Guerra d'indipendenza dell'Angola

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Guerra d'indipendenza dell'Angola
Sempreatentos...aoperigo!.jpg
Soldati portoghesi di pattuglia nella boscaglia dell'Angola
Data 4 febbraio 1961 - 11 novembre 1975
Luogo Angola
Casus belli decolonizzazione
Esito ritirata finale delle forze portoghesi
indipendenza dell'Angola
inizio della guerra civile in Angola
Schieramenti
Portogallo Portogallo
Supporto da:
Sudafrica Sudafrica
Movimento Popular de Libertação de Angola (bandeira).svg MPLA
Bandeira da FNLA.svg FNLA
Flag of UNITA.svg UNITA
República de Cabinda bandeira.gif FLEC
Supporto da:
URSS Unione Sovietica
Cina Cina
Cuba Cuba
Jugoslavia Jugoslavia
Bulgaria Bulgaria
Varie nazioni della OAU
Comandanti
Voci di guerre presenti su Wikipedia

La guerra d'indipendenza dell'Angola si svolse tra il 1961 e il 1975 nel territorio dell'attuale Angola, all'epoca ancora una colonia del Portogallo: le forze portoghesi dovettero affrontare le ostilità di una serie di movimenti indipendentisti angolani, i più importanti dei quali furono il Movimento Popolare di Liberazione dell'Angola (MPLA) di Agostinho Neto e il Fronte Nazionale di Liberazione dell'Angola (FNLA) di Holden Roberto; da una scissione all'interno del FNLA nel 1966 nacque un terzo movimento indipendentista, l'Unione Nazionale per l'Indipendenza Totale dell'Angola (UNITA) di Jonas Malheiro Savimbi, mentre il Fronte per la Liberazione dell'Enclave di Cabinda (FLEC) giocò sempre un ruolo minore.

Il conflitto si aprì nel febbraio 1961 con una serie di rivolte organizzate dal MPLA nella capitale Luanda e dal FNLA nelle regioni settentrionali abitate dai Kongo, azioni represse con ferocia dalle forze di sicurezza portoghesi; i movimenti indipendentisti dovettero quindi ripiegare negli stati africani indipendenti confinanti con l'Angola, dove ricevettero armi e assistenza dalle autorità locali: il FNLA si stabilì nella Repubblica del Congo (poi Zaire), mentre il MPLA nella Repubblica Popolare del Congo e poi nello Zambia. I movimenti indipendentisti ricevettero ampio sostegno dalle nazioni dell'Organizzazione dell'Unità Africana, nonché rifornimenti di armi e istruttori da parte di Unione Sovietica, Cina e Cuba; di contro, il Portogallo ricevette il sostegno militare del Sudafrica dell'apartheid.

Il conflitto si trascinò stancamente per diversi anni, in particolare nelle regioni orientali e settentrionali dell'Angola: gli indipendentisti arrivarono a stabilire un certo controllo su alcune zone periferiche del paese, ma subirono sempre le efficaci operazioni di controinsorgenza delle forze di sicurezza portoghesi che, tuttavia, non riuscirono mai a debellare del tutto la guerriglia; il movimento indipendentista fu inoltre penalizzato dalla profonda conflittualità tra i vari gruppi che lo componevano, ostili gli uni agli altri.

Dopo la Rivoluzione dei garofani del 25 aprile 1974 e l'abbattimento in Portogallo del regime conservatore e autoritario dell'Estado Novo, il nuovo governo portoghese offrì un cessate il fuoco in vista di negoziati per la concessione di una piena indipendenza all'Angola. Lunghi negoziati portarono alla firma il 15 gennaio 1975 dell'accordo di Algarve per la formazione di un governo di unità nazionale, ma la conflittualità tra i vari movimenti indipendentisti angolani impedì di fatto una sua piena implementazione e l'11 novembre 1975 le ultime truppe portoghesi lasciarono unilateralmente l'Angola; la guerra d'indipendenza si trasformò quindi in una sanguinosa guerra civile.

Note[modifica | modifica wikitesto]


Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Peter Abbott, Manuel Rodrigues, Philip Botham, Le guerre africane d'indipendenza 1961-1980, RBA Italia/Osprey Publishing, 2011, ISNN 2039-1161.
  • Jeremy Black, Le guerre nel mondo contemporaneo, il Mulino, 2006, ISBN 88-15-11082-8.
  • George Edward, The Cuban Intervention in Angola, 1965-1991, New York, Frank Cass Publishing Co., 2005, ISBN 0-415-35015-8.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]