivali è continuato nel 2012 e nel 2013 con circa 500 morti all'anno.[20][21]

Il 7 luglio 2012, I Libici votarono nella loro prima elezione parlamentare dalla fine del precedente regime. L'8 agosto 2012, il Consiglio Nazionale di Transizione cedette ufficialmente il potere all'interamente eletto Congresso Nazionale Generale (GNC), cui fu affidato l'incarico di formare un governo ad interim e di stendere una nuova Costituzione da approvare in un referendum generale.[22]

L'11 settembre 2012, militanti di Ansar al-Shari'a (Libia) attaccarono il consolato statunitense a Bengasi, uccidendo l'ambasciatore americano in Libia Christopher Stevens e altre tre persone. L'incidente suscitò sdegno negli Stati Uniti e in Libia.[23][24][25]

Il 14 ottobre 2012, il Congresso Nazionale Generale elesse l'ex membro del GNC e avvocato per i diritti umani Ali Zeidan come Primo ministro.[26][27][28] L'11 marzo 2014, essendo stato sfiduciato dal GNC per non essere riuscito a fermare una nave carica di petrolio non autorizzata a salpare,[29] Zeidan si dimise, e fu rimpiazzato dal Primo ministro Abdullah al-Thani.[30]

Cronologia degli eventi[modifica | modifica wikitesto]

La formazione di due governi rivali (maggio – ottobre 2014)[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio del 2014, la Libia era governata dal Congresso Nazionale Generale (GNC), eletto con un mandato di 18 mesi nel luglio 2012. Da allora, i partiti islamisti avevano preso il controllo dell'assemblea, prevalendo sulla maggioranza centrista e liberale, ed eleggendo Nuri Busahmein come presidente del GNC nel giugno 2013.[31] Nel dicembre 2013, il GNC vota per applicare una variante della Sharia[32] e decide di estendere il suo mandato per un anno fino al dicembre 2014.[33]

Il 14 febbraio 2014, il generale Khalifa Haftar, che aveva servito sotto il precedente regime di Mu'ammar Gheddafi, richiede la dissoluzione del GNC e la formazione di un governo ad interim che presieda a nuove elezioni, minacciando un colpo di stato.[34]

Il 16 maggio 2014, le forze leali al generale Haftar lanciano unilateralmente un'offensiva terrestre e aerea su larga scala chiamata operazione Dignità (in arabo: عملية الكرامة‎; Amaliya al-Karamah) contro i gruppi armati islamisti (tra cui Ansar al-Shari'a) a Bengasi, promettendo di liberare il Paese dalla violenza delle milizie islamiste. Il primo ministro al-Thani sconfessa l'operazione, condannandola come illegale e come un tentato colpo di stato.[35][36] Due giorni dopo, le milizie di Zintan alleate con Haftar attaccano la sede del parlamento a Tripoli per ottenerne la dissoluzione.[37]

Il Congresso Nazionale Generale è quindi costretto a indire nuove elezioni per un nuovo parlamento di 200 membri, la Camera dei rappresentanti.[38] Le elezioni si tengono il 26 giugno, in collegi in cui, a differenza che nelle precedenti elezioni del 2012, non possono presentarsi liste elettorali di partito, ma solo candidati indipendenti. 12 membri non possono essere eletti poiché alcuni seggi rimangono chiusi a causa delle violenze, e in tutto il Paese solo il 18% dell'elettorato (circa 630.000 persone) si reca a votare.[39][40][41] I risultati elettorali, annunciati il 21 luglio, vedono una decisiva sconfitta degli islamisti predominanti nel precedente parlamento e un'affermazione dei candidati liberali e federalisti.[42] In base alle regole elettorali, il nuovo parlamento dovrebbe riunirsi nella città di Bengasi anziché nella capitale Tripoli, come segno di avvicinamento delle istituzioni alla metà orientale del Paese; tuttavia, la maggior parte dei parlamentari, ritenendo Bengasi troppo pericolosa a causa dei combattimenti in corso tra Haftar e le milizie islamiste, preferisce riunirsi a Tobruk, sotto il controllo del generale Haftar. Trenta deputati ostili alla nuova maggioranza, tra cui islamisti e misuratini, decidono quindi di boicottare il nuovo parlamento, alla cui inaugurazione a Tobruk, avvenuta il 4 agosto, si presentano solo 153 membri su 188 eletti.[43][44][45]

Nel frattempo, il 13 luglio 2014, temendo i risultati elettorali,[46] alcune milizie islamiste di Tripoli (in particolare la Camera Operativa dei Rivoluzionari Libici) e le milizie di Misurata lanciano l'operazione Alba Libica per sottrarre il controllo dell'aeroporto internazionale di Tripoli alle milizie di Zintan (alleate con il generale Haftar), che lo controllavano dalla fine del 2011.[47] Il 23 agosto, nonostante l'intervento militare degli Emirati Arabi Uniti, che bombardano le posizioni di Alba Libica, le milizie di Zintan sono costrette a ritirarsi dall'aeroporto e da Tripoli.[48][49] Due giorni dopo, il 25 agosto, su richiesta di Alba Libica, 94 membri del vecchio Congresso Nazionale Generale, tra cui coloro che avevano boicottato la Camera dei rappresentanti di Tobruk a inizio agosto, si riuniscono nuovamente come Nuovo Congresso Nazionale Generale e si proclamano parlamento legittimo al posto della Camera dei rappresentanti recentemente eletta, con Tripoli come loro capitale politica, Nuri Busahmein presidente e Omar al-Hasi primo ministro.[50][51]

Anche il governo sostenuto dalla Camera dei rappresentanti di Tobruk, presieduto dal riconfermato al-Thani, è quindi costretto a trasferirsi da Tripoli all'est del Paese agli inizi di settembre.[52][53] La Camera dei rappresentanti e il governo di al-Thani si allineano progressivamente alle forze precedentemente autonome di Haftar, appoggiando ufficialmente l'operazione Dignità in ottobre,[54] e nominando infine Haftar capo del ricostitutendo esercito libico nel marzo 2015.[55]

Il paese risulta così diviso tra due governi rivali, con Tripoli e Misurata controllate da forze leali ad Alba Libica e al nuovo GNC di Tripoli, mentre la comunità internazionale riconosce il governo di Abdullah al-Thani e il suo parlamento a Tobruk. Bengasi rimane contesa tra le forze filo-Haftar e gli islamisti radicali di Anṣār al-Sharīʿa. In settembre, il Rappresentante speciale dell'ONU Bernardino León avvia un nuovo processo di dialogo politico in Libia, per ottenere una soluzione diplomatica e non militare al conflitto e favorire la creazione di un governo di unità nazionale.[56] Il 6 novembre, la corte suprema di Tripoli ordina lo scioglimento della Camera dei rappresentanti, dichiarandola illegittima.[57] La Camera dei rappresentanti rifiuta la sentenza, sostenendo che sia stata emessa "sotto minaccia",[58] e la comunità internazionale continua a riconoscere come legittimi il parlamento e il governo di Tobruk.

La lotta per il petrolio e la comparsa dell'ISIS (ottobre 2014 - aprile 2015)[modifica | modifica wikitesto]

Il 3 ottobre, a Derna, una formazione islamista radicale, il Consiglio consultivo dei giovani islamici (Majlis Shura Shabab al-Islam), attivo a Derna da aprile, dichiara la propria affiliazione al cosiddetto Stato Islamico (ISIS) di Abu Bakr al-Baghdadi, proclamando il territorio sotto il suo controllo nella città come parte del “califfato” proclamato da al-Baghdadi a Mosul nel giugno 2014. Un altro gruppo ribelle islamista di Derna, la brigata dei martiri di Abu Salim, prende le distanze dal proclama del Consiglio, dichiarando che non si sarebbe affiliato ad alcun gruppo al di fuori della Libia.[59]

Giacimenti di petrolio e gas in Libia: in verde gli oleodotti, in rosso i gasdotti (mappa del Dipartimento dell'Energia degli USA)

In novembre, milizie Tuareg sostenute dal governo di Tripoli e da milizie di Misurata strappano ai Tebu il controllo del grande campo petrolifero di Sharara, nel sud-ovest della Libia; per rappresaglia, le milizie di Zintan, alleate coi Tebu, chiudono l'oleodotto che trasporta il petrolio di Sharara ai terminal del nord, causando l'interruzione della produzione di 300.000 barili di petrolio al giorno.[60]

Il 27 dicembre, le milizie di Misurata lanciano un'offensiva per strappare il controllo dei porti di Sidra e Ras Lanuf, tra i più importanti in Libia per l'esportazione del petrolio, alla Guardia degli impianti petroliferi (PFG) del leader federalista Ibrahim Jadran, alleata con il governo di Tobruk. L'offensiva non ha successo e le forze di Misurata si ritirano da Sidra a fine marzo 2015, ma la distruzione delle infrastrutture attorno a Sidra ferma la produzione nei campi petroliferi che riforniscono il terminal.[60]

Il 27 gennaio, i miliziani fedeli all’ISIS rivendicano un attentato all’hotel Corinthia di Tripoli, in cui muoiono cinque libici e cinque stranieri. L’8 febbraio, con l’aiuto di membri di Anṣār al-Sharīʿa, i jihadisti dell’ISIS prendono il controllo di Nofaliya, a est di Sirte, e il 13 febbraio entrano a Sirte, impadronendosi di una tv e di due radio locali.[61] Il 14 febbraio l'ambasciata italiana a Tripoli, l'ultima rappresentanza occidentale ancora attiva, viene evacuata. In risposta all'avanzata dell'ISIS, i ministri degli Esteri e della Difesa italiani, Gentiloni e Pinotti, prospettano un possibile intervento militare italiano, la cui imminenza viene però smentita dal Presidente del Consiglio, Matteo Renzi.[56]

Il 15 febbraio, i miliziani dell’ISIS in Libia pubblicano un video raffigurante la decapitazione di ventuno cristiani copti egiziani che il gruppo aveva precedentemente rapito a Sirte.[62] Il giorno seguente, in risposta alle uccisioni, l'Egitto, che fino a quel momento aveva fornito supporto indiretto al generale Haftar, interviene direttamente nel conflitto, eseguendo degli attacchi aerei contro obiettivi dello Stato Islamico a Derna, in coordinazione col governo di Tobruk.[63] Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU respinge però una bozza di risoluzione dell'Egitto, tesa a legittimare l'appoggio militare al governo di Tobruk nel conflitto libico e la rimozione, limitatamente al governo di Tobruk stesso, dell'embargo sulle armi, in vigore dal 2011.[56] Gli Stati occidentali, in particolare, reiterano il loro sostegno al processo di pace per la formazione di un governo di unità nazionale, di contro al sostegno unilaterale dell’Egitto al governo di Tobruk.[64] Per rappresaglia contro gli attacchi egiziani, il 20 febbraio l'ISIS esegue degli attentati suicidi nella città orientale di Gubba, tra Tobruk e Beida, uccidendo almeno 40 persone.[65]

A fine marzo 2015, le milizie di Misurata si ritirano da Ben Giauad, dove avevano stabilito una base nell'offensiva contro il terminal petrolifero di Sidra. Il ritiro è motivato dall'esigenza di concentrare lo sforzo bellico contro le milizie dell'ISIS a Sirte.[66]

Il 18 aprile 2015, un barcone carico di migranti si rovescia in prossimità della costa libica, provocando oltre 700 morti in una delle più grandi stragi di migranti nel Mediterraneo. In reazione, l'Unione Europea lancia, tra l'altro, l'Operazione Sophia, un'operazione militare nel Mediterraneo centrale finalizzata a contrastare i trafficanti di migranti; l'operazione avviene in acque internazionali, ma viene previsto che la sua fase finale possa comportare anche interventi contro i trafficanti di migranti nelle acque e sul suolo della Libia, previo consenso dell'ONU e del governo libico.[67]

L'espulsione dell'ISIS da Derna e il suo consolidamento a Sirte (maggio - novembre 2015)[modifica | modifica wikitesto]

Tra fine maggio e inizio giugno, le forze affiliate allo Stato Islamico a Sirte lanciano una nuova offensiva contro le forze di Misurata a ovest e sud di Sirte, conquistando l'aeroporto civile e militare di al-Gardabiya a sud di Sirte e attaccando un posto di blocco alla periferia di Misurata.[68] A inizio giugno, l'ISIS conquista il villaggio di Harawa, a est di Sirte.[69] Il radicamento dell'ISIS a Sirte, città natale di Gheddafi, è favorito da defezioni dall'ala locale di Ansar al-Sharia, attiva a Sirte dal giugno 2013, e dal sostegno di ex lealisti gheddafiani, emarginati in seguito alla guerra civile del 2011, in modo simile agli ex-baathisti in Iraq.[61]

L'avanzata dell'ISIS nell'area di Sirte è controbilanciata dall'espulsione delle forze dell'ISIS da buona parte di Derna, loro prima roccaforte in Libia, il 14 giugno 2015, dopo cinque giorni di violenti scontri con il Consiglio consultivo dei mujahideen di Derna, una coalizione di gruppi armati jihadisti non affiliati allo Stato Islamico, tra cui la Brigata dei martiri di Abu Salim.[70][71] Si manifesta così anche in Libia il fenomeno, già osservato nella guerra civile siriana sin dal gennaio del 2014, dello scontro tra gruppi jihadisti diversi per ideologia e strategia, in particolare tra l'ISIS e i gruppi vicini ad al-Qaida.[72]

Oltre ad intensificare le loro offensive in Libia, i militanti libici dell'ISIS sono sospettati di essere coinvolti negli attacchi nella confinante Tunisia, colpita dall'attentato al museo nazionale del Bardo a marzo e dall'attentato di Susa a giugno, eseguiti da attentatori sospettati di essersi addestrati in un campo di addestramento dell'ISIS a Sabrata, vicino al confine con la Tunisia.[73]

Nella notte tra il 14 e il 15 giugno, un attacco aereo degli Stati Uniti nei pressi di Agedabia, coordinato con il governo libico di Tobruk e diretto contro il terrorista algerino Mokhtar Belmokhtar, porta all'uccisione di sette militanti legati ad al-Qaida ed Ansar al-Sharia, tra cui, secondo fonti del governo di Tobruk smentite dagli jihadisti, lo stesso Belmokhtar.[74][75]

Nella seconda metà del 2015, i militanti dell'ISIS consolidano la propria presenza a Sirte, reprimendo violentemente una rivolta di matrice salafita scoppiata in agosto[76] e mantenendo stretti contatti con la leadership dell'ISIS in Iraq e Siria, la quale, sotto la pressione dell'intervento militare internazionale in Mesopotamia, vede nelle province libiche un territorio in cui potersi ritirare in caso di ulteriori sconfitte.[77] Il 13 novembre, gli Stati Uniti effettuano un attacco aereo nei pressi di Derna diretto contro Abu Nabil al Anbari, emissario iracheno di al- Baghdadi in Libia, nel loro primo attacco contro l'ISIS in Libia. Al Anbari viene ucciso nell'attacco.[78][79]

Il rilancio del processo di pace e le ipotesi di intervento militare occidentale (dicembre 2015 - febbraio 2016)[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso del 2015, i colloqui di pace tra i due parlamenti rivali tenuti sotto l'egida dell'ONU procedono a rilento, a causa della presenza di gruppi oltranzisti in entrambi gli schieramenti. Il 5 ottobre, la Camera dei Rappresentanti di Tobruk, eletta nel giugno 2014, vota per estendere il proprio mandato oltre la scadenza del 20 ottobre.[80] L'8 ottobre, l'inviato speciale dell'ONU Bernardino León annuncia che Fayez al-Sarraj sarà nominato primo ministro di un nuovo governo di unità nazionale che dovrebbe ricevere il voto favorevole dei due parlamenti.[81] Il 17 novembre, il diplomatico tedesco Martin Kobler sostituisce lo spagnolo León come inviato speciale dell'ONU, dopo uno scandalo scoppiato a causa della decisione di León di accettare un incarico dagli Emirati Arabi Uniti, sostenitori del governo di Tobruk nel conflitto libico.[82] Pochi giorni dopo un'ampia conferenza di pace svoltasi a Roma il 13 dicembre, cui partecipano rappresentanti di numerosi Stati e una delegazione dei due parlamenti libici,[83] l'accordo di pace (detto LPA, Libyan Political Agreement) per la formazione di un governo di unità nazionale negoziato sotto l'egida dell'ONU viene firmato a Skhirat (Marocco) il 17 dicembre da numerosi membri dei due parlamenti libici, senza però un voto favorevole da parte dei parlamenti stessi, a causa dell'opposizione dei due presidenti Nuri Busahmein e Aguila Saleh Issa.[84] Fayez al-Sarraj viene quindi posto a capo di un Consiglio presidenziale (PC) di nove membri, facente funzione di Capo di Stato, e viene incaricato di formare entro 30 giorni un nuovo governo, riconosciuto dalla comunità internazionale, che ottenga la fiducia della Camera dei rappresentanti e si insedi nuovamente a Tripoli. Il 23 dicembre, il Consiglio di Sicurezza dell'ONU riconosce all'unanimità il futuro governo di unità nazionale come solo governo legittimo della Libia e invita gli Stati membri a rispondere a eventuali richieste di assistenza del nuovo governo per stabilizzare la Libia.[85][86]

Tra il 4 e il 5 gennaio 2016, l'ISIS lancia un'offensiva a est di Nofaliya per catturare i porti petroliferi di Sidra e Ras Lanuf, ancora controllati dal PFG di Jadran e chiusi da oltre un anno, a causa dei precedenti combattimenti tra il PFG e le forze di Alba Libica. L'offensiva dell'ISIS viene respinta, ma l'ISIS si impadronisce della cittadina di Ben Giauad, a ovest di Sidra.[87] Il 7 gennaio, un attacco suicida contro un'accademia delle forze di polizia a Zliten (tra Tripoli e Misurata, sotto il controllo del GNC) uccide 65 persone. Della responsabilità dell'attentato, uno dei più gravi nella storia recente della Libia, viene sospettato l'ISIS.[88]

Le nuove offensive dell'ISIS in Libia rendono sempre più insistenti le voci di un imminente intervento militare occidentale contro l'ISIS da parte di Stati Uniti, Francia, Italia e Regno Unito, su richiesta del futuro governo di unità nazionale o anche unilateralmente; già da tempo vengono segnalati voli di ricognizione e la presenza di forze speciali occidentali sul terreno per condurre operazioni di sorveglianza e prendere contatti con le milizie locali.[89][90][91]

Il 19 gennaio, a Tunisi, al-Sarraj annuncia la formazione di un governo di 32 membri, detto Governo di Accordo Nazionale (GNA), che deve ricevere l'approvazione della Camera dei rappresentanti di Tobruk per poi insediarsi a Tripoli.[92] Il 25 gennaio, la Camera dei rappresentanti nega la fiducia al governo, dando mandato a al-Sarraj di formarne uno nuovo con un numero inferiore di membri. Vota invece a favore dell'accordo di pace (LPA), rifiutando però l'articolo che conferisce al Consiglio presidenziale il potere di rimuovere i vertici militari, tra cui Haftar.[93] Il 14 febbraio, da Skhirat, al-Sarraj propone una nuova lista di 18 ministri.[94]

Situazione a Bengasi a marzo 2016: in rosso le zone controllate dall'LNA, in nero e grigio le zone controllate dai jihadisti dell'ISIS e del Consiglio consultivo dei rivoluzionari di Bengasi

Il 19 febbraio, un attacco aereo statunitense colpisce un campo di addestramento dell'ISIS nei pressi di Sabrata, uccidendo 41 persone, in maggioranza tunisini, tra cui, probabilmente, un militante tunisino legato agli attentati al museo nazionale del Bardo e a Susa in Tunisia l'anno precedente.[95] Il 21 febbraio, l'esercito nazionale libico (LNA) annuncia di aver liberato la città di Agedabia dagli jihadisti e di aver ripreso il controllo di diverse aree di Bengasi a lungo contese con Anṣār al-Sharīʿa e ISIS.[96][97] Fonti libiche sostengono che forze speciali francesi da due mesi aiutino l'esercito nazionale libico a Bengasi; ciò potrebbe spiegare il successo dell'offensiva del LNA dopo quasi due anni dall'inizio della campagna del generale Haftar.[98][99]

L'insediamento del Governo di Accordo Nazionale (marzo - aprile 2016)[modifica | modifica wikitesto]

Il 12 marzo, il Consiglio Presidenziale, ancora basato a Tunisi, chiede alla comunità internazionale di interrompere i rapporti con il governo di Tobruk e di riconoscere il governo di Serraj come il solo legittimo, sulla base del sostegno espresso da un centinaio di deputati della Camera dei rappresentanti, nonostante la mancanza di un voto formale di fiducia da parte del parlamento.[100] Il 14 marzo, il Consiglio di Sicurezza dell'ONU invita gli Stati Membri a cessare il sostegno e i contatti ufficiali con i due governi libici paralleli al governo di accordo nazionale.[101] Il 30 marzo, i membri del governo di unità nazionale arrivano finalmente dalla Tunisia a Tripoli in nave, insediandosi in una base navale vicino al porto, nonostante l'opposizione del primo ministro del governo islamista di Tripoli, Khalifa Ghwell.[102]

Il 1 aprile, il Consiglio dell'Unione europea approva sanzioni contro Aguila Saleh Issa (presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk), Khalifa Ghwell (primo ministro di Tripoli) e Nuri Busahmein (presidente del nuovo GNC di Tripoli), a causa della loro continua opposizione all'implementazione dell'accordo di pace del 17 dicembre 2015 e alla formazione del governo di unità nazionale.[103] Il 5 aprile, il governo islamista di Tripoli annuncia il suo scioglimento (nonostante la smentita, due giorni dopo, da parte di Khalifa Ghwell),[104] e circa 70 membri del Nuovo Congresso Nazionale Generale (GNC) votano per adottare l'accordo di pace del 17 dicembre (LPA) e formare, conformemente ad esso, il Consiglio di Stato, previsto dall'LPA come camera alta del nuovo parlamento libico, composta dagli ex membri del GNC.[105] Presidente del Consiglio di Stato viene eletto il misuratino Abdulrahman Al-Swehli.[106] Nel corso di aprile, mentre le vecchie autorità e i gruppi armati di Tripoli e della Libia occidentale, che precedentemente sostenevano il Congresso Nazionale Generale, lentamente cedono il potere e dichiarano il loro appoggio al governo di accordo nazionale,[107][108] la Camera dei Rappresentanti di Tobruk, prevista dall'LPA come camera bassa del nuovo parlamento libico, continua a rimandare l'approvazione del voto di fiducia al governo di accordo nazionale.[109] La frattura tra ovest ed est del Paese minaccia quindi di non ricomporsi, dal momento che le autorità dell'est del Paese (l'esercito nazionale libico di Haftar e il governo di Tobruk) si pongono in competizione con il governo di accordo nazionale di Tripoli per l'esportazione del petrolio libico e per una nuova offensiva contro l'ISIS a Sirte.[110]

L'offensiva contro l'ISIS (maggio - agosto 2016)[modifica | modifica wikitesto]

Il 21 aprile, i combattenti dell'ISIS ancora presenti nei dintorni di Derna dopo essere stati espulsi dalla città nel giugno 2015 vengono definitivamente sconfitti e costretti a ritirarsi verso Sirte; i combattimenti a Derna però proseguono tra il Consiglio consultivo dei mujahideen, in controllo della città, e le forze leali al generale Haftar.[111][112] A ovest di Sirte, l'ISIS continua i suoi attacchi contro le milizie di Misurata (che hanno dichiarato il loro appoggio al governo di unità nazionale), conquistando la città di Abu Grain, a sud di Misurata, il 5 maggio, ma perdendone nuovamente il controllo dopo due settimane.[113] A fine maggio, la Guardia delle installazioni petrolifere (che ha anch'essa dichiarato il suo sostegno al governo di unità nazionale, distaccandosi dal governo di Tobruk, nonostante fosse stata precedentemente in conflitto con le milizie di Misurata) lancia un'offensiva contro l'ISIS a est di Sirte, riconquistando le città di Ben Giauad e di Nofaliya (prese dall'ISIS a gennaio 2016 e febbraio 2015, rispettivamente).[114] Contemporaneamente, anche le milizie di Misurata, da ovest, passano al contrattacco contro l'ISIS e riescono ad avanzare in profondità verso Sirte, arrivando a soli 15 km dalla città il 29 maggio.[115] Il 4 giugno, viene riconquistato l'aeroporto di al-Ghardabiya a sud di Sirte, preso dall'ISIS a maggio 2015.[116] Il 9 giugno, il PFG riconquista Harawa (presa dall'ISIS un anno prima), mentre le forze di Misurata entrano a Sirte,[117] dando inizio a un lungo assedio delle rimanenti forze dell'ISIS asserragliate nel centro della città.[118] Il repentino successo dell'offensiva contro l'ISIS, che in tre settimane perde quasi tutti i territori libici sotto il suo controllo dopo essere stato all'offensiva fino alla metà di maggio, sorprende gli osservatori internazionali, che elencano una serie di fattori alla base del successo: tra questi, la sopravvalutazione della consistenza numerica, del radicamento territoriale e della solidità finanziaria dell'ISIS in Libia; l'efficace coordinazione tra forze di Misurata e PFG sotto l'egida del Governo di Accordo Nazionale; e l'aiuto di forze speciali occidentali (statunitensi e britanniche).[119][120][121]

Il 18 giugno, scoppiano nuovamente scontri tra l'LNA di Haftar e un nuovo gruppo armato islamista (chiamato Brigate di Difesa di Bengasi, BDB) nei pressi di Agedabia.[122] Il 17 luglio, le Brigate di Difesa di Bengasi rivendicano l'abbattimento di un elicottero vicino a Bengasi: nello schianto muoiono tre soldati francesi, nella prima conferma ufficiale della presenza di forze speciali francesi a fianco di Haftar a Bengasi.[123] In reazione, la Francia bombarda le posizioni delle milizie islamiste nei pressi di Bengasi,[124] mentre il Governo di Accordo Nazionale critica la presenza di truppe francesi in sostegno di Haftar, denunciandola come violazione della sovranità libica.[125]

Il 1 agosto, su richiesta del Governo di Accordo Nazionale, gli Stati Uniti iniziano attacchi aerei contro le posizioni dell'ISIS a Sirte, per aiutare le milizie che sostengono il governo a rompere lo stallo nell'assedio alla città. Si tratta della prima campagna aerea prolungata degli USA contro l'ISIS in Libia, precedentemente colpito da attacchi statunitensi isolati a Derna nel novembre 2015 e a Sabrata nel febbraio 2016.[126] Il 10 agosto, le milizie libiche riconquistano il centro congressi Ouagadougou di Sirte, usato dall'ISIS come suo quartier generale; l'ISIS mantiene tuttavia il controllo di alcuni quartieri residenziali nella città, dove continua a resistere nei mesi seguenti.[127] Il 13 settembre, l'Italia annuncia l'apertura di un ospitale militare a Misurata, con lo schieramento di 300 uomini, tra cui 65 medici e 100 militari di protezione, per fornire assistenza sanitaria alle forze impegnate nella battaglia contro l'ISIS a Sirte. Si tratta del primo schieramento ufficiale di truppe occidentali (escluse le forze speciali) in Libia dall'inizio della seconda guerra civile.[128]

Il 6 dicembre, le forze leali al GNA annunciano di aver completato la riconquista di Sirte, dopo aver sconfitto gli ultimi combattenti dell'ISIS.[129] Di conseguenza, l'ISIS non controlla più alcun territorio in Libia, sebbene numerosi combattenti, abbandonata Sirte, rimangano attivi nel Paese: il 19 gennaio 2017, gli USA bombardano nuovamente un campo dell'ISIS nei pressi di Sirte.[130]

Nuove tensioni tra Tripoli e Tobruk (settembre 2016 - presente)[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante i successi ottenuti nell'offensiva contro l'ISIS a Sirte, il Governo di Accordo Nazionale di Sarraj non riesce a rafforzare la propria autorità, a causa della perdurante crisi economica e del mancato appoggio al suo governo da parte del generale Haftar. Il 22 agosto, la Camera dei Rappresentanti a Tobruk nega la fiducia al Governo di Accordo Nazionale, per la seconda volta dopo il voto del gennaio precedente.[131] L'11 settembre, l'Esercito Nazionale Libico (LNA) di Haftar lancia un attacco improvviso contro quattro porti della mezzaluna petrolifera (Sidra, Ras Lanuf, Brega e Zueitina), sottraendone il controllo alla Guardia degli impianti petroliferi (PFG) di Jadran, che si ritira opponendo scarsa resistenza. Si tratta del primo scontro su larga scala tra Haftar e le forze allineate al Governo di Accordo Nazionale (con cui la PFG aveva stipulato in luglio un accordo per riaprire i porti così da permettere al GNA di riprendere le esportazioni di petrolio).[132][133] Tuttavia, nonostante il rischio di escalation, nelle settimane seguenti alla presa dei porti Haftar stringe a sua volta un accordo con la National Oil Corporation di Tripoli per riprendere le esportazioni di petrolio,[134] e il 21 settembre le esportazioni di petrolio da Ras Lanuf riprendono per la prima volta dal novembre 2014, con la partenza di una petroliera verso l'Italia.[135] Haftar approfitta del momento a lui favorevole per spingersi verso ovest: il 18 settembre la PFG lancia un contrattacco per riprendere i porti di Sidra e Ras Lanuf, ma viene respinta dall'LNA, che sfrutta l'occasione per catturare anche Ben Giauad;[136] il 21 settembre, l'LNA occupa anche Harawa.[137] Il 7 dicembre, l'LNA di Haftar respinge una nuova offensiva contro la mezzaluna petrolifera da parte di milizie islamiste (il Consiglio consultivo dei rivoluzionari di Bengasi e le Brigate di Difesa di Bengasi) e forze leali a Jadran e al ministro della Difesa del GNA Barghathi (nonostante il GNA stesso prenda le distanze dall'offensiva).[138]

Anche a Tripoli l'autorità di Sarraj viene messa in discussione: il 14 ottobre, l'ex premier del governo non riconosciuto di Tripoli, Khalifa Ghwell, tenta un colpo di stato, occupando con alcune milizie l'hotel usato dal Consiglio di Stato.[139] Il 12 gennaio 2017, le forze leali a Ghwell tentano di occupare anche il Ministero della Difesa.[140]

In questo contesto, la Russia, già impegnata a sostenere Assad nella guerra civile siriana, segnala un crescente interesse ad appoggiare Haftar in Libia: il 29 novembre, Haftar incontra le autorità russe a Mosca per chiedere sostegno militare,[141][142] mentre l'11 gennaio 2017 Haftar viene invitato sulla portaerei russa Admiral Kuznetsov nel Mediterraneo.[143] L'Italia continua invece a sostenere il governo di Sarraj, riaprendo per prima tra i Paesi occidentali la propria ambasciata a Tripoli il 10 gennaio, dopo due anni dalla chiusura. Il 21 gennaio un'autobomba esplode vicino all'amabasciata appena riaperta; la Forza Speciale di Deterrenza (Rada) di Tripoli accusa l'LNA di Haftar di essere responsabile.[144]

Il 25 luglio 2017 il Presidente francese Emmanuel Macron ospita un vertice, con la presenza dell'ONU, tra il capo del governo di unità nazionale riconosciuto dalla comunità internazionale, Fayez Al-Sarraj e il Generale Khalifa Haftar, comandante delle Forze Armate del Parlamento di Tobruk; i due leader del paese nordafricano hanno raggiunto un accordo concernente una tregua e per elezioni presidenziali da tenersi nella primavera del 2018.

Schieramenti[modifica | modifica wikitesto]

La guerra vede contrapposte molteplici forze, raggruppate in due grandi schieramenti, le coalizioni di Operazione Dignità e di Alba Libica, cui si aggiungono gruppi jihadisti, in primo luogo lo Stato Islamico, ostili a entrambe le coalizioni. Operazione Dignità e Alba Libica sono coalizioni di gruppi armati in alleanza tra loro, spesso su basi di convenienza e non di stretta collaborazione. Entrambe le coalizioni fanno riferimento a governi e parlamenti rivali, ma ad avere reale potere sul campo non sono i politici, bensì i gruppi armati. Le rivalità che hanno portato alla polarizzazione del conflitto in due campi sono molteplici, di carattere sia politico (rivalità tra islamisti e anti-islamisti; tra ex-gheddafiani e anti-gheddafiani), sia regionale (rivalità tra Misurata e Zintan; tra Cirenaica e Tripolitania), sia etnico (rivalità tra Imazighen e arabi; tra Tuareg e Tebu).[145] Le due coalizioni si contendono inoltre le risorse economiche del Paese, sia quelle petrolifere della compagnia petrolifera nazionale (National Oil Corporation), sia le riserve della Banca Centrale Libica, che è rimasta neutrale nel conflitto e continua a pagare stipendi a entrambe le parti.[146][147]

Operazione dignità[modifica | modifica wikitesto]

Il governo internazionalmente riconosciuto fino a marzo 2016, guidato da Abdullah al-Thani, si riunisce tra Beida e Tobruk, nell'est del Paese, dal settembre del 2014. È sostenuto da ciò che resta della Camera dei rappresentanti eletta nel giugno 2014: solo 188 dei 200 membri dell'assemblea, presieduta da Aguila Saleh Issa, sono stati effettivamente eletti, e 30 hanno boicottato il parlamento da quando è stato inaugurato a Tobruk il 4 agosto.[148] La Camera dei rappresentanti è stata inoltre dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale libica nel novembre 2014, anche se ha rifiutato la sentenza, sostenendo che fosse stata emessa da una corte sotto il controllo del governo rivale di Tripoli. Uno dei blocchi più importanti della Camera dei rappresentanti è l'Alleanza delle Forze Nazionali dell'ex Primo ministro Mahmud Gibril, arrivato primo nelle elezioni del 2012.[149]

Il governo estende la sua autorità sulla maggior parte della Libia orientale (Cirenaica) oltre che sulla regione del Gebel Nefusa nell'ovest, sotto il controllo delle alleate milizie di Zintan che fino all'agosto 2014 controllavano anche l'aeroporto internazionale di Tripoli. In Cirenaica, non controlla tuttavia la città di Derna, dominata da gruppi jihadisti, e continua a combattere per prendere Bengasi, dove è presente Ansar al-Shari'a (Libia).

Il generale Haftar, che ha lanciato un'operazione anti-islamista a Bengasi e Tripoli nel maggio 2014

Il governo è alleato con le forze di Khalifa Belqasim Haftar, un ex generale gheddafiano caduto in disgrazia nel 1987 durante la guerra libico-ciadiana, divenuto alleato degli Stati Uniti, dove visse tra il 1990 e il 2011, e tornato in Libia per combattere dalla parte dei ribelli nel 2011.[150][151] Già nel febbraio e poi nel maggio 2014, Haftar aveva cercato di sciogliere il Congresso Nazionale Generale di Tripoli con un'iniziativa personale presa contro i governi di Ali Zeidan e di Abdullah al-Thani stesso. In quell'occasione, al-Thani definì le forze di Haftar “fuorilegge” e accusò il generale di tentare un colpo di stato.[152] Ciononostante, dopo la presa di Tripoli da parte di Alba Libica a fine agosto 2014, il governo di al-Thani trasferitosi a Tobruk si è allineato con le forze di Haftar e l'ha infine nominato capo del ricostituendo esercito libico nel marzo 2015.[55] L’esercito di Haftar (detto Libyan National Army, LNA) è composto principalmente da soldati dell’ex esercito gheddafiano e da federalisti che vogliono maggiore autonomia per la regione orientale della Cirenaica.[151] Tra le forze federaliste (o secessioniste) che hanno sostenuto Operazione Dignità vi è la Guardia degli impianti petroliferi (PFG) del leader autonomista Ibrahim Jadran, che nel 2013 ha preso il controllo dei porti petroliferi orientali (Sidra, Ras Lanuf) e ha tentato di vendere il petrolio indipendentemente dal governo centrale, provocando così la caduta del governo di ʿAlī Zeidān nel marzo 2014.[153][154] Tuttavia, i rapporti tra Jadran e Haftar si sono deteriorati nel gennaio 2016, cosicché la PFG ha cambiato alleanze, allineandosi con il governo di Tripoli e poi con il Governo di Accordo Nazionale da marzo 2016.[9][155] Nel Fezzan, sono alleate di Operazione Dignità alcune milizie appartenenti alla minoranza etnica Tebu.[156]

Haftar legittima la sua campagna militare contro tutti gli islamisti senza distinzione, tanto i moderati del governo rivale di Tripoli, legati alla Fratellanza Musulmana, quanto gli estremisti di Ansār al-Sharī'a e dello Stato Islamico, sostenendo che si tratti di una campagna contro il terrorismo, in modo affine a quanto fatto in Egitto dal suo sostenitore al-Sisi, responsabile di una violenta repressione della Fratellanza Musulmana dopo il rovesciamento di Morsi e in lotta contro gruppi affiliati allo Stato Islamico nel Sinai.[157]

L'Egitto e gli Emirati Arabi Uniti forniscono aiuti militari a Operazione Dignità, e sono anche intervenuti direttamente nella guerra con attacchi aerei degli EAU contro Alba Libica nell'agosto 2014[158] e dell'Egitto contro le forze affiliate all'ISIS nel febbraio 2015.

Alba della Libia[modifica | modifica wikitesto]

Il governo che ha controllato Tripoli da settembre 2014 a marzo 2016 è stato inizialmente guidato da Omar al-Hasi, sfiduciato il 31 marzo 2015 per critiche alla sua gestione dell'economia e sostituito dal suo vice Khalifa Ghwell.[159][160] Il governo era espressione dei deputati islamisti che, dopo la presa di Tripoli da parte di Alba Libica a fine agosto 2014, si sono riconvocati e proclamati continuazione del precedente parlamento, assumendo il nome di Nuovo Congresso Nazionale Generale (GNC) e confermando Nuri Busahmein nella carica di presidente dell'assemblea. Il più importante partito islamista moderato è il Partito della Giustizia e della Costruzione, branca libica della Fratellanza musulmana.[145]

Il governo estendeva il suo controllo sulla parte occidentale e più popolosa della Libia, che include la capitale Tripoli e la città di Misurata, oltre al distretto della Sirte, dove le milizie di Misurata nel corso del 2015 hanno progressivamente perso terreno di fronte all'avanzata dei militanti affiliati allo Stato Islamico. Non controllava invece l’enclave montuosa di Zintan.

Mappa etnografica della Libia

La coalizione che sosteneva il governo di Tripoli, "Alba Libica", era un’alleanza tra le brigate di Misurata, diverse milizie islamiste, in particolare a Tripoli e Bengasi, e gruppi della minoranza Amazigh, lungo la costa nord-occidentale.[151][161][162][163][164] Le milizie più forti, composte da circa 40.000 combattenti,[7][8] sono quelle di Misurata (terza città del Paese, orientata al commercio marittimo), integrate dal 2012 nel Ministero dell’Interno con il nome di “Scudo Libico” e per la maggior parte non categorizzabili come islamiste.[5][145] Tra le principali forze islamiste si segnalano invece le milizie della Camera Operativa dei Rivoluzionari Libici (LROR), creata a Tripoli dal presidente del GNC Nuri Busahmein e guidata dallo jihadista Abu Obeida Zawi;[165][166] la brigata di Tripoli, legata al partito conservatore al-Watan (“patria”), presieduto da Abdelhakim Belhadj, ex combattente del Gruppo dei combattenti islamici libici (LIFG) (un tempo legato ad al Qaeda), divenuto Comandante Militare di Tripoli nell'agosto 2011;[167][168][169] e la Brigata dei Martiri del 17 Febbraio, basata a Bengasi.[8] A Bengasi, Alba Libica era in alleanza di convenienza anche con gruppi islamisti estremisti come Ansar al-Sharia.[161] Nel Fezzan, è sostenuta da gruppi della minoranza Tuareg, situati nella Libia sud-occidentale.[156]

“Alba Libica” si legittimava come unica forza erede della rivoluzione del 2011, contro il ritorno degli uomini dell’ex regime di Gheddafi facenti parte dell’esercito di Haftar.[5] Era sostenuta da Qatar e Turchia, che appoggiavano la Fratellanza Musulmana in Medio Oriente e Nordafrica.[170][171]

A partire da marzo 2016, con l'arrivo a Tripoli del Governo di Accordo Nazionale (GNA) guidato da Fayez al-Sarraj, il governo di Khalifa Ghwell ha perso il controllo su qualsiasi istituzione di rilievo: la maggioranza dei componenti del nuovo GNC ha formato l'Alto Consiglio di Stato, camera alta del nuovo parlamento a sostegno del GNA, e le milizie di Misurata, le più forti milizie di Alba Libica, sono passate ad appoggiare il GNA. Anche a Tripoli il GNA ha trovato milizie disposte a sostenerlo, in particolare la Forza Speciale di Deterrenza (Rada) di Abdel Rauf Kara. Il GNA si è quindi di fatto largamente sostituito al governo di Tripoli nel controllo sulla parte occidentale del Paese.[1]

I gruppi jihadisti[modifica | modifica wikitesto]

I gruppi jihadisti in Libia sono diversi, e comprendono anche veterani della guerra anti-sovietica in Afghanistan e della guerra anti-americana in Iraq, che facevano già parte di organizzazioni jihadiste libiche come il Gruppo dei combattenti islamici libici (LIFG) e che hanno partecipato alla rivolta contro Gheddafi nel 2011.[172] I gruppi più noti sono Anṣār al-Sharīʿa, con una forte presenza a Bengasi, e i gruppi affiliati allo Stato Islamico, che hanno proclamato la creazione in Libia di tre “province” (wilayat) dello Stato Islamico corrispondenti alle tre principali regioni del Paese: Barqa (Cirenaica) nell'est, Tripoli nell'ovest e Fezzan nel sud.

Anṣār al-Sharīʿa in Libia (abbreviato ASL, lett. “Partigiani della Shari'a”, nome comune ad altre organizzazioni jihadiste nel mondo arabo), si è ufficialmente formata nel giugno 2012 ed è venuta a dominare il panorama jihadista libico in seguito all'uccisione del diplomatico statunitense Christopher Stevens a Bengasi l'11 settembre 2012.[173] È composta da ex-ribelli provenienti da numerose milizie basate in Cirenaica, e si stima che abbia almeno 10.000 membri e simpatizzanti, ma solo un migliaio di combattenti.[5] Ha cercato di ottenere il sostegno locale a Bengasi fornendo servizi sociali alla popolazione. Nel giugno 2014, Anṣār al-Sharīʿa ha formato a Bengasi un’alleanza anti-Haftar con altri gruppi islamisti (tra cui la Brigata dei martiri del 17 febbraio), chiamata Consiglio consultivo dei rivoluzionari di Bengasi. Il 31 luglio, Anṣār al-Sharīʿa ha proclamato la creazione di un emirato islamico a Bengasi, seconda città della Libia.[174] Nel gennaio 2015, il leader di Ansar al-Sharia Mohamed al-Zahawi è morto a causa delle ferite riportate in battaglia.[175] Anṣār al-Sharīʿa ha anche un ramo a Derna, capeggiato dall'ex detenuto di Guantanamo Sufian bin Qumu.[176]

L'autoproclamato Stato Islamico (ISIS) ha approfittato del caos libico per instaurarvi una propria presenza territoriale nella seconda metà del 2014, attratto dalla posizione strategica della Libia nel Nordafrica. La sua espansione in Libia viene tuttavia giudicata più difficile che in Siria e Iraq, a causa dell'estrema frammentazione dei centri di potere in Libia e della mancanza di una polarizzazione settaria tra sunniti e sciiti (quasi tutti i Libici sono sunniti).[177] Nel settembre 2014, Abu Bakr al-Baghdadi ha inviato a Derna un proprio emissario, Abu Nabil al Anbari (poi ucciso da un raid statunitense nel novembre 2015), e in ottobre un gruppo jihadista locale parzialmente in controllo di Derna, il Consiglio dei Giovani Musulmani, ha proclamato la propria fedeltà al califfato, facendo di Derna il primo nucleo della Provincia di Barqa dello Stato Islamico.[178][179] La città di Derna, che ha circa 100.000 abitanti, era già nota come culla jihadista per aver mandato a combattere in Iraq negli anni Duemila un numero di combattenti pro capite più alto di ogni altra città al mondo, e perché sin dall'inizio della rivolta del 2011 il governo di Gheddafi aveva accusato combattenti di Derna legati ad al-Qa'ida (tra cui Abdul-Hakim al-Hasadi e Sufian bin Qumu) di avervi proclamato un emirato islamico.[180][181][182][183]

Tra gennaio e febbraio 2015, i militanti affiliati all'ISIS in Libia hanno attirato l'attenzione internazionale con una serie di azioni quali un attacco terroristico ad un importante hotel nella capitale Tripoli il 27 gennaio, l'espansione del loro controllo territoriale a Nofaliya nel distretto della Sirte e a Sirte stessa tra il 9 e il 13 febbraio, e la pubblicazione di un video raffigurante la decapitazione di 21 egiziani copti il 15 febbraio, con la conseguente reazione militare dell'Egitto, che ha effettuato attacchi aerei contro obiettivi dell'ISIS a Derna. Lo Stato Islamico ha inoltre instaurato basi operative nella regione di confine della Libia sud-occidentale, da cui traffica armi e militanti nei Paesi circostanti del Maghreb e del Sahel.[172]

Un rapporto dell'ONU pubblicato nel novembre 2015 ha stimato il numero dei combattenti dell'ISIS in 2.000-3.000 unità:[6] a Derna sono aumentati da un numero iniziale di 800 nel novembre 2014[178] a 1.100 nel momento di massima influenza, prima di essere espulsi da buona parte della città nel giugno 2015; da allora molti si sono trasferiti a Sirte, dove sono passati da 200-400 unità nel marzo 2015[179][184] a 1.500 nel settembre 2015. I militanti affiliati all'ISIS appartengono a tre gruppi: molti erano membri di organizzazioni radicali già presenti sul territorio (tra cui Anṣār al-Sharīʿa ), i quali hanno deciso di dichiarare la loro affiliazione al "califfato" di al-Baghdadi nella seconda metà del 2014 per ottenere maggiore visibilità e legittimità; in parte si tratta di combattenti libici che hanno fatto ritorno in Libia dopo aver combattuto nei territori del "califfato" in Siria e in Iraq (tra questi, la brigata al-Battar, composta da 300 jihadisti libici ritornati a Derna da Deir ez-Zor (Siria) e Mosul (Iraq) nell'aprile 2014); infine, vi sono combattenti stranieri, provenienti soprattutto dal Maghreb.[185][186]

Effetti della guerra[modifica | modifica wikitesto]

Morti violente legate al conflitto armato in Libia, in base al tipo di evento, 2011-2016. Fonte: ACLED[11]

Secondo Libya Body Count, un'organizzazione non governativa che tiene il conto delle morti violente in Libia registrate dalla stampa, 2.825 persone, tra combattenti e civili, sono morte in Libia a causa dei combattimenti nel 2014, 1.523 nel 2015 e 1.523 nel 2016;[10] secondo ACLED (Armed Conflict Location and Event Data Project), che segue la stessa metodologia, i morti sono stati 2.650 nel 2014, 2.705 nel 2015 e 2.865 nel 2016.[11] Secondo l'ONU, “diffuse violazioni del diritto internazionale dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario, e abusi dei diritti umani, sono state commesse da tutte le parti in conflitto in Libia nel 2014 e nel 2015”; le violazioni includono uccisioni illegali, attacchi contro i civili, detenzioni arbitrarie, torture e violenze contro le donne.[12] Il numero di sfollati all'interno del Paese è passato da 80.000 nel maggio 2014 a 435.000 nel maggio 2015, secondo l'UNHCR.[12] Una nuova ondata di rifugiati di nazionalità libica è inoltre arrivata in Tunisia, portando, secondo alcune stime, il numero di libici espatriati in Tunisia dall’inizio della guerra civile nel 2011 a 1,8 milioni, circa un terzo della popolazione libica.[187][188] L'instabilità e la guerra, abbinate a un contemporaneo aumento del numero di rifugiati nella regione (prevalentemente siriani, a causa della guerra civile siriana), hanno reso le partenze dalle coste libiche verso l'Italia di rifugiati e migranti provenienti da Paesi africani e asiatici più facili e numerose, a causa della mancanza di un'autorità centrale in grado di controllare i porti libici e collaborare con i Paesi europei nel contrasto alle reti in espansione del traffico di migranti. La guerra ha anche costretto alla partenza molti immigrati africani residenti in Libia, essa stessa storicamente un Paese non solo di transito, ma anche di destinazione per i migranti economici africani.[189][190] Dal 2014 si è così verificata un'impennata nel numero di sbarchi in Italia, principalmente dalla Libia, proseguita nel 2015 nella più ampia crisi europea dei rifugiati: gli sbarchi in Italia sono stati 170.100 nel 2014, prevalentemente di siriani (42.323) ed eritrei (34.329),[191] e 153.842 nel 2015, prevalentemente di eritrei (38.612), nigeriani (21.886) e somali (12.176).[192]

Produzione di petrolio in Libia (in milioni di barili al giorno), 2010-2016. Fonte: U.S. Energy Information Administration[193]

I danni causati dalla guerra all'economia libica sono considerevoli. Ci sono frequenti blackout elettrici e ridotta attività economica.[194] La produzione di petrolio, pilastro dell'economia libica, è crollata da un massimo di 1,4 milioni di barili al giorno nell'aprile 2013 (un valore simile a quello pre-2011) a un minimo di 200.000 barili al giorno nell'aprile 2014; è poi ripresa in parte nella seconda metà del 2014, ma è nuovamente scesa intorno ai 400.000 barili al giorno nel corso del 2015.[60][195] Nel gennaio 2016, la Compagnia petrolifera nazionale (NOC) ha stimato in 68 miliardi di dollari la perdita di ricavi dal petrolio dal 2013 a causa della diminuita produzione. Le perdite sono state aggravate dal contemporaneo crollo mondiale dei prezzi del petrolio a partire dalla seconda metà del 2014.[196] L'unica compagnia petrolifera straniera che ha continuato ad estrarre gas e petrolio nel Paese è stata l'italiana ENI, che gestisce, in particolare, il gasdotto Greenstream.[197] Secondo la Banca Mondiale, il PIL nominale libico si è dimezzato tra il 2012 (82 miliardi di dollari) e il 2014 (41,2 miliardi di dollari).[198] Il deficit pubblico della Libia è stato pari al 44% del PIL nel 2014[60] e al 54% del PIL nel 2015, uno dei più alti al mondo.[196]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Guida rapida ai principali attori libici, in ECFR.
  2. ^ Il governo al Copasir: "Forze italiane in Libia". E il cdm nomina l'ambasciatore a Tripoli, in La Repubblica, 10 agosto 2016.
  3. ^ Libyan city declares itself part of Islamic State caliphate, su CP24. URL consultato il 29 gennaio 2015.
  4. ^ IS said to have taken another Libyan town, in Times of Malta, 10 febbraio 2015. URL consultato il 13 febbraio 2015.
  5. ^ a b c d Crisi libica: tra tentativi di mediazione e conflitto aperto, in ISPI, 15 gennaio 2015.
  6. ^ a b Report of the Analytical Support and Sanctions Monitoring Team submitted pursuant to paragraph 13 of Security Council resolution 2214 (2015) concerning the terrorism threat in Libya posed by the Islamic State in Iraq and the Levant, Ansar al Charia, and all other Al-Qaida associates, in United Nations Security Council Al-Qaida sanctions committee, 19 novembre 2015.
  7. ^ a b Libyan gains may offer ISIS a base for new attacks, in Washington Post, 6 giugno 2015.
  8. ^ a b c Guide to key Libyan militias, in BBC News, 20 maggio 2014.
  9. ^ a b Militiaman who became Libya’s oil kingpin, in Politico, 25 agosto 2016.
  10. ^ a b Libya Body Count, su Libya Body Count. URL consultato il 21 gennaio 2017.
  11. ^ a b c ACLED Version 7 (1997 – 2016), in ACLED.
  12. ^ a b c Investigation by the Office of the United Nations High Commissioner for Human Rights on Libya (PDF), in United Nations Human Rights Council, 15 febbraio 2016.
  13. ^ Libya’s Second Civil War: How did it come to this? | Conflict News
  14. ^ National Post View: Stabilizing Libya may be the best way to keep Europe safe | National Post
  15. ^ Libya’s Legitimacy Crisis, Carnegie Endowment for International Peace, 20 agosto 2014. URL consultato il 6 gennaio 2015.
  16. ^ That it should come to this, The Economist, 10 gennaio 2015.
  17. ^ a b c Chris Stephen, War in Libya - the Guardian briefing, The Guardian, 29 agosto 2014. URL consultato il 19 febbraio 2015.
  18. ^ Why Picking Sides in Libya won’t work, Foreign Policy, 6 marzo 2015. “One is the internationally recognized government based in the eastern city of Tobruk and its military wing, Operation Dignity, led by General Khalifa Haftar. The other is the Tripoli government installed by the Libya Dawn coalition, which combines Islamist militias with armed groups from the city of Misurata. The Islamic State has recently established itself as a third force”
  19. ^ That it should come to this, The Economist, 10 gennaio 2015."Dignity is supported not just by Mr Sisi but also by the United Arab Emirates, which has sent its own fighter jets into the fray as well as providing arms. The UAE’s Gulf rival, Qatar, and Turkey have backed the Islamists and Misratans in the west."
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Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]