Operazione Sophia

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L'operazione Sophia, ufficialmente denominata European Union Naval Force Mediterranean (in italiano: Forza navale mediterranea dell'Unione europea) e conosciuta anche con l'acronimo EUNAVFOR Med, è un'operazione militare lanciata dall'Unione europea in conseguenza dei naufragi avvenuti nell'aprile 2015 che hanno coinvolto diverse imbarcazioni che trasportavano migranti e richiedenti asilo dalla Libia. Lo scopo dell'operazione era quella di neutralizzare le consolidate rotte della tratta dei migranti nel Mediterraneo[1]. La sede operativa è situata a Roma.

Operazione[modifica | modifica wikitesto]

La nave ammiraglia dell'operazione Sophia: l'incrociatore portaeromobili Garibaldi della Marina Militare italiana

Lo scopo di questa operazione, istituita il 18 maggio 2015[2] e lanciata dall'Europa nel giugno 2015[3] è quello di avviare sforzi sistematici per individuare, catturare e distruggere le navi ed attrezzature utilizzate o sospettate di essere utilizzate da contrabbandieri e trafficanti di migranti. La Commissione Juncker, in particolare l'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, ha giudicato questa operazione come un contributo fondamentale alla lotta contro l'instabilità nella regione mediterranea e come un modo per ridurre la perdita di vite umane in mare e aumentare la sicurezza dei cittadini europei.

Questa operazione è successiva all'operazione di ricerca e di soccorso Mare nostrum del governo italiano (2013) e all'operazione di controllo delle frontiere Triton dell'agenzia Frontex (2014).

L'EUNAVFOR Med consiste di tre fasi[2]:

  • la prima fase si concentra sulla sorveglianza e la valutazione delle reti di contrabbando e traffico di esseri umani nel Mediterraneo
  • la seconda fase dell'operazione prevede la ricerca e, se necessario, diversione di navi sospette
  • la terza fase consente lo smaltimento delle navi e delle relative attrezzature, preferibilmente prima dell'uso, e di fermare i trafficanti e contrabbandieri.

L'Unione europea ha stanziato un bilancio comune di 11.820.000 euro per un periodo di 12 mesi. Inoltre, le attività militari e il personale sono forniti dagli stati che contribuiscono all'operazione, con costi e spese per il personale stabiliti in base alla normale spesa nazionale[2].

Dal giugno 2016 l'ammiraglia Cavour è stata sostituta dalla Garibaldi,[4] dopo in precedenza la stessa unità navale aveva preso parte all'operazione dal 25 novembre 2015 al 18 gennaio 2016. [5] Dal 6 aprile 2017, la Flagship dell'Operazione Sophia è diventata Nave San Giusto, una delle tre unità anfibie della Marina Militare Italiana.

Unità coinvolte[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio dell'operazione si disponeva di queste unità navali:[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]