Geopolitica

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando la rivista, vedi Geopolitica (rivista 1939).
Planisfero terrestre con l'area pivot descritta Halford Mackinder.

La geopolitica (da non confondersi con la geografia politica e con la politica internazionale) è una disciplina che studia le relazioni tra la geografia fisica, la geografia umana e l'azione politica. Ancorché si tratti di una disciplina piuttosto popolare, manca ancora di una definizione univoca e condivisa. La grande notorietà di questa disciplina deriva dalla capacità attribuitale dai suoi cultori di predire l'azione politica (e quindi gli eventi futuri) tramite l'analisi del contesto spaziale (da intendersi in senso non meramente geografico, ma anche culturale, sociale ed economico) degli attori politici stessi o almeno di una parte dei comportamenti politici.

La collocazione scientifica della geopolitica spazia dal campo della geografia politica a quello della politica internazionale vista in connubio con lo studio degli aspetti specifici della geografia (fisica e politica), il che riguarda l'ambito dello studio dei rapporti internazionali in chiave geografica, fino ad interpretarla come mero studio delle tendenze espansive di Stati e nazioni.[1]

Ad oggi tale disciplina, lontana dalle tendenze deterministiche con cui si era affermata tra le due guerre, rivaluta l'attitudine a sviluppare i rapporti tra geografia (analisi delle posizioni spaziali degli Stati e accessibilità a risorse, mercati, vie marittime e terrestri) e studio delle relazioni internazionali, unitamente allo sviluppo di temi e di numerose altre questioni che riguardano il rapporto degli stati con i più complessi fenomeni dati dal contesto del mondo globale.

Definizioni[modifica | modifica wikitesto]

La definizione che ha fornito Yves Lacoste della geopolitica è la seguente: "Viene considerata geopolitica quella situazione nella quale due o più attori politici si contendono un territorio. In questo contendere, le popolazioni che abitano il territorio conteso, o che sono rappresentate dagli attori che se lo contendono, devono essere coinvolte in questo conflitto attraverso l'uso degli strumenti di comunicazione di massa".[2]

I dizionari delle lingue moderne recano diverse definizioni del termine "geopolitica", tutte più o meno arbitrarie o assai generiche. Ad esempio, secondo il Devoto-Oli (1984), la geopolitica è "lo studio delle motivazioni geografiche che influenzano l'azione politica". Secondo il Robert (1965) essa è "lo studio dei rapporti tra i dati naturali della geografia e la politica degli Stati". Per il Grand Larousse Universel (1962) è "lo studio dei rapporti che uniscono gli Stati, le loro politiche e le leggi di natura, queste ultime determinando le altre"; lo stesso, nell'edizione 1989, parla di "una scienza che studia i rapporti tra la geografia degli Stati e la loro politica". Il "Dictionnaire de la Géographie" (1979) scrive che "la geopolitica è lo studio dei rapporti tra i fattori geografici e le azioni o le situazioni politiche".

Quest'indeterminatezza ha spinto gli stessi teorici geopolitici a definire la materia del loro studio, con risultati altrettanto vari.

  • Generale Karl Haushofer (ca. 1920), "la geopolitica sarà e deve essere la coscienza geografica dello Stato. Il suo oggetto è lo studio delle grandi connessioni vitali dell'uomo d'oggi nello spazio d'oggi e la sua finalità è il coordinamento dei fenomeni che legano lo Stato allo spazio".
  • Robert E. Harkavy (1983): "La geopolitica è la rappresentazione cartografica delle relazioni tra le potenze principali in contrapposizione tra loro".
  • William T. Fox (1983): "La geopolitica è l'applicazione delle conoscenze geografiche agli affari mondiali".
  • Generale Pierre Gallois (1990): "La geopolitica è lo studio delle relazioni che esistono tra la condotta di una politica di potenza sviluppata sul piano internazionale e il quadro geografico in cui essa si esercita".
  • Michel Foucher (1991): "La geopolitica è un metodo globale di analisi geografica di situazioni socio-politiche concrete, prese in esame in quanto esse sono localizzate, e delle rappresentazioni abituali che le descrivono".
  • Generale Carlo Jean (2003): "La geopolitica è una particolare analisi della politica (specialmente la politica estera degli Stati nazionali ma non solo quella), condotta in riferimento ai condizionamenti su di essa esercitati dai fattori geografici: intendendo come tali non solo e non tanto quelli propriamente fisici, come la morfologia dello spazio o il clima, quanto l'insieme delle relazioni di interdipendenza esistenti fra le entità politiche territorialmente definite e le loro componenti".
  • Alain de Benoist (2006): "La geopolitica studia l'influenza della geografia sulla politica e sulla storia, cioè le relazioni tra lo spazio e la potenza".

Evoluzione delle teorie geopolitiche[modifica | modifica wikitesto]

Il termine "geopolitica" fu coniato nel 1904 dal geografo svedese Rudolf Kjellen, che la teorizzò nelle opere Samtidens stormakter ("Le grandi potenze di oggi", 1914) e Staten som lifsform ("Lo Stato come forma di vita", 1916). Molti attribuiscono la paternità di questa disciplina a Friedrich Ratzel, il geografo, antropologo ed etnologo tedesco che proprio nel moriva 1904. Ratzel traeva dal darwinismo gli elementi per la nuova concezione biologica degli stati. Lo studioso svedese Kjellen, con "geopolitica", si riferisce all'uso della conoscenza geografica per favorire gli obiettivi di Stati nazionali specifici. Egli, come Ratzel, tende a istituire una similitudine tra gli stati e gli organismi viventi. Per altri, la geopolitica nasce sì nel 1904, ma grazie allo scritto del geografo inglese Sir Halford Mackinder, The Geographical Pivot of History. Ad ogni modo i fondatori della geopolitica occidentale possono essere considerati Ratzel, Kjellen e Mackinder, grazie alle loro analisi delle relazioni tra le potenze europee del loro tempo sotto i punti di vista delle differenti collocazioni geografiche e storiche e dello sviluppo statale paragonato a quello di creature viventi (con loro habitat, necessità di reperimento di risorse e via discorrendo).[3]

Il geopolitico Haushofer accanto a un giovane Rudolf Hess.

Sarà però nel 1919 che Karl Haushofer, militare e professore all'Università di Monaco, riprendendo le teorie di Kjellen e Ratzel, constatando la situazione politica tedesca del tempo, elabora la tesi dei grandi spazi connessi alle Pan-idee.[4] L'idea di Haushofer era di riportare lo spazio tedesco alla sua centralità mondiale (al pari delle altre realtà continentali e imperiali) e di dotare la Germania di un proprio "spazio vitale", concetto geopolitico già teorizzato da Ratzel. Del resto la marcia verso est (Drang nach Osten) della Germania era in corso dal periodo guglielmino, moto sospinto dal progetto di costruzione della ferrovia Berlino-Baghdad (tentativo da parte tedesca di delimitare una zona d’influenza nel Vicino Oriente). Lo scoppio della prima guerra mondiale era dovuto secondo Haushofer allo scontro antropologico tra le potenze telluriche e le potenze marittime: il generale vide chiaramente nel fronte costituto da Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia il nemico talassocratico che si contrapponeva al blocco "tellurocratico" eurasiatico.[5] Tra il 1924 e il 1944 la pubblicazione dellaZeitschrift für Geopolitik contribuisce a diffondere le teorie geopolitiche a livello tedesco e europeo. Nel far ciò Haushofer allacciò contatti con Giorgio Roletto e Ernesto Massi, capostipiti della scuola italiana di geopolitica che alla fine degli anni trenta prendeva forma attorno alla rivista “Geopolitica. Rassegna mensile di Geografia Politica, Economica, Sociale e Coloniale”.

L'ammiraglio statunitense Alfred Mahan.

Sulla sponda statunitense va detto che già Alfred Thayer Mahan nell'opera The Influence of Sea Power Upon History, 1660-1783 nel 1890 elaborava la tesi per cui la storiografia marittima doveva essere vista come una chiave di lettura dei contrasti sorti tra le nazioni e gli imperi. Secondo Mahan "La caratteristica principale che si delinea dall'analisi storica del potere marittimo è l'antagonismo tra gli stati o le nazioni per ottenere il dominio, o il controllo del mare". Il potere marittimo è quindi, essenzialmente, una condizione bellica, se non altro perché obbliga uno dei due contendenti a impedire l'uso del mare all'altro. Mahan individuava negli Stati Uniti, il proprio paese, la potenza marittima emergente, mentre la caratteristica insulare (degli USA come anche delle isole britanniche) garantiva allo stato nordamericano la capacità di proiettarsi a livello marittimo e consolidare il predominio degli oceani.[6][7]

Mackinder, al pari di Haushofer, interpreta la storia del mondo come lotta tra potenze talassocratiche e potenze terrestri; egli però connota come positive le prime e negative le seconde. Prototipo di civiltà marittima sarebbe l'Europa e, soprattutto, l'Inghilterra: "La civiltà europea è il risultato della secolare lotta contro l'invasione asiatica". Secondo Mackinder, la supremazia talassocratica è minacciata da due grandi eventi: l'ascesa della Russia e l'invenzione della ferrovia. Mosca, espandendosi in Eurasia, ha unito le forze "telluriche" un tempo divise (popoli delle foreste nordiche e popoli della steppa), mentre la velocità garantita dalla strada ferrata azzera i vantaggi del trasporto marittimo. Nel paradigma mackinderiano, che ha influenzato fortissimamente tanto la geopolitica anglosassone quanto quella del resto del mondo, la storia fondamentale è quella del continente eurasiatico. In Eurasia, la regione-perno o heartland ("cuore della terra" secondo la suggestiva interpretazione che dà del concetto lo studioso italiano Massimo Roccati) è quella centro-settentrionale, corrispondente grosso modo all'area di civilizzazione russa e turanica. Le teorie di Haushofer e Mackinder pur avendo molti punti in comune e pur condividendo l’orizzonte strategicamente essenziale dell'heartland, si ritrovano ad essere la personificazione intellettuale dello scontro tra Inghilterra e Germania, che si sarebbe infatti verificata nel secondo conflitto mondiale.[6]

Il rimland secondo Nicholas Spykman

Discepoli e continuatori di Mackinder, in area anglosassone, sono stati gli statunitensi Nicholas Spykman (che si è concentrato sulla rielaborazione teorica del concetto di rimland, ovvero la fascia semicircolare che dalle coste atlantiche europee giunge fino a quelle estremo-orientali) e Zbigniew Brzezinski, già consigliere strategico di Carter e teorico del concetto geo-strategico di "grande scacchiera". Ma negli USA sono nate molte altre teorie geopolitiche, più o meno debitrici di Mackinder, tra cui la "strategia del contenimento" (George Frost Kennan) e la teoria dello "effetto domino" (Dwight Eisenhower).

Il filone della geopolitica di scuola tedesca iniziata da Haushofer fu proseguito da Carl Schmitt, che riprese - nelle opere Il Nomos della terra e Terra e mare - la dicotomia mare-terra di Mackinder, rovesciandone però il giudizio di valore.[8] Haushofer aveva diffuso come detto in Germania la geopolitica, facendosi promotore d'un asse tra le potenze "telluriche" (Germania, Russia e Giappone) contro quelle talassocratiche (Inghilterra e USA): s'oppose infatti all'invasione dell'URSS voluta da Hitler (e riconosciuta come suo fondamentale errore strategico), e per questo cadde in disgrazia e fu perseguitato dal regime nazista. Secondo Haushofer il blocco euroasiatico, di cui perno sarebbe stata la Germania, sarebbe stato l’unico in grado di fronteggiare il blocco anglosassone. Simili teorie sostiene oggi il geopolitico e filosofo russo Alexandr Dugin, sostenitore di soluzioni statuali di tipo "continentale" in ottica multipolare, affascinato in questo dalle tesi di Samuel Huntington.

L'Unione Sovietica rappresentò un caso singolare in quanto, mentre da un lato i suoi dirigenti seguivano evidentemente direttive ispirate a considerazioni geopolitiche, lo studio della scienza geopolitica era severamente bandito per motivi ideologici. Solo con la fine del regime comunista si sono potute formulare dottrine geopolitiche in Russia, tra cui la più celebre è probabilmente quella del neo-eurasiatista Dugin.

La scuola italiana di geopolitica[modifica | modifica wikitesto]

Con scuola italiana di geopolitica si intende la corrente di studi fondata, presso l'Università di Trieste, da Giorgio Roletto ed Ernesto Massi le cui idee venivano affidate alla rivista "Geopolitica. Rassegna mensile di geografia politica, economica, sociale, coloniale" pubblicata a Milano dall'editore Sperling & Kupfer tra la fine del 1939 ed il 1942. Il periodico godette del pieno appoggio del Ministro Giuseppe Bottai e pubblicò nel primo numero un indirizzo di saluto di Karl Haushofer. Riccamente illustrata da apposite "carte geopolitiche", tabelle, ecc. e con articoli, saggi ed interventi vari che spaziavano sui cinque continenti (pur con una decisa preferenza per l'analisi e lo studio delle aree balcanica e mediterranea), la rivista non venne però mai ufficialmente recensita dalla Regia Società Geografica Italiana, proprio in ragione della carica di novità che portava in seno alla allora chiusa corporazione dei geografi ed alla conseguente diffidenza nei riguardi dei promotori.

Tra i cattedratici dell'epoca, vi furono Umberto Toschi e Antonio Renato Toniolo, geografi "la cui eredità di pensiero si protrae fino ai nostri anni"[9]. Quarant'anni dopo la fondazione della rivista, proprio Ernesto Massi divenne Presidente della Società Geografica Italiana (1978 - 1987). Gli eventi bellici portarono allo scioglimento del gruppo dei geopolitici italiani e questa disciplina entrò nell'oblio. Difatti Roletto e Massi fondarono la loro rivista su ispirazione di quella analoga del già citato Haushofer e, conseguentemente, la sconfitta delle potenze dell'Asse nella Seconda Guerra Mondiale trascinò con sé la Geopolitica, intesa quale mera strategia di espansione. Solamente negli anni '90 del XX secolo si ha una generale riscoperta della disciplina, coadiuvata anche dalla rivista Limes, fondata e diretta dal geopolitologo Lucio Caracciolo e da altre voci della geopolitica italiana, sempre più aperte all'internazionalizzazione dei temi trattati.

Dagli anni 80 ad oggi[modifica | modifica wikitesto]

Yves Lacoste (1972)

Dopo la Seconda guerra mondiale la geopolitica è stata quasi abbandonata sia in Europa Occidentale sia nei paesi di impostazione comunista, perché bollata dai più come una "pseudo-scienza nazistoide". Tuttavia, a partire dagli anni ottanta, è tornata ad essere studiata con interesse grazie all'apporto del geografo francese Yves Lacoste il quale prima di tutto riportò alla luce un uso della geografia definito come "attivo", direttamente connesso all'azione del potere politico sui territori. Oggi è comunemente accettata come disciplina nelle università e studiata da molti cultori.

Fondamentale nella rivalutazione della geopolitoca è stato l'apporto storico, a partire dagli anni ottanta, dello slittamento dell'asse politico-economico dalle grandi potenze occidentali verso quelle mediorientali e asiatiche, fenomeno che interessa paesi storicamente marginali come l'Australia, legata oggi a doppio filo, tuttavia, alla crescita di colossi come India e Cina.

Diverso è invece il ruolo delle riviste italiane che trattano di geopolitica. In Italia un ruolo importante nella ri-proposizione della geopolitica è riconosciuto alla rivista Limes, sebbene Carlo Maria Santoro e Giuseppe Bettoni abbiano lamentato una carenza dal punto di vista teorico. Secondo Fabio Petito ed Elisabetta Brighi, il successo di Limes ha rappresentato la vittoria di una "geopolitica pratica (popolare)" sui "complessi e formali ragionamenti geopolitici di Santoro". Tuttavia le riviste italiane di Geopolitica non hanno credito né in ambiti accademici né in ambiti divulgativi al di fuori degli spazi nazionali.[senza fonte] Questo è in parte dovuto alla fragile e incompleta formazione geografica che si effettua nelle scuole italiane.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Fonti e bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità LCCN: (ENsh85054192 · GND: (DE4156741-9