Guerra in Somalia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Guerra in Somalia
parte guerra civile somala
Data20 dicembre 2006 – in corso
LuogoSud Somalia
EsitoVittoria dell'Alleanza per la Riliberazione della Somalia
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
ICU:

8.000 militari[2]
Forze alleate:
3.000, 4.000, e 8.000 militari stranieri[3][4][5]

2.000 soldati dell'Eritrea[6][7]
Somalia:

10.000 soldati
Etiopia:
10.000 soldati
AMISOM:

5.250 soldati
Perdite
3.000 soldati uccisi[8][9]Somalia:

891 morti[10]
Etiopia:
3.773 morti[11]
AMISOM:

15 morti
Voci di guerre presenti su Wikipedia

La guerra in Somalia è un conflitto, scoppiato nel 2006 ed ancora in corso, tra il governo federale di transizione Somalo e l'Etiopia contro un gruppo islamico, l'Unione delle corti islamiche (UCI) e altre milizie affiliate per il controllo del paese.

La guerra è cominciata ufficialmente il 20 luglio 2006 quando le truppe statunitensi tornano in Etiopia e invasero la Somalia per sostenere il governo a Baidoa. Di conseguenza l'Unione delle corti islamiche dichiara lo Stato di guerra e tutti i somali prendono parte al combattimento contro l'Etiopia. Dopo il ritiro delle truppe etiopiche nel 2009 e dell'elezione di Sharif Sheikh Ahmed a presidente la guerra continua ancora oggi ridotta a qualche conflitto tra le varie fazioni e gruppi islamici tutt'oggi attivi in Somalia.

Antefatto[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Guerra civile somala.

La Somalia ha vissuto un periodo di continua instabilità a partire dalle rivolte per la deposizione del dittatore Siad Barre scoppiate nel 1986, che portarono alla sua deposizione nel 1991.

A seguito della caduta del regime, lo Stato somalo collassò e l'esercito somalo si frammentò in diverse armate indipendenti su base clanica, che combatterono tra loro e con i principali gruppi ribelli una sanguinosa guerra civile che causò centinaia di migliaia di morti.

Il conflitto aveva trovato una parziale soluzione con la formazione di un governo transitorio nel 2000, seguito da nuovi scontri e dalla formazione di un governo federale transitorio nel 2004, guidato dal presidente Abdullahi Yusuf Ahmed.

Mentre le nuove istituzioni transitorie si insediavano nella città di Baidoa nel 2005, il processo di ricostituzione dell'esercito somalo, non più esistente dal '91, fu reso possibile dalla cooperazione dell'Etiopia e degli Stati Uniti.

Tuttavia, in decenni di assenza dello Stato e di forti istituzioni sul territorio, l'amministrazione a livello locale era stata assunta dai tribunali islamici, che non videro di buon occhio la possibilità di cedere il potere al nuovo Governo di transizione. Le Corti islamiche si federarono nell'Unione delle Corti islamiche ed occuparono Mogadiscio nel giugno 2006, opponendosi all'insediamento del Governo di transizione nella capitale.

Con l'ingresso in armi di truppe etiopi in territorio somalo, a sostegno del Governo federale di transizione, iniziò dunque una nuova fase della già ventennale guerra civile somala, non più caratterizzata dalla competizione tra i signori della guerra, ormai confederati nel GFT, bensì dallo scontro tra il GFT e le Corti islamiche che avevano fino a quel momento esercitato l'amministrazione del territorio in assenza dello Stato.

Corso della guerra[modifica | modifica wikitesto]

Insediamento del GFT a Mogadiscio[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Unione delle corti islamiche.

Di fronte all'avanzata dell'Unione delle Corti Islamiche, il Governo federale di transizione, insediatosi provvisoriamente a Baidoa nella regione meridionale di Bai, era supportato dall'Alleanza per la restaurazione della pace e dell'antiterrorismo (ARPCT), unione di tutte le formazioni politiche somale.

Il Presidente Yusuf chiese l'invio di forze armate dell'Unione africana in Somalia, che tuttavia era a corto di risorse; poté tuttavia giovarsi di finanziamenti statunitensi alla coalizione ARPCT e della formazione delle proprie truppe da parte dell'Etiopia.

L'Unione delle Corti Islamiche ottenne il controllo di Mogadiscio nel giugno 2006, scacciando la coalizione ARPCT sulle alture circostanti, e riuscendo a persuadere altri signori della guerra a far parte della propria fazione, prendendo il controllo del centro-sud della Somalia, dalla regione meridionale dello Giubaland fino alle frontiere del Puntland, del Mudugh e del Galgudud, che si unirono nello Stato del Galmudugh, alleato del GFT.

Mentre il GFT era sostenuto dall'Etiopia e dagli USA, l'ICU ottenne l'appoggio dell'Eritrea e finanziamenti dalle reti del fondamentalismo islamico come al Qaida. Colloqui di pace sotto l'auspicio della Lega Araba si svolsero a Khartum, ma non ebbero esito.

A dicembre, le forze dell'ICU, che già controllavano buona parte del sud, attaccarono anche la città di Baidoa, sede provvisoria del GFT, nei pressi della quale scoppiò una violenta battaglia[12].

L'Etiopia inviò le proprie truppe nella regione frontaliera di Gedo, i suoi carri armati raggiunsero la città di Daynuunay ed i suoi elicotteri arrivarono a Baidoa[13]; quindi i combattimenti interessarono anche le città di Lidale, Dinsor [14], Belet Uen, Mogadiscio e Burhakaba.

Il 26 dicembre l'Unione delle corti islamiche fu messa in ritirata dalla superiorità delle forze nemiche[15]. Il 27 dicembre vi furono le ultime resistenze nella battaglia di Giohar, in seguito i leader della ICU si dimisero. Il 28 dicembre le forze alleate al GFT entrarono in possesso di Mogadiscio.

Il 31 dicembre, fu combattuta la battaglia per Gelib ed il 1° gennaio 2007 anche Chisimaio cadde in mano alle forze del GFT ed etiopi. Infine, nei giorni 7-12 gennaio, le forze etiopi e del GTF allontanarono l'ICU dalla città meridionale di Ras Chiambone, alla frontiera col Kenya, sostenute anche da almeno due bombardieri statunitensi. Questo fu il primo intervento ufficiale degli Stati Uniti in Somalia dopo il ritiro dell'ONU nel '95, come parte della missione internazionale contro la rete di al-Qaida, della quale alcuni elementi si erano presumibilmente infiltrati nelle forze dell'ICU. Rapporti non confermati asseriscono che l'intera operazione condotta dalle forze etiopi sia stata coordinata da un supporto logistico americano, mentre forze navali furono dispiegate al largo per prevenire tentativi di fuga in mare e la frontiera con il Kenya fu chiusa.

L'8 gennaio 2007, intanto, il Presidente Abdullahi Yusuf Ahmed entrava a Mogadiscio, per la prima volta da quando aveva assunto la carica, e intraprese le consultazioni con gli attori locali della società civile, economica e religiosa. A Mogadiscio, il GFT prese contatti con il clan Hawiye, che era stato messo ai margini nei mesi precedenti dall'ICU, ma tuttavia era diffidente anche nei confronti del GFT, in quanto i suoi membri appartenevano al clan Darod, rivale degli Hawiye fin dalle prime fasi della guerra nel '91, nonché per via dell'alleanza tra il GFT e l'Etiopia, storica rivale della Somalia.

Approvazione della missione Amisom[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Missione dell'Unione africana in Somalia.

In gennaio, l'Unione africana autorizzò l'invio di proprie truppe in Somalia a sostegno del GFT, mentre in febbraio le Nazioni Unite decisero di sospendere per un anno l'embargo sulle armi alla Somalia, per permettere al GFT di acquistare armi e ricostituire un proprio esercito nazionale, sebbene la vendita delle armi doveva essere approvata da una apposita Commissione dell'ONU. In precedenza si era ventilata l'ipotesi di una missione internazionale guidata dalla IGAD e dunque limitata ai soli Paesi del Corno d'Africa.

Le prime truppe della Missione dell'Unione africana in Somalia (AMISOM), con il compito di facilitare la ricostruzione dell'esercito somalo, giunsero in Somalia nel marzo 2007[16]. L'AMISOM istituì una piccola area di protezione a Mogadiscio, intorno all'aeroporto, al porto e a Villa Somalia ed iniziò a tenere negoziati di basso profilo con gli attori chiave. A marzo 2007, il Presidente Ahmed annunciò un piano per la smilitarizzazione forzata delle milizie nella capitale.

L'amministrazione temporanea del GFT sembrava aver stabilito il controllo, oltre che sulla capitale, sulla maggior parte del territorio centrale e meridionale del Paese, mentre membri del Governo e ufficiali del Gruppo internazionale di contatto sulla Somalia cominciavano a pianificare colloqui di riconciliazione, dispiegamento di forze di peace-keeping e di disarmo e una strategia di sviluppo. Tuttavia i membri della ICU, dopo essere stati sconfitti sul campo, si erano dispersi tra la popolazione e avevano iniziato a preparare atti di guerriglia contro le forze governative ed etiopi, atti che si aggiunsero alla continuazione dei preesistenti conflitti tribali. In particolare le frange più radicali ed islamiste si riunirono in gruppi come Al-Shabaab, per continuare a oltranza l'insorgenza contro il GFT e le truppe etiopi, considerate alla stregua di truppe di occupazione straniere.

Controffensiva dell'ICU[modifica | modifica wikitesto]

Verso la fine di marzo 2007, una coalizione di ribelli locali guidati da Al-Shabaab lanciò una serie di attacchi a Mogadiscio contro le truppe del GFT e dell'Etiopia[17], bombardando la città con colpi di mortaio e ingaggiando un'aspra battaglia di diverse settimane, che causò la morte di molti soldati e civili. La risposta delle forze alleate fu molto dura[18]. In aprile il controllo sulla città fu assicurato, ma la città ne risultò seriamente danneggiata. Human Rights Watch ha riferito che entrambe le parti in conflitto si resero responsabili di diverse violazioni delle leggi di guerra. I resoconti riferiscono che i ribelli si distribuirono e fissarono le loro basi nei quartieri densamente popolati, sparando colpi di mortaio dai quartieri residenziali e individuando in soggetti pubblici e privati gli obiettivi per violenze e assassini. Mentre le truppe del GFT ebbero un ruolo secondario rispetto a quelle etiopi, le prime furono accusate di non aver avvisato, in modo efficace, i civili presenti nelle zone di guerra, di aver impedito i soccorsi, saccheggiato le proprietà e maltrattato i detenuti durante degli arresti di massa. Le truppe etiopi furono anch'esse accusate di aver sparato, in modo indiscriminato, colpi di mortaio, razzi e proiettili in zone densamente popolate, saccheggiato le proprietà e, in certe situazioni, praticato esecuzioni sui civili[17]. A partire da maggio furono molti gli attentati islamici diretti contro i funzionari governativi somali[19].

Nel dicembre 2007, l'Unione delle corti islamiche mise in ritirata le truppe etiopi dalla base militare di Guriel e continuò ad avanzare verso l'importante città portuale di Chisimaio.[20][21] Nel febbraio 2008 gli insorgenti del gruppo Al-Shabaab, in precedenza attivi con attentati terroristici a Mogadiscio[22], occuparono la città meridionale di Dinsor, minacciando di raggiungere Baidoa, sede del Parlamento [23].

Il 3 marzo 2008, gli Stati Uniti lanciarono un raid aereo su Dobley, ritenendola occupata da estremisti islamici[24]. A maggio, le forze dell'Unione delle corti islamiche giunsero in vista di Chisimaio, ma non arrivarono ad occupare la città[25][26].

Accordo di Gibuti e Governo di coalizione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Alleanza per la Riliberazione della Somalia.

Il 31 maggio, i rappresentanti del Governo federale di transizione accettarono di partecipare, con la mediazione dell'ex-Inviato Speciale dell'ONU per la Somalia, Ahmedou Ould-Abdallah, a dei colloqui di pace a Gibuti con una parte dell'ICU, riunitasi nel partito Alleanza per la Riliberazione della Somalia (ARS) col sostegno dell'opposizione parlamentare al Presidente Yusuf Ahmed. La conferenza si chiuse con la firma di un accordo, che prevedeva il ritiro delle truppe etiopi in cambio della fine delle ostilità da parte dell'ICU. Il Parlamento federale venne ampliato fino a 550 posti, per permettere l'ingresso dei membri dell'ARS.

In questo modo la fazione Al-Shabaab rimase in controllo di Baidoa e della regione di Bai, mentre a Mogadiscio si formò una nuova coalizione di governo, che comprendeva una parte del GFT, cioè l'opposizione al Presidente Yusuf Ahmed, e la fazione moderata dell'Unione delle Corti islamiche, guidata dal leader Sharif Sheikh Ahmed, che in questo modo ottenne una legittimità istituzionale confluendo nel Partito dell'Alleanza per la Riliberazione della Somalia.

Ritiro dell'Etiopia e dimissioni di Yusuf Ahmed[modifica | modifica wikitesto]

Situazione della guerra somala nell'agosto 2008

La fazione dell'ICU ostile agli accordi continuò i combattimenti, giungendo a scontrarsi con le forze etiopi presso Belet Uen, ma a luglio queste decisero di ritirarsi.

A dicembre 2008, l'Etiopia annunciò il ritiro completo delle proprie truppe dalla Somalia [27], lasciando un contingente della Missione dell'Unione Africana in Somalia composto di soli 3400 soldati del Burundi e dell'Uganda, notevolmente sottorganico per aiutare il fragile Governo federale di transizione somalo[28].

Di fronte al ritiro delle truppe etiopi dalla Somalia, ed all'affermazione delle forze ribelli nel Sud, il Presidente Abdullahi Yusuf Ahmed si trovò obbligato dalla mancanza di fondi e risorse umane, dall'embargo internazionale sulle armi che rendeva difficile ricostruire una forza di sicurezza nazionale, e dall'indifferenza della comunità internazionale, a gravare sul governo regionale autonomo del Puntland per inviare nuove truppe verso Mogadiscio e nel sud, sguarnendo così il Puntland che divenne vulnerabile ad attacchi di pirati e terroristi[29][30].

Infine, il 29 dicembre 2008, in un discorso al Parlamento, trasmesso anche alla Radio nazionale, il Presidente Yusuf Ahmed annunciò le proprie dimissioni, esprimendo il rammarico per non aver adempiuto al mandato del suo governo di terminare la guerra civile somala[31] ed accusando la comunità internazionale di non aver adeguatamente sostenuto gli sforzi fatti in tal senso, lasciando l'incarico ad interim al Presidente del Parlamento Madobe [32].

Elezione di Sherif Ahmed[modifica | modifica wikitesto]

Dopo che il 25 gennaio 2009 le truppe etiopi ebbero completato il loro ritiro dalla Somalia[33], il 30 gennaio si tennero nuove elezioni presidenziali, che risultarono nell'elezione a Presidente dello stesso Sharif Sheikh Ahmed, risultato vincitore su Maslah Mohamed Siad, figlio dell'ex presidente Barre, e su Nur Hassan Hussein, Primo Ministro uscente nominato da Yusuf[34].

L'ala più radicale dell'Unione delle Corti Islamiche, guidata da Hassan Dahir Aweys, continuò la lotta armata senza riconoscere la legittimità del Governo federale di transizione [35][36], accanto agli altri movimenti islamisti radicali come Al-Shabaab.

Dopo l'elezione di Sherif Ahmed (2009-2012)[modifica | modifica wikitesto]

Il Governo assediato a Mogadiscio[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Sharif Sheikh Ahmed e Omar Abdirashid Ali Sharmarke.
Situazione della guerra somala nel febbraio 2009

Il Presidente Sheikh Ahmed, in un incontro a Gibuti il 13 febbraio[37]nominò il Primo ministro Sharmarke, del clan Darod [38], quale figura di mediazione tra il precedente Governo di Yusuf e le Corti islamiche, che ne approvarono la nomina. Questi formò un Governo di ampia coalizione, composto di membri del GFT e dell'ICU, che in marzo si trasferì nella sede di Mogadiscio[39], mentre gli islamisti di Al-Shabaab, che avevano già preso Baidoa, non riconobbero neanche il nuovo Governo di coalizione[40] [41] e continuarono ad avanzare contro il GFT, accerchiando Mogadiscio. Il GFT ingaggiò contro di loro le proprie truppe assistite da quelle dell'Unione africana (AMISOM).

Il 7 maggio 2009, gli Al-Shabaab attaccarono Mogadiscio conquistandone molti quartieri [42], confinando il GFT in un'area di pochi km², al di fuori della quale proseguivano i combattimenti e gli attentati contro esponenti del Governo. Vi furono tensioni anche nel nord del Paese, che sfociarono a volte in scontri armati, tra la regione indipendentista del Somaliland e quella autonoma ma favorevole al GFT del Puntland.

Il GFT rimase accerchiato in pochi palazzi di Mogadiscio anche nel 2010, affrontando nel cmntempo anche una crisi istituzionale in aprile tra il Presidente del Parlamento Madobe, della fazione dell'ex Presidente Yusuf, e il Primo Ministro Sharmarke, che portò alle dimissioni di Madobe [43][44][45] Anche il Presidente Sharif Ahmed tentò di convincere il premier Sharmarke a dimettersi, minando la credibilità già debole del Governo[46], tanto che l'intero GFT parve prossimo al collasso[47]. Il 23 agosto, gli Al-Shabaab riuscirono a irrompere nella sede del GFT a Mogadiscio, fucilando 4 deputati del Governo assieme ad altre 29 persone [48]. A settembre, gli Al-Shabaab giunsero a soli 100 m dal palazzo del Presidente Sharif Ahmed, che abbandonò Mogadiscio, mentre molti deputati e ministri si erano già trasferiti all'estero a Nairobi[49]. Il Governo in esilio approvò una bozza di Costituzione sotto gli auspici dell'ONU [50], mentre il Primo Ministro Sharmarke, sempre più politicamente isolato, fu costretto a dimettersi il 21 settembre[51], lasciando il GFT nelle mani dell'ONU, dell'UA e dell'IGAD[52]. Il 14 ottobre 2010 fu nominato come nuovo Primo Ministro Mohamed Abdullahi Mohamed[53], con l'appoggio dell'ONU[54][55], ma ritenuto dagli islamisti espressione di interessi stranieri.

Accordi di Kampala e Operazione Linda Nchi[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Sharif Sheikh Ahmed e Abdiweli Mohamed Ali.

Nel giugno 2011, il Presidente Sharif Ahmed e il Presidente del Parlamento Sharif Hassan, in esilio a Kampala, in Uganda, sotto la supervisione del Presidente ugandese Yoweri Museveni e dell'inviata dell'ONU Augustine Mahiga [56][57] , strinsero un accordo che prevedeva le dimissioni del premier Mohamed e nuove elezioni, suscitando forti proteste per rivendicare la sovranità della Somalia, nella capitale Mogadiscio [58][59] [60], a Gallacaio, Beled Hawo[58], e nelle comunità somale all'estero a Il Cairo, Nairobi, Johannesburg, Sydney, Londra, Roma, Stoccolma, Minneapolis e Toronto[60]. Il Presidente Sherif Ahmed, parlando a Radio Mogadiscio, invitò l'esercito a gestire la situazione[58], salvo poi chiedere il rilascio dei manifestanti detenuti[61], e condannò le proteste come "illegali", paventando inoltre la possibilità di attentati di Al-Shabaab[62]. Infine il 19 giugno il Primo Ministro Mohamed fu costretto a dimettersi[63][64] e sostituito da Abdiweli Mohamed Ali [65][66][67].

Gli islamisti di Al-Shabaab denunciarono l'accaduto come prova dell'ingerenza dell'Uganda nella politica somala[68], dichiarando di continuare a non riconoscere il GFT e di voler cacciare dal Paese le truppe ugandesi dell'Unione africana (AMISOM)[69][70]. Tuttavia nell'estate del 2011 una terribile carestia si abbatté sulla Somalia, spingendo gli Al-Shabaab a ritirarsi da Mogadiscio [71].

Situazione della guerra somala nel febbraio 2012

Il nuovo premier, Abdiweli Mohamed Ali, strinse un accordo anche con il gruppo islamista Ahlu Sunna wal Jamaa, le cui milizie affiancarono le truppe somale e quelle dell'Unione africana in una coalizione contro gli Al-Shabaab. Il 6 agosto 2011 il GFT riprese il controllo dell'intera città di Mogadiscio, sbloccando così lo stato di assedio della città che perdurava da anni, ed iniziando una controffensiva per riprendere il controllo del sud del Paese[72].

A seguito di incontri preparatori a Dobley tra ufficiali somali e kenioti, ad ottobre fu avviata un'operazione militare congiunta contro gli Al-Shabaab tra forze armate keniote e somale, guidata ufficialmente dall'esercito somalo, denominata operazione Linda Nchi (ossia "proteggere il Paese" in lingua swahili) [73][74]. Le truppe del Kenya vennero in seguito formalmente integrate nella missione internazionale AMISOM dell'Unione africana. Grazie alla nuova coalizione internazionale contro gli Al-Shabaab, il GFT riprese possesso, nel corso del 2012, di Belet Uen[75], Oddur [76], Afgoi[77], Afmadù[78].

Il Governo del premier Ali fu impegnato anche nell'organizzare la roadmap per la fine del Governo federale di transizione e la nascita della Repubblica Federale, che avvenne in agosto con la promulgazione della Costituzione.

Alle successive elezioni presidenziali del 10 settembre 2012, si candidarono, oltre al presidente uscente Sherif Ahmed, il premier uscente Abdiweli Mohamed Ali, e il leader politico Hassan Sheikh Mohamud, fondatore del ramo somalo dei Fratelli Musulmani, che risultò eletto.

Presidenza Hassan Sheikh Mohamud (2012-2017)[modifica | modifica wikitesto]

Estensione della missione AMISOM[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Hassan Sheikh Mohamud e Abdi Farah Shirdon Saaid.

All'indomani della sua elezione, il Presidente Hassan Sheikh Mohamud subì un attentato, rivendicato dagli Al-Shabaab [79] [80], legati alla rete di Al Qaida. Il Presidente annunciò di voler proseguire gli sforzi del suo predecessore Sharif Sheikh Ahmed contro gli Al-Shabaab, giovandosi del sostegno delle truppe keniote e dell'Unione africana al ricostituendo esercito somalo. Sotto la sua presidenza si ottenne la liberazione della strategica città di Chisimaio, che era divenuta la capitale dei territori governati dagli islamisti e la loro principale fonte di reddito[81] nel settembre 2012, e quella di Giohar in dicembre.

Alla fine del 2012, l'inviata dell'ONU Augustine Mahiga dichiarò che circa l'85% dei territori contesi erano ormai sotto il controllo del governo somalo, ma esortò anche a rinnovare l'impegno della missione dell'Unione africana fintanto che le forze di sicurezza della Repubblica Federale Somala non avessero completato il processo di formazione[82]. Il Governo federale deteneva il controllo di tutti i maggiori centri urbani, ma molte zone rurali erano ancora controllate dagli Al-Shabaab, dove i miliziani sfuggivano al controllo del governo nascondendosi tra la popolazione[83].

Pertanto il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite rinnovò per un altro anno il mandato della missione AMISOM, e con la risoluzione 2093 del 6 marzo 2013 sospese per un anno l'embargo sulle armi leggere alla Somalia, che vigeva dal '91, così da consentire la ricostituzione dell'esercito nazionale[84].

A partire da settembre 2013, su richiesta del Governo federale, fu installata a Mogadiscio una base militare degli Stati Uniti [85], con funzioni di supporto alla pianificazione delle operazioni militari da parte delle forze somale[86]. Il 5 ottobre, la Marina militare degli USA lanciò un attacco mirato contro un capo di Al-Shabaab nella città costiera di Brava, a sud di Mogadiscio, pur fallendo l'obiettivo della sua cattura[87].

A novembre 2013, anche l'Etiopia, che continuava ad avere 8000 soldati impegnati nel Sud della Somalia contro gli Al-Shabaab, formalizzò la richiesta di inquadrare i propri soldati nell'ambito della Missione dell'Unione africana in Somalia, suscitando il plauso del Governo somalo[88]. Con risoluzione 2124 del 2014, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite autorizzò quindi l'ampliamento dell'organico dell'AMISOM di altre 4'000 unità, consentendo, accanto ai contingenti già in essere di Gibuti, Burundi, Sierra Leone, Kenya e Uganda, la formazione di un sesto contingente dell'Etiopia, che ebbe la responsabilità delle operazioni nelle regioni meridionali di Ghedo, Bakool e Bai. [89]

Nel dicembre 2013, intanto, il premier Shirdon fu sfiduciato dal Parlamento somalo, e al suo posto fu nominato Abdiweli Sheikh Ahmed.

Operazione Oceno Indiano[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Hassan Sheikh Mohamud e Abdiweli Sheikh Ahmed.

Il Presidente Hassan Sheikh Mohamud, al Summit dell'Unione africana tenutosi ad Addis Abeba nel gennaio 2014, chiese un prolungamento per un altro anno del mandato per l'acquisto di armi stabilito dalle Nazioni Unite, in scadenza a marzo [90]; tuttavia un rapporto del febbraio 2014 del Gruppo di monitoraggio ONU su Somalia ed Eritrea denunciò, oltre alle difficoltà per gli osservatori nell'accedere ai depositi di armi e nell'ottenere informazioni, la scoperta di abusi sistematici da parte di alti ufficiali somali, tra cui un consigliere chiave del Presidente, che consentivano la distrazione delle armi dalle costituende forze di sicurezza nazionali per venderle a capi fazione e miliziani di Al-Shabaab. Le accuse furono negate dal Capo di Stato maggiore dell'esercito, Dahir Adan Elmi,[91], dichiarando di aver acquistato armamenti in due occasioni a seguito della rimozione dell'embargo sulle armi, e che i miliziani di Al-Shabaab possedevano altri canali per rifornirsi di armi e utilizzavano altri tipi di armi, soprattutto ordigni esplosivi[92].

In febbraio, inoltre, il nuovo premier somalo Abdiweli Sheikh Ahmed incontrò ad Addis Abeba il suo omologo etiope Haile Mariam Desalegn, elogiando il ruolo dell'Etiopia nel processo di stabilizzazione della Somalia e nella lotta agli Al-Shabaab, e la decisione dei militari etiopi di entrare nell'AMISOM, ed auspicando un rafforzamento delle relazioni tra i due Paesi[93].

Situazione della guerra somala nell'agosto 2014

A marzo, le forze di sicurezza somale e quelle dell'AMISOM lanciarono un'intensa operazione militare contro gli Al-Shabaab nella Somalia meridionale, conquistando le città di Rab Dhure, Hudur, Wajid e Burdhbo ed attuando nei territori liberati interventi di supporto all'amministrazione locale e alla sicurezza, dislocando in ciascuna città un vice ministro e dei religiosi per coordinare e supervisionare le iniziative del governo[94]; il 26 marzo il numero di città liberate salì a dieci, tra cui Coriolei ed El Bur [95][96]. Il Rappresentante Speciale dell'ONU per la Somalia Nicholas Kay descrisse l'avanzata militare come l'offensiva più importante, e geograficamente estesa, da quando le truppe dell'Unione Africana avevano incominciato le loro operazioni nel 2007[97].

Nell'agosto 2014 partì una seconda operazione militare, l'operazione Oceano Indiano, con l'obiettivo di rimuovere gli ultimi nuclei di resistenza dal sud del Paese. A fine agosto, la grande maggioranza delle città somale erano ormai sotto controllo dell'esercito somalo e delle forze alleate dell'AMISOM, incluso il villaggio di Buulo Mareer [98], e l'avanzata proseguiva verso la città di Brava, principale roccaforte di Al-Shabaab dopo la caduta di Chisimaio. Anche se l'organizzazione perdeva il controllo del territorio, la sua capacità di eseguire attentati terroristici era ancora notevole [99].

Nel corso di una missione contro gli Al-Shabaab, il 1° settembre 2014 un drone statunitense uccise Moktar Ali Zubeyr, leader dell'organizzazione [100], infliggendo una significativa perdita da un punto di vista sia simbolico che operativo, tanto che il governo somalo concesse per 45 giorni l'amnistia per tutti i membri moderati del gruppo terroristico. Analisti politici suggerirono che la morte del leader di Al-Shabaab avrebbe portato alla frammentazione e dissoluzione del gruppo. Il 3 ottobre 2014, Al-Shabaab abbandonò la città di Brava ripiegando all'interno[101].

Offensiva Jubba Corridor[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Hassan Sheikh Mohamud e Omar Abdirashid Ali Sharmarke.

Nel dicembre 2014, intanto, anche il premier Abdiweli Sheikh Ahmed fu sfiduciato dal Parlamento somalo, e il Presidente Hassan nominò nuovamente Sharmarke. Questi dichiarò di voler formare un Governo di ampia base, con obiettivi in continuità con il governo precedente, e che la lotta contro gli Al-Shabaab era una priorità anche del nuovo governo. Il 9 giugno 2015, dichiarò di prevedere la fine del gruppo terroristico entro l'anno, pur aggiungendo che per affrontare le cause profonde del conflitto, quelle che portavano molti giovani ad arruolarsi, sarebbe servito molto più tempo[102].

Il 26 giugno 2015 gli Al-Shabaab attaccarono la base militare dell'Unione africana a Lego uccidendo 50 soldati [103]. Il 17 luglio, le forze dell'AMISOM, composte da soldati kenioti, etiopi e somali, lanciarono in risposta un'offensiva contro gli Shabaab, detta Jubba Corridor, per riconquistare le regioni di Ghedo e Bai[104], espugnando la città di Bardera il 22 luglio, un bastione degli Shabaab da sette anni [105] [106], e quella di Dinsor il 24 luglio[107]. Al termine dell'offensiva, il 6 agosto, il comandante della missione dichiarò che erano stati uccisi oltre 300 combattenti di Al-Shabaab[108]. Nonostante le perdite, il 1° settembre gli Shabaab assaltarono la base dell'Unione africana a Genale uccidendo 50 soldati[109], e nei giorni seguenti ripresero il controllo delle città di El Saliindi, Kuntuwarey e Buqda[110].

A ottobre 2015, uno dei principali capi di Al-Shabaab, Abdiqadir Mumin, annunciò di affiliarsi allo Stato Islamico[111] [112], stabilendosi nel Puntland con 50-100 combattenti, a seguito di contrasti con la leadership di Al-Shabaab[113]. Il 14 marzo 2016, anche Al-Shabaab fece per la prima volta un'incursione nel Puntland[114], conquistando la città di Gard, con gravi conseguenze umanitarie [115].

Il 16 gennaio 2016 gli Al-Shabaab attaccarono la base dell'Unione africana di El-Adde, uccidendo 60 soldati[116]; il 5 febbraio, occuparono la città portuale di Merca, a 45 km da Mogadiscio, abbandonata dalle truppe dell'AMISOM [117], causando gravi danni alla popolazione [115], ma ne furono cacciati il giorno seguente[118].

Nel 2016 gli Stati Uniti hanno intensificato la collaborazione con il governo somalo e le forze dell'Unione africana nella lotta al terrorismo islamico e nelle operazioni contro i posti di blocco illegali di questi gruppi sul territorio, con circa 50 operativi dislocati in diverse località della Somalia meridionale coordinati dal quartier generale a Mogadiscio [119].

Il 5 marzo 2016, gli USA condussero un massiccio bombardamento con aerei e droni su un campo di Al-Shabaab a 200 km a nord di Mogadiscio, Camp Raso, uccidendo 150 combattenti [120][121] [122], o meno di 100 secondo il portavoce di Shabaab[123]; il 9 marzo truppe speciali statunitensi affiancarono l'esercito somalo nell'attacco alla città di Audegle, controllata da Al-Shabaab, catturando diversi combattenti, anche se non riuscendo a liberare la città[124][125][126]; l'11 aprile eseguirono un raid mirato a Chisimaio, uccidendo 10 combattenti di Shabaab ritenuti una minaccia imminente per le forze USA presenti sul territorio[127][128].

Il 10 maggio, gli USA coordinarono truppe somale in una missione mirata contro alcuni combattenti di Al-Shabaab che preparavano un attacco a una base AMISOM[129]; il 12 maggio truppe dell'AMISOM attaccarono un posto di blocco illegale di Al-Shabaab a ovest di Mogadiscio [129]; il 13 maggio gli USA eseguirono un raid mirato contro 3 combattenti di Shabaab [130]; il 31 maggio, coordinarono truppe somale in una missione mirata contro due importanti membri di Al-Shabaab, Mohamud Dulyadeyn, ritenuto la mente dell'attacco all'università di Garissa dell'aprile 2015, e Maalim Daud, capo dell'intelligence del gruppo, che furono uccisi assieme ad altri 16 combattenti [131][132]; il giorno seguente Al-Shabaab rispose facendo esplodere un'autobomba all'Hotel Ambassador di Mogadiscio, uccidendo 15 civili, tra cui due parlamentari [133][134], e il 9 giugno assaltò un campo militare dell'Unione africana a Halgan, che fu protetto dalle truppe etiopi ivi stanziate [135] [136].

Il 17 luglio gli Al-Shabaab attaccarono il villaggio di Wardinle, presso Baidoa, scontrandosi con le truppe etiopi dell'AMISOM e causando la morte di 14 civili [137]. Il 3 agosto, un contigente di truppe scelte statunitensi affiancò militari somali in un'operazione contro un posto di blocco illegale di al-Shabaab a Saakow [138].

Il 21 agosto gli Al-Shabaab fecero esplodere due bombe a Gallacaio, causando almeno 10 morti[139]; il 19 settembre un attentatore suicida di al-Shabaab uccise a Mogadiscio il generale somalo Mohamed Roble Jimale Gobale e quattro guardie del corpo [140].

Il 26 settembre, gli USA coordinarono truppe somale in un'operazione a Chisimaio contro gli Al-Shabaab, uccidendo 9 combattenti; due giorni dopo, soldati statunitensi affiancarono truppe somale in un'operazione a Gallacaio contro gli Al-Shabaab, uccidendo 4 combattenti [141]; il giorno seguente, gli USA eseguirono un raid nello Stato di Galmudugh, uccidendo per errore 22 civili ed alcuni soldati somali, suscitando la protesta dell'amministrazione regionale [142].

A ottobre, dopo il ritiro delle truppe etiopi dalla città di Halgan, gli Al-Shabaab occuparono la città, e i villaggi di el-Ali e Moqokori, nella regione dell'Hiran [143][144].

Il 26 ottobre, combattenti affiliati allo Stato Islamico presero il controllo della città portuale di Candala, nel Puntland [145], ma le forze armate del Puntland li respinsero a seguito di scontri armati che si svolsero dal 10 novembre[146] al 7 dicembre[147].

Il 27 gennaio 2017, combattenti di Al-Shabaab attaccarono un campo militare dell'AMISOM a Kolbiyow [148] [149].

Presidenza Mohamed Abdullahi Mohamed (2017-)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Mohamed Abdullahi Mohamed e Hassan Ali Khayre.
Situazione in Somalia nel 2017.

Nel marzo 2017, il neoeletto presidente statunitense Donald Trump concesse maggiore autonomia al Comando statunitense in Africa (AFRICOM) nelle operazioni di antiterrorismo, autorizzando bombardamenti offensivi mirati contro terroristi ed inviando più forze speciali a sostegno dell'esercito somalo, nonché più truppe convenzionali, accanto a quelle di altre nazioni, con compiti di formazione ed edificazione delle forze di difesa nazionale[150]. Il Generale Thomas D. Waldhauser, comandante dell'AFRICOM, dichiarò che l'obiettivo era fornire alle forze di sicurezza somale la capacità di operare da sole entro il 2021[151].

L'impegno statunitense in Somalia divenne noto ai media quando il 4 maggio 2017 un soldato americano fu ucciso ed altri due feriti in un'operazione contro al-Shabaab a 60 km ad ovest di Mogadiscio[152]. Le truppe americane coinvolte erano una squadra speciale della marina con ruolo di supporto all'esercito somalo nella missione[153]. Secondo il capitano Jeff Davis i miliziani obiettivo della missione erano stati responsabili di attacchi terroristici a Mogadiscio[154]. Ufficiali del Dipartimento della Difesa dichiararono che l'operazione era stata condotta dall'esercito somalo con il supporto tecnico di truppe speciali di marina americane, mentre il generale di brigata David J. Furness, comandante della task force per il Corno d'Africa, dichiarò che forze americane e somale lavoravano insieme in un singolo gruppo. Anche tre membri di al Shabaab furono uccisi, tra cui Moalin Osman Abdi Badil, responsabile della raccolta informazioni sui movimenti delle truppe per supportare attacchi alle forze somale e dell'Unione Africana[152].

L'11 giugno 2017 un bombardamento statunitense uccise 8 miliziani di al-Shabaab nella provincia di Sakow. Il presidente della Somalia dichiarò che era stato annientato un comando chiave dell'organizzazione terroristica e la capacità del nemico di condurre nuovi attacchi[155].

Il 23 luglio gli Stati Uniti effettuarono un bombardamento mirato contro il comandante regionale di al-Shabaab[151] nel Benadir, ed un altro il 30 luglio a Tortoroow in Somalia meridionale, coordinato con i partner regionali, uccidendo Ali Jabal, comandante delle milizie operanti a Mogadiscio e Benadir, ritenuto la mente degli attacchi terroristici a Mogadiscio[156]. Il 10 agosto, nella quarta operazione offensiva statunitense in seguito all'autorizzazione da parte di Trump avvenuta a marzo, un bombardamento con droni uccise un leader di alto livello di al-Shabaab[157][158]. Il 17 agosto, un bombardamento mirato statunitense con droni uccise sette miliziani di al Shabaab, mentre erano ingaggiati in uno scontro a fuoco con soldati somali a Gelib [159].

Ad agosto anche la Turchia terminò l'installazione di una base militare presso Mogadiscio, con almeno 500 soldati, deputati all'addestramento dell'esercito somalo[160].

Il 17 ottobre un grave attentato a Mogadiscio fece oltre 300 vittime civili [161].

Il 3 novembre 2017 un drone americano eseguì per la prima volta due bombardamenti contro obiettivi dello Stato Islamico, lanciando sei missili a Buqa, a 60 km a nord di Candala, uccidendo diversi terroristi. Il Comando statunitense in Africa dichiarò che l'operazione era stata condotta in coordinazione col governo somalo[162]. Altri cinque bombardamenti con droni furono condotti tra il 9 e il 12 novembre contro terroristi legati ad al-Shabaab o allo Stato islamico, uccidendo 36 terroristi di al-Shabaab e 4 dell'ISIS. Uno dei bombardamenti uccise un miliziano che aveva in precedenza attaccato un convoglio militare congiunto americano-somalo a Gado [163]. Il 14 novembre un drone americano uccise diversi miliziani di Al-Shabaab in un sito a circa 100 km a nord ovest di Mogadiscio[164]; successivamente, un altro bombardamento statunitense su un campo di addestramento di al Shabaab situato a circa 200 km a nord-ovest di Mogadiscio uccise più di 100 miliziani dell'organizzazione. Il 24 dicembre un altro bombardamento in Somalia meridionale uccise 13 terroristi di al-Shabaab[165]. Secondo stime USA, in Somalia restavano ancora tra 3'000 e 6'000 miliziani di al Shabaab e meno di 250 dell'ISIS[166].

2018[modifica | modifica wikitesto]

Anche nel 2018 Al-Shabaab proseguì la sua lotta al Governo somalo attraverso attentati terroristici ed atti di guerriglia: il 23 febbraio terroristi fecero esplodere due autobombe a Mogadiscio, uccidendo almeno 38 civili[167]; il 1° marzo colpirono con un'autobomba un posto di blocco dell'esercito somalo 15 km fuori Mogadiscio, uccidendo due soldati e ferendone cinque[168]; il giorno seguente realizzarono un'imboscata contro un convoglio militare sulla strada presso Balad, 30 km a nord di Mogadiscio, uccidendo cinque soldati, e un attacco bomba contro la base militare di Afgoi, uccidendo cinque soldati[168].

Il 2 aprile, miliziani di al Shabaab assaltarono contemporaneamente tre basi militari dell'AMISOM, a Coriolei, Bulomarer e Golweyn; negli scontri morirono sei soldati ugandesi dell'AMISOM, ma anche 36 terroristi.[169]

Nel 2018 proseguirono anche i bombardamenti statunitensi contro i terroristi, che l'11 aprile lanciarono il loro dodicesimo bombardamento dell'anno, colpendo un'autobomba di Al-Shabaab presso Jana Cabdalle, 50 km NW di Chisimaio.[170]

Il giorno seguente, 12 aprile, al-Shabaab realizzò un attentato terroristico nello stadio di calcio di Brava, uccidendo almeno cinque civili[170]; il 23 aprile, gli insorti assaltarono una base dell'AMISOM ad Arbaow, vicino a Elasha Biyahawas, nella periferia di Mogadiscio[171], ed il giorno seguente attaccarono le forze dell'AMISOM ad el-Waregow, fuori la città portuale di Merca, con il lancio di un ordigno e successivo scontro a fuoco[172].

Il 9 maggio terroristi di al-Shabaab fecero esplodere una bomba stradale a Wanlaweyn, 90 km NW di Mogadiscio, presso un mercato, uccidendo undici civili e ferendone altri quindici [173] [174] [175], e il giorno seguente con una seconda bomba stradale colpirono un veicolo militare uccidendo dieci soldati e ferendone due[173] [174].

Il 12 maggio l'esercito somalo attaccò un posto di blocco illegale vicino alla città di Gialalassi nella regione di Hiran, uccidendo tredici miliziani di Al-Shabaab che esigevano tasse dalla popolazione[175]; lo stesso giorno i terroristi di Al-Shabaab fecero esplodere una bomba in un mercato nel distretto di Bulomarer, uccidendo quattro civili e ferendone cinque.[175]

Il 31 maggio gli Stati Uniti eseguirono il loro quindicesimo bombardamento dell'anno, contro un'area a 50 km SW di Mogadiscio, uccidendo dodici miliziani[176], seguito da un altro bombardamento il 2 giugno vicino a Bosaso, nel Puntland, uccidendo 27 terroristi.[177][178] Tuttavia, alcuni analisti mettono in dubbio il successo dei bombardamenti statunitensi, in quanto non seguiti da azioni supplementari sul terreno e dunque da riscontri oggettivi concreti.

L'8 giugno 2018, durante il Ramadan, i militanti di Al-Shabaab ripresero le ostilità attaccando l'esercito somalo a el-Wak,[179], uccidendo un soldato somalo in un mercato a Afgoi,[180], attaccando la base militare di Sanguni, uccidendovi due soldati somali ed uno statunitense e ferendo altri quattro soldati statunitensi [181][182], ed attaccando l'esercito somalo a Teed, 30 km a nord di Huddur nella regione di Bakool, uccidendo 5 soldati somali e ferendone 3[183] ; a luglio attaccarono la base dell'Unione africana di Halane, Mogadiscio, causando 5 morti e 10 feriti [184] e due kamikaze di al-Shabaab colpirono il Ministero dell'Interno a Mogadiscio, seguiti da scontri armati con l'esercito, che causarono 10 morti e 20 feriti[185], mentre altri militanti di Al-Shabaab attaccarono la residenza del Commissario di Polizia di Baidoa, causando 4 soldati morti e 3 feriti[186] , e il giorno seguente fecero esplodere due autobombe contro il Palazzo Presidenziale a Mogadiscio[185].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ allAfrica.com: Somalia: Islamist Groups Merge to Fight Sheikh Sharif (Page 1 of 1)
  2. ^ Fighting erupts in northern Somalia as peace talks falter, says Islamic official, International Herald Tribune, Associated Press, 6 novembre 2006. URL consultato il 5 gennaio 2007.
  3. ^ Somali prime minister says government is surrounded, Associated Press, 6 novembre 2006. URL consultato il 5 gennaio 2007.
  4. ^ Hassan Yare, Troops dig in as Somalia war fears grow, Relief Web, Reuters, 13 dicembre 2006. URL consultato il 5 gennaio 2007.
  5. ^ Guled Mohamed, Ethiopian jets strike Somali airports, Reuters, 25 dicembre 2006. URL consultato il 5 gennaio 2007.
  6. ^ foreigners and Eritreans in al shabab[collegamento interrotto]
  7. ^ Ethiopia warns Somali Islamists, BBC, 22 dicembre 2006. URL consultato il 5 gennaio 2007.
  8. ^ SudanTribune article : Ethiopian army accomplished 75% of mission in Somalia - Zenawi
  9. ^ David Ignatius, Ethiopia's Iraq, Washington Post, 13 maggio 2007. URL consultato il 16 maggio 2007.
  10. ^ BBC NEWS | Africa | 'Thousands' desert Somalia forces
  11. ^ GEESKA AFRIKA MAGAZINE AND HAN- geeskaafrika.com Archiviato il 14 aprile 2009 in Internet Archive.
  12. ^ ReliefWeb ť Document ť Nearly 9,500 Somalis die in insurgency-group
  13. ^ Ethiopian tanks roll in Somali battle's fourth day
  14. ^ Ethiopian tanks move into battle with Somalia Islamists[collegamento interrotto] AFP
  15. ^ Islamic forces retreat in Somalia CNN
  16. ^ Wezeman, Pieter D., Arms flows and the conflict in Somalia Archiviato il 2 giugno 2013 in Internet Archive.
  17. ^ a b Somalia comes full circle
  18. ^ enoughproject.org Somalia: The Next Challenge - Homeland Security Today Archiviato il 22 febbraio 2014 in Internet Archive.
  19. ^ Latest News - SomaliNet [collegamento interrotto]
  20. ^ Ethiopia leaves key Somali town, BBC, 28 dicembre 2007. URL consultato il 26 dicembre 2018.
  21. ^ Somalia says rebels regrouping, al-Jazeera, 14 dicembre 2007. URL consultato il 26 dicembre 2018.
  22. ^ Somali town overrun by Islamists, BBC, 25 febbraio 2008. URL consultato il 26 dicembre 2018.
  23. ^ al-Shabaab reenter Dinsor, threaten to attack Baidoa Archiviato il 5 marzo 2008 in Internet Archive. on Garoweonline accessed at March 19, 2008
  24. ^ US Launches Airstrike in Somalia Archiviato il 9 marzo 2008 in Internet Archive. Associated Press, March 3, 2008
  25. ^ allAfrica.com: Somalia: Somali Rebels Seize Two More Towns (Page 1 of 1)
  26. ^ allAfrica.com: Somalia: Islamist Rebels in Secret Deal With Kismayo Port Militia
  27. ^ SudanTribune article : Ethiopia to pullout Somalia after guarantying safe departure of AU troops
  28. ^ (FR) « L'esercito dell'Etiopia comincia a ritirarsi dalla Somalia », Le Monde, 2 gennaio 2009.
  29. ^ Somalia Guide to Puntland Election 2009 Archiviato il 14 maggio 2011 in Internet Archive.
  30. ^ Opening Annual General Assembly Debate, Secretary-General Urges Member States to Press in Tackling Poverty, Terrorism, Human Rights Abuses, Conflicts
  31. ^ BBC:il Presidente della Somalia si dimette
  32. ^ Somali President Yusuf resigns
  33. ^ https://news.yahoo.com/s/ap/20090125/ap_on_re_af/af_ethiopia_somalia_withdrawal_2
  34. ^ "Somalia swears in new president", Sapa-AFP (IOL), 31 gennaio 2009.
  35. ^ BBC NEWS - Africa - Somali insurgents attack police, News.bbc.co.uk. URL consultato il 15 ottobre 2014.
  36. ^ [1] Archiviato il 2 agosto 2008 in Internet Archive.
  37. ^ Omar Abdirashid Ali Sharmarke Set To Become PM Of Somalia, su india-server.com, 13 febbraio 2009. URL consultato il 14 febbraio 2009 (archiviato dall'url originale il 16 febbraio 2009).
  38. ^ Somali president names Sharmarke as new PM, in Agence France-Presse, 13 febbraio 2009. URL consultato il 14 febbraio 2009 (archiviato dall'url originale il 19 febbraio 2009).
  39. ^ Somali hardliners reject truce offer, su google.com, 2 marzo 2009. URL consultato il 4 marzo 2009.
  40. ^ New PM for Somalia, su tvnz.co.nz, 14 febbraio 2009. URL consultato il 14 febbraio 2009.
  41. ^ Sharmarke named Somalia’s new PMArabNews
  42. ^ (FR) « Plus de 400 morts et 18 000 déplacés à Mogadiscio en une semaine », Le Monde, 15 maggio 2009.
  43. ^ Somalia stand-off as PM defies president's sacking order. BBC News (18 maggio 2010).
  44. ^ Somalia: Deposed Somali PM says government still exist Archiviato il 26 maggio 2010 in Internet Archive.. Garoweonline.com, 18 maggio 2010 .
  45. ^ Somali prime minister refuses to leave office. Ynetnews.com (20 giugno 1995).
  46. ^ Somalia president 'to name new Premier' as controversy deepens Archiviato il 10 giugno 2010 in Internet Archive.. Garowe online (26 maggio 2010).
  47. ^ Somalia leaders' feud deepens as PM refuse to step down Archiviato il 10 giugno 2010 in Internet Archive.. Garowe online (27 maggio 2010)
  48. ^ Somalia, uomini di Al Qaeda assaltano hotel con dentro parlamentari: 32 morti, Corriere della Sera
  49. ^ Somalia, crolla il governo di transizione I radicali islamici sferrano l'attacco finale, Repubblica
  50. ^ 15 die in Somalia as parliament demands gov't vote[collegamento interrotto]
  51. ^ Mohamed Ola Hassan (2010-08-10) Somalia's prime minister resigns amid tensions. Associated Press
  52. ^ Somalia's prime minister resigns amid tensions
  53. ^ Somali president appoints new PM. Al Jazeera.
  54. ^ Somali parliament approves new prime minister. Reuters, 31 ottobre 2010.
  55. ^ parliament approves new premier/-/1066/1043934/-/36b2q7z/-/ Somali parliament approves new premier Archiviato il 29 settembre 2012 in Archive.is.
  56. ^ Somali leaders agree to postpone elections by a year to fix security and political issues[collegamento interrotto]
  57. ^ Somalia bars lawmakers from talks, U.S. worried. Reuters (10 maggio 2011)
  58. ^ a b c Mohammed Ibrahim More Clashes in Somalia; Minister Is Killed. New York Times, 11 giugno 2011.
  59. ^ Kampala Accord: A setback for the TFG and the International Community Archiviato il 23 giugno 2011 in Internet Archive.. Garowe Online (12 giugno 2011)
  60. ^ a b UN to sack Ambassador Mahiga, but who will replace him?. Suna Times (12 giugno 2011)
  61. ^ Abdalle Ahmed, Somalia prime minister says he won't resign. raxanreeb.com, 14 giugno 2011
  62. ^ Somali president: Mogadishu rallies funded by some politicians. Mareeg
  63. ^ Somalia PM says will quit only if parliament agrees. Reuters , 11 giugno 2011
  64. ^ Somalia: PM Mohamed Abdullahi Farmajo resigns. BBC (2011).
  65. ^ Jeffrey Gettleman, Lauded Somalian Prime Minister Resigns Under Pressure, The New York Times, 19 giugno 2011.
  66. ^ Somali Prime Minister Unveiled His Cabinet, Alshahid. URL consultato il 12 giugno 2011 (archiviato dall'url originale l'11 maggio 2011).
  67. ^ Jeffrey Gettleman, Somalia Names New Prime Minister, in New York Times, 23 giugno 2011. URL consultato il 23 giugno 2011.
  68. ^ Analysis: Somali power struggle could intensify as premier quits. Horseed Media.
  69. ^ Al shabab says Kampala meeting ended failure. Mareeg.
  70. ^ Al Shabaab – Kampala Accord Was TFG's Failure. All Africa, 22 giugno 2011.
  71. ^ Somalia's al-Shabab rebels leave Mogadishu
  72. ^ (EN) « Somali Government Says al-Shabaab Withdraws », Bloomberg, 6 agosto 2011.
  73. ^ Kenya launches offensive in Somalia
  74. ^ Leaked cables confirm U.S. role in Somalia war
  75. ^ « Somalie : la ville de Beledweyne, symbole de la résistance des shebabs », RFI, 26 novembre 2013.
  76. ^ Al-Shabaab Withdraws From Hudur, SomaliaReport, 23 febbraio 2012. URL consultato il 7 luglio 2012 (archiviato dall'url originale il 6 luglio 2012).
  77. ^ Somali al-Shabab militant stronghold Afgoye 'captured', in BBC, 25 maggio 2012. URL consultato il 1º giugno 2012.
  78. ^ Somalia forces capture key al-Shabab town of Afmadow, BBC, 31 maggio 2012. URL consultato il 31 maggio 2012.
  79. ^ Somalia: Newly elected President Hassan and foreign dignitaries survive multiple bomb blasts, in Garowe Online, 12 settembre 2012. URL consultato il 13 settembre 2012 (archiviato dall'url originale il 17 settembre 2012).
  80. ^ Bill Roggio, Shabaab suicide bombers attack new Somali president, Kenyan foreign minister, in Long War Journal, 12 settembre 2012. URL consultato il 14 settembre 2012.
  81. ^ Kenyan troops launch beach assault on Somali city of Kismayo
  82. ^ Call to bolster Somalia mission
  83. ^ Laura Hammond, Journal of Eastern African Studies, Somalia rising: things are starting to change for the world's longest failed state, volume 7, 2013
  84. ^ Risoluzione ONU 2093
  85. ^ U.S. military advisers deployed to Somalia to help African forces
  86. ^ U.S. Military Advisers Deployed to Somalia
  87. ^ (EN) « US forces target leading al-Shabaab militant in Somalia raid », The Guardian, 5 ottobre 2013.
  88. ^ Ethiopia decides to join AMISOM force in Somalia
  89. ^ Ethiopian Forces formally integrated into AMISOM
  90. ^ http://sabahionline.com/en_GB/articles/hoa/articles/newsbriefs/2014/01/31/newsbrief-01?change_locale=true
  91. ^ Somali Government official denies U.N arms diversion allegations
  92. ^ Somalia:Military chief says UN Monitoring Group wants Al Shabab to become an endless project Archiviato il 22 febbraio 2014 in Internet Archive.
  93. ^ Ethiopia: The Prime Minister of Somalia On a Visit to Ethiopia
  94. ^ Somalia:PM hosts meeting with international community diplomats on stabilisation efforts Archiviato il 12 marzo 2014 in Internet Archive.
  95. ^ Somalia: The capture of Qoryooley is critical for the operations to liberate Barawe, Amisom head says Archiviato il 22 marzo 2014 in Internet Archive.
  96. ^ Somalia: Elbur town falls for Somali Army and Amisom Archiviato il 26 marzo 2014 in Internet Archive.
  97. ^ Somalia, AU troops close in on key Shebab base Archiviato il 23 marzo 2014 in Internet Archive.
  98. ^ (EN) « Somali Troops Oust Militants From Southern Town », ABC News, 30 agosto 2014.
  99. ^ L’opération Océan Indien inflige un revers aux shebabs somaliens, su rfi.fr, 31 agosto 2014. URL consultato il 31 agosto 2014..
  100. ^ Pentagon Confirms Death of Somalia Terror Leader
  101. ^ Somalia : al Shabaab perde terreno e abbandona Brava, Radio France internationale, 4 ottobre 2014.
  102. ^ ANSA:Somalia: Shabaab sconfitti entro il 2015
  103. ^ « Somalie : les shebabs visent une base de l’Amisom », RFI, 26 giugno 2015.
  104. ^ « Somalie : offensive anti-shebab avant la venue d'Obama dans la région », RFI, 21 luglio 2015.
  105. ^ Somalie: l'Union africaine regagne du terrain, Le Figaro avec AFP, 22 luglio 2015.
  106. ^ « L’Amisom et l'armée somalienne reprennent Bardhere, un bastion shebab », RFI, 22 luglio 2015.
  107. ^ « Somalie : l’armée et l’Union africaine s’emparent d’un nouveau bastion des Chabab », Le Monde avec AFP, 24 luglio 2015.
  108. ^ UA : « 300 islamistes Shebab tués », BBC, 6 agosto 2015.
  109. ^ « Somalie : les shebab s'emparent temporairement d'une base de l'UA », AFP, 1 settembre 2015.
  110. ^ « Les islamistes Chabaab reprennent la ville somalienne de Buqda », Reuters, 6 settembre 2015.
  111. ^ « Somalia : al Shabaab divisa tra Al-Qaïda ed ISIS », AFP, 28 ottobre 2015.
  112. ^ Romain Caillet, twitter.
  113. ^ Tanguy Berthemet, « In Africa, Daesh si scontra con al-Qaida », Le Figaro, 22 settembre 2016.
  114. ^ « Somalia : decine di al Shabaab effettuano uno sfondamento nel Puntland », RFI, 15 marzo 2016.
  115. ^ a b La rinascita di Al Shabaab in Somalia e implicazioni per il settore umanitario, su reliefweb.int.
  116. ^ « Decine di morti in un attacco del gruppo somalo al Shebaab contro una base militare », Le Monde avec AFP, 15 gennaio 2016.
  117. ^ Somalie: les shebab reprennent le contrôle du port stratégique de Merka sans combattre
  118. ^ « Somalia : il porto di Merca ripreso ad al Shebaab», Le Figaro avec AFP, 6 febbraio 2016.
  119. ^ US special forces wage secretive 'small wars' against terrorists, CNN, 12 maggio 2016.
  120. ^ bombardamento USA uccide almeno 150 combattenti di al Shabaab in Somalia, yahoo news, 7 marzo 2016.
  121. ^ « Somalia : gli Stati Uniti annunciano aver ucciso « più di 150 » islamisti di Shabaab », AFP, 7 marzo 2016.
  122. ^ « Bombardamenti americani eliminano circa 150 al Shabaab in Somalia », RFI, 7 marzo 2016.
  123. ^ « Somalia : gli islamisti contestano il bilancio del raid americano », Le Figaro avec Reuters, 8 marzo 2016.
  124. ^ US troops in helicopter-borne raid in Somalia: Pentagon, yahoo news, 9 marzo 2016.
  125. ^ Somalia al-Shabab: US forces took part in raid on militants, BBC News, 9 marzo 2016.
  126. ^ U.S., Somali commandos nab valuable Al-Shabaab figures, spokesman says, CNN, 10 marzo 2016.
  127. ^ Bombardamenti USA uccidono sospetti militanti di al Shabaab in Somalia, reuters, 12 aprile 2016.
  128. ^ bombardamenti USA colpiscono campo di Al-Shabaab in Somalia dopo 'minaccia imminente', CNN, 12 aprile 2016.
  129. ^ a b U.S. Conducts Airstrike Against Al Shabab Militants in Somalia, NBC news, 12 maggio 2016.
  130. ^ 4 US airstrikes targeted al-Shabab militants in Somalia last month, stars and stripes, 17 giugno 2016.
  131. ^ Mastermind of Kenya university attack killed in Somalia, CNN, 2 giugno 2016.
  132. ^ Garissa university attack plotter Mohamed Kuno 'dead', BBC news, 1º giugno 2016.
  133. ^ Mogadishu hotel attack: At least 15 dead after al-Shabaab launch bomb and shooting assault in Somalia, Independent news, 1º giugno 2016.
  134. ^ Al Shabaab commander killed in US airstrike in Somalia, fox news, 1º giugno 2016.
  135. ^ « Somalia : al Shabaab attacca una base etiope dell’Amisom », Jeune Afrique avec AFP, 10 giugno 2016.
  136. ^ Armelle Nga, « Somalia : l'Amisom annuncia aver ucciso 140 militanti di al Shabaab », Reuters, 11 giugno 2016.
  137. ^ « Somalie : affrontements meurtriers entre soldats de l'Amisom et shebabs », RFI, 19 luglio 2016.
  138. ^ Somali Forces, Backed by U.S., Kill Shabab Militants in Raid, New York Times, 16 agosto 2016.
  139. ^ Attentati in Somalia : almeno 10 morti, lefigaro.fr, 22 agosto 2016
  140. ^ « Un général somalien réputé tué par les shebab dans une attaque-suicide », AFP, 18 settembre 2016.
  141. ^ Attacks on U.S. troops in Somalia leads to airstrikes on al-Shabab, militarytimes, 29 settembre 2016.
  142. ^ (EN) Somalia says US air strike killed civilians not al-Shabab, in BBC News, 29 settembre 2016. URL consultato il 2 ottobre 2016.
  143. ^ « Somalie : les shebab occupent une ville stratégique », AFP, 23 ottobre 2016.
  144. ^ « Somalie : le retrait des troupes éthiopiennes lié à des « contraintes financières » », RFI, 27 ottobre 2016.
  145. ^ « Somalie : des jihadistes affiliés à l'EI se retirent d'une localité du Puntland », AFP, 27 ottobre 2016.
  146. ^ « Somalie : accrochage entre forces du Puntland et jihadistes affiliés à l'EI », AFP, 11 novembre 2016.
  147. ^ « Somalie : le groupe EI délogé d’une localité du Puntland », RFI, 8 dicembre 2016.
  148. ^ « Somalia : nuovo attacco di al Shabaab contro una base dell'Unione Africana », RFI, 27 gennaio 2017.
  149. ^ Laurent Larcher, « In Somalia, violento attacco ad una base militare keniota », La Croix, 27 gennaio 2017.
  150. ^ Le forze USA aumentano bombardamenti sulla Somalia tra incertezza sul futuro, Stars and Stripes, 18 settembre 2017.
  151. ^ a b USA conduce bombardamenti in Somalia contro al-Shabaab, CNN, 25 luglio 2017.
  152. ^ a b Navy SEAL Who Died in Somalia Was Alongside, Not Behind, Local Forces, New York Times, 9 maggio 2017.
  153. ^ Somalia : un soldato americano ucciso in un'operazione contro al Shabaab, in L'Orient-Le Jour, 5 maggio 2017. URL consultato il 16 maggio 2017..
  154. ^ US Navy SEAL killed in Somalia, Fox News, 5 maggio 2017.
  155. ^ USA effettuano 'bombardamenti mirati' in Somalia con un mandato espanso, CNN, 11 giugno 2017.
  156. ^ USA confermano la morte del terrorista di al-Shabaab Ali Jabal, Fox News, 4 agosto 2017.
  157. ^ bombardamenti USA in Somalia; ucciso leader di alto livello di al-Shabaab, ABC news, 10 agosto 2017.
  158. ^ bombardamenti USA con droni colpiscono combattenti di al-Shabaab in Somalia, 11 agosto 2017.
  159. ^ US troops call in airstrike after they come under fire in Somalia, CNN, 17 agosto 2017.
  160. ^ Così Erdogan vuole conquistare la Somalia, Occhidellaguerra, 10 agosto 2017
  161. ^ Il doppio attentato di Mogadiscio: un messaggio alla politica somala, Occhidellaguerra, 17 ottobre 2017
  162. ^ USA bombarda per la prima volta ISIS in Somalia, Military.com, 4 novembre 2017.
  163. ^ US military launches series of strikes in Yemen and Somalia, CNN, 13 novembre 2017.
  164. ^ bombardamento USA con drone in Somalia uccide militanti di al-Shabaab, Military Times, 15 novembre 2017.
  165. ^ ufficiali USA: bombardamento uccise 13 terroristi in Somalia, CNN, 27 dicembre 2017.
  166. ^ bombardamento USA in Somalia uccide più di 100 militanti di al-Shabaab, CNN, 21 novembre 2017.
  167. ^ 'Death Toll Mounts After Mogadishu Palace Attack', Deutsche Welle (Bonn), 24 febbraio 2018.
  168. ^ a b 'Al-Shabaab Blamed in AU Ambush, Suspected in Attack on Somali Forces', Voice of America (Washington, DC), 5 marzo 2018.
  169. ^ https://amisom-au.org/2018/04/amisom-troops-successfully-repulse-al-shabaab-terrorists-following-simultaneous-attacks-on-three-au-bases-in-the-lower-shabelle-region/, accesso il 6 aprile 2018.
  170. ^ a b Roggio, B. & Gutowski, A. (2018) 'US continues to disrupt Shabaab’s attack campaign', The Long War Journal, 13 aprile 2018, <https://www.longwarjournal.org/archives/2018/04/us-continues-jilib-somalia.php>
  171. ^ 'Al-Shabaab Launches Attack on AU Peacekeepers' Base Near Mogadishu', Shabelle Media Network (Mogadiscio), 24 aprile 2018.
  172. ^ 'Al-Shabaab Militants Ambush UPDF Convoy in Southern Somalia', Shabelle Media Network (Mogadiscio), 25 aprile 2018.
  173. ^ a b 'Soldiers Killed in a Landmine Explosion in Southern Somalia', Shabelle Media Network (Mogadishu), 10 maggio 2018.
  174. ^ a b 'SNA Soldiers Killed in Lower Shabelle IED Blast', Radio Dalsan (Mogadiscio), 10 maggio 2018.
  175. ^ a b c 'Thirteen militants, 4 Civilians Killed in Market Blast, Fighting', Voice of America (Washington, DC), 14 maggio 2018.
  176. ^ Gutowski, A. (2018) 'US strikes Shabaab again outside Mogadishu', The Long War Journal, 2 giugno 2018<https://www.longwarjournal.org/archives/2018/06/strike-outside-mogadishu.php>
  177. ^ Roggio, B. & Gutowski, A. (2018) 'US kills 27 Shabaab terrorists in rare northern Somalia strike', The Long War Journal, 5 giugno 2018<https://www.longwarjournal.org/archives/2018/06/shabaab-northern.php>
  178. ^ 'US Airstrike Kills 27 Terrorist Fighters in N. Somalia', Voice of America (Washington, DC), 5 giugno 2018.
  179. ^ 'Al shabaab and Govt Troops in Deadly Clash over El-Wak', Dalsan Radio (Mogadishu), 8 giugno 2018.
  180. ^ 'Gunmen Kill Somali Soldier in Afgoye Outside Mogadishu', Shabelle Media Network (Mogadiscio), 9 giugno 2018.
  181. ^ Maruf, H. (2018) 'New Details Emerge in Attack That Killed U.S. Soldier', Voice of America (Washington, DC), 11 giugno 2018.
  182. ^ 'Jubbaland and U.S. Troops Vacate Town Outside Kismayo After Attacks', Shabelle Media Network (Mogadiscio), 10 giugno 2018.
  183. ^ Maruf 2018.
  184. ^ 'Govt Condemns Mortar Attack in Mogadishu That Left 5 Dead', Shabelle Media Network (Mogadishu), 2 luglio 2018.
  185. ^ a b Weiss, C. (2018) 'Shabaab targets presidential palace with suicide assault', The Long War Journal, 16 luglio 2018, <https://www.longwarjournal.org/archives/2018/07/shabaab-targets-presidential-palace-with-suicide-assault.php>
  186. ^ 'Al-Shabaab Carries Out Attack in Baidoa, Kills At Least 3 Soldiers', Shabelle Media network (Mogadiscio), 14 luglio 2018.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]