Joaquín Guzmán

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Joaquín Archivaldo Guzmán Loera (La Tuna, Badiraguato, 25 dicembre o 4 aprile 1957) è un criminale e signore della droga messicano.

Conosciuto anche come "El Chapo" o "El Rápido", Guzmán è il capo di un'organizzazione criminale dedita al traffico internazionale di droga, chiamata Cartello di Sinaloa dal suo stato messicano natale in cui ha la propria base di commercio. La rivista Forbes lo inserì nella lista degli uomini più ricchi del mondo al 41º posto, e oggi ha un patrimonio stimato sui 14 miliardi di dollari.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gioventù[modifica | modifica wikitesto]

I suoi genitori erano Emilio Guzmán Bustillos e María Consuelo Loera Pérez. I suoi nonni paterni erano Juan Guzmán e Otilia Bustillos, ei suoi nonni materni erano Ovidio Loera Cobret e Pomposa Pérez Uriarte. Per molte generazioni, la sua famiglia ha vissuto a La Tuna. 

Suo padre è ufficialmente un allevatore di bestiame, come la maggior parte dei conoscenti della cittadina in cui Guzmán è cresciuto; secondo alcune fonti, però, probabilmente è stato anche un gomero (agricoltore di papavero da oppio).

Guzmán ha due sorelle più piccole, Armida e Bernarda e quattro fratelli minori: Miguel Ángel, Aureliano, Arturo e Emilio. Ha avuto anche tre fratelli di cui non si conosce il nome, che morirono di cause naturali quando era molto giovane.

Alcuni particolari dell'educazione del Chapo sono noti: abbandona la scuola del terzo grado per lavorare con suo padre ed è regolarmente picchiato; qualche volta fugge nella casa della nonna materna per sfuggire a tale trattamento. Tuttavia, quando è a casa, El Chapo difende i suoi fratelli più piccoli dall'essere picchiati. 

La scuola più vicina alla sua casa era di circa 100 km, quindi El Chapo viene istruito da insegnanti viaggiatori durante i suoi primi anni, proprio come il resto dei suoi fratelli.

Con poche opportunità di impiego nella sua città natale, si è rivolto alla coltivazione del papavero di oppio, una pratica comune tra i residenti locali. Durante la stagione della raccolta, Guzmán e i suoi fratelli hanno percorso molte volte le colline di Badiraguato per tagliare il germoglio del papavero. 

Inoltre si è subito distinto per la vendita di marijuana nel suo quartiere.

Suo padre sperpera la maggior parte dei profitti in alcolici e donne e spesso torna a casa senza soldi.

Stanco di questa cattiva gestione, El Chapo, all'età di 15 anni, coltiva la propria piantagione di marijuana con quattro cugini (Arturo, Alfredo, Carlos e Héctor) che abitano nelle vicinanze. Con le sue prime produzioni di marijuana sostiene finanziariamente la sua famiglia. 

Quando è ancora un adolescente, tuttavia, suo padre lo butta fuori di casa, quindi va a vivere con suo nonno, lasciando la sua città natale alla ricerca di maggiori opportunità; attraverso lo zio Pedro Avilés Pérez, uno dei pionieri del traffico di droga messicano, lascia Badiraguato e si “iscrive” alla criminalità organizzata.

Durante gli anni '80 lavora per il “dottore” della droga Héctor "El Güero" Palma, trasportando droghe e controllando le loro spedizioni dalla Sierra Madre alle zone urbane vicino al confine degli Stati Uniti e Messico con gli aerei. Fin dall'inizio delle sue iniziative nella criminalità organizzata si dimostra ambizioso e pressa regolarmente i suoi superiori per consentirgli di aumentare la quota di narcotici trasportati attraverso il confine. 

Hector favorisce l’approccio violento e dittatoriale quando si lavora; la sua legge sancisce che, se la spedizione di droga non viene recapitata in tempo, si può uccidere il contrabbandiere sparandogli in testa.

Coloro che lo circondano impararono che il truffare o andare con altri concorrenti, anche se offrono prezzi migliori, è molto scomodo.

I dirigenti del Cartello di Guadalajara amano l'acume del Chapo, e all'inizio degli anni '80 lo presentano a Félix Gallardo, uno dei maggiori signori di droga in Messico.

El Chapo prima lavora come autista per Félix Gallardo poi si fa carico della logistica, coordinando le spedizioni di droga dalla Colombia al Messico per via terrestre, aerea e marittima.

D'altra parte, Palma, assicura che le consegne arrivino ai consumatori negli Stati Uniti. El Chapo, presto però, guadagna rispetto e inizia a lavorare direttamente per Félix Gallardo.

Guerra con il cartello di Tijuana 1989 - 1993[modifica | modifica wikitesto]

El Chapo, dal canto suo, approfitta della “lite” tra la DEA e Felix aumentando il suo potere nell’organizzazione tanto che, quando Felix viene arrestato nel 1989, induce alla scelta di dividere il territorio del cartello di Guadalajara tra le gang.

I fratelli Arellano Félix formano il cartello di Tijuana, che controlla il corridoio di Tijuana, la famiglia Carrillo Fuentes costituisce il cartello di Juárez che controlla la zona centrale di Chihuahua e la rimanente frazione è lasciata a Cartello di Sinaloa sotto i trafficanti Ismael "El Mayo" Zambada, Palma e El Chapo Guzmán che controllano la Costa del Pacifico.

 Guzmán è specialmente responsabile dei corridoi della droga di Tecate, Baja California [53] e Mexicali e San Luis Río Colorado, due frontiere che collegano gli stati di Sonora e Baja California con gli Stati Uniti d'America dell'Arizona e della California.

El Chapo ha decine di proprietà in varie parti del paese e le persone di fiducia acquistano le proprietà per suo conto. La maggior parte sono situate in quartieri residenziali e fungono da stoccaggio per droga, armi e denaro. Detiene anche numerosi ranch in tutto il Messico nei quali si lavora l'oppio e la marijuana.

Nelle zone di confine tra Tecate e San Luis Río Colorado, ordina di trasportare attraverso aeromobili. Utilizzando la cosiddetta strategia frammentaria mantiene relativamente basso il quantitativo di droga mantenendo rischi ridotti.

El Chapo inoltre promuove ed usa tunnel sotterranei per spostare la merce attraverso il confine e negli Stati Uniti. Confeziona la cocaina in lattine di peperoncino, e in mille altri modi. È il genio del trasporto ed In cambio ottiene valigie piene di milioni di dollari in contanti. Attraverso una rete di agenti doganali e procuratori corrotti.

Tra il 1989 e il 1993 si scatena una feroce guerra tra i fratelli Arellano Felix e il Cartello di Sinaloa di cui è il boss El Chapo.

L’episodio culmine di questa carneficina si consuma il l 24 maggio 1993, quando gli uomini degli Arellano sono informati della presenza del Chapo nel parcheggio dell’aeroporto internazionale di Guadalajara.

Circa 20 killers circondano e fanno fuoco sulla Mercury Grand Marquis bianca su cui si crede sia nascosto El Chapo, invece lui è in un'altra auto poco distante. Muore così il cardinale e arcivescovo di Guadalajara Juan Jesús Posadas Ocampo, ucciso da quattordici ferite da arma da fuoco con altri 6 uomini che lo accompagnano.

La morte del cardinale inasprisce la caccia ai Cartelli da parte del governo che offre 5 milioni di dollari per ciascuno di essi. Le immagini del volto di Guzmán, sconosciute fino ad allora, cominciano ad apparire nei quotidiani e nella televisione in tutto il Messico. Temendo la sua cattura, El Chapo si nasconde in un ranch a Tonalá, Jalisco.

Si sposta poi a Città del Messico, in un hotel, per circa dieci giorni dove incontra uno dei suoi associati e gli consegna 200 milioni di dollari per la sua famiglia in caso di sua assenza e altri 200 per assicurarsi che il Cartello di Sinaloa continui le sue attività giornaliere senza problemi, data la sua assenza.

Nel 1993, viene scoperto a Tijuana un canale sotterraneo lungo 443 metri che attraversa il confine del Messico con gli Stati Uniti, utilizzato dagli uomini di Guzmán per il traffico della cocaina.[1][2]

Primo arresto e fuga[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver ottenuto un passaporto con il falso nome di Jorge Ramos Pérez, Guzmán pensa di stabilirsi in Guatemala. È il 4 giugno 1993. Il suo piano di spostarsi in Guatemala con la sua fidanzata María del Rocío del Villar Becerra , con le sue guardie del corpo e sistemarsi in El Salvador va in fumo: durante il suo viaggio, le autorità messicane e guatemalteche seguono i suoi movimenti. Non basta la fuga di colazione con 1,2 milioni di dollari in favore di un ufficiale militare guatemalteo per permettergli di nascondersi a sud del confine messicano.

Viene arrestato il 9 giugno 1993 dall'esercito guatemalteo in un hotel vicino a Tapachula nel Chiapas, vicino al confine, ed estradato in Messico due giorni dopo a bordo di un aereo militare dove è immediatamente portato al Centro federale di reintegrazione sociale, chiamato "La Palma" o "Altiplano", una prigione di massima sicurezza in Almoloya de Juárez, con l'accusa di omicidio e traffico di droga,

Mentre è in prigione, l'impero e il cartello della droga di Guzmán continuano ad operare senza sosta, guidati da suo fratello Arturo Guzmán Loera, conosciuto come El Pollo.

Gli associati gli portano valigie di denaro per corrompere i lavoratori della prigione e consentirgli di mantenere il suo stile di vita opulento.

Così con la sua influenza trasforma il carcere nel suo covo, dove incontra e ripartisce ordini ai suoi associati, convive con la sua amante, organizza feste a base di alcool e droga e viene servito e riverito dalle guardie carcerarie.

Nel 1999, utilizzando l’infrastruttura messa in piedi per la coca, lancia la novità che arriva dal Sud-Est Asiatico: la Meth.

Prende al volo l’opportunità e aumenta considerevolmente il fatturato senza ulteriori spese di trasporto. In poco tempo diventa il Re anche della produzione tra le montagne degli stati di Sinaloa, Durango, Jalisco, Michoacán e Nayarit, Guzmán costruendo grandi laboratori di metamfetamina e ampliando rapidamente la propria organizzazione.

Ignacio Coronel Villarreal diventa responsabile della filiera Meth; si dimostra così affidabile nell'attività che divene noto come "Re Cristallo".

A causa di una nuova sentenza della Corte Suprema del Messico che ha reso più facile l'estradizione tra il Messico e gli Stati Uniti, El Chapo decide di evadere, quindi corrompe le guardie per aiutarlo.

Il 19 gennaio 2001 Francisco "El Chito" Camberos Rivera, una guardia di prigione, apre la porta a cella elettrica di Guzmán che si infila in un carrello per la lavanderia che il lavoratore di manutenzione Javier Camberos ha spinge attraverso diverse porte e alla fine fuori dalla porta d'ingresso. Si infila nel bagagliaio di un'automobile guidata da Camberos diretti fuori dalla città. La fuga presumibilmente costa a Guzmán 2,5 milioni di dollari.

Secondo gli investigatori, 78 persone sono state coinvolte nel suo piano di fuga. Camberos e il direttore del carcere vengono arrestati. 

Dopo l’evasione, inizia una spietata guerra contro i cartelli rivali

L'11 settembre 2004 Rodolfo Carrillo Fuentes, Boss del cartello di Juárez, viene ucciso con la sua famiglia in un centro commerciale.

Con questo atto, Guzmán è il primo a rompere il "patto" di non-aggressione che i principali cartelli avevano accordato, mettendo in moto i combattimenti per il controllo delle vie di droga provocando più di 60.000 vittime fino al dicembre 2006.

La guerriglia è probabilmente appoggiata, dopo la sua elezione nel 2006, anche dal Presidente Messicano Felipe Calderón che “protegge” in qualche modo il Cartello di Sinaloa permettendo a quest’ultimo di aumentare gli scambi e quindi il potere.

Infatti dopo aver annunciato la repressione sui cartelli da parte dell’Esercito Messicano per contrastare la crescente violenza, dopo 4 anni, gli sforzi non hanno rallentato il flusso di droga o le uccisioni legate al traffico di droga. Tra i 53.000 arresti effettuati fino al 2010, solo 1.000 sono associati del Cartello di Sinaloa. 

El Chapo spinge i suoi interessi anche a Città del Messico, dopo l’arresto e l’estradizione negli Stati Uniti di Alfredo Beltrán Leyva, boss della città.

Si sospetta così che El Chapo collabori con la DEA per favorire l’eliminazione dei suoi nemici, scatenando così rappresaglie ma anche l’eliminazione di altri concorrenti, specie chi controlla il corridoio di Tijuana, i fratelli Valencia che trafficano nel Michoacán, e prendendo il controllo dei traffici anche Chicago, che richiede circa 2tonnellate di coca al mese.

Si formano così due grandi fazioni: il Cartello di Sinaloa che vede ai confini Ovest degli Stati Uniti e il Cartello del Golfo, alleato con i Los Zetas che controllano i confini Est del Messico.

Del Chapo stupisce la minuziosità con cui cura la sua vita, infatti è così organizzato che gira nei territori da lui controllati tranquillamente, tra i ranch nelle zone di campagna e montuose ma anche in zone turistiche, metropoli molto affollate e all’estero.

Si sposta sempre insieme alla sua famiglia e la scorta ma vanta circa 300 persone che organizzano spostamenti, tappe, e vie di fuga alternative del Chapo e fedelissimi. Ha sempre un aereo che lo aspetta, ovunque, a massimo 10min di strada e frequenta ristoranti e hotel di lusso.

L’esercito non riesce proprio a catturarlo.

Un aspetto singolare avviene quando va al ristorante: entra per prima la scorta, sequestra tutti i cellulari e spiega la situazione. Nessuno uscirà fino alla fine della cena del Boss.

Entra El Chapo e la Famiglia, mangiano, ridono e si diverte chiunque; alla fine, prima di uscire paga per tutti.

Infine la scorta, quando El Chapo è ormai lontano, rende i cellulari ai presenti. Così facendo non ci sono prove del passaggio e tutti sono contenti.

Dal 2009 al 2011 la rivista Forbes ha classificato Guzmán come una delle persone più potenti al mondo, classificandolo rispettivamente al 41 °, al 60 ° e al 55 ° posto. È quindi il secondo uomo più potente in Messico, dopo Carlos Slim. È stato nominato il 10 ° uomo più ricco in Messico (1.140 ° al mondo) nel 2011, con un valore netto di circa 1 miliardo di dollari.

Secondo arresto e fuga[modifica | modifica wikitesto]

Il 22 febbraio 2014, alle 06:40, però, la Marina Messicana (in collaborazione con la DEA e la CIA) trovano Guzmán nell’appartamento numero 401 dell’hotel Avenida de a Mazatlán.

Alcuni giorni prima della sua cattura, le autorità messicane avevano raidato diverse proprietà dei membri del Cartello di Sinaloa in tutto lo stato.

L'operazione che ha portato alla sua cattura ha avuto inizio alle 3:45, dispiegando 10 autocarri della Marina messicana e oltre 65 marinai.

Una volta neutralizzate le guardie del corpo, che si trovano in hotel, entrano nell'appartamento e trovano El Chapo disteso a letto con sua moglie  

Guzmán cerca di resistere fisicamente all'arresto ma non tenta di afferrare il fucile che è vicino a lui.

Secondo il governo messicano, nessun colpo viene sparato durante l'operazione.

Guzmán viene scortato e poi trasferito nella prigione di massima sicurezza a Almoloya de Juárez, Stato del Messico, su un elicottero della polizia federale Black Hawk. L'elicottero viene a sua volta scortato da due elicotteri della Marina e uno dalla Forze aeree messicane.

Per evitare fughe clamorose come la prima volta la sorveglianza all'interno del penitenziario e nelle aree circostanti viene aumentata da un grande contingente militare permanente e telecamere ovunque, compresa la cella di detenzione.

Gli stati Uniti chiedono con forza l’estradizione ma per il Messico non è un bene perché mostrerebbe incapacità di gestione degli affari interni e, non indifferente, consegnerebbe l’uomo più influente e potente dello stato in mani americane, quindi prima bisogna processarlo in patria. Questo fa guadagnare tempo. 

In carcere ha regole e spazi molto stretti dove vivere. I vicini di cella sono membri rivali. Le condizioni igieniche sono al limite umano.

Succede che l'11 luglio 2015 El Chapo sparisce dalla prigione di massima sicurezza Centro Federal de Readaptación Social n.º 1, alla ore 20:52.

Nell’area doccia, l'unica parte della cella non visibile dalla telecamera di sicurezza, accade qualcosa di veramente emblematico.

El Chapo si cala, attraverso un’apertura praticata sul pavimento, in un tunnel lungo 1,5Km, che porta fuori dalla cella nel quartiere di Santa Juanita.

Le guardie troveranno il tunnel alto di 1,7 m e largo 75 cm, dotato di luce artificiale, condotti d'aria e materiali di costruzione di alta qualità e mezzo di trasporto, tale motocicletta, che ha permesso la fuga. 

Terzo arresto[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la terribile figuraccia a livello internazionale del governo messicano, causata dalla fuga, si palesa altra corruzione a livelli molto alti dell’Intelligence di Stato. Quindi il Messico chiede formalmente aiuto alla Colombia nella gestione della ricattura del narcotrafficante.

Il Governo Messicano non bada a spese, dispiega uomini e si serve di informatori in tutto il paese finché riesce a scovare El Chapo nella città costiera di Los Mochis nel Sinaloa. Dopo una sparatoria e un’altra fuga, prima attraverso un altro tunnel poi in auto, viene catturato l'8 gennaio 2016. Tenta di corrompere i 3 ufficiali in tutti i modi ma non riesce. Intanto dopo la cattura, mentre aspettano i rinforzi dell’Esercito Militare Messicano, devono a loro volta nascondersi perché 40 membri dell’Esercito del Chapo sono alla sua ricerca per liberarlo.

Durante il raid 5 uomini armati vengono uccisi, altri 6 arrestati e un Marin messicano ferito.

La Marina messicana dichiara di aver trovato due auto blindate, otto fucili d'assalto, tra cui due fucili da cecchino Barrett M82, due fucili M16 con lanciagranate e un lanciarazzi.

Subito dopo viene trasferito nuovamente nel supercarcere da cui era evaso.

Prima della cattura El Chapo, Il 2 ottobre, incontra Sean Penn e Kate Del Castillo per 7 ore al suo nascondiglio in montagna, dove viene intervistato per la rivista Rolling Stone.

Guzmán, che non aveva mai riconosciuto il suo traffico di droga a un giornalista, rivela a Penn che possiede una "flotta di sottomarini, aerei, camion e barche" e che fornisce "più eroina, metamfetamine, cocaina e marijuana di chiunque altro al mondo".

Un funzionario messicano ha confermato che l'incontro di Penn ha aiutato le autorità a individuare Guzmán, grazie alle intercettazioni telefoniche e le informazioni delle autorità americane.

Si stima che abbia mosso 14 miliardi di dollari in proventi di droga insieme ad altri signori di droga di alto livello.

Guzmán viene estradato definitivamente  Il 19 gennaio 2017, dopo che il giudice Vicente Antonio Bermúdez Zacarías che segue le procedure di estradizione viene assassinato mentre fa jogging.

17 tribunali federali degli Stati Uniti attendono il narcotrafficante per i reati di cospirazione per importazione e possesso con l'intento di distribuire cocaina, associazione di cospirazione, criminalità organizzata contro la salute pubblica, riciclaggio di denaro, omicidio e possesso di armi da fuoco.

L’unica tutela che gli è stata concessa nello scambio è l’impossibilità di arrivare ad una sentenza di “pena di morte”.

El  Chapo alloggia presso l'ala di massima sicurezza del Metropolitan Correctional Center, New York, situato a Manhattan, New York, mentre è in attesa del processo.

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

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