Guerra civile in Rhodesia

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Guerra civile in Rhodesia
RhodesiaAllies1975.png
Situazione geopolitica durante il conflitto: in rosso gli Stati alleati dello ZANU e dello ZAPU, in blu i sostenitori del governo rhodesiano, in bianco i neutrali
Data 4 luglio 1964 - 12 dicembre 1979
Luogo Rhodesia
Casus belli Suddivisione razzista della Rhodesia e accentramento dei poteri su Ian Smith
Esito Vittoria dello ZANU e dello ZAPU e salita al potere di Robert Mugabe
Schieramenti
Flag of ZANU-PF.svg ZANU
Zimbabwe African People's Union flag.png ZAPU
Con il supporto di:
URSS URSS
Cina Cina
Libia Libia
Cuba Cuba
Germania Est Repubblica Democratica Tedesca
Rhodesia Rhodesia
Con il supporto di:
Sudafrica Sudafrica
Portogallo Portogallo
Comandanti
Effettivi
40 000 guerriglieri 20 000 uomini tra forze armate e polizia
Perdite
Più di 10.000 guerriglieri uccisi 1.361 soldati o agenti delle forze di sicurezza rhodesiane morti
468 civili bianchi uccisi
7.790 civili neri uccisi
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La guerra civile in Rhodesia ha avuto luogo dal giugno del 1964 al dicembre del 1979 fra la fazione bianca della ex-colonia, guidata da Ian Smith, e i guerriglieri ZANU e ZAPU che erano guidati da Robert Mugabe e Joshua Nkomo. Il conflitto si inserì nel contesto del post - colonialismo e della Guerra Fredda: infatti il governo Smith organizzò la secessione della Rhodesia dall'Impero Britannico nel 1964 e successivamente prese la decisione di proclamare la repubblica e l'uscita dal Commonwealth (23 marzo 1970). Il regime, similmente al Sud Africa, si fondava sulla segregazione razziale, in cui una comunità di circa 250.000 bianchi controllava il potere politico, economico e militare, mentre circa 6 milioni di neri erano confinati in una condizione di povertà ed analfabetismo. In seno alla Guerra Fredda perché la Rhodesia, alleata del Sud Africa ed inizialmente con il Portogallo (che cercava di mantenere il controllo delle sue colonie africane), si opponeva ai movimenti comunisti attivi nell'Africa Australe; si svilupparono inoltre stretti legami tra i movimenti di guerriglia attivi in Rhodesia, Angola, Mozambico, Nambia e Zambia. Il conflitto vide numerosi blitz condotti dalle forze rhodesiane oltre i confini nazionali, per colpire i santuari della guerriglia in Zambia e in Mozambico.

Seppur di piccole dimensioni e con limitate risorse economiche (in seguito all'isolamento internazionale del Paese), le forze armate della Rhodesia colsero numerosi successi ed inflissero ai guerriglieri perdite maggiori. Tuttavia il forte sostegno popolare alla guerriglia, la fine dell'impero coloniale portoghese ed il crescente sostegno internazionale in favore della risoluzione del conflitto, portò il governo rhodesiano a trattare con i movimenti d'opposizione per una transizione democratica.

La fine della guerra portò al suffragio universale del 1979, dando inizio al dominio della maggioranza nera del paese, e comportando di conseguenza la fine di quella bianca, portata all'emigrazione verso il Sud Africa. Gli accordi di Lancaster house posero fine alla sanguinosa guerra civile che si teneva nel paese tra i guerriglieri neri e quelli bianchi. Gli accordi sancirono un ritorno temporaneo della Rhodesia alla sovranità del Regno Unito per poi cederla alla neonata Repubblica dello Zimbabwe. Le elezioni del 18 aprile 1980 posero fine al mandato britannico e segnarono l'inizio del regime di Robert Mugabe.

Altra conseguenza della fine del conflitto fu lo scioglimento di numerosi reparti militari che si erano distinti nella controguerriglia e pertanto non erano ben visti dal nuovo regime: il Rhodesian Special Air Service, i Selous Scout, i parà del Rhodesian Light Infantry, il Rhodesian African Rifles. I membri di tali unità troveranno rifugio in Sud Africa, arruolandosi quasi tutti nelle forze armate locali.

In seguito, per via della connotazione decisamente totalitaria del nuovo regime, lo Zimbabwe sarà espulso dal Commonwealth.

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